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Scritto da Fabio P.   

Ivan Illich
Ivan Illich
Citazione

"dai rapporti insegnante-allievo sono infatti escluse tutte le salvaguardie della libertà individuale" (Ivan Illich, DESCOLARIZZARE LA SOCIETA', ed. Mondadori, Milano 1983, pag. 54)

"chi esercita una specialità potrebbe anche insegnarla" (ibidem, pag. 30).

 “La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute.” (Ivan Illich, NEMESI MEDICA, Macro Edizioni, Como 1991, pag. 11 [prima edizione italiana a cura della Mondadori] )


 Nato a Vienna il 4 settembre 1926 e morto a Brema il 2 dicembre 2002 a 76 anni.

Opere

The Church, change and development  - Il primo libro di Illich, pubblicato alla fine degli anni '60, riguarda la Chiesa nel processo di trasformazione della società moderna

Celebration of Awareness. A Call for Institutional Revolution, Doubleday and Company, Garden City (New York) 1970

Rovesciare le istituzioni. Un “messaggio” o una “sfida”, Armando Editore, Roma 1973)  - Contro le certezze delle istituzioni che imprigionano l'immaginazione e rendono insensibile il cuore.

Deschooling Society, Harper and Row, New York 1971

Descolarizzare la società, Mondadori, Milano 1972  - E' stato al centro del dibattito pedagogico internazionale con la tesi che la scuola produce la paralisi dell'apprendimento e danneggia i ragazzi, educandoli a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna. Convinto che il sistema educativo occidentale fosse al collasso sotto il peso della burocrazia, dei dati e del culto del professionalismo, combatteva i diplomi, i certificati, le lauree, insieme all'istituzionalizzazione dell'imparare. Affermava che un adulto sarebbe in grado di apprendere i contenuti di dodici anni di scuola in uno o due anni.

After Deschooling, What?, Harper and Row, New York 1973

Descolarizzare, e poi?, in G. Cavallini (a cura di), Descolarizzare, e poi? Contro l’abuso conservatore del concetto di descolarizzazione, Emme Edizioni, Milano 1978, pp. 9-32)

Re-tooling Society, Harper and Row, New York 1973

Capovolgere le istituzioni, in G. Cavallini (a cura di), Illich in discussione, Emme Edizioni, Milano 1974 , pp.  23-58)

The Breakdown of Schools: a Problem or a Symptom?, in A.A.V.V., Childhood and Socialization, MacMillan, London 1973

Tools for Conviviality, Harper and Row, New York 1973

La convivialità, RED, Como 1993  Il testo fondamentale dell'ecologia politica, in cui si dimostra che l'origine di ogni inquinamento industriale sta nei divieti e ostacoli alle culture solidaristiche e comunitarie di uso della natura che contengono la chiave per un percorso di liberazione.

Limits to Medicine - Medical Nemesis: the Expropriation of Health, Marion Boyars, London 1976

Nemesi medica. L’espropriazione della salute, RED, Como 1991)  Esamina i danni alla salute prodotti dalla crescita dell'organizzazione sanitaria, uno degli aspetti della nocività dello sviluppo industriale. Il sistema medico della società moderna non è solo produttore di danni alla salute con terapie spesso menomanti, ma anche con la medicalizzazione della vita come sostituzione dei necessari provvedimenti politici per rendere l'ambiente salubre.

Disabling Professions, Marion-Boyars, London 1977

Le professioni mutilanti, Cittadella, Assisi 1978)

El derecho al desempleo creador, in Tecno-politica, doc. 78/11, Quernavaca, Mexico, 1978

Disoccupazione creativa, Red Como. In questo testo si dimostrano le ambiguità storiche su cui si fonda la moderna identificazione del lavoro col lavoro salariato. Solo distruggendo questo tabù si potranno creare le condizioni per una piena occupazione.

Illich risponde dopo "Nemesi medica" (a cura di L. Bovo e P. Bruzzichelli), Cittadella, Assisi (PG) 1978

Towards a History of Needs, Pantheon Books, New York 1978

Per una storia dei bisogni, Mondadori, Milano 1981 -  Descrive la modernizzazione della miseria, cioè l'organizzazione dell'impotenza del cittadino ad agire autonomamente per la crescente dipendenza da merci e servizi industriali la cui necessità è imposta da una casta di esperti.  Contiene “Energia ed Equità” che si concentra sull'analisi del sistema dei trasporti e vi si dimostra come elevate quantità di energia degradino le relazioni umane con la stessa ineluttabilità con cui inquinano la natura.  

Shadow Work, Marion Boyars, London 1981

Lavoro-ombra, Mondadori, Milano 1985)  - Lavoro Ombra, del 1981, sviluppa ancora il tema della formazione della scarsità attraverso la distruzione delle comunanze, su cui, nel loro aspetto di lavoro domestico femminile, si riposa il lavoro salariato, trasformandole appunto nella propria ombra sfruttata.

Gender, Marion Boyars, London 1982

Il genere e il sesso. Per una critica storica dell’uguaglianza, Mondadori, Milano 1984) - La scomparsa del genere maschile e femminile e l'invasione dei rapporti fra uomo e donna da parte del sesso è dimostrata come la decisiva condizione dell'ascesa di un modo di vivere dipendente da merci prodotte industrialmente.

H2O and the Water of Forgetfullness,  Marion Boyars, London - New York 1986 -  H2O e le acque dell’oblio, Macro Edizioni, Umbertide 1988)  - Questo libro dimostra storicamente come l'acqua, da sostanza inesauribile che alimentava il corpo insieme allo spirito e all'immaginazione, è divenuta una formula inquinata di chimica industriale, dalla cui depurazione dipende la sopravvivenza umana.

La metamorfosi del pagano, ovvero l'intolleranza terapeutica, in P.C. Bori (a cura di), L'intolleranza: uguali e diversi nella storia, Il Mulino, Bologna 1986, pp. 219-226

In the Mirror of the Past. Lectures and Addresses 1978-1990, Marion Boyars, London 1991 - Nello specchio del passato, RED, Como 1992 -  Svela le radici storiche dei luoghi comuni della modernità dimostrando la loro inconsistenza.

Needs in W.Sachs, The Development Dictionary, Zed Books, London 1992, pp.88-101

Bisogni, in W.Sachs (a cura di), Dizionario dello sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1998, pp. 61-83)

In the Vineyard of the Text. A Commentary to Hugh's Didascalicon, University of Chicago Press, Chicago 1993  -  Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura, Cortina, Milano 1994 - Particolarmente ricordato anche dai medioevalisti come uno straordinario commento al Didascalicon di Ugone di S. Vittore sul passaggio dalla lettura monastica a quella scolastica. 

Articoli

Legge anglo-americana e società conviviale, “Humanitas”, n.3, marzo 1972, pp. 191-206

The Wisdom of Leopold Kohr, Resurgence, 184, settembre-ottobre 1997, pp. 12-20

 Vita

Ivan Illich è nasce a Vienna il 4 settembre 1926 da padre croato e cattolico, proprietario di terre che appartenevano da secoli alla famiglia nell'isola dalmata di Brazza, e da madre ebrea sefardita. La madre gli parla in inglese, tedesco e russo e il nonno è un rabbino.  Nel 1941 con la madre e i fratelli deve lasciare l'Austria a causa delle leggi razziali e si reca a Firenze (i suoi parenti italiani producevano il liquore “Maraschino”). Qui inizia l'università con studi di istologia, cristallografia, e per proprio conto studia psicologia e storia dell'arte. Nel 1943 comincia a Roma i corsi all'Università Gregoriana, risiedendo al Collegio Capranica. Ordinato sacerdote nel 1951 chiede di essere assegnato alla diocesi di New York e viene nominato viceparroco in una comunità portoricana del Lower Est Side a cui si dedica con grande passione. Si impadronisce della lingua e del mondo portoricano in pochi mesi e organizza la prima grande sfilata di strada dell’orgoglio portoricano. I suoi metodi e la sua intelligenza lo rendono da un lato molto ricercato e stimato e dell’altro osteggiato e diffidato.  Erich Fromm lo ha tra i suoi amici migliori, e Jacques Maritain gli chiede di sostituirlo a Princeton mentre è malato a tenere le lezioni su S. Tommaso d'Aquino. Nel 1956 è nominato prorettore alla Università di Portorico. Nel 1959, a 33 anni, diviene uno dei più giovani monsignori del tempo, ma nel 1960 lascia l'isola anche per la sua opposizione a un modello di chiesa locale "yankee" in una società latinoamericana che lo aveva portato allo scontro con la gerarchia cattolica del luogo e in particolare col vescovo di Ponce, James McManus, che aveva preso posizione in occasione delle elezioni locali.  Negli anni Sessanta John Kennedy e Giovanni XXIII lanciano una “crociata per lo sviluppo”, spingendo developpers, missionari e peace corp in America Latina. Illich capisce che questo è un nuovo tipo, molto più perverso, di colonialismo che vuole distruggere dall’interno i sistemi culturali dei paesi del “terzo mondo” e omogeneizzarli all’idea roosveltiana  “e tutta nordamericana recentissima” di sviluppo e progresso.  Tornato a New York diventa delegato per il settore ricerche del presidente della Fordham University. Dopo un lungo giro a piedi per il continente latino-americano sceglie Cuernavaca come luogo da cui organizzare la resistenza ai “missionari dello sviluppo”. Inventa una scuola di spagnolo per accogliere i “volontari della pace” per spiegare loro i danni di cui si fanno portatori. Illich ne rimanda a casa la metà giudicandoli inadatti all'impegno missionario, perché incapaci di liberarsi dai postulati del benessere consumista e della società industriale nordamericana. A Cuernavaca, insieme a Valentina Borremans, inventa il Cidoc un centro di interdocumentazione dove vengono raccolti da un lato enormi quantità di lavori sulle tradizioni popolari latino-americane e dall’altro dati e materiali sullo sviluppo delle grandi istituzioni mondiali nel campo dell’educazione, salute, economia.  Il Centro esercita una grande attrazione sui giovani sacerdoti prima, e successivamente su tutta la generazione degli anni '60 e '70 diventando uno dei punti più avanzati nel mondo sullo studio della modernità e dei problemi chiave della società occidentale. Una serie di seminari insieme ai massimi esperi di questi temi dà vita ad una critica radicale alle istituzioni da cui nascerà il libro Descolarizzare la società e poi la critica feroce alla medicina ufficiale Nemesi medicaIn un episodio mai completamente chiarito s'insinua nei rapporti fra Stati Uniti e Chiesa per salvare persone, fra cui dei preti, sottoposte alla tortura in regimi dittatoriali del sudamerica. Sfugge a più di un attentato e, dopo la morte del cardinale di New York Spellmann che aveva sempre nutrito una grande fiducia nella sua devozione e impegno, nel 1968, diventato troppo scomodo, Illich viene chiamato a Roma davanti al Sant'Uffizio per un processo da cui esce prosciolto, ma a causa delle sue critiche all'organizzazione istituzionale della Chiesa sulla rivista americana dei gesuiti gli vengono tolti i finanziamenti, dopo di che Illich taglia ogni legame fra il Cidoc e la Chiesa.

Nel gennaio 1969 il Sant'Uffizio vieta ai preti di seguire i corsi del Cidoc. Due mesi dopo, in una lettera aperta pubblicata dal "New York Times", Illich rinuncia unilateralmente a tutti i suoi titoli, benefici e servizi ecclesiastici, smette di dire messa. Non chiederà mai la riduzione allo stato laico e mai sarà sospeso, ma rimarrà fino alla fine nell'elenco dei sacerdoti incardinati nella diocesi di New York. Pubblicamente non sarà mai più identificabile come “uomo di chiesa” anche se in privato la sua tensione morale e religiosa resterà fortissima. Non si potrebbe oggi capire il cammino che quest’uomo ha fatto non tenendo conto della complessità della sua formazione: teologo, storico, sociologo, linguista, economista, e dell’orizzonte morale che sottende tutto il suo lavoro.  Alla fin degli anni Settanta si occupa sempre più di “sistemi” che creano dipendenza e diventano controproduttivi: pubblica su Le Monde un famoso articolo Energia ed equità che apre la questione della crisi energetica legandola strettamente all’ipotesi perdente di una società che è schiava della velocità dei pochi. Illich diventa uno dei guru dei movimenti ecologisti e della critica alla società industriale. Negli anni seguenti si occupa di “Diritto alla disoccupazione creativa”, di analisi del sistema e dell’ideologia del lavoro. In Francia esce agli inizia degli anni Ottanta Le travail phantome (Seuil) che è un’analisi acuta e preveggente del settore informale come sistema che regge e consente l'economia formale, sfruttando e invadendo zone della vita che prima erano ambiti privati, parte delle relazioni primarie, comunitarie e vernacolari dell'esistenza. È il primo grande abbozzo del lavoro che svilupperà negli anni Ottanta: la critica all'invadenza dei sistemi di mercato retti da esperti e professionisti nelle sfere più intime della vita sociale. Fino a scrivere nel 1985 Gender and sex, un libro scandaloso, in cui da storico ricostruisce il modo con cui il capitalismo ha distrutto la differenza (culturale e radicale) tra uomini e donne per inventare il mito del lavoratore e consumatore neutro. Il libro desta la reazione violentissima del femminismo americano ed è accolto in tutto il mondo con censura e sospetto. Negli ultimi anni il lavoro di Illich si arricchisce e approfondisce, pescando nel dodicesimo secolo evidenze di un mondo in cui era ancora presente la «proporzionalità» che le stesse istituzioni create dalla Chiesa cattolica e poi prese in prestito dallo Stato e dalla società civile contribuirono a distruggere. Il lavoro su Ugo di San Vittore, Nella vigna del testo, ne è un prezioso tassello. Da qui si riapre per Illich una nuova stagione di critica alla istituzionalizzazione della vita sociale e quotidiana.  Negli ultimi anni Illich insegnava per una parte dell'anno a Brema, in Germania, e continuava a essere presente in altri centri di ricerca, come Penn State in Pennsylvania, ma anche Bologna e altri luoghi dove ha amici e seguaci. Il suo metodo di lavoro era più simile a una stoà (Portico di uso pubblico, connesso alla vita civile e religiosa del mondo greco- romano) dell'antica Atene che a una vita accademica: un gruppo di fedeli giovani ricercatori, di adulti studiosi e di vecchi amici lo circondavano e lo seguivano. Illich chiedeva alle università o ad amici, un luogo dove vivere insieme ai suoi e dove svolgere dei seminari pubblici. Così i momenti esterni si intrecciavano ai momenti interni di riflessione, dialogo, ricerca.  Da anni Illich perseguiva con i suoi amici e allievi una ricerca sulla «proporzionalità» intesa come una specie di «senso comune», di maniera di sentire e di pensare che consentiva non soltanto la convivenza ricca e interessante delle comunità umane, ma lo sviluppo delle arti liberali e delle arti vere e proprie. Non è morto del cancro alla faccia che gli ha tormentato il trigemino per quasi vent'anni ma in pochi secondi, probabilmente di un arresto cardiaco, con accanto le carte del lavoro che stava ultimando. 

Pensiero Il mondo moderno, secondo Illich, non è affatto laico ma inserito completamente dentro la storia la chiesa come "corruptio optimi pessima" [1], e fa parte di quel "misterium iniquitatis" [2] con cui siamo costretti a convivere consci che "le porte dell’inferno non prevarranno", ma non per questo giustificati per i nostri tradimenti.  Un aspetto straordinario della sua analisi è che pur riducendo in polvere i castelli ideologici liberali, marxisti e fascisti senza usare nulla della strumentazione marxista e senza quasi nominarli, ma solo analizzandone gli effetti, Illich non elabora una dottrina, ma solo una proposta di temi d’investigazione, perché (di nuovo senza dirlo) la pars construens [3] a cui si riallaccia il suo pensiero esiste già da quasi mille anni nell’opera di San Tommaso d’Aquino, perciò compatibile col vangelo che invita a non farsi chiamare maestri perché uno solo è il nostro Maestro.

L’impegno di Illich nel campo delle idee e dell’amicizia, piuttosto che nell’azione sociale, derivava dalla consapevolezza che lo scontro fondamentale è nel cuore umano, da cui nascono e in cui si riflettono i pensieri che guidano poi le scelte personali e politiche, e poi non si fidava della possibilità di convertire le istituzioni attuali con la politica, senza una profonda deistituzionalizzazione e rivoluzionaria umanizzazione della società. Dalle sue intuizioni sono derivate, per iniziativa di altri, parziali attuazioni istituzionali come la legge Basaglia in Italia, che ha dato buoni frutti ma i cui limiti nascono anche da una società circostante in cui è stata sistematicamente emarginata e perseguitata l’autonomia comunitaria.  La scuola obbligatoria, la scolarità prolungata, la corsa ai diplomi sono falsi progressi e strumenti per mezzo dei quali la società produce degli alunni docili pronti ad obbedire alle istituzioni. A tutto questo bisogna sostituire un'educazione vera che prepari alla vita nella vita e chi dia il gusto di inventare e sperimentare, liberando i giovani da quella lunga gestazione scolare che li adatta ai modelli ufficiali.  L'evoluzione della società tende a spogliare l'individuo delle sue capacità creative e a trasformarlo in un assistito preso a carico per tutti i suoi bisogni essenziali da servizi sempre più burocratizzati. Questa situazione è incompatibile con un'autentica società democratica. Da qui parte il progetto "Descolarizzare la società": non solo abolire la scuola ma "descolarizzare" la cultura e il funzionamento della società. Per arrestare la tendenza alla spersonalizzazione occorre "capovolgere le istituzioni", riacquistare il controllo degli strumenti che l'uomo si era illuso di creare per la propria orgogliosa affermazione e nei quali è rimasto invece intrappolato. All'attuale ricerca di nuovi imbuti didattici si deve sostituire quella di trame, tessuti didattici che diano ad ognuno maggiori possibilità di trasformare ogni momento della propria vita in un momento di apprendimento, di partecipazione e di interessamento.  Illich si è sforzato in ogni modo di svelare che il bisogno è l’inganno ordito da ogni e qualunque sistema di potere per imporre la sua colonizzazione della vita. Perché lo stato di penuria che spinge gli uomini al consenso è fasullo, frutto della rapina sistematica dei saperi, delle competenze, delle possibilità, delle capacità, nonché della gioia, che sono doti per così dire naturali e specifiche di ogni comunità umana di ogni tempo e luogo.  In ogni modo ha lottato contro l’idea, incalzante da ogni versante politico e culturale, di un mondo monodimensionale. Mostrando che i modi di vita, le economie, le invenzioni e i saperi conviviali sono vari, multiformi e molteplici come le lingue, e che per converso distruggere questa varietà e multiformità dell’essere umano come di quello naturale è un’operazione mortale, ben al di là delle analisi classiche sull’alienazione. Sempre esortando gli uomini di ciascun contesto a trovare proprio lì, nelle situazioni e condizioni loro specifiche, le idee e le risorse per sottrarsi alla rassegnata omologazione. E fare questo partendo proprio da un’analisi disincantata dei bisogni. 

Influenze

E’ stato influenzato dal pensiero di Gandhi, di Polanyi, di Foucault, e dall’amicizia con Eric Fromm.

Dalle sue intuizioni sono derivate, per iniziativa di altri, parziali attuazioni istituzionali come la legge Basaglia in Italia.

Associazioni, riviste, siti WEB

http://www.altraofficina.it/ivanillich/ (italiano)

www.stefanoborselli.elios.net/giannozzo_pucci/ivan.htm (italiano)

http://www.saveriani.bs.it/cem/Rivista/ arretrati/2003_01/Illich.htm (italiano)

http://www.cogsci.ed.ac.uk/%7Eira/illich/ (inglese)

http://www.preservenet.com/theory/Illich.html (inglese)

http://www.infed.org/thinkers/et-illic.htm (inglese)

http://homepage.mac.com/tinapple/illich/ (inglese)

http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Ivan_Illich (inglese)

http://www.infed.org/thinkers/et-illic.htm (inglese)

http://sunsite.queensu.ca/memorypalace/mall/Illich01/ (inglese)

http://www.oikos.org/illich.htm (inglese)

http://www.ivanillich.org/ (spagnolo)

Glossario

Descolarizzare la società

Una critica radicale alle istituzioni. La scuola produce la paralisi dell'apprendimento e danneggia i ragazzi, educandoli a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna.

Nemesi medica

Il sistema medico della società moderna non è solo produttore di danni alla salute con terapie spesso menomanti, ma anche con la medicalizzazione della vita

Energia ed Equità

Elevate quantità di energia degradano le relazioni umane con la stessa ineluttabilità con cui inquinano la natura.

Rovesciare le istituzioni

Le istituzioni imprigionano l'immaginazione e rendono insensibile il cuore.


 [1] (loc. lat. che significa la corruzione del migliore è la peggiore), massima dell'antichità che si applica all'autorità quando diviene dispotica, alla religione quando diventa intollerante e fanatica, ecc.

 [2] La capacità di riconoscere e confessare la gravità del nostro peccato (mistero iniquitas) cge solo Dio può redimere.

 [3] Letteralmente costruzione della parte in contrapposizione alla distruzione della parte (Pars destruens)

 
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