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Donne e dipendenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

Ho acquistato il libro in internet  dopo aver letto l'articolo su DONNA MODERNA che potete leggere di seguito. Per il momento, il libro è disponibile solamente in francese, sperando nella traduzione italiana. A mio avviso si tratta di una valida riflessione sul fenomeno delle dipendenze al femminile.

Donne e dipendenza
Dr. W. Lowenstein et D. Rouch
Stressate da una vita che le obbliga a ricoprire troppi ruoli, sempre più donne diventano schiave di alcol, fumo, cocaina. Ma anche dell’anoressia o perfino della chirurgia estetica. E se ne vergognano, si considerano deboli e viziose. Ma sbagliano: la dipendenza è una vera malattia neuropsichiatrica, che colpisce proprio chi è più sensibile alle emozioni. Lo rivela nel suo nuovo saggio Willam Lowenstein, lo psichiatra francese che da vent’anni e in prima linea nella lotta contro le assuefazioni. Noi lo abbiamo incontrato. TRATTO da DONNA MODERNA. Aprile 2007

Intervista al massimo esperto europeo di dipendenze: Dr. William Lowenstein.

 

Anche se facciamo finta di non saperlo, accade. Di nascosto, schiacciate da vergogna e sensi di colpa, sempre più donne si drogano o diventano vittime di comportamenti compulsivi. Sono adolescenti, impiegate, casalinghe, manager che tentano disperatamente di tenere testa a un’esistenza frenetica e carica di stress. La loro vita è una corsa a ostacoli che richiede performance di volta in volta più alte. Come maratonete in affanno, si dopano con alcolici, psicofarmaci, cocaina, anfetamine, sigarette e cibo. E c’è chi, per sentirsi più sicura, ricorre ossessivamente alla chirurgia estetica. I dati parlano chiaro. Cinque milioni di italiane sono schiave della nicotina. L’8 per cento delle ragazze soffre di disturbi alimentari. L’alcolismo femminile fa oltre 7.000 vittime all’anno, e il consumo tra le giovanissime è quasi raddoppiato in 12 mesi: il 16,8 per cento delle ragazze tra i 14 e i 17 anni beve fuori pasto, contro il 9,6 dell’anno scorso. Per non parlare del consumo di cocaina, esploso soprattutto tra le teenager. La sniffano il 2,5 per cento delle ragazze e l’1,9 delle giovani tra i 25 e i 34 anni. Eppure nessuno ne parla, c’è una gigantesca rimozione collettiva. Come se la dipendenza fosse una piaga maschile. A rompere il silenzio è un libro, Donne e dipendenze (Calmann-Lévy), appena uscito in Francia, scritto dallo psichiatra William Lowenstein insieme alla giornalista Dominique Rouch. Da vent’anni Lowenstein è uno dei maggiori esperti in Europa nella terapia dell’abuso di sostanze e disturbi alimentari. Lo incontriamo nel suo studio a Parigi, nella Clinica Montevideo Istituto Baron Maurice de Rothschild per la ricerca e la cura delle dipendenze, che lui ha fondato e dirige.

 Dottor Lowenstein, come mai le donne sono sempre più dipendenti? Sono più fragili, deboli di carattere? «La debolezza non c’entra. In molti casi chi soffre di dipendenza è solo una persona più sensibile, iper-emotiva, iper-responsabilizzata, iper-attiva Molte delle mie pazienti sono curiose del mondo, affascinanti, niente affatto grigie. Ma non riescono a modulare le proprie emozioni. La dipendenza in un certo senso è una malattia delle emozioni». Cosa vuoi dire?  «I1 rapporto con gli altri costa grande fatica, si ha sempre paura di non farcela, di non essere all’altezza Così si ricorre a sostanze o comportamenti coatti che offrono un’iniezione di autostima, un momento di euforia dopo tanto sfinimento».  Perché ha deciso di parlare della dipendenza femminile? «Per rompere un tabù, cambiare la mentalità corrente ed evitare molte morti inutili tra le donne. Le donne dipendenti subiscono molto più degli uomini la riprovazione sociale. Soffrono in silenzio, si nascondono, sopraffatte dalla vergogna. Solo una donna su sei uomini si rivolge a un centro pubblico per farsi curare. E lo fa magari dopo otto anni che ha cominciato a essere schiava di una sostanza. Devono agire al più presto, invece. Sapendo che la dipendenza non nasce da una scarsa forza di volontà: è una vera malattia neuropsichiatrica e come tale va curata». Le donne sono più a rischio degli uomini? «Sì, sono particolarmente vulnerabili. Anche per cause biologiche. Il loro umore, il ritmo del sonno, la fame sono influenzati dagli ormoni e dai loro sbalzi nel corso della vita: durante il ciclo mestruale, la pubertà, la gravidanza la menopausa, Le tempeste ormonali spesso provocano depressione e ansia, che nel sesso femminile sono tre volte più frequenti. Questa fragilità rende le donne più vulnerabili verso la dipendenza da sostanze che alleviano la fatica di vivere. Ma non è il solito motivo. Ci sono anche ragioni sociali, più determinanti.

Quali?

«Le donne moderne conducono un’esistenza coprono un’infinità di ruoli tutti assieme: sono mogli, madri, amanti, amiche, padrone di casa, figlie di genitori anziani da accudire, professioniste brillanti. Ho visto donne dividersi tra cinque vite diverse nello stesso giorno. Questo comporta un perenne stato di iper-attività, spesso causa di depressione e ansia. E impossibile soddisfare tutte le richieste e le aspettative. Per essere all’altezza, molte scelgono la strada del doping.

Che tipo di doping?

«L’abuso di farmaci, per esempio. Le donne in generale consumano il doppio delle medicine degli uomini, ma io ho pazienti che per anni hanno miscelato le pillole più diverse per riuscire a campare. La vita frenetica impedisce loro di avere un sonno tranquillo? Allora la notte si imbottiscono di sonniferi. La depressione le rende poco efficienti sul lavoro? Ricorrono a sostanze a base di anfetamine, oppure alla cocaina. Il marito le lascia, i figli rendono la loro esistenza difficile? Al cocktail micidiale aggiungono nicotina, ansiolitici e antidepressivi. E spesso anche alcol, la sostanza più dannosa e che crea maggiore dipendenza».

Cosa cercano nella droga?

«Una pausa nella loro maratona, la perdita di inibizioni e paure, una ricompensa».

Una ricompensa?

«Come dicevo prima, la dipendenza non ha nulla a che vedere con volontà e coraggio, che riguardano più la morale che la medicina. Riguarda il cervello, invece. Lì c’è un’area, il nucleo accumbens, deputata al sentimento di ricompensa E un meccanismo fondamentale che regola piacere, autostima, voglia di vivere. Quando mangi o fai l’amore provi piacere come se ricevessi un premio e quindi produci un’importante ormone la dopamina»

Cosa c’entra con la dipendenza?

«Si è visto che gli psicostimolanti agiscono su recettori cerebrali sensibili alla dopamina. La cocaina per esempio mantiene alti i livelli di dopamina nel cervello e ne impedisce il degrado, le anfetamine stimolano il rilascio della dopamina stessa. In quasi tutte le forme di dipendenza, compreso il fumo, è coinvolta la dopamina e il sistema della ricompensa. 11 risultato è che si prende sempre di più di quella sostanza che attiva questo meccanismo».

Le donne usano droghe differenti dagli uomini?

«No. Esistono però dipendenze diverse, tipicamente femminili. Per esempio i disturbi alimentari come anoressia e bulimia».

Cosa c’entrano con le droghe?

«Il meccanismo è identico: coatto, ingovernabile. Coinvolge in parte lo stesso sistema neurobiologico. Io non vorrei riempirmi di cibo, so che fa male alla mia salute, ma non posso evitarlo. Come nella fame disperata di cocaina, alcol, eroina Oppure in altre fenomeno note di dipendenza, corso ossessivo alla chirurgia estetica».

Scherza?

«No. Ci sono donne che, ogni volta che hanno una crisi d’ansia o una frustrazione, fanno un’iniezione di botox. Alcune arrivano anche a quattro al giorno. Una paziente si è sottoposta mia paziente si è sottoposta a trenta interventi in due anni: Cercava una gratificazione momentanea per modificare la cattiva immagine di sé, senso d’inadeguatezza. Poi subito dopo, era travolta dai sensi di colpa, ma non poteva smettere».

C’è una via d’uscita?

«Si accettare che si tratta di una vera malattia. E farsi curare. Prima possibile. Nella mia clinica, per esempio, agiamo su più fronti. All’inizio con un trattamento farmacologico che aiuti a ritrovare fiducia nel futuro e stabilità. Poi una lunga terapia psicologica, per identificare e risolvere i problemi che hanno causato la dipendenza. Ma parte integrante della terapia sono anche attività artistiche e fisiche: sport, tecniche di rilassamento, gruppi di scrittura e di cucina Aiutano a ritrovare piaceri autentici e distolgono dal comportamento dipendente. Dall’eroina oggi esce più del 90 per cento dei pazienti, dalla cocaina il 60. Dalla dipendenza per l’alcol, purtroppo, un po’ meno. Alla fine, però, la maggioranza guarisce. E il cervello torna quello di un tempo, com’era prima di inseguire quella ricompensa che l’ha reso schiavo».

 
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