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Le politossicomanie PDF Stampa E-mail
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Questo fenomeno come lo conosciamo ai giorni nostri esiste da circa 35 anni. Dopo la seconda guerra mondiale l'unico mito ancora esistente per l'Europa era l'America in quanto era stata l'unica nazione oltre oceano ad uscire veramente vincente, con danni minimi dal conflitto; è vero che la guerra era stata vinta sia dalla Gran Bretagna sia dalla Russia, ma l'Europa malgrado ciò era un ammasso di macerie dunque l'unico mito utilizzabile era quello americano e poi, il blocco comunista non era così facilmente penetrabile.

Nel 1945 l'economia oltreoceano andò in crisi in quanto le industrie belliche, create per soddisfare le richieste della guerra, si trovarono senza lavoro; in questo periodo la nazione americana creò una nuova casta politica: quella militare. Battuto il nemico fascista e nazista, bisognava trovarne uno nuovo per giustificare la presenza della macchina produttiva bellica: il nemico è a sinistra! era il motto.

In questo periodo si verificò il fenomeno del maccartismo, dal nome del presidente del senato americano Mc Carthy (1950-1954) per la repressione delle attività anti americane di cui erano ritenuti responsabili i comunisti o i loro simpatizzanti; nacque quando il mito americano fu messo in pericolo in quanto il governo stesso era convinto che i segreti militari erano trasferiti ad altre nazioni con un’ideologia diversa.

L'America era l'unica potenza mondiale, considerata soggetto buono, che poteva avere nei suoi arsenali militari armi atomiche: questa mentalità era stata avallata dall’abbattimento del nazismo in quanto soggetto non buono.

L'America entrò in guerra con la Corea; questa nazione era divisa in due parti: una filocomunista ed una filoamericana, gli USA per la prima volta uscirono sconfitti (non vi era stata abbastanza motivazione alla base) dal conflitto, anche se ciò non venne mai apertamente dichiarato, la guerra si concluse con un armistizio sul 38° parallelo, ancora valido oggi.

Il modello culturale USA, in quegli anni, era quello del self made man, cioè fai quello che vuoi, ma gli uomini di cultura si accorsero che il modello non funzionava perché si era trasformato da “fai quello che vuoi” in “consuma ciò che vuoi alla condizione che ti metti in un certo sistema produttivo”.

Tra il 1950-60 la cultura americana fu esportata in Europa, con l'inizio del consumismo sfrenato, l'Europa si accorse ben presto che il mito americano non era valido: la non funzionalità di un modello non si poteva nascondere a lungo.

Nel 1965 gli USA entrarono in guerra con il Vietnam, ed anche in questo caso vi fu lo scontro fra due grandi potenze: il mondo cinese sconfisse la grande potenza americana con dei mezzi bellici decisamente inferiori sfruttando bene le risorse naturali e motivazionali.

Negli anni '60 si sviluppò negli USA un largo uso di stupefacenti, fenomeno dovuto alla grande crisi economico culturale, in Europa questo fenomeno si presentò otto anni più tardi nel '68 che segnò la fine definitiva dell'epoca fascista (nel senso storico e culturale), con la proposizione di un nuovo modello con aspettative di libertà individuale sfociate o nel riflusso in ambienti consumistici o nel tentativo di cambiamenti politici in modo violento (es. BR).

L’Europa degli anni '70 fu contrassegnata dai cosiddetti anni di piombo, non solo per l’insorgere di fenomeni terroristici, ma anche per un disagio sociale ed una stasi culturale.

In contesto del genere nasce il fenomeno degli Hippies che presero come riferimento un modello povero in cui le persone non consumavano e dunque non producevano sottraendosi così ad una logica dominante ed attuando alla lettera il puoi fare ciò che vuoi.

È in questo periodo che nasce l’epidemiologia delle sostanze stupefacenti.

I modello americano “Puoi fare ciò che vuoi [se sei capace]” tipico della mentalità adolescenziale, con quella sensazione di onnipotenza fantastica che permette di cambiare attività ed amori con la stessa facilità di bere una bibita, è in realtà l’offerta sul piano fantastico e trasgressivo che gli stupefacenti promettono. La mentalità consumistica porta ad un’indiscussa povertà anche sul piano concettuale: la libertà individuale promessa dal mito, in realtà è contrabbandata con la sostituzione di una serie di Mass Media. Da qui la reale sottrazione della capacità reale in cambio della fantasia: es. telefono erotico, ecc. La cultura attuale sottrae un’individualità personale sostituendola con una cultura produttivo consumistica. La rivendicazione sul piano concettuale dei tossicomani è soprattutto nell’ambito spazio-temporale, non sottraibile ovviamente durante il trip (viaggio), che è enfatizzato appunto dall’uso di sostanze stupefacenti. 

 

Principio di piacere: adattamento al mondo interno (autorealizzazione)

Principio di realtà: adattamento al mondo esterno

 Considerazioni

Bisogna ricordare che la tossicomania non è da considerarsi una patologia individuale bensì collettiva generata dalla comunità stessa. Possiamo fare un parallelismo fra la nostra società ed un corpo umano dove se vi è un organo ammalato ne risente tutto il corpo, non basta solo curare l’organo ma bisogna trattare il corpo nella sua globalità. In passato abbiamo assistito ad un fenomeno simile quando gli europei importarono in America l’alcol (la droga dei vincitori): l’effetto che ebbe sugli indiani fu distruttivo. Oggi legalizzando la droga, si ripeterebbe il medesimo schema (le sostanze stupefacenti provengono dall’Oriente), si rischierebbe di produrre lo stesso fenomeno portando ad un annientamento sociale.

Legalizzare il consumo di droghe significherebbe togliere una valenza di sofferenza a questo simbolismo: il rischio sarebbe quello dell’escalation del consumo anche se i fautori di iniziative a favore della legalizzazione asseriscono che i fenomeni collaterali, come quello della microcriminalità verrebbero a diminuire.

Strutture, come la Clinica Psichiatrica Cantonale (CPC) nella realtà ticinese (e non solo) non sono adeguate a curare le tossicomanie appunto perché è la società stessa (e l’Ospedale rappresenta l’Istituzione) ad averle create e ciò creerebbe un conflitto sul piano filosofico; ambienti più idonei alla cura di queste patologie sono quelli alternativi con alla loro guida dei personaggi con un forte carisma: rappresentano il nuovo elemento mitico (Don Jelmini, Muccioli, ecc.).

Psicologia adolescenziale

L’identificazione di appartenenza: la mamma è l’unica, tipica dei bambini, tanto è forte tanto è difficile la separazione, è un'esperienza necessaria per avviarsi verso una propria identità. L’esperienza fondamentale è la trasgressione: fare in modo più o meno clandestino ciò che non è consentito dalla legge che implicitamente conferma che “la legge c’è e che è più forte di me”. La trasgressione non è libertà ma dipendenza: nell’adolescenza conferma che il legame parentale è ancora forte. Una cultura come la nostra tende a togliere ogni regola dando notevoli quote di permissivismo e quindi il bisogno di trasgressione diminuisce: gli adolescenti ne soffrono perché non possono più trasgredire. Questo processo di rottura tende ad identificarsi con degli eroi, per trovare dei nuovi modelli di identificazione. È in questo periodo che si sviluppano gli elementi mitici tipici degli adolescenti: passione per attori, attrici, cantanti, ecc.; questo sviluppo fantastico sfocia nella reale difficoltà di non vedere realizzate le proprie fantasie: non potrò fare l’astronauta, il cantante, ecc.

Queste espressioni mitiche in genere sono transitorie ed utilizzate sino al raggiungimento della reale autonomia.

Esiste anche la possibilità che il processo di distacco dai genitori non avvenga: riscontriamo fenomeni come quello dell’eterno fanciullo (puer aeternus) ad esempio.

Psicopatologia individuale

La realizzazione della propria identità tramite i miti nel soggetto tossicomane adolescente è enfatizzata dall’uso di sostanze stupefacenti: la droga produce e potenzia la capacità (aspetto illusorio) di fantasticare. L’attività fantastica indotta da sostanze psicoattive, abbassa lo stato di coscienza: il livello di quest’ultima è tale da non permettere l’utilizzo dell’esperienza in modo proficuo. Le droghe inducono una tendenza alla fantasia in modo regressivo, rendendo l’individuo non più capace di fantasticare senza l’utilizzo della sostanza e portandolo all’uso reiterato e continuativo della stessa.

Il tossicomane è quindi un eterno adolescente che utilizza la droga come supporto psicologico per mantenere questo stato.

Aspetti psicologici

Le facoltà psichiche elementari sono conservate ma dosi elevate e continuative di stupefacenti diminuiscono le capacità di concentrazione e memoria.

L’affettività risulta contenere i danni patologici più evidenti: le caratteristiche di immaturità sono palesi. Un tossicomane ha molto alterata la sua capacità emotiva; la dimensione aggressiva è molto disturbata e presenta un modello auto-etero distruttivo: è sostanzialmente mal gestita ed afinalistica. È un giovane uomo che gestisce la propria vita con modalità adolescenziali.

Il mondo emotivo presenta una difficoltà di distinzione tra mondo emotivo interno e quello esterno; nell’adolescente vige la convinzione che il mondo è un prolungamento di sé stesso. Vi è una difficoltà di adattamento alla realtà in quanto il tossicomane è un elemento eccessivamente autocentrato: proposte coerenti, ad esempio nell’ambito riabilitativo non sono sostenibili emotivamente. La collocazione sociale del tossicomane è nell’ambito marginale: prostituzione, piccola delinquenza e spaccio di sostanze stupefacenti sono ricorrenti.

Il giudizio e la critica presentano coefficienti molto bassi: esiste un’incapacità di valutare le cose in modo preciso ed oggettivo.

A livello psicomotorio le funzioni sono praticamente intatte ad eccezione nei casi di intossicazione acuta.

Le droghe

L’OMS definisce droghe tutte quelle sostanze che in piccole quantità provocano alterazioni dello psichismo e tendenza all’assunzione di quantità sempre più elevate. Nella Svizzera la Legge Federale sugli Stupefacenti (LFS) ha determinato l’elenco delle sostanze considerate droghe.

Esistono sostanzialmente cinque gruppi di sostanze:

 i derivati dell’oppio

 la cocaina

 i derivati della canapa indiana

 gli allucinogeni

 le amfetamine

I derivati dell’oppio

L’oppio è una droga che si ottiene per condensazione del latice ricavato per incisione delle capsule immature del Papaver somniferum, pianta erbacea annua coltivata nei Paesi balcanici, nell'Asia Minore, in Iran, in Cina e in alcune regioni dell'America Settentrionale e Centrale. Il latice all'aria si rapprende trasformandosi in una massa gommosa di colore brunastro, la quale viene essiccata e ridotta in polvere o compressa in pani che vengono cosparsi di semi di rumex[1] e avvolti in foglie di papavero. Le ricerche sulla composizione dell'oppio iniziarono alla fine del sec. XVIII in Germania e portarono, dopo alcuni anni, all'isolamento di un alcaloide da parte del farmacista tedesco Sertürner, che lo chiamò morfina. Negli anni successivi furono isolate anche la codeina (Tussamin ©, Paracodin ©, ecc.) e la papaverina, e in luogo della droga grezza si cominciarono a usare in medicina i suoi principi attivi puri.

Gli effetti dell’oppio sono di tipo analgesico sul sistema nervoso centrale; tra i derivati più conosciuti ricordiamo l’eroina e la morfina. Viene spontaneo domandarsi sul perché di una droga analgesica. Il dolore è il divario tra il principio di piacere ed il principio di realtà: molti riti tribali di iniziazione passano attraverso il dolore come strumento di frustrazione e conseguentemente motore stimolatore all’acquisizione di nuove capacità ... ma non è per tutti così.

Dal punto di vista fisiologico i derivati dell’oppio presentano un effetto parasimpatico-mimetico ed agiscono sui meccanismi dell’acetilcolina. La sospensione di questi attivatori paralleli (al sistema simpatico) provocano la cosiddetta crisi d’astinenza o crisi del sistema ortosimpatico. Il farmaco Catapresan ® (antipertensore che agisce sui recettori alfa adrenergici) fungerà, in concomitanza con l’uso di neurolettici in dosi minime, da antagonista all’adrenalina che in quel momento avrà valori elevati con conseguente aumento dello stato d’ansia.

Cocaina

Alcaloide contenuto nelle foglie della coca. La cocaina provoca intensa eccitazione del sistema nervoso centrale con interessamento delle aree motorie e della sfera psichica. L’intossicazione acuta da cocaina produce eccitamento, midriasi, respiro irregolare, delirio, convulsioni e morte per paralisi respiratoria; l’intossicazione cronica provoca un rapido deterioramento fisico e mentale del soggetto, riduzione del peso corporeo per inappetenza e disturbi digestivi, insonnia, tremori, cachessia progressiva, impotenza sessuale. Del deterioramento psichico sono espressione la perdita del potere critico, l’incapacità di applicazione al lavoro mentale, l’attenuazione della volontà, turbe caratteriali di vario genere. L’impiego ripetuto della cocaina provoca inoltre uno stato di asservimento, cioè di “bisogno tossico” del farmaco, meno grave, tuttavia, di quello che si ha nella dipendenza da oppiacei.

I derivati della canapa indiana

La canapa indiana è una pianta (Cannabis sativa varietà indica) affine alla canapa comune dalla quale si differenzia per alcune caratteristiche morfologiche (colore delle foglie, fusto cilindrico, ecc.) e per il contenuto in resine ad azione stupefacente delle foglie e delle infiorescenze femminili. Dalla resina e, in minor misura, dai fiori e dalle foglie, si estraggono numerose sostanze farmacologicamente attive, le più importanti delle quali sono i tetraidrocannabinoli (THC) in varie forme isomeriche. Tipiche manifestazioni sono: ebbrezza, esagerata espansività, euforia, allucinazioni in genere piacevoli e un allungamento della sensazione del tempo, per cui i minuti sembrano ore. Le alterazioni a carico della sfera psichica sono accompagnate da disturbi vegetativi talora gravi, quali depressione respiratoria, ipotensione, abbassamento della temperatura corporea, bradicardia. In sostanza la cannabis produce effetti molto simili a quelli della morfina, ma con una più intensa e durevole azione psico eccitante Di queste sostanze vi è un uso sempre meno patologico ma sono dannose in grandi quantità e predispongono all’uso di stupefacenti più incisivi: in alcuni individui può indurre crisi psicotiche.

Gli allucinogeni

Possono essere di sintesi come LSD che è un derivato dell’acido lisergico, o naturali come la mescalina o il pejote (fungo). Sono induttori di Bonhöffer e della comparsa di un’esperienza allucinatoria che può avere svariati contenuti (piacevoli e sgradevoli). Solitamente il tossicomane ne fa un uso moderato di queste sostanze; chi invece ne abusa va interpretato preferibilmente come soggetto psicotico o meglio prepsicotico alla ricerca della sua psicosi (self-care).

LSD

Sostanza allucinogena, dietilammide dell’acido lisergico, nota con la sigla LSD. Costituisce il nucleo di base nella struttura degli alcaloidi della segale cornuta, nessuno dei quali possiede tuttavia effetti allucinogeni altrettanto potenti. Assunta per via orale alla dose di.0,05 mg, produce, entro un’ora e per la durata di alcune ore, caratteristiche alterazioni della percettività, dell’affettività e del corso del pensiero. Il meccanismo d’azione della LSD, i cui effetti sulla percettività, sul carattere e sull’affettività ricordano molto da vicino il quadro della schizofrenia, è molto probabilmente connesso con la dimostrata attività del farmaco sui recettori del mediatore 5 idrossitriptamina, che sono stimolati da basse dosi di l. e inibiti da dosi più alte.

Mescalina o mezcalina

Sostanza allucinogena che costituisce il principio attivo del peyotl (Lophophora williamsii), piccola cactacea che cresce nel Messico e nelle regioni meridionale degli Stati Uniti

Le amfetamine

Attualmente sono poco usate dai tossicodipendenti ed hanno un effetto anoressizzante.

A dosi di 5-10 mg stimolano intensamente i centri sensitivi e motori della corteccia cerebrale determinando euforia, eccitazione psichica e psicomotoria, insonnia. L'eccitazione amfetaminica è generalmente seguita da depressione psichica e da sensazione di affaticamento. L'uso dell'amfetamina nel doping, cioè nelle pratiche tendenti a migliorare artificiosamente il rendimento fisico, è senza dubbio erroneo e pericoloso. Infatti la riduzione del senso di affaticamento non fa che mascherare i sintomi indicanti l'esaurimento delle disponibilità energetiche; inoltre gli effetti stimolanti dell'amfetamina sul cuore, sul circolo e sul metabolismo sono nettamente sfavorevoli in condizioni di sforzo.

Benzodiazepine

Le benzodiazepine hanno importanti applicazioni in medicina, oltre che come ipnotici e sedativi, come ansiolitici, anticonvulsivanti, miorilassanti, farmaci preanestetici e anestetici. Gli effetti più importanti che derivano dall'azione delle benzodiazepine sul sistema nervoso centrale sono: la sedazione, l'ipnosi, la diminuzione dell'ansia e l'attività anticonvulsivante. Le benzodiazepine provocano meno disturbi collaterali di altri farmaci (ma danno una forte dipendenza soprattutto a dosi elevate). É da ricordare, tuttavia, che le benzodiazepine possono produrre vari disturbi come ad esempio un aumento del tempo di reazione, disorganizzazione del pensiero, scoordinazione motoria. Sono stati riscontrati anche casi di effetto - paradosso, come un incremento dell'incidenza di incubi notturni, ansia, irritabilità, tachicardia, sudorazione e, in alcuni casi, stati depressivi e idee di suicidio. Questa categoria di farmaci, pur non rientrando nella lista citata dalla LFS, rappresenta un gruppo di sostanze molto ricercate dai tossicodipendenti: alcuni pazienti riferiscono di ingestioni di 20 Rohypnol © da 2 mg al giorno (molte volte associato ad alcol) o circa 30 Temesta Expidet © da 2,5 mg! Lo svezzamento da questa categoria di farmaci comporta una farmacoterapia sostitutiva con benzodiazepine di altro tipo a decrescere.

Diagnosi, prognosi e terapia

Dal punto di vista diagnostico è necessario ricercare tre elementi per una diagnosi di tossicomania:

se il soggetto è un consumatore non è un tossicomane e viceversa

se il soggetto è un tossicomane primario

se il soggetto è un tossicomane secondario (utenti tipici per la psichiatria)

Per quanto riguarda la prognosi è importante rilevare che la tossicomania è una patologia giovane (circa 20 anni) ed è difficile dare delle indicazioni precise. La morte è un elemento non trascurabile ma frequente; vi è l’impressione che una grossa fascia di tossicomani trovi una via di guarigione con un uso limitato di queste sostanze.

La terapia come già indicato non è di competenza della psichiatria. I luoghi di cura si collocano nell’area marginale della società, area di provenienza dei tossicomani stessi. L’esperienza ricorrente è la Comunità di cui è importante rilevare alcuni aspetti:

è di ordine religioso-spirituale

ha una connotazione di marginalità rispetto alle modalità consumistiche (campagna, animali, ecc.)

ha un modello strutturante sadico: il soggetto della tortura (il giovane tossicodipendente) diventa torturatore (ex tossicodipendente che si trasforma in responsabile dei vari gruppi)

maturazione a tappe forzate con esiti positivi al massimo del 30% (considerata la patologia la percentuale è elevata). 

L’ospedale, soprattutto psichiatrico, rappresenta per i tossicomani, un’area di parcheggio dove si opera la disassuefazione dalle sostanze dalle quali sono dipendenti (benzodiazepine, eroina, metadone, ecc.), per poi proseguire verso una comunità.

 



[1] genere di piante erbacee, proprie dei prati e dei luoghi incolti, della fam. Poligonacee, note comunemente come romici
 
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