EDUCAWEB: spazio virtuale di incontro sociosanitario ed educativo

mercoledì 18 ottobre 2017

Home arrow Educativo arrow La progettazione educativa arrow Appunti sul modello sistemico
mercoledì 18 ottobre 2017
Home
Notizie
LINKS
Mappa del sito
Tutti i contenuti
Cerca
Licenza Joomla
Psichiatria
Educativo
Guest Book
Download Files
Calendario e Appuntamenti
Libri e pubblicazioni
Meteo
NEWS Salute
Disclaimer medico




by Zippy
Advertising - Pubblicità
Appunti sul modello sistemico PDF Stampa E-mail
Scritto da Educaweb   

APPUNTI SUL MODELLO SISTEMICO

 Image Il modello si sviluppa storicamente nel decennio 19521962 su spinta di G.Bateson e della scuola - da lui fondata - di Palo Alto, e si sistematizza concettualemnte negli anni compresi tra il 1962 e il 1970.

In realtà principi della teoria sistemica, principi tuttora alla base del modello e considerati validi, erano già stati espressi a partire dalla fine degli anni '40.

Il filo rosso che lega l'elaborazione sistemica è l'idea che i processi mentali sono costruiti nell'azione sociale, ovvero non racchiusi nella scatola cranica (la cultura e la filosofia della società occidentale moderna si è costituita sull'idea che l'IO sia racchiuso nella scatola cranica): per Bateson i processi mentali sono frutto dell'interazione, nel senso che il cervello - per poter funzionare - ha bisogno di collegamenti, di interazioni. Individuo e società sono compresi in un processo di feed-back.

Da questo punto di vista il modello rompe fortemente con le tradizioni culturali: si pensi ad esempio alla psicoanalisi e alla sua concezione della frattura, contraddizione permanente individuosocietà.

[ storicamente è possibile spiegare come mai proprio in questa fase si sviluppano queste idee. Alla fine dell' '800 l'individuo ha assimilato e interiorizzato certe norme di socializzazione ma le vive ancora come esterne a sé e - cognitivamente - le esteriorizza vedendole effettivamente come esterne a sé. # un pò come - filogeneticamente - il bambino quando inizia a interiorizzare alcune norme morali, etiche o sociali, le vive come imposizioni che gli vengono dal mondo esterno, e solo successivamente le fa proprie interiorizzandole effettivamente # Vedere la società come esterna all'individuo è frutto del fatto che certe norme non sono ancora state interiorizzate. Inoltre la capacità di decentramento - ovvero dell'uscire da sé stessi per guardarsi in interazione con la società - è un processo cognitivo che presuppone forme di socializzazione molto evolute ]

 

ELEMENTI DI TEORIA DEI SISTEMI

La comunicazione è l'elemento fondamentale per comprendere i processi di interazione: l'intuizione fondamentale di Bateson (siamo negli anni '50) è l'applicazione dei principi della cibernetica, della Teoria generale dei Sistemi di Von Bertalanffy allo studio della comunicazione interpersonale nel nucleo microsociale familiare.

Una distorsione della comunicazione in tale contesto genera disagio psicologico in tutti i membri, ma in uno in particolare può generare una vera e propria sintomatologia psicopatologica. : questo è il nucleo forte da cui parte l'idea che qualsiasi comportamento psicopatologico o disadattivo sia in realtà adattivo (in senso biologico, senza nessuna valenza morale) all'ambiente.

A farne le spese è infatti il membro più debole, cioè più coinvolto e legato per la sua sopravvivenza alle relazioni familiari, che diviene il paziente designato (una sorta di capro espiatorio). Bateson esclude che si possa individuare un "responsabile" della disfunzione familiare e introduce il concetto (che vedremo successivamente) di "causalità circolare".

La chiave di volta per modellizzare la distorsione comunicazionale viene individuata nel "double-bind" (doppio legame) come possibile spiegazione dei disturbi schizofrenici, la cui insorgenza poteva stare nelle profonde distorsioni comunicative all'interno della famiglia.

 

In realtà il "doppio legame" non diventerà mai una teoria scientifica: è indubitabile che il doppio legame, complessa e universale situazione contestuale in cui agiscono paradossi logici, crei disagio psicologico nel ricevente, dunque condizione necessaria per spiegare l'insorgenza di fenomeni psicopatologici molto seri (come la schizofrenia). Necessaria sì, ma non sufficiente: al punto che - in ricerche svolte negli anni - si è dimostrata la presenza di situazioni di doppio legame anche in situazioni familiari non disfunzionali.

 

Il gruppo di fatto si ferma qui, con Bateson che lo abbandona perchè poco interessato alle questioni psicopatologiche e soprattutto terapeutiche: il suo interesse era studiare e conoscere i fenomeni ma rispetto al cambiamento riteneva che fosse un errore della società occidentale il considerare che una parte (il terapeuta) potesse in modo unilaterale cambiare il tutto.

Il gruppo invece prende una strada concettualmente opposta e formula alcune strategie terapeutiche fondate sull'idea di "poterecontrollo della relazione terapeutica" per giungere al cambiamento terapeutico.

In questo periodo - Bateson ha ormai abbandonato - nasce, siamo nel 1962, il Mental Research Institute e il modello sistemico prende una definizione più compiuta.

Il modello del M.R.I. - che incontra immediato successo - si innesta su un substrato culturale che vede la presenza dominante - in psicologia clinica - di due modelli antagonisti: la psicoanalisi e il comportamentismo ( che considera - quest'ultimo - la mente come una scatola nera).

 

Le opzioni del modello M.R.I. sono la perdita della concezione secondo cui la mente è solo un potenziale che si realizza attraverso l'interazione, l'idea che il sistema osservante (il terapeuta, l'operatore) sia scisso dal sistema osservato (la famiglia, l'utente), mentre la preoccupazione più grande diventa quella che l'operatore venga invischiato nella famiglia, nel problema: da qui l'ossessione della "neutralità" e lo sviluppo di tecniche volte al "controllo" della relazione, onde evitare di farsi manipolare, invischiare.... Tecnicamente si lavora solo sul "qui e ora" non ritenendosi possibile analizzare il passato: si lavora perciò solo sull'aspetto pragmatico delle relazioni così come vengono osservate nel momento della terapia.

Il gruppo di Milano, guidato da M.Selvini Palazzoli, si innesta su questo filone "strategico" (fondato su alcuni concetti terapeutici chiave come i concetti di causalità circolare, il controllo delle mosse del sistema familiare e del sistema famigliaterapeuti, l'uso di doppi legami terapeutici, detti altresì controparadossi, tra i quali l'ormai famosa "prescrizione del sintomo") apportando alcune proposte innovative, molte delle quali tuttora valide:

- la connotazione positiva

- le ristrutturazioni contestuali includenti "tutti" i membri della famiglia

- l'intervista circolare

- l'ipotizzazione relazionale

- la proposta dell'"ipotesi peggiore"

- la "neutralità"

- l'attenzione al nesso temporale tra comparsa del sintomo e percorso evolutivo della famiglia.

 

Il modello sopra rappresentato ha trovato una serie di applicazioni importanti in ambito clinico, sociale ed educativo: il fine dell'intervento si spostava dallo studio delle possibilità di cambiamento del singolo, allo studio e al trattamento delle "sequenze comportamentali" o delle modalità comunicative tra le persone. E' un vero e proprio salto concettuale rispetto alle ottiche "individualistiche" delle correnti psicologiche precedenti e correnti.

 

Dal punto di vista della lettura dei comportamenti:

_ i comportamenti "disturbanti" sono assunti ad espressione di complessi disagi nell'ambito di un gruppo

_ l'intervento viene  diretto nei confronti di tutti i componenti coinvolti nel disagio (che lo avvertano o no)

_ l'operatore del cambiamento (terapista, operatore sociale, educatore) tenta di collegare l'analisi dei problemi soggettivi con quella relativa ai problemi di tutto il gruppo

_ il punto cruciale dell'osservazione è costituito dalle modalità mediante le quali si attuano le interazioni all'interno del gruppo

_ l'obbiettivo è innanzitutto cognitivo, nel senso che gli individui coinvolti in misura diversa nel sistema di appartenenza vengono aiutati affinchè comprendano il proprio comportamento comunicativo e quello altrui

_ il successo dell'intervento viene a essere il raggiungimento di una corretta attività di interazione interpersonale nell'affrontare i problemi quotidiani che erano fonte di disagio: questo è raggiunto con l'esplicitazione dei propri problemi agli altri e con la regolazione della funzionalità del gruppo rispetto alle proprie mete (evolutive eo che comunque ne giustificano l'esistenza).Molte di queste concezioni sono tuttora valide mentre altre, alcune delle quali idee di fondo, sono ampiamente superate.

L'idea attuale è quella che per poter comprendere un fenomeno io devo interagire con quel fenomeno: senza interazione non c'è possibilità di comprensione.

Terapeuta e paziente, operatore e utente sono infatti comunque in interazione, perchè due sistema quando entrano in contatto entrano necessariamente in interazione e questa interazione è qualcosa di più e di diverso dei singoli sistemi iniziali: il terapeutaoperatore deve riconoscere che l'interazione c'è.

Come allora trovare un punto esterno dal quale l'operatore possa analizzare l'interazione operatoreutente?

Attraverso la riflessività interattiva: l'operatore deve rimanere fisicamente dentro ma mentalmente fuori dall'interazione, devepuò farsi aiutare da colleghi non direttamente coinvolti nel'interazione.

Il problema del poterecontrollo della relazione perde così di significato: poichè non si conosce senza entrare in relazione il problema è leggere la relazione che si crea. Semmai il problema è quanto occorre allargare il campo di osservazione.

 

CRITICA AL MODELLO MECCANICISTICO DELLA PRIMA CIBERNETICA: IL PROBLEMA DEL SIGNIFICATO

Il modello sistemico degli anni '6070 valutava la patologia come una disfunzione comunicativa guardandosi bene dall'andare a cercare cosa ci potesse essere nei processi mentali (=scatola nera). Si tendeva a definire la patologia come insita non nell'individuo ma nel rapporto (v.la teoria del doppio legame). Ora, è certamente vero che c'è qualcosa che riguarda la relazione che produce patologia, qualcosa di insito nella relazione [altrimenti non si capirebbe come mai capita che chi subisce gravi abusi non sviluppi successivamente patologia e la sviluppi invece chi questi abusi non ha subito], ma anche nel significato che l'individuo attribuisce alla relazione.

Watzlavich e all. nella "Pragmatica della comunicazione umana", in ossequio alla concezione behaviorista della mente come "scatola nera", ritengono che tutto ciò che ha che fare con le percezioni interpersonali e con le attribuzioni di significato fatte dai partecipanti all'interazione rientri nel regno dell'indicibile e indecifrabile: questo li porta a interessarsi a come gli individui coivolti nell'interazione si comportino, a prescindere dalle motivazioni che i soggetti presumono guidi il loro comportamento.

Però se è vero che lo scambio che si verifica tra due o più soggetti in interazione non segue un modello lineare in cui A è causa di B, ma un modello circolare basato sulla retroazione, è tuttavia evidente che la retroazione di B dipenderà non soltanto dal comportamento di A, ma anche dal significato  che B attribuirà al comportamento di A. Allo stesso modo il comportamento seguente di B (che certamente influenzerà A) avrà un'influenza diversa in rapporto al significato che A attribuirà ad esso. Nell'esempio noto dell'uomo che dà un calcio a un cane ("se un piede di un uomo colpisce un sasso, l'energia viene trasferita dal piede al sasso, il quale viene messo in movimento e si fermerà in una posizione determinata dalla quantità di energia trasmessa, dalla forma e peso del sasso, dala natura della superficie. Se un uomo dà un calcio a un cane, il cane può saltar su e morderlo: in questo caso il cane prende l'energia per la sua reazione non dal calcio ma dal suo metabolismo. Non vi è passaggio di energia ma di informazione") la pedata, proprio perchè è essenzialmente un comportamento comunicativo, non può non essere decodificata e interpretata dal cane. Di conseguenza la retroazione di quest'ultimo (retroazione che certamente influenzerà l'uomo) dipenderà dal significato che il cane attribuirà al calcio (se interpreterà l'atto dell'uomo come un invito a giocare inizierà a scodinzolare, se invece attribuirà al calcio il significato di un comportamento aggressivo potrà reagire o scappare). Alla stessa stregua il successivo comportamento dell'uomo sarà influenzato non solo dal comportamento del cane ma anche da come egli lo decodificherà (l'abbaiare eccitato del cane così come il movimento della coda possono essere letti come comportamenti preparatori ad un attacco o come segnali di accettazione di un invito al gioco). Ovviamente il ruolo svolto dall'attribuzione di significato nell'ambito delle relazioni umane risulta ancora più fondamentale.

 

Con la fine degli anni '70 il modello sistemico classico comincia ad andare in crisi, proprio a partire dalla crisi concettuale del comportamentismo.

Si viene infatti sempre più riconoscendo che il comportamentismo classico presenta un modello troppo semplificato, l'idea stessa della mente come scatola nera non regge più.

Il primo passo - anche dal punto di vista dei sistemici - è perciò quello di tentare di andare ad aprire la scatola nera, cioè di riconoscere che - nei comportamenti umani - oltre all'aspetto della pragmatica vi è anche - come sottolineavamo prima - una dimensione semantica (cioè di lettura del significato, della spiegazione che le persone si danno dei comportamenti).

Tecnicamente si comincia a prendere in considerazione non solo la dimensione del "qui e ora" ma anche del passato e del presente, ovviamente non con l'idea psicoanalitica che solo la ricerca e rielaborazione del passato possono far comprendere il presente di una situazione.

Non si ritiene infatti che il passato sia causa del presente ma al contrario che il presente crei il passato e il futuro: il presente ci fa ripescare nel passato ciò che è coerente con il presente, con le nostre attuali concezioni, il presente non ricostruisce ma costruisce il passato; anche il futuro è importante per il presente: quello che pensiamo del futuro - le nostre aspettative - di ciò che avverrà nel futturo dà la misura di quelli che sono i rapporti nel presente.

L'immagazzinamento della memoria è un flusso controllato neurologicamente, ma quel che si ricorda è rievocato secondo il sistema di credenze del presente, coerente con il tipo di rapporti che si hanno nel presente: c'è un processo selettivo nella rievocazione spontanea che ci dice quali ricordi sono ammessi e quali proibiti, coerentemente con quello che siamo oggi.

La svolta fondamentale della fine degli anni '70 riguarda dunque l'allargamento del processo di comprensione del significato di quel che succede nella scatola nera, con l'irruzione della dimensione semantica e temporale. Un'ulteriore modificazione si ha con la distinzione tra sistema di riferimento concettuale e sistema di trattamento.

 

Per i primi sistemici, infatti, era impossibile un interventoterapia che non comprendesse tutto il sistema di relazioni significative del pazienteutente.

In quest'ottica nuova, dove irrompe prepotentemente l'importanza del significato dei comportamenti, resta l'idea che il mio sistema di riferimento sarà sempre il più ampio possibile (il macro-sistema delle relazioni del pazienteutente) ma il sistema su cui lavoro può anche essere un sotto-sistema (una coppia, un individuo...), mentre col resto del sistema avrò un'azione indiretta, mentale.

 

IL NUOVO PENSIERO SISTEMICO ALLA LUCE DEL CONTRIBUTO DEL COSTRUTTIVISMO

Con gli anni '80, con l'irruzione dell'epistemologia della complessità e delle tematiche costruttiviste, il quadro cambia ancora.

L'idea costruttivista non è un'idea nuova, ma in filosofia già presente in qualche misura a partire da Kant: il tema conduttore è la concezione che non esista una realtà "oggettiva", "là fuori", ma che la realtà sia costruita dal soggetto, indissolubilmente legata dunque alla percezione che il soggetto ne ha, ai suoi organi di senso. Ogni nostra descrizione di un fenomeno non è mai oggettiva, ma dice sempre molto sul soggetto che descrive la realtà.

Il primo assunto di base è che la realtà che percepiamo, e alla quale reagiamo con il nostro comportamento, è determinata dal punto di osservazione e dagli strumenti utilizzati, nonchè dal linguaggio che usiamo per comunicare tale realtà.

Ma quando parliamo di cosa un quadro ritrae, o quando spieghiamo un avvenimento a cui abbiamo assistito, il quadro non è la cosa ritratta e la nostra spiegazione dell'avvenimento è solo una spiegazione e non l'avvenimento stesso, cioè la realtà.

Le qualità fisiche dell'oro sono note dall'antichità ed è improbabile che esse possano essere messe in discussione da nuove ricerche o scoperte. Se due esseri umani fossero in disaccordo sulle qualità fisiche dell'oro, sarebbe relativamente facile addurrre la prova naturalistica che uno dei due ha ragione e l'altro torto.

Queste qualità dell'oro possono essere definite la sua realtà di 1°ordine.

Ma accanto a questa sussiste una realtà di 2° ordine dell'oro, e cioè il suo valore, che è un'attribuzione fatta dagli uomini. E questa realtà è il risultato di altri fattori (la domanda e l'offerta, la stabilità economico-politica, il petrolio, le guerre..).

Tutti questi fattori hanno in comune il fatto di essere COSTRUZIONI umane, e non il riflesso di verità indipendenti dall'uomo.

La cosiddetta realtà è una realtà di 2° ordine e viene costruita artificialmente attraverso l'attribuzione di senso, significato o valore alla realtà di 1° ordine.

 

La realtà di 2° ordine, che determina la nostra visione del mondo, i nostri pensieri, sensazioni, decisioni e azioni, è il risultato di un ordine determinato che imponiamo alla varietà del mondo e non è quindi il risultato della comprensione del mondo "reale", ma la struttura che costruisce un mondo rigidamente determinato.

Di questa costruzione restiamo tuttavia inconsapevoli, e supponiamo ingenuamente che essa esista indipendentemente da noi.

Ciò che noi definiamo "reale" è il risultato di accordi interpersonali di volta in volta stipulati o già esistenti nell'ambito in cui noi siamo nati e a cui apparteniamo come membri di una civiltà, di un ceto sociale, di una famiglia... In ultima analisi reale è ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di esseri umani: è una convenzione interpersonale. (La realtà di una banconota, per esempio, non consiste tanto nell'essere un pezzo di carta stampato a vari colori, bensì nell'accordo interpersonale secondo cui tale oggetto rappresenta un valore specifico)

Tutto ciò che possiamo conoscere nel mondo reale è solo ciò che "non è" e noi possiamo, al più, adattarci nel modo più funzionale a ciò che percepiamo.

Con quest'ottica si assume l'idea che noi costruiamo la realtà attraverso le nostre percezioni, le nostre teorie e il nostro comunicare.

Ogni persona ha un'immagine di sé e del mondo intorno a lui. Questa immagine costituisce il paradigma dell'individuo sul mondo.

Il costruttivismo sostiene che gli esseri umani costruiscono la conoscenza piuttosto che ottenerla osservando bene il mondo reale. Gli eventi e gli oggetti che gli uomini percepiscono e "conoscono" e a cui ci riferiamo nella comunicazione interpersonale, sono costruzioni che emergono come risultato dei modi specifici di vedere il mondo.

Il costruttivismo sostiene che è l'osservatore che "inventa" ciò che crede che esista: ciò che noi chiamiamo "realtà" è il risultato della comunicazione tra di noi, di come comunichiamo su quello che è attorno a noi.

Tuttavia noi investiamo molta energia nel difendere queste illusioni e spesso spingiamo i fattui in modo che si adattino a tali illusioni ( e una delle più insidiose illusioni è quella di ritenere che c'è una sola realtà e un solo modo di vederla: il nostro!).

Da questa prospettiva, la comunicazione diventa uno strumento per organizzare le azioni.

Dal punto di vista costruttivista è impossibile passare facilmente la conoscenza da una persona all'altra: ogni persona che deve "conoscere" deve costruireinventare la conoscenza per sé stessa. L'organismo in cui le costruzioni avvengono è principalmente un organizzatore che interpreta l'esperienza e sperimentandola gli dà la forma di una totalità organizzata; e questa organizzazione è quella che sarà usata da ogni persona per raggiungere scopi e interagire con gli altri e le loro costruzioni. Così tutti costruiranno ciò che considerano essere la "realtà" attraverso la ripetizione che porta alla regolarità.

Una concreta rappresentazione di quanto affermato sin qui in merito al nostro costruire la realtà sono le "profezie che si autorealizzano". Una profezia che si autodetermina è una supposizione o previsione che, come risultato dell'averla supposta, causa l'avverarsi dell'evento atteso o previsto e così conferma la propria esattezza: per esempio se una persona suppone per qualsiasi ragione di non essere rispettato, egli a causa di questa supposizione agirà in modo così ostile e sospettoso da provocare reazioni negative negli altri, e quest'ultime "proveranno" sempre di più che la sua convinzione era estremamente fondata.

 

Filosoficamente il costruttivismo è alternativo all'empirismo, ovvero all'idea che esista una realtà esterna indipendente dal soggettoosservatore.

In psicologia i primi autori a far riferimento al costruttivismo sono stati Piaget e Kelly, il primo interessato alla genesi (origine) dello sviluppo [e infatti ha orientato le sue ricerche sull'infanzia e lo sviluppo mentale], il secondo [soprattutto nel testo "La psicologia dei costrutti personali"] interessato a capire come l'uomo si costruisce i propri "costrutti" con cui poi vede il mondo.

In entrambi gli autori, e le relative prospettive, la dimensione è rigorosamente indivindualistica, e non si capisce da "dove" vengano i costrutti. In relazione a ciò questi autori pongono correttamente l'osservatore all'interno del sistema osservato e in questo senso riescono a identificare gli elementi di identità del soggetto ma restano incapaci di cogliere il problema del cambiamento, non spiegano come è perchè avvenga il cambiamento (ad esempio, la descrizione degli stadi di sviluppo dell'intelligenza fatta da Piaget è tuttora considerata valida e utile per la formulazione di scale di sviluppo, ma non spiega assolutamente come e soprattutto perchè avviene un passaggio da uno stadio all'altro).

Questo avviene poichè l'osservatore è chiuso all'interno del soggetto osservato e ne vede dunque solo la chiusura organizzazionale del sistema.

Tutto ciò crea qualche problema all'approccio sistemico che si fonda sull'interazione e sulla concezione di sistema aperto. La definizione della contraddizione è quella che viene dai principi del costruzionismo sociale. 

 

COSTRUZIONISMO SOCIALE

Il punto di partenza è l'adozione di una concezione interazionista del soggetto (le radici sono in Mead) per la quale gli individui sono sociali e la società, a sua volta, è un sistema creato e continuamente mantenuto e ricreato dall'interazione fra gli individui. Il comportamento di un individuo può essere compreso soltanto nei termini del comportamento del gruppo sociale di cui l'individuo è membro, dal momento che i suoi atti individuali sono parte di atti sociali più ampi che lo trascendono e che implicano gli altri membri di tale gruppo.

L'interazione sociale non è quindi semplicemente lo scenario entro il quale l'azione individuale si sviluppa ma è costitutiva e strutturante nei confronti di quest'ultimo.

Un secondo tassello è il concetto di sociale organizzato: la società non è vista come aggregato di individui o di diadi in interazione, ma come articolata e stratificata in gruppi e sottogruppi organizzati gerarchicamente secondo relazioni di potere e con orientamenti ideologici e di valore diversi, frutto di un processo storico in continuo divenire.

I processi conoscitivi sono guidati dall'esigenza di controllare e predire la realtà e dalle ideologie, dalle norme e dai valori storicamente determinati: il modo di decodificare e costruire la realtà dell'individuo è in rapporto alle relazione tra gli individui.

 

La prospettiva costruttivista non solo considera il soggetto attivo, in grado di rappresentarsi l'ambiente e non semplicemente di reagire ad esso, ma implica un ribaltamento della nozione di realtà e di osservatore: la realtà non è più considerata come unica e oggettivamente data ( non si trova "là fuori" ) ma al contrario è ricorsivamente connessa all'osservatore: è quest'ultimo che introduce ordine e regolarità nella realtà.

Ciò significa che nessuna osservazione può considerarsi "obbiettiva" ( nel senso di indipendente dall'osservatore ) ma ogni descrizione o osservazione è autoreferenziale, cioè riflette sempre l'ordinamento della realtà del sistema conoscitivo che la formula.

Ad esempio: noi ci percepiamo come organismi tridimensionali che si orientano in base agli assi di simmetria "davantidietro, destrasinistra, altobasso" e conseguentemente strutturiamo lo spazio in termini di "altezza, lunghezza e profondità".

Non esiste dunque un "meta-punto" di osservazione privilegiato: il criterio della "verità" viene sostituito da quelli di "utilità", "adeguatezza"...

Una serie di ricerche di psicologia sociale dimostra che gli individui selezionano le informazioni nella direzione del proprio schema: ad esempio le persone tendono a percepire maggiormente e ricordare quegli aspetti dei propri conspecifici che riguardano uno schema di sé importante per la propria autodefinizione. Se una persona si autopercepisce sull'asse dipendenzaindipendenza (COSTRUTTO SEMANTICO) tenderà a cogliere nel comportamento delle altre persone quegli aspetti che rientrano in quest'area, trascurando altre dimensioni che non sono rilevanti per il suo concetto di sé: informazioni significative per un individuo possono essere quindi stimoli del tutto irrilevanti per altri, e viceversa.

Questo perchè il sistemaindividuo seleziona attivamente tra tutti gli stimoli quelli da far passare e quelli da trascurare e determina il significato degli stimoli stessi in un rapporto attivo con l'ambiente (chiusura organizzazionale del sistema).

L'attività costruttiva del soggetto è anche testimoniata dalle ricerche che dimostrano come l'individuo crei nessi tra le informazioni spesso del tutto arbitrari e che, una volta stabiliti tali nessi, continui ad accreditarli imponendoli ai dati empirici anche se questi ultimi sembrano contraddirli (è il caso di molte costruzioni patologiche).

Questa tendenza a convalidare le proprie ipotesi si esprime anche nel tipo di informazioni che l'individuo ricerca: alcune ricerche dimostrano come le persone mettano in atto strategie di verifica delle ipotesi tese a confermarle anzichè falsificarle (in campo educativo cfr. l'effetto Pigmalione).

 

Le ricerche indicano dunque che il soggetto crea, attraverso una molteplicità di processi, la realtà sociale.

La pecularietà del costruzionismo sociale  sta nel tentativo di integrare costruttivismo e interazionismo. Ritiene cioè che la realtà sociale sia costruita dal soggetto, più che sulla scorta di leggi universali dela mente umana (come ad esempio riteneva Piaget, un "costruttivista in solitudine"), in base alla cultura e ai valori del gruppo a cui appartiene e entro i contesti comunicativi entro cui è inserito.

 

Le interazioni con gli adulti svolgono un ruolo strutturante e costitutivo nei confronti dei processi che conducono all'acquisizione degli schemi senso-motori e del linguaggio: dal concetto piagettiano di "azione" si è passati al concetto di azione condivisa ( è vero - come sostiene Piaget - che la prima forma del conoscere è il "fare" e che la conoscenza è figlia dell'azione, tuttavia si tratta di un'azione congiunta con l'adulto).

Lo sviluppo non avviene in un vacuum sociale ma in un ambiente organizzato dall'attività tutoria dell' adulto, entro contesti fortemente strutturati da parte dell'adulto, contesti che hanno la funzione di rendere più facile al bambino l'acquisizione delle abilità.

Kaye sostiene: " solo recentemente comincia ad essere compreso che anche il mondo fisico (degli oggetti, del movimento, del tempo e dello spazio) è presentato ai bambini secondo modalità socialmente strutturate. La "costruzione sociale" non consiste semplicemente nel consenso sociale fra gli utenti del linguaggio su come le cose devono essere descritte e concettualizzate. Essa è piuttosto una costruzione attraverso mezzi sociali di microcosmi che sono la realtà fisica alla quale i bambini si adattano".

Questi contesti fortemente strutturati entro cui avviene lo sviluppo sono stati definiti format interattivi (Bruner) o frame (Kaye)

Un format implica un'intenzione, un set di procedure comunicative e uno scopo. Esso presuppone inoltre una conoscenza condivisa - anche se non ugualmente precisa - di uno script (copione) sulla scorta del quale organizzare l'attività reciproca. I format hanno un'evidente utilità per il bambino in quanto gli consentono di agire entro un bit di mondo più prevedibile.

Fra i frame più importanti vi sono quello strumentale (mediante il quale l'adulto porta a compimento lo scopo che ritiene il bambino voglia perseguire), il feedback frame (attraverso cui l'adulto rende consapevole il bambino delle conseguenze delle proprie azioni), il modeling frame (l'adulto esegue un'azione e si aspetta che il bambino la imiti) e il memory frame (che consente di organizzare l'esperienza attuale del bambino sulla scorta di una conoscenza delle precedenti esperienze).

Lo sviluppo viene perciò ad essere un processo di co-costruzione.

 

Di Piaget conosciamo la teoria dell'equilibrazione, di cui una delle tesi è che il passaggio da un'organizzazione cognitiva a un'altra di livello superiore è il risultato di uno "squilibrio" prodotto da "perturbazioni" (ovvero da informazioni conflittuali). Al contrario però di quello che riteneva Piaget, la fonte di tali perturbazioni è da ricercare non nell'attività individuale del bambino ma nell'interazione sociale. I progressi in alcune operazioni cognitive fondamentali - che presuppongono la capacità di decentrare il proprio punto di vista (la nozione di conservazione della lunghezza, della quantità, le capacità di trasformazione....) - avvengono a seguito di interazioni sociali in cui due o più coetanei, o un bambino e un adulto, sono impegnati a ricercare una soluzione comune.

Il meccanismo principale attraverso cui l'interazione sociale innesca perturbazioni è il conflitto socio-cognitivo: il bambino è indotto a elaborare nuove coordinazioni e a compiere progressi cognitivi come risposta a una situazione sociale in cui i soggetti in interazione esprimono punti di vista diversi rispetto a un compito comune. L'aspetto essenziale (più che la presenza di una persona di livello cognitivo superiore - adulto o bambino -) è la conflittualità dell'interazione.

 

Il costruzionismo sociale coniuga dunque costruttivismo e interazionismo: il costruttivismo presuppone infatti che l'osservatore si collochi da un punto di vista interno al sistema, che conseguentemente ne evidenzia la chiusura organizzativa; l'interazionismo richiede che l'osservatore si collochi da una prospettiva esterna al sistema.

Il costruzionismo sociale non nega che alcune forme di organizzazione cognitiva della realtà siano connesse alla natura della mente umana e che, conseguentemente, esistano alcune continuità nelle strategie di elaborazione delle informazioni relative agli oggetti sociali e non.

Tuttavia esso presuppone che l'individuo presenti una chiusura organizzativa soltanto parziale, e che quindi costrutti, schemi e categorie siano passibili di subire modificazioni nel corso dell'interazione sociale; inoltre suppone che le stesse strutture cognitive che rendono parzialmente chiuso il sistema, consentendogli così di "creare" e non semplicemente riflettere la realtà, siano per lo meno in parte costruite nell'interazione fra individui e gruppi. Si tratta cioè di strutture che non sono astoriche e neutrali e che si modificano in rapporto alla natura dei contenuti a cui si applicano.

 

Una delle discrimanti tra costruttivismo e costruzionismo è la questione relativa alla comunicazione: per i costruttivisti il soggetto ha nella mente sistemi di credenze, schemi, scopi, intenzioni, aspettative, e la comunicazione è un mezzo per trasmettere quello che il soggetto ha nella mente [in quest'ottica la comunicazione rappresenta la realtà]; per i costruzionisti sociali schemi, scopi, intenzioni... vengono creati con la realtà, non vi è nulla di pre-esistente, tutto ciò che avviene è costruito nell'interazione, e quindi gli scopi, intenzioni... del soggetto, che pur esistono!, sono prodotti e modificati nel corso dell'interazione [in quest'ottica perciò la comunicazione costruisce la realtà, è anch'essa parte della costruzione della realtà].

L'idea sistemica è che l'identità del soggetto è costruita e decostruita nei processi interattivi ed è coerente con la posizione del soggetto nel suo sistema di relazioni significative, interdipendente dalle altre identità.

La comunicazione produce il sé del soggetto, questa identità è storicamente costruita attraverso i fattori comunicativi: ciascun soggetto ha così un suo modo di creare la realtà che è diverso da quello degli altri.

 

A partire da queste premesse il modello sistemico si modifica almeno a tre livelli:

_ cambia l'oggetto del modello (e quindi dell'osservazione): dalla famiglia all'interconnessione individuofamigliaecosistema)

_ cambiano le procedure conoscitive (dall'osservazione neutrale con le tematiche del poterecontrollo della relazione all'azioneintervento nell'interazione:). Si ha conoscenza quando si altera l'oggetto della conoscenza e la conoscenza è mediata da come si entra in rapporto: la conoscenza è "parte" del rapporto che si crea. Questo è il limitevincolo della conoscenza umana, ma è la sola conoscenza possibile.

Resta fermo l'importanza del distanziamento tra terapeutaoperatore e pazienteutente ma si modifica l'obbiettivo che non è più la ricerca dell'"obbiettività", ma la possibilità co-creare una nuova realtà. Il processo terapeuticooperativoeducativo va in ogni caso controllato e dunque restano valide una serie di procedure volte al far emergere un punto di vista differente, da parte di chi non partecipa "direttamente" all'interazione (il supervisore, la gestione di una situazione da parte di due operatori, uno dei quali non coinvolto direttamente nella relazione..).

 

_ si modifica la modalità di affrontare il cambiamento (dalle prescrizioni comportamentali alla semantica, alla ricerca della spiegazione [che - va ribadito - non è rappresentazione della realtà ma una possibile rappresentazione della realtà e come tale anch'essa costruttrice di realtà].

L'intervento non è più "prescrittivo" ma "perturbativo".

In passato il modello sistemico aveva creato tutta una serie di categorie trascendenti l'individuo: concetti globali come omeostasi, regole implicite ed esplicite, miti, interazione complementare e simmetrica.. concetti tuttora validi ma da inserire nella logica dell'interconnessione individuosistema.

A partire da queste innovazioni (e con il contributo del cognitivismo) si può riprendere la concezione della psicopatologia come scienza del significato: anche nella patologia il soggetto costruisce il suo mondo.

L'individuo trae le proprie modalità di significato (= impara) dai propri contesti di apprendimento (in primo luogo la famiglia, poi le altre agenzieveicoli di socializzazione): lì ogni individuo costruisce la propria organizzazione di significato personale, cioè la modalità particolare con cui percepisce, ordina e costruisce sé stesso e il reale e in cui attua la sua condotta. Tale modalità è contemporaneamente origine e conseguenza della posizione che l'individuo occupa e ha occupato nei suoi contesti relazionali.

Nei contesti di apprendimento si strutturano i costrutti semantici e le strutture di rilevanza: il costrutto è una polarità di significato che rimanda al suo opposto, lungo un continuum. Queste polarità costituiscono la struttura di rilevanza (ovvero ciò che è rilevante e ciò che non lo è per quel contesto): ogni contesto (famiglia, gruppo, organizzazione) ha lale suae strutturae di rilevanza.

La bipolarità di ogni costrutto è psicologica, non logica (dolce # amaro, salato, pepato; diritto # storto, curvo, a zig zag; successo # fallimento, passività, mediocrità, normalità): nella struttura di rilevanza sono presenti entrambi i poli del costrutto.

All'interno di ogni contesto sono presenti notevoli differenze individuali, tuttavia ogni contesto condivide una o più strutture di rilevanza, dove i membri che lo compongono si pongono lungo una scala che va da un polo al suo opposto.

 

Il processo di costruzione di significato personale inizia nella prima infanzia, con l'ipersignificazione dei gesti ambigui del bambino ("vuol dire questo", " ha detto mamma", "quando fa così è perchè ha sonno"): c'è una continua lettura del comportamento del bambino (lettura illuminata dalle conoscenzeconcezioniidee dei genitori), al punto che il processo di "umanizzazione" del bambino altro non è che un processo di significazione.

L'introduzione dei costrutti semantici viene a essere l'impalcatura semantica del bambino, attraverso la quale egli leggerà la reraltà esterna (il mondo) e la propria realtà interna (il Sè).

Una volta definito un costrutto ricorrente (dolcezza versus aggressività) il bambino si collocherà nell'ambito della polarità di quel costrutto ( dolce o aggressivo) a seconda della posizione che occupa nel suo sistema, posizione determinata dal gioco delle alleanze all'interno del sistema.

 

LE PSICOTERAPIE SISTEMICHE FAMILIARI E INDIVIDUALI: RECENTI ORIENTAMENTI

Dal costruttivismo sappiamo che la realtà è costruita dal soggetto. L'idea, non nuova (Kant), viene ripresa in psicologia da Kelly, Piaget  e - a livello psicoterapeutico - dai cognitivisti, e in particolare da Guidano.

L'interessante di questa posizione ci viene dalla concezione della patologia come modalità di conoscenza, di costruzione della realtà: ognuno struttura una sua personalità, a partire dal prevalere di determinate emozioni (che il costruttivismo considera innate): in certe condizioni la personalità si organizzadisoganizza in maniera patologica.

Il fulcro di questa concezione sta nel considerare i costrutti come frutto dell'elaborazione individuale (sostanzialmente delle modalità percettive individuali): l'attenzione dei costruttivisti è sulle caratteristiche universali dell'essere umano, e il disinteresse per il dato culturale.

Il rischio è il solipsismo: non c'è possibilità di comunicazione (interazione).

In quest'ottica è posibile arrivare a comprendere la "permanenza" di un problema, una patologia, ma non il possibile cambiamento. Si può comprendere perchè quel sistema è così, ma non si vede come può cambiare. Questo perchè ognuno, lasciato a sé stesso, non cambia: per cambiare occorre guardare il sistema dall'esterno, vederne le potenzialità.

Per il costruzionismo sociale (che coniuga costruttivismo e interazionismo) la realtà è sì costruita dal soggetto ma nell'interazione sociale (cioè in qualche misura "dai soggetti"): centrale è il processo di comunicazione (interazione), poichè è in tale processo che si crea e si mantiene la realtà.

Per il costruzionismo sociale le emozioni sono costruite nell'interazione: sono determinate a partire dalle premesse del sistema familiare e strutturate nel contesto sociale. I costrutti sono degli A-PRIORI, prodotti comunque dall'interazione.

Sul piano clinico questo porta a due punti di vista contrastanti, difficilmente conciliabili ( che corrispondono al conflitto diagnositerapia):

_ da un lato per poter comprendere gli a-priori (i costrutti) del soggetto occorre mettersi dal suo punto di vista, condividere la sua realtà; così facendo però necessariamente si convalida quella realtà, si dà credito a ciò che "è" per il soggetto;

_ dall'altro, per poter cambiare quella reatà, occorre mettersene al di fuori, uscire dal sistema, per vedere come gli a-priori, i costrutti si sono costruiti nell'interazione.

La terapia viene a essere contemporaneamente la costruzione del rapporto col paziente e l'alterazione dello stesso. Questo significa tener conto della diagnosi ma capire che è possibile costruirla e decostruirla.

Questo perchè la malattia mentale è costruita socialmente (il che è diverso dal dire che non esiste: anzi, è ben reale!): diagnosi ed etichettature concorrono a costruire la patologia, fanno parte dei meccanismi dell'ingranaggio che porta alla patologia.

Le diagnosi sono però la rappresentazione di un prototipo, che non corrisponde mai all'individuo "reale": il terapeuta è allora l'anello di congiunzione tra individuo e prototipo.

Il modello serve solo come indicatore: successivamente occorrerà decostruirlo.

 

 
Pros. >
I testi e i materiali pubblicati, o comunque messi a disposizione su questo sito, sono utilizzabili dietro citazione della fonte, secondo la Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo" e salvi i diritti esclusivi spettanti a terzi ai sensi di legge. Chiunque lamenti violazioni di diritti esclusivi o altri abusi può chiederne la rimozione dal sito scrivendo al WEBMaster dalla sezione CONTATTI, indicandone la motivazione. Oppure mailto:educaweb(at)altervista (dot)org
qdroid
Covo dei Briganti, non è il solito agriturismo! - Si trova nella Tuscia, un angolo di Lazio tra la Toscana e l'Umbria. Puoi mangiare alla Cantina del Mago e rimarrai stupito!
Sostieni il sito!

Enter Amount:

Frase del giorno
PHOTOS
© 2017 EDUCAWEB: spazio virtuale di incontro sociosanitario ed educativo