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Paulo Freire

Paulo Freire
Paulo Freire
Citazione

“Il vero aiuto da dare all'uomo consiste nell'aiutarlo ad aiutare se stesso, nel farlo agente del suo stesso recupero, nel collocarlo in una posizione critica di fronte ai suoi problemi.”

Paulo Freire è nato il 19 settembre nel 1921 a Recife in Brasile ed è morto il 2 maggio 1997 a San Paolo.

Opere

La pedagogia degli oppressi, Mondadori, Milano, 1970.

L’educazione come pratica della libertà, Mondadori, Milano, 1977.

Pedagogia in cammino, Mondadori, Milano, 1979.

Teoria e pratica della liberazione.

Pedagogia: dialogo e conflitto.

Una scuola chiamata vita, Emi.

 Vita

Paulo Freire nasce a Recife, in Brasile nel 1921. Nel 1929 si trasferisce col la famiglia a Jaboatao, in un periodo di grande crisi economica mondiale. Studia giurisprudenza all’università di Recife. Nella sua formazione passa dalla filosofia tedesca del diritto al positivismo francese, dal liberalismo anglosassone al marxismo umanitario e al cattolicesimo di  Mounier, Aleco de Amoroso e Anisio Texeira. Durante l’Università studia e lavora, prima nel sindacato, nel Servizio Sociale dell’Industria e poi nel servizio di Estensione Culturale dell’Università di Recife. In seguito, all’Università di Pernanbuco, si laurea in pedagogia e comincia a rivolgere la sua attenzione ai problemi pedagogici. Decisivo per la sua scelta professionale sono stati l’incontro ed il matrimonio con Elza Maria Costa Oliveira, maestra elementare ed in seguito direttrice didattica, ed il forte spirito cristiano trasmessogli dalla madre, cattolica protestante. Dal 1946 al 1954 dirige il “Centro d’Educazione e di cultura” del Servizio Sociale di Pernanbuco, per fondare nel 1961 a Recife il “Movimento di Cultura Popolare” coordinando il piano per l’educazione degli adulti nel Nord-Est del Brasile, all’interno del programma del Governo Populista, che egli definì la “Pedagogia degli oppressi”.

Questo piano di alfabetizzazione e coscientizzazione, nato nel 1963, termina nel 1964 a causa del colpo di Stato militare scoppiato in Brasile. Esso si opponeva all’educazione tradizionale e veniva ritenuto pericoloso. Freire era considerato dalle istituzioni un sovversivo a causa del suo impegno a favore degli operai e dei contadini così conosce la prigione e nel 1965 l’esilio (dal 1965 al 1970). Da quell’anno continuò la sua esperienza in Cile, dove lavora per cinque anni all’UNESCO e con l’Istituto Cileno Di Riforma Agraria, con programmi per l’educazione degli adulti. Freire si fece presto conoscere, attirando l’attenzione di molti studiosi, dando rigore scientifico alle sue ricerche sul metodo pedagogico. In seguito, negli Stati Uniti, insegna all’Università di Harvard nella facoltà di educazione finché in Svizzera, più precisamente a Ginevra, ottiene un importante incarico presso il CEC (Consiglio Ecumenico della Chiesa) in qualità di esperto di problemi educativi nel terzo mondo. Nel 1980 Freire ritorna in Brasile e lavora come professore all’Università di Stato e nell’Università Cattolica di Sao Paulo e più tardi come segretario all’istruzione nell’amministrazione di Luiza Erundina. Dal 1989 al 1992 diviene una figura importante del Partito dei Lavoratori. Tra il 1989 ed il 1991 è assessore all’educazione a Sao Paulo, promuovendo sempre movimenti di alfabetizzazione. Paulo freire si sposa due volte, prima con Elza Maria Costa Oliveira dalla quale ebbe cinque figli, dopo esser divenuto vedovo si risposa con Ana Maria. Paulo Freire muore il 2 maggio 1997 a Sao Paulo all’età di 76 anni a causa di un infarto. Durante la sua vita scrisse 25 libri sull’educazione e più di 600 articoli, tradotti in 18 lingue. Ricevette dozzine di lauree ad Honoris Causa da Università di tutto il mondo e numerosi premi incluso quello della Pace dell’UNESCO nel 1986. Freire dedicò la sua vita ai problemi pedagogici, lottando per un mondo dove tutti, indistintamente dal ceto sociale e dalla cultura hanno la possibilità di avere un’educazione adeguata. Secondo il pedagogista, gli educatori dovrebbero dare agli educandi gli strumenti adatti a scoprire le proprie potenzialità e costruire un senso critico.

Pensiero

Freire vuole cambiare la situazione di povertà che ha vissuto e che vede intorno a lui e pensa che la pedagogia possa farlo; studia per aiutare gli oppressi; da qui nasce un’idea di educazione concreta, legata al quotidiano, che considera il pensare strettamente unito all’agire. Freire critica l’educazione tradizionale che lui chiama depositaria; dove gli studenti vengono trattati come contenitori da riempire con nozioni preconfezionate. Per Freire, invece, alla base della conoscenza c’è il dialogo: "nessuno educa – dice - ma tutti si educano reciprocamente". In classe non c’è un insegnante ma un coordinatore, che usa la sua esperienza per far nascere il confronto; non ha un potere, una verità da inculcare. Freire crede profondamente nel dialogo, strumento indispensabile per la crescita dell’educando e dell’educatore. Gli studenti scoprono di avere qualcosa da dire, di non dovere solo seguire passivamente, ed imparare così diventa stimolante. Nei suoi studi Freire insiste sui  modi e sulle forme dell’apprendere e dell’insegnare, sulle metodologie della didattica e della ricerca, sulle relazioni personali e sull’importanza del dialogo.     

Freire promuove una pedagogia degli oppressi, non per gli oppressi. Essendo un uomo di fede vedeva Cristo incarnato nei poveri e in tutti gli uomini, oppressi e oppressori, perché entrambi bisognosi di essere aiutati a sviluppare una coscienza critica in un dialogo aperto con il mondo. Partendo dalla consapevolezza che l'azione di educare è indissolubilmente legata a quella dell'imparare, si propone non tanto di conoscere, quanto di trasformare la realtà. In questa nuova visione, il maestro insegna e impara e l'alunno impara e insegna e se entrambi hanno mantenuto la principale caratteristica dell'uomo, cioè la capacità di stupirsi di fronte alle meraviglie della natura e della storia, saranno in grado non solo di interpretare gli avvenimenti, ma anche di produrre dei cambiamenti significativi nella storia. Per Paulo Freire non ci sono uomini cui possa essere negato il diritto di essere pienamente uomini, ossia liberi costruttori del proprio avvenire. Ma egli ha capito che per ottenere questo era necessaria una svolta decisiva (come un processo di liberazione) nel campo educativo. Freire voleva migliorare la condizione di vita di poveri e diseredati, e individuò nell’alfabetizzazione una tappa fondamentale. Ideò un metodo per quei tempi nuovissimo: mostrava agli studenti immagini tratte dalla loro vita quotidiana e chiedeva di commentarle; in questo modo, quasi senza accorgersene, iniziavano a parlare della loro realtà e dei loro problemi, comprendendone le cause e le possibili soluzioni. L’alfabetizzazione in questo modo diventa uno strumento per rendere dignità a chi impara attraverso la formazione della sua coscienza individuale (coscientizzazione), dandogli la possibilità di crescere dentro e di riconoscersi come persona che può cambiare la propria storia; in questo senso si può parlare di pedagogia della liberazione. Freire ci ricorda che l’educazione è prima di tutto “uno strumento di liberazione”. La sua pedagogia è valida ancora oggi perché risponde alle necessità fondamentali dell’educazione contemporanea.

 Influenze

Paulo Freire ebbe una grande influenza spirituale prendendo esempio da sua madre, cattolica praticante. Dopo risultati modesti alla facoltà di giurisprudenza, si dedica alla lettura di Maritain, Bernanos e Mounier avvicinandosi all'esistenzialismo cristiano. L'incontro e il successivo matrimonio con Elza Maria Costa Oliveira, maestra elementare e poi direttrice didattica, sono decisivi ai fini della sua scelta professionale nell'insegnamento della lingua portoghese. I paralleli confronti con rivoluzionari come Gandhi, Marx, Che Guevara,… servono a dare un'idea della posizione ideologica di Freire. Un rivoluzionario, non violento, ma che nei suoi scritti non si è mai dichiarato apertamente per la violenza o la non violenza. 

Associazioni, riviste, siti WEB

http://www.egalibri.it/Altri%20saggi/Freire.ASP

http://www.educare.it/studi/intro/freire.htm

http://www.teatrostudio.it

 Glossario

Alfabetizzazione: per Freire, come pure per l’UNESCO, l’alfabetizzazione è un modo di innestare l’uomo nel cambiamento, nella trasformazione del mondo. Il fine dell’alfabetizzazione non è il perfezionamento dell’uomo in quanto persona, e attraverso questo della società, ma il trasformare, partecipare al cambiamento dell’ambiente e delle strutture. Se non si ottiene questo l’alfabetizzazione non si giustifica.  Metodo di alfabetizzazione: in sole 40 ore Freire  insegnava agli adulti a leggere e a scrivere.

 Coscientizzazione: Far passare l'individuo da una coscienza ingenua a una nuova coscienza della sua situazione e della possibilità di liberazione. Per avviare un processo di coscientizzazione è necessario far emergere la coscienza dalla realtà quotidiana,  stabilendo una distanza critica tra il soggetto e il suo contesto. Sviluppando la coscienza, le risposte del soggetto agli stimoli provenienti dall'ambiente esterno non saranno più di adattamento alla realtà,ma bensì di trasformazione.  La coscientizzazione non può in alcun modo maturare con lo studio o la meditazione individuali, ma è un fenomeno necessariamente collettivo; solo nell'interazione tra più soggetti può svilupparsi una visione della realtà sempre più critica.

L’obiettivo della coscientizzazione è di potenziare le conoscenze e le risorse dei gruppi facilitando un processo di apprendimento che diventa coscienza critica, “transitiva” e dialogica. Essa è molto diffusa, soprattutto nel Sudamerica, centrata sulla fiducia del “sapere” degli oppressi e sul ruolo problematizzante del conduttore che educa ed apprende dialogando.

Liberazione:  le persone più semplici sono in grado di fare una lettura della realtà, scoprendo gli inganni di cui sono vittime e iniziando così un processo di liberazione. "La liberazione - scrive Freire - è un parto. Un parto doloroso. L'uomo che nasce da questo parto è un uomo nuovo che diviene tale attraverso il superamento della contraddizione oppressori-oppressi, che è poi l'umanizzazione di tutti" (La pedagogia degli oppressi, p. 54). La liberazione comunque non può essere ottenuta dall'uomo singolo con le sue sole forze, essa è il risultato di un processo che si realizza nel rapporto dialettico degli uomini tra loro, con la mediazione del mondo, cioè "dentro la storia che essi hanno il compito di fare e trasformare ininterrottamente" (L'educazione come pratica della libertà, p. 44).

 
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