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Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani
 Citazione

(Risposta di Don Lorenzo Milani, ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11-2-1965).    “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

 Nato a Firenze il 27 maggio 1923 e morto a Firenze il 26 giugno 1967. 

Opere

“Lettera ai giudici” (1965) -->ripercorre la storia d’Italia alla ricerca del vero senso dell’obbedienza e della coscienza.

 “Lettera ad una professoressa” (1967) Pubblicata 6 settimane prima della sua morte, testamento spirituale di un “profeta disarmato”. Libro curato da Don Lorenzo ma scritto da otto dei suoi ragazzi. Una grande denuncia sui sistemi e i metodi talvolta discriminatori usati dagli insegnanti nelle scuole “normali” rispetto ai metodi decisamente più umani di Don Lorenzo.

  “Esperienze pastorali” (1958) Il libro è diviso in due parti; la prima mette in mostra uno studio minuzioso delle persone che frequentano la sua parrocchia sotto il punto di vista religioso ma soprattutto morale. La seconda diventa un vero e proprio studio La seconda crea la storia delle cose che sono successe negli anni, delle prepotenti e arroganti misure adottate dai più forti verso i più deboli; l’esperienza scolastica e la continua lotta per fare avere la padronanza della parola ai più deboli, che permette poi di misurarsi con il mondo.

 Vita

Lorenzo nasce in epoca fascista il 27 maggio del 1923 a Firenze, da Albano Milani laureato in chimica, poeta, filologo, conoscitore di 6 lingue e da Alice Weiss, donna colta di origine ebrea. La famiglia é di religione agnostica. Nel 1930 la famiglia attraversa un periodo difficile, la grande crisi economica impedisce di vivere di sola rendita e il signor Albano é costretto ad andare a lavorare a Milano come direttore di azienda. A Milano, Lorenzo passerà tutta la sua infanzia e l’adolescenza. Nel giugno del 1933 nonostante il comportamento agnostico verso le religioni, i coniugi Milani, sposati solo civilmente, celebrano il matrimonio in chiesa e battezzano i 3 figli. In questo modo si difendono dalle leggi razziali e dalla persecuzione contro gli Ebrei che era iniziata in Germania, con la presa del potere da parte di Hitler. Nel 1937 solo per tradizione Lorenzo s’iscrive alla prima ginnasio. Lo stesso anno chiede con stupore della famiglia di ricevere la Comunione. Nel maggio del 1941 a causa della guerra chiudono le scuole e Lorenzo viene dichiarato maturo. In quel momento Lorenzo esprime il desiderio di cimentarsi nella pittura. Viene affidato per un anno a Firenze al pittor Staude, malgrado il disaccordo dei genitori. Durante questo periodo Lorenzo si accorge della povertà che lo circonda, dicendo lui stesso: “Mi sono accorto di essere odiato e me ne importo”. Questo é un periodo burrascoso e di sofferente transizione che gli fa abbandonare le “mollezze” e il tipo di linguaggio acquisito in famiglia. Nel 1943 si avvicina al Cristianesimo entrando in seminario inseguendo il suo padre spirituale Monsignor Raffaello Bensi. La famiglia detesta la scelta religiosa del figlio; nessuno dei parenti é presente infatti alla cerimonia dell’atto d’ingresso alla vita ecclesiastica. Nel 1943 iniziano anche le persecuzioni contro gli Ebrei a Firenze. Nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, Lorenzo si schiera per la Repubblica, nonostante le raccomandazioni contrarie del Cardinale. Nell’ottobre del 1947 Lorenzo arriva a San Donato dove deva dare una mano al vecchio parroco Daniele Pugi. Qui fonda la scuola popolare; é qui che nasce il nucleo forte di “Esperienze pastorali”. Il 6 dicembre del 1954, dopo la morte del parroco Pugi, Milani si trasferisce a Barbania. Fonda una nuova scuola per i suoi ragazzini, dove i poveri imparano la lingua che sola li può rendere uguali. Nel 1965 è portato in tribunale, accusato per apologia di reato, per la "lettera ai cappellani  militari" in congedo. La sua autodifesa, la "lettera ai giudici", sono tra le pagine più belle della sua letteratura. L'impatto con la cultura contadina e l'analfabetismo dei montanari matura e radicalizza in lui la necessità di dare più centralità alla scuola. Ed è proprio qui, nell'isolamento più totale, che emerge la figura del maestro. Don Lorenzo Milani é stato un educatore esigentissimo. L'esperienza di Barbiana, non è ripetibile, infatti più che una scuola, lui aveva creato una comunità. Povero tra i poveri, tenne gli occhi sgranati su una realtà, all'interno della quale, visse con coerenza feroce. Tutti i suoi scritti, nel periodo in cui abitò Barbiana, nacquero per motivi pedagogici.  Nel dicembre del '60 si manifestano i sintomi del linfogranuloma e della leucemia, che lo portano alla morte.

Pensiero

L'educatore come trasmettitore delle conoscenze e costruttore di schemi logici e di contesti flessibili, un intreccio d’idee e di fatti idonei a produrre apprendimento.  Il maestro, privilegiando l’approccio globale, non rispetta gli orari o la progressione lineare delle singole discipline, non disgiunge mai la cultura umanistica da quella scientifica. Don Lorenzo afferma che il processo di crescita del soggetto risiede nell'interiorizzare modi di agire, di immaginare e simbolizzare che esistono nella sua cultura. I significati prendono forma nell’incessante interazione allievo- maestro- ambiente.  La funzione del maestro é quella di aiutare i deboli a diventare forti. In questo senso Don Milani era attento,al fine che tutti i suoi ragazzi potessero apprendere. La sua famosa e critica frase: "la scuola non può essere che aconfessionale, e non può essere fatta che da un cattolico e non può essere fatta che per amore (cioè non dallo Stato)". Con la individuazione di questi tre connotati, don Milani voleva dire che la scuola doveva evitare ogni possibile discriminazione fra credenti e non credenti per aprirsi semplicemente ai poveri, essere creata da persone che sapessero spogliarsi degli idoli del sapere e della ricchezza per lasciarsi penetrare da Dio ed essere, infine, attuata non come istituzione burocratica imposta per via della legge ma come realtà viva animata giorno per giorno dalla libertà dell’amore. Questo discorso sembra mettere nella giusta luce quale fosse il progetto di scuola che, alla fine, egli aveva in mente e che si sforzava di realizzare: una comunità laica che celebrasse nella povertà e nella fratellanza del Vangelo la propria religione. Don Milani ne era ovviamente il superiore. Un superiore che, in forza dell’autorità di cui era investito, doveva far rispettare le regole -e molte testimonianze sottolineano come egli non si sottrasse a questa responsabilità fino al limite del rigorismo -; ma un superiore che in tanto si faceva accettare e amare dai suoi ragazzi in quanto aveva scelto di condividere totalmente la loro povertà come premessa e segno di una nuova umanità. Le finalità educative che, nel più ampio orizzonte del suo ideale di promozione degli emarginati, egli attribuisce alla scuola, si riducono schematicamente a due: lo sviluppo dell’autonomia personale di giudizio e, al tempo stesso, l’attivazione di un forte senso di solidarietà umana. In chiara ed esplicita polemica con la tradizione tendente a concepire l’opera scolastica in funzione della pura e semplice integrazione con i modelli della società, della Chiesa o di un qualsiasi altro ordine precostituito, don Milani andò sempre più avvertendo che compito della scuola era quello di stimolare le persone a prendere in mano le sorti del loro destino. Secondo lui il maestro poteva ritenere d’aver raggiunto il suo scopo solo il giorno in cui gli alunni si fossero staccati da lui e avessero cominciato a camminare da soli, senza più bisogno di una guida.

 Influenze

Monsignor Raffaello Bensi: é il padre spirituale di Lorenzo che lo avvicinerà al Cristianesimo.

Hans Joachim Staude: lo influenza in modo molto forte sia culturalmente che eticamente.

La povertà che Lorenzo sceglie spinto dal senso di colpa, dall’amore e dalla concretezza dei rapporti che instaurerà con i suoi popolani.

La figura di Don Milani nel 1900 ha rappresentato un momento di riflessione dell’uomo su se stesso, sui valori e il potere della lingua.

 Associazioni, riviste, siti WEB

www.barbiana.it/

www.donmilani.org/

www.fortunecity.com/victorian/postmodern/103/milani/

www.donmilani.it/

www.zoomedia.it/DonMilani/Welcome.html

www.ildialogo.org/donmilani/

 
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