EDUCAWEB: spazio virtuale di incontro sociosanitario ed educativo

giovedì 19 ottobre 2017

Home arrow Tutti i contenuti arrow L’amore ai tempi dell’AIDS
giovedì 19 ottobre 2017
Home
Notizie
LINKS
Mappa del sito
Tutti i contenuti
Cerca
Licenza Joomla
Psichiatria
Educativo
Guest Book
Download Files
Calendario e Appuntamenti
Libri e pubblicazioni
Meteo
NEWS Salute
Disclaimer medico




by Zippy
Advertising - Pubblicità
L’amore ai tempi dell’AIDS PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Peloso   
RED RIBBON In Italia al momento ci sono circa 120 mila sieropositivi, e 30 mila di essi non sono neppure a conoscenza della loro condizione. In aumento i contagiati, ma il loro profilo medio è cambiato.

L'AIDS, “il Nuovo Flagello di Dio” benedetto sin dalla sua comparsa con estremo cinismo dagli ambienti omofobi e contro la droga, ha ormai mutato da anni il tipico profilo della sua vittima; è infatti radicalmente cambiata l’immagine del sieropositivo: non è più l’individuo socialmente marginale, omosessuale e/o tossicodipendente, bensì un benestante soggetto eterosessuale di circa 40 anni, con figli e moglie, alla quale non si prende l’impegno di essere particolarmente fedele: il dato più preoccupante è dunque l’aumento del numero di donne in AIDS conclamato e spesso si tratta proprio di donne con partner fisso che non hanno percezione alcuna del rischio, vittime dei rapporti occasionali non protetti del proprio uomo. Uomo che, nell’anno Domini 2010, è capace di pagare una “escort” il doppio della normale tariffa purché questa non richieda l’uso del profilattico.
Ma purtroppo questa è una visione ben troppo semplicistica del problema e oserei dire esageratamente femminista; infatti, il 45% delle donne la cui vita è distrutta dal virus (sono infatti le donne le maggiormente colpite) sono “martiri consapevoli”, al corrente del fatto che il loro partner sia portatore e perfettamente consce dei rischi che si corrono avendo un rapporto con un sieropositivo. Sostengono di non proteggersi per amore e “rispetto” dell’altro: ma come si può amare il proprio compagno se non preesiste un po’ di amor proprio e rispetto della propria persona?
Il principale utilizzo del preservativo non è più quello per cui originariamente era pensato, ovvero la protezione da malattie sessualmente trasmissibili, ma è bensì unicamente visto come un anticoncezionale. Oggi, grazie anche all’avvento e all’incredibile progresso della contraccezione ormonale, sia essa cerotto, spirale o la celeberrima pillola, se ne è largamente diminuito l’utilizzo; ma se con questo tipo di contraccezione si è contribuito all’aumento della libertà sessuale femminile, non è diminuito l’incoscienza [recenti sondaggi hanno dimostrato che molti, tra uomini e donne, sono erroneamente convinti che questo tipo di contraccezione costituisca anche una profilassi contro le MST].

“Le donne che iniziano ad assumere la pillola spesso dimenticano che essa impedisce si gravidanze indesiderate, ma non protegge in alcun modo dalle malattie sessualmente trasmissibili. Quindi spesso, in caso di rapporti occasionali, tralasciano di assumere una protezione supplementare” è questa la dichiarazione di una ginecologa “spesso accade che all’inizio di una nuova relazione, la donna non si preoccupi del rischio che il suo nuovo fidanzato possa essere sieropositivo”. Si tratta quindi di ignoranza o di pura noncuranza? Forse la colpa non è del tutto loro: è doveroso dire che vi è stata in passato un’informazione-disinformazione in grado di convincerci dell’inesistente distanza abissale che esiste fra i cosiddetti “normali” (non omosessuali, non tossicodipendenti, non emarginati) e l’AIDS; ciò ha fatto in modo che noi smettessimo progressivamente di temerla, di averne una giusta paura: bisogna essere coscienti che le campagne contro la diffusione del virus non sono, o almeno non sono più, esclusivamente mirate a una o più categorie cosiddette a rischio, ma a ciascuno di noi; siamo lontani dal momento in cui la droga era per lo più quella iniettabile, oggi la droga, orribilmente legata a mode quasi quanto l’abbigliamento, è prevalentemente di tipo chimico ad assunzione orale (ecstasy, cocaina e simili). Inoltre, attualmente, l’omosessuale sembrerebbe, lo dimostrano le statistiche e il mutamento della loro presenza sociale, più responsabile e fedele al partner, forse proprio grazie alla campagna fatta in passato. Ma è arrivato il momento che la campagna cambi, o meglio, che noi cambiamo il modo di interpretarla, che la facciamo nostra, rendendoci conto che dobbiamo essere tutti più assennati. Per altri invece, il rassicurante baratro che ci dividerebbe dall’AIDS non sarebbe solo di tipo sociale, ma geografico, a causa dell’illusione che si tratti di una realtà strettamente legata alla regione sub-sahariana dell’Africa, zona del mondo in cui il virus è diffuso maggiormente; ma ci basti sapere che dal 1982 alla fine del 2006 sono stati sessantamila i casi totali di AIDS in Italia, di cui più della metà mortali; la Lombardia, considerata avanguardia dell’economia italiana, può “vantare” il secondo posto in classifica per maggior numero di contagiati, ciò a dimostrazione che questo mostro non sposa esclusivamente ambienti socio-economicamente svantaggiati.
Sempre a causa di queste errate convinzioni, gran parte degli eterosessuali sieropositivi non è neppure a conoscenza di esserlo e quindi, non considerandosi parte dei gruppi considerati a rischio, non modifica di conseguenza le sue abitudini sessuali: sono quarantamila gli italiani che hanno contratto il virus a loro insaputa.
Il rischio percepito è di gran lunga difforme da quello reale, e la generazione che ha visto giungere agli onori della cronaca la questione AIDS, si ritiene ormai un popolo di sopravvissuti, certa di aver superato il problema accanto alla propria gioventù e si ritiene legittimato a educare i nuovi adolescenti senza responsabilizzarsi in prima persona;  a dimostrazione di ciò il progressivo innalzamento della fascia d’età dei colpiti. In quest’ambito è quasi drammatico considerare come i più giovani siano più consapevoli e attenti di coloro che più da vicino hanno vissuto il primo -e in ogni caso più tragico ed intenso- periodo di diffusione della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita.
Stanchi dei bombardamenti mediatici che vedono superficialmente il sesso come un efficace veicolo commerciale, i giovani sono alla ricerca di chiavi di lettura nuove, nuovamente affascinati dalle vecchie visioni “Vendittiane” … “e non c’è sesso senz’amore”, ricordate?
In conclusione occorre acquisire una visione del sesso -e in definitiva della vita- meno consumistica, mercificata ed egoistica, meno assolutista e banalizzante, recuperare l’idea etica, o meglio, umana del rispetto di tutte le dignità e umanità altrui, tralasciando soluzioni troppo semplicistiche per essere considerate universali o universalmente condivisibili. È di un preservativo mentale che in realtà l’uomo (in quanto essere umano) ha bisogno, una barriera sottile abbastanza da lasciar trapelare il rispetto, ma abbastanza spessa da impedire di nuocere all’altro. È urgente che si riesca finalmente uscire dall’ottica brutale di uso dell’altro, senza il considerazione della sua dignità, umanità, fisicità e ad entrare in quella che vede la sessualità come una realtà ben più importante di quella mostrataci dalla società moderna. Capito in conclusione questo, ognuno sarà in grado da sé di trovare soluzioni individuali, adatte al proprio stile di vita e alla propria morale, dalla fedeltà, alla castità, al profilattico.
 
< Prec.   Pros. >
I testi e i materiali pubblicati, o comunque messi a disposizione su questo sito, sono utilizzabili dietro citazione della fonte, secondo la Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo" e salvi i diritti esclusivi spettanti a terzi ai sensi di legge. Chiunque lamenti violazioni di diritti esclusivi o altri abusi può chiederne la rimozione dal sito scrivendo al WEBMaster dalla sezione CONTATTI, indicandone la motivazione. Oppure mailto:educaweb(at)altervista (dot)org
qdroid
Covo dei Briganti, non è il solito agriturismo! - Si trova nella Tuscia, un angolo di Lazio tra la Toscana e l'Umbria. Puoi mangiare alla Cantina del Mago e rimarrai stupito!
Sostieni il sito!

Enter Amount:

Frase del giorno
PHOTOS
© 2017 EDUCAWEB: spazio virtuale di incontro sociosanitario ed educativo