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Franco Basaglia PDF Stampa E-mail
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Franco Basaglia

 Nasce a  Venezia nel 1924 e muore a Venezia nel 1980

 Opere

Franco Basaglia
Franco Basaglia
Opere di Franco Basaglia: vi è una pregevole edizione in due volumi degli Scritti, Einaudi, Torino 1981-82. Tra i principali volumi da lui curati (e scritti spesso in collaborazione con la moglie Franca Ongaro Basaglia, e con altri collaboratori) sono fondamentali Che cos’è la psichiatria, L’istituzione negata (sull’esperienza di Gorizia), Morire di classe, Crimini di pace, La maggioranza deviante, tutti editi da Einaudi. Insieme a Paolo Tranchina ha curato Autobiografia di un movimento, editori vari, Firenze 1979 (sull’esperienza del movimento di psichiatria democratica). Una raccolta di sue Conferenze brasiliane è stata pubblicata dal Centro di documentazione di Pistoia nel 1984.

Vita

Laico, fu incarcerato durante gli studi di medicina perché antifascista. Laureatosi in psichiatria alla clinica neuropsichiatria di Padova nel 1961 fu nominato direttore dell'ospedale psichiatrico di Gorizia e vi rimase fino al 1968. La realtà dei manicomi italiani dell’epoca era disarmante: il personale era poco preparato e si praticava sui pazienti un contenimento coatto che rasentava la tortura: i pazienti erano legati ai letti per ore e giorni, i metodi curativi consistevano in bagni caldi e freddi, elettroschok, isolamento. Basaglia rimane sconcertato e frustrato di fronte alla realtà nella quale si trova ad operare ritrovandovi la sofferenza e le prevaricazione da lui subite durante il carcere. Decide quindi di impegnarsi per cambiare le cose e restituire dignità e diritti al malato mentale.  In Europa ed in particolare in Inghilterra negli stessi anni è in corso un dibattito interno sulla necessità e la validità delle cure negli ospedali psichiatrici, sulla valenza della malattia psichiatrica e sulle responsabilità sociali che concorrono al suo sviluppo. Basaglia compie alcuni soggiorni all’estero presso la comunità terapeutica di Maxwell Jones, e nel 1962, insieme ad Antonio Slavich avvia la prima esperienza anti-istituzionale italiana nell'ambito della cura dei malati di mente. Questa esperienza, che culminò con l’abbattimento del muro di cinta dell’ospedale di Gorizia è documentata nel film “ La seconda ombra “ di Silvano Agosti ( 2000 ).  Fu l'inizio di una riflessione sociopolitica sulla trasformazione dell'ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze di rinnovamento nel trattamento della follia. Non fu un percorso semplice: nel 1970 Basaglia fu processato ed assolto per un paziente che da lui dimesso aveva ucciso i genitori. Dopo l’esperienza di Gorizia Basaglia assunse la direzione dell’ospedale psichiatrico di Parma ed infine di Trieste nel 1971  . In entrambi i luoghi lavorò alla creazione di una rete di servizi territoriali che potesse sostituire l’ospedale psichiatrico alfine di poterlo chiudere. Basaglia riuscì a chiudere l’ospedale psichiatrico di  Trieste nel 1976. Infine coordinò i servizi psichiatrici territoriali della regione Lazio e lavorò alla legge 180 o legge Basaglia approvata nel 1978, due anni prima della sua morte.

Pensiero

L'operazione di Basaglia è un'operazione utopica. E perciò sarebbe errato considerare la chiusura dei manicomi, sancita dall'intervento a suo modo rivoluzionario della legge 180 del 1978, come il risultato maggiore dell'opera e delle intenzioni di Basaglia. Il cammino che Basaglia voleva avviare era un sommovimento della società e una rivisitazione dei rapporti sociali a partire dalla clinica psichiatrica, proprio quella clinica che a suo tempo era nata per tutelare la cattiva coscienza della società, la quale, per garantire la sua quiete e i rapporti di potere in essa vigenti, non aveva trovato di meglio che incaricare la clinica a fornire le giustificazioni scientifiche che rendessero ovvia e da tutti condivisa la reclusione dei folli entro mura ben cinte. Per rendere il suo servizio, la clinica ridusse la follia a malattia che, per essere curata, deve essere sottratta al mondo in cui essa ha origine che è poi il mondo della vita.

Nasce così il manicomio che, scrive Basaglia nelle Conferenze brasiliane, "ha la sua ragion d'essere nel fatto che fa diventare razionale l'irrazionale. Infatti quando qualcuno entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato, e così diventa razionale in quanto malato". La chiusura dei manicomi non era lo scopo finale dell'operazione basagliana, ma il mezzo attraverso cui la società potesse fare i conti con le figure del disagio che la attraversano quali la miseria, l'indigenza, la tossicodipendenza, l'emarginazione e persino la delinquenza a cui la follia non di rado si imparenta. E come un tempo la clinica aveva messo il suo sapere al servizio di una società che non voleva occuparsi dei suoi disagi, Basaglia tenta l'operazione opposta, l'accettazione da parte della società di quella figura, da sempre inquietante, che è il diverso. Nelle Conferenze brasiliane Basaglia dà due definizioni di follia. La prima: "La follia è diversità, oppure aver paura della diversità". La seconda: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d' essere".  Basaglia, prima a Gorizia e poi a Trieste, scopre che, restituendo al folle la sua soggettività, questi diventava un uomo con cui si poteva entrare in relazione.  Scopre che il folle ha bisogno non solo delle cure per la malattia, ma anche di un rapporto umano con chi lo cura, di risposte reali per il suo essere, di denaro, di una famiglia. Insomma il folle non è solamente un malato, ma un uomo con tutte le sue necessità.  Trattato come uomo, il folle non presenta più una "malattia", ma una "crisi", una crisi vitale, esistenziale, sociale, familiare che sfuggiva a qualsiasi "diagnosi" utile solo a cristallizzare una situazione istituzionalizzata. E, scrive Basaglia: "Una cosa è considerare il problema una crisi, e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto, la crisi è una soggettività". E cosa diventa la cura quando i rapporti sono intersoggettivi e non rapporti oggettivanti? La risposta di Basaglia è: "Io cerco di curare una persona, ma non sono certo se la curo o no. E la stessa cosa quando dico di amare una donna. È molto facile dirlo, e talvolta è persino falso, perché l'uomo tende ad un tipo di relazione e la donna a un altro. Quando si crea una relazione d' amore, questa non è altro che una crisi, una crisi in cui c'è vita se non c'è dominio dell'uomo sulla donna o della donna sull'uomo".  Il sogno di Basaglia era che la clinica potesse divenire un laboratorio per nuove forme di relazioni sociali, diceva: "la qualita' delle prestazioni erogate in un Servizio e' in stretta correlazione con la concezione che dell'uomo si ha in quel Servizio".

Influenze

Tra i filosofi trae ispirazione dalla lettura di Husserl, Heidegger, Sartre, Marleau-Ponty e si avvicina alle correnti psichiatriche di ispirazione fenomenologia ed esistenziale: Jasper, Minkowski, Binswanger.

Suoi contemporanei e coautori di una corrente di pensiero che verrà in seguito designato con il discusso ( e non da tutti condiviso ) termine di antipsichiatria sono D. Cooper e R.D.Laing che compivano esperienze analoghe a quella basagliana in Inghilterra. Entrambi, indipendentemente, fondarono a Londra le prime comunità terapeutica autogestita

Associazioni, riviste, libri, siti WEB

"Fogli di informazione", editi dal Centro di documentazione di Pistoia, via degli orafi 29, c.p. 347, 51100 Pistoia.

Che cosa è la psichiatria. Einaudi Ed., Torino 1967 ( autori vari)

L’istituzione negata. Einaudi Ed., Torino, 1968 ( sull’esperienza di Gorizia )

Morire di classe. Einaudi Ed., Torino 1969 ( scritto insieme alla moglie )

Crimini di pace. Einaudi Ed., Torino 1979

La maggioranza deviante. Einaudi Ed., Torino 1971 ( autori vari)

La nave che affonda. Savelli Ed., Roma 1978 ( scritto insieme  a G.P. Dalla Barba)

Autobiografia di un movimento. Editori vari, Firenze 1979 ( con la moglie e P.Tranchino)

Scritti I e II. Einaudi Ed, Torino, 1982 ( postumi, a cura della moglie F. Onagro )

Conferenze brasiliane. Centro di documentazione di Pistoia, 1984

Film interessanti da vedere sul tema:

“ Family Life “ di Ken Loach  1971  (sull’esperienza comunitaria in Inghilterra )

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman  1975 (l’osp. Psichiatrico negli USA )

“Nessuno o tutti matti da slegare” di S. Agosti, M. Bellocchio, S. Rulli e S. Petraglia 1976

“La seconda ombra” di Silvano Agosti 2000

Glossario

Antipsichiatria - Movimento culturale ed ideologico che si sviluppa a partire daldopoguerra e culmina negli anni ’70. Il programma del movimento antipsichiatrico enunciato da D. Cooper nel 1970 è di “ creare delle comunità dentro la società, partendo dal quartiere, dalla fabbrica, dalla scuola e mettere le persone a confronto. In questo modo si supera L’atomizzazione degli individui e si fanno ritrovare insieme, in lotta contro le strutture. Non ci sono più problemi personali, ma solo problemi politici. (….) L’antipsichiatria si definisce per una doppia negazione : la negazione dell’Istituzione e la negazione dei suoi concetti fondamentali. Esponenti: R.D.Laing, D.Cooper (U.K.), M. Focault e F. Guattari in Francia. Basaglia, Antoniucci e Bucalo per l’Italia e negli USA T. Szasz.

 Legge 180 - Approvata nel 1978 è detta anche legge Basaglia. L’art. 64 proibisce la costruzione di nuovi ospedali psichiatrici e assegna alle regioni la disciplina del “graduale superamento” di quelli esistenti, non consentendo comunque nuove ammissioni.

Quello che bisogna assolutamente sapere è che:

Basaglia è l’esponente di maggior spicco dell’antipsichiatria italiana

A Basaglia è intitolata la legge 180 che sancisce la chiusura degli ospedali psichiatrici italiani



Prima dell’intervento Basagliano la situazione degli ospedali psichiatrici italiani era terribile …

 
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