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Invito alla sociologia PDF Stampa E-mail
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Image II sociologo [...] è una persona che ha un interesse appassionato, inesauribile, sfacciato, per i fatti degli uomini. Suo habitat naturale è ogni luogo ove gli uomini si incontrano. II sociologo può avere interesse per molte altre cose, ma il suo interesse dominante è per il mondo degli uomini, per le loro istituzioni, la loro storia, le loro passioni. E siccome gli uomini lo interessano, nulla di ciò che essi fanno può essergli del tutto indifferente. Naturalmente lo interesseranno, gli avvenimenti che coinvolgono le credenze fondamentali degli uomini, i loro momenti di tragedia, di grandezza, di estasi. Ma lo attrarranno anche i fatti banali di ogni giorno. Gli accadrà di provare rispetto, ma il rispetto non gli impedirà di voler vedere e capire. Gli accadrà di provare ripugnanza o disprezzo, ma anche questo non gli impedirà di voler trovare risposte alle sue domande. Nella sua ricerca della comprensione, il sociologo percorre il mondo degli uomini ignorando i confini usuali. Nobiltà e degradazione, potenza e umiltà, intelligenza e stoltezza sono per lui ugualmente interessanti per quanto passano differire rispetto ai suoi valori e alte sue predilezioni personali. Cosi, le sue domande possono condurlo in ogni possibile strato della società, nei luoghi più noti e meno noti, più rispettati e più disprezzati. E se è un buon sociologo andrà in tutti quei luoghi perché le sue domande lo dominano ai punto che egli non potrà fare a meno di cercare risposta. Possiamo dire la stessa cosa in tono minore. Possiamo dire che il sociologo, con tutta la dignità del suo titolo accademico, è il tipo che non può fare a meno di ascoltare i pettegolezzi, che ha la tentazione di guardare dal buco della serratura, di leggere la posta altrui, di aprire i cassetti chiusi. Prima che qualche psicologo disoccupato si accinga a costruire un test attitudinale sulla base di un voyeurismo sublimato, precisiamo subito che parliamo metaforicamente. [...] Quella che ci interessa è la curiosità che prende ogni sociologo davanti a una porta chiusa dietro la quale ci sono voci umane. Se e un buon sociologo, vorrà aprire quella porta, capire quelle voci. Dietro ogni porta chiusa, immaginerà nuovi aspetti della vita umana non ancora percepiti e compresi. II sociologo si occuperà di cose che altri consideravano troppo sacre o troppo volgari per un’indagine oggettiva. Troverà proficua la compagnia di preti o di prostitute non a seconda delle sue predilezioni personali, ma delle domande che in quel momento si pone. Si occuperà anche di cose che per altri sono insignificanti. Gli interesseranno le interazioni umane connesse alla guerra o alle grandi scoperte intellettuali, ma gli interesseranno anche i rapporti che esistono tra il personale di un ristorante o tra un gruppo di bambine che giocano alle bambole. L’oggetto principale della sua attenzione non e li significato ultimo dell’agire umano, ma L’azione in se stessa in quanto costituisce un esempio della molteplicità del comportamento umano. [...] A volte anche il sociologo penetra in mondi che gli erano del tutto sconosciuti: il mondo del crimine, il mondo di una strana setta religiosa o il mondo configurato dai particolari interessi di una categoria – gli specialisti in medicina, i dirigenti militari o gli esperti pubblicitari. Ma di solito il sociologo si muove in campi d’esperienza che sono familiari a lui e a quasi tutti quelli che appartengono alla sua società: le sue ricerche riguardano comunità, istituzioni e attività di cui i giornali parlano continuamente. Eppure anche in queste ricerche c’è l’emozione de! la scoperta: non, stavolta, L’emozione di scoprire cose totalmente nuove, ma di scoprire che le cose note hanno un diverso significato. L’interesse della sociologia nasce dai fatto che la sua prospettiva ci consente di vedere sotto una nuova luce il mondo dove abbiamo sempre vissuto. Anche questo determina un mutamento di coscienza. E dal punto di vista esistenziale tale mutamento è più importante di quanto non sia in altre discipline intellettuali, perché è più difficile segregarlo in un particolare settore della propria mente. L’astronomo non’ vive nelle galassie remote, e il fisico nucleare quando non e in laboratorio può mangiare, ridere, sposarsi e votare senza pensare ai segreti dell’atomo; il geologo studia le rocce solo quando lavora e il glottologo con la moglie parla la sua lingua. II sociologo invece vive nella società quando lavora e quando non lavora. La sua vita stessa è inevitabilmente parte della sua materia di studio. Siccome gli uomini sono uomini, anche i sociologi riescono a segregare le loro percezioni professionali dalle loro faccende quotidiane, ma è piuttosto difficile riuscire a farlo in buona fede.

II sociologo opera nel mondo comune degli uomini, a contatto di quella che molti di loro chiamerebbero la realtà. Le categorie che egli adopera nella sua analisi non sono che perfezionamenti delle categorie che regolano la vita di tutti: potere, classe, status, razza, appartenenza etnica. Perciò certe indagini sociologiche hanno un apparente carattere di banalità. Uno le legge, riconosce situazioni note, pensa che sono tutte cose che sapeva gia e si meraviglia che ci sia gente che sta a perdere tempo su ovvietà simili – finché si imbatte improvvisamente in un’osservazione che sovverte completamente la sua precedente visione di questi fatti noti. E a questo punto che si comincia ad intuire l’interesse della sociologia. [...] Possiamo dire che il primo ammaestramento della sociologia è questo: le cose non sono quello che appaiono. Anche questa sembra un’affermazione elementare, ma non lo è poi tanto. La realtà sociale si rivela costituita da molti strati di significato. La scoperta di ogni nuovo strato modifica la percezione dell’insieme. [...]

 

Da Peter L. Berger, Invito alla sociologia, Marsilio, Padova, 1967

 
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