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Loris Malaguzzi

Loris Malaguzzi
Loris Malaguzzi
 Citazione

"Il bambino - è fatto di cento. - Il bambino ha cento lingue - cento mani - cento pensieri - cento modi di pensare - di giocare e di parlare - cento sempre cento - modi di ascoltare - di stupire di amare - cento allegrie - per cantare e capire - cento mondi - da scoprire - cento mondi - da inventare - cento mondi - da sognare. Il bambino ha cento lingue - (e poi cento cento cento) - ma gliene rubano novantanove. - La scuola e la cultura - gli separano la testa dal corpo. - Gli dicono: - di pensare senza mani - di fare senza testa - di ascoltare e di non parlare - di capire senza allegrie - di amare e di stupirsi - solo a Pasqua e a Natale. - Gli dicono: - di scoprire il mondo che già c'è - e di cento - gliene rubano novantanove. - Gli dicono: - che il gioco e il lavoro - la realtà e la fantasia - la scienza e l'immaginazione - il cielo e la terra - la ragione e il sogno - sono cose - che non stanno insieme. - Gli dicono insomma - che il cento non c'è - . Il bambino dice: - invece il cento c'è."
[L. Malaguzzi, (Caroly Edwards, L. Gandini, G. Forman, I cento linguaggi dei bambini, Bergamo, edizioni Junior, 1999, p. 9)].

 Nato a Correggio nel 1920 e morto nel gennaio del 1994 a Reggio Emilia.

 Opere

 “Esperienze per una nuova scuola dell’infanzia”

Editori riuniti, prima edizione giugno 1971

 “Zerosei” Gruppo editoriale Fabbri, 1976 (sostituito con il mensile Bambini)

“I cento linguaggi dei bambini”

Edizioni Junior, versione italiana febbraio 1995

“In viaggio con i diritti delle bambine e dei bambini” Edizioni Reggio Children, 1995

 Vita

Loris Malaguzzi nasce a Correggio nel 1920 e una volta compiuti gli studi, inizia ad insegnare nelle scuole dello stato quando, nell‘aprile del 1945, aderisce all’ambizioso progetto di un gruppo di gente comune di origine contadina e operaia che in un piccolo borgo di campagna nei pressi di Reggio Emilia, decide di costruire e gestire una scuola per bambini e bambine. E questa fu la scintilla che fece nascere in seguito altre scuole in periferia e nei quartieri più poveri della città, tutte inventate e autogestite.

All’educazione dei bambini provvede un gruppo di insegnanti molto motivati e la battaglia più dura è avere l’aiuto dei genitori che chiedono una scuola diversa, che creda nelle capacità dei bambini: questo esprimeva la convinzione che nei bambini bisogna innanzitutto credere.

Così Malaguzzi, ormai lasciata la scuola dello Stato piena di vuoto formalismo, frequenta a Roma un corso di psicologia; al rientro fonda con il comune di Reggio, nel 1950, un Centro Medico Psicopedagogico per bambini in difficoltà. Cominciò così a lavorare parallelamente nel centro e nelle scuole autogestite.

Nel 1963 nasce la prima scuola comunale per l’infanzia “Robinson”, che per farsi conoscere dà corpo ad un’idea molto efficace: portare una volta alla settimana la scuola in città. Qui facevano lezioni all’aperto in modo da mostrare alla gente cosa significava per i fanciulli questa opportunità di apprendimento.

La domanda di accesso alle scuole infantili costituiva sempre più un fenomeno di massa e il comune decide di istituire altre scuole per soddisfare i bisogni delle famiglie e dei bambini: fu una svolta perché segnò il diritto all’esistenza della scuola infantile laica.

E nel 1970 nasce a Reggio il primo Nido per bambini al di sotto dei 3 anni che rappresenta una conquista per le donne in quanto conciliava i problemi della maternità, del lavoro e dei bambini.

Nel 1971 insieme a dei collaboratori, Malaguzzi scrive il primo testo laico riservato agli insegnanti, ovvero “Esperienze per una nuova scuola dell’infanzia” che racchiude tutta l’esperienza delle scuole di cui Loris era consulente.

Seguono convegni di cui Malaguzzi è relatore e nel 1976, inseguito a dure battaglie per far riconoscere questa sua politica, viene incaricato di dirigere la rivista mensile “Zerosei”.

Nel 1991 una giuria di esperti internazionali riconosce nella scuola dell’infanzia “Diana”di Reggio Emilia l’istituzione più all’avanguardia nel mondo rispetto all’educazione dell’infanzia.

A questo riconoscimento fa seguito nel 1992 il prestigioso Premio Lego (Danimarca), mentre nel 1993 riceve a Chicago il Premio Kohl.

Nel gennaio del 1994 a Reggio Emilia, Malaguzzi muore improvvisamente. Lo stesso anno viene fondata “Reggio Children”, centro internazionale per la difesa e lo sviluppo dei diritti e delle potenzialità dei bambini.

 Pensiero

Malaguzzi crede fermamente che ciò che i bambini apprendono non discende automaticamente da un rapporto lineare di causa-effetto tra processi di insegnamento e risultati, ma è in gran parte opera degli stessi bambini, delle loro attività e dell’impiego delle risorse di cui sono dotati.

I bambini svolgono sempre un ruolo attivo nella costruzione e nell’acquisizione del sapere e del capire. L’apprendimento è quindi sicuramente un processo auto-costruttivo.

La scuola è paragonata a un cantiere, a un laboratorio permanente in cui i processi di ricerca dei bambini e degli adulti si intrecciano in modo forte, vivendo ed evolvendosi quotidianamente.

L’obiettivo principale è quindi quello di fare una scuola amabile dove stiano bene bambini, famiglie ed insegnanti dove lo scopo dell’insegnamento non è produrre apprendimento ma produrre condizioni di apprendimento. E’ fondamentale apprendere e insieme ai bambini e che essi diano forma all’esperienza.

Promuovere la formazione, fin dalla più tenera età, favorendo la maggiore e migliore integrazione possibile fra tutte le forme del linguaggio e dell’espressività umane. Sviluppando dunque nei soggetti l’abilità nel trovare autonomamente delle nuove strategie di adattamento di fronte alle problematiche che la vita pone loro davanti.

Nelle scuole di Malaguzzi è posta una grande attenzione al senso estetico in quanto vi è il convincimento che esista anche un’estetica del conoscere: la tesi è che nell’impresa di apprendere e capire c’è sempre, consciamente o no, una speranza che ciò che riusciremo a realizzare ci piacerà e piacerà agli altri.

Malaguzzi introdusse l’atelier nella scuola: se avesse potuto avrebbe sostituito la vecchia tipologia scolastica con una scuola fatta di atelier e laboratori, luoghi dove le mani dei bambini, il fare, il pasticciare, potessero conversare con la mente come è nelle leggi biologiche ed evolutive.

Malaguzzi può essere considerato un “movimentista della pedagogia”: osservava quotidianamente i bambini, confrontava le proprie conoscenze e teorie con bambini veri, cioè che giocano, apprendono, lavorano e si sviluppano. Lottava per ottenere l’estensione dei servizi, la qualificazione del lavoro pedagogico.

 
Concludendo, si può riassumere il pensiero di Loris Malaguzzi ricordando che privilegiava:

l’attenzione primaria al bambino e non alla materia da insegnare

la trasversalità culturale e non il sapere diviso in modo settoriale

il progetto e non la programmazione

il processo e non il solo prodotto finale

l’osservazione e la documentazione dei processi individuali e di gruppo

il confronto e la discussione come alcune delle strategie vincenti della formazione

l’autoformazione degli insegnanti

 
Diceva Malaguzzi: “…i bambini costruiscono la propria intelligenza. Gli adulti devono fornire loro le attività ed il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare…”

 
Influenze

 Nonostante  Malaguzzi sosteneva che gran parte delle sue teorie sono state mutuate dall’umiltà e dall’eccezionalità delle sue esperienze, una mappa delle letture e degli interessi che ha perseguito può essere stilata.

I riferimenti maggiori sono stati:

Rousseau

Erikson (l’importanza dello spirito del gioco)

Gardner (forme di intelligenza e delle menti aperte)

Schaffer (rapporto tra linguaggio e interazione sociale)

Vygotsky (collaborazione tra linguaggio e pensiero per dar corso alle idee)

Piaget (importanza dello studio sulla prima identità dello sviluppo del bambino)

 
Associazioni, riviste, siti WEB

 
Sito: www.genitoridemocratici.it/htm/

Sito: www.arpnet.it/cgd/

Sito: www.amicirch.htm

Sito: www.bdp.it

 
Glossario
 

Autogestione

gestione autonoma e indipendente della scuola

Atelier

luogo della ricerca dall’atmosfera raccolta e accogliente dove i bambini scoprono sperimentando e sperimentandosi

Estetica del

conoscere

sperare (consciamente o non) che ciò che realizziamo ci piacerà e piacerà agli altri

 

 
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