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Piccola introduzione per l’uso delle Tabelle di comunicazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

di Ursula Braun

Tradotto dal tedesco da Pasinetti-Weiss Margrit.

 Per favorire una maggiore comprensione di articolo anche per principianti della tematica della comunicazione alternativa e aumentativa è meglio spiegare alcuni concetti principali.

Il termine “forme comunicative con il proprio corpo” (körpereigene Kommunikations- formen) comprende tutti i modi di comunicare con il proprio corpo, per esempio l’uso dello sguardo (l’inclinazione, l’orientamento dello sguardo), l’uso del linguaggio verbale della persona disartrica anche se è difficoltoso e poco comprensibile o l’impiego di gesti.

Il termine “ausilio non elettronico per la comunicazione” comprende tutti i mezzi esterni che funzionano senza l’utilizzo dell’elettronica, per esempio; quaderni di comunicazione, tabelle di comunicazione o cartelloni e anche grembiuli per la comunicazione.

“Mezzi elettronici per l’aiuto alla comunicazione” sono da intendere come mezzi fissi o portatili, i Vocas che emettono voce registrata o scrittura, ed i Personal Computer (PC) con sintesi vocale pittogrammi e scrittura.

 

Richiede forse anche una spiegazione il termine “co-costruzioni”, si intende tutte le espressioni che pronunciano gli/le interlocutori/ -ici, il loro compito è esclusivamente tradurre in parole le azioni comunicative dell’interlocutore “non parlante”.

Successivamente si parlerà di “tabelle per la comunicazione”, mi riferisco in particolare ai modelli più comuni, quelli fatti in cartone in diverse misure, sulle quali si incollano foto, simboli grafici, pittografici o parole/lettere, comunque tutte le dichiarazioni e segnalazioni che si possono trasmettere anche su altri mezzi di comunicazione non elettronici.

 Perché le tabelle di comunicazione?

Per molte persone che non parlano, le tabelle comunicative rappresentano un mezzo indispensabile quale mezzo di comunicazione ed hanno notevoli vantaggi. Le TC sono resistenti, facilmente trasportabili, relativamente facili nella costruzione e nelle modifiche, inoltre sono a basso costo.

Per interlocutori non abituali, sconosciuti, le TC sono più facili da comprendere che la comunicazione con il corpo, come per esempio i gesti o l’uso del linguaggio della persona disartrica, in questo senso le TC possono contribuire ad aumentare il numero dei possibili interlocutori. Nel paragone con mezzi di comunicazione elettronici, le TC hanno il rilevante vantaggio di non subire dei disturbi tecnici e di servire anche in luoghi esterni, nei quali sarebbe difficile usare un computer (per esempio nel bagno, nella sabbia al parco o addirittura nella piscina, nel caso che la tabella sia laminata).

Se gli interlocutori conoscono il sistema e sanno bene co-costruire il discorso, le TC permettono di avere una comunicazione più rapida di quella che si può ottenere con una sintesi vocale. Questa velocizzazione della comunicazione va a scapito dell’indipendenza, purtroppo questo è un fattore negativo inevitabile. Un ulteriore vantaggio dei mezzi non elettronici per la comunicazione aumentativa alternativa (CAA) è il fattore che l’interlocutore è sempre coinvolto nel processo comunicativo a causa della necessità della co-costruzione del discorso, questo vale anche per la comunicazione fatta con il corpo.

Con l’uso dei mezzi elettronici si creano spesso delle pause, dei silenzi, nei quali l’interlocutore non parlante formula il suo dialogo sulla sintesi vocale. Per noi tutti questi silenzi sono imbarazzanti, spesso causano insicurezza (vedi Braun 1994).

Per persone che non parlano, le TC possono essere l’elemento centrale nel sistema di comunicazione. Bisogna però considerare che le TC hanno anche diversi svantaggi in confronto con la comunicazione con il corpo o con i mezzi elettronici. Le forme comunicative con il corpo sono sempre disponibili e permettono una comunicazione senza essere legati a uno specifico luogo o mezzo, permettono una comunicazione spontanea. D’altra parte la comunicazione con mezzi elettronici, come i Vocas, ed i Personal Computer (PC), permette meno dipendenza dal partner e dalla sua capacità di co-costruire e aumenta le possibilità di gestire la conversazione per la persona che li usa.

Che aspetto hanno le TC, Tabelle di comunicazione?

Di regola le TC hanno come base un cartone stabile, sul quale si incollano delle foto, dei simboli, dei disegni, delle lettere e/o delle parole.

Per proteggere la TC da un’usura precoce spesso si plastifica o si lamina.

Le TC sono leggere e per questo facilmente trasportabili sul tavolino della sedia a rotelle, dove possono essere fissate sotto una lastra di plexiglas. Si possono anche trasportare nella retina della sedia a rotelle o si possono appendere lateralmente.

I “modelli pieghevoli” sono inoltre meno ingombranti.  Quando il vocabolario è ampio e quindi la tabella è grande o la persona che usa la TC deambula, è raccomandabile di creare un quaderno di comunicazione al posto della tabella.

Si consiglia di fare delle fotocopie delle TC per i luoghi più frequentati, come per esempio il bagno, la palestra, ecc. Le copie fissate sul muro, permettono una comunicazione spontanea, anche se la TC personale non è raggiungibile.

Le TC possono essere generali, ossia che contengono un vocabolario che serve nella maggior parte delle situazioni. Accanto a queste, è inoltre utile creare delle TC per situazioni specifiche (come per esempio l’incontro mattutino, il corso di cucina, un ricovero ospedaliero, i giochi di compagnia, ecc.) le cosiddette TC a tema.

Anche temi delicati (come per esempio la sessualità) per motivi di privacy, dovrebbero trovare spazio su una tabella a tema, siccome contengono un vocabolario intimo, anche persone che parlano, solitamente non usano questo vocabolario in situazioni pubbliche. C’é da tener conto che la tabella fissata sotto un plexiglas sul tavolino della sedia a rotelle mette in esposizione a tutti il vocabolario della persona che lo usa per comunicare!

Esempi di quale aspetto pratico possono avere TC generali o a tema si può trovare in questa edizione di “Unterstützte Kommunikation”.

Chi può usare le Tabelle di Comunicazione?

In prima linea le TC sono utili come strumento per la comunicazione per persone che hanno un linguaggio fonetico molto difficile da capire, che però hanno la capacità di vedere e capire delle rappresentazioni visive e riescono riconoscere dei simboli (pittogrammi) rappresentativi per qualcosa di diverso ( per esempio una persona, un’attività, un soggetto, ecc.). Questo però non significa che persone con un disturbo visivo o un disturbo della percezione, o persone che non hanno ancora sviluppato una sufficiente capacità di comprensione simbolica, siano automaticamente escluse dal poter usufruire delle TC. Anche se sono pochi gli esempi, ma qualcuno c’è, sul come dotare ed utilizzare le TC con dei simboli in rilievo per persone ipovedenti o cieche. Lo sviluppo della comprensione dei simboli può essere sostenuto in modo rilevante con l’impiego di foto e simboli grafici (vedi tra l’atro Goossens/Crain 1986, 31). È possibile che le TC siano dapprima usate come mezzo pedagogico – terapeutico per avviare la comprensione dei simboli e solo successivamente avranno la funzione di mezzo comunicativo.

È necessario che sia chiarita diagnosticamente la capacità di differenziare sia a livello visivo che cognitivo della persona disartrica prima di iniziare un lavoro di comunicazione con le TC. Anche se questa affermazione può sembrare banale ed evidente ad alcuni lettori, vale la pena di indicare a questo punto che non e facile fare queste diagnosi con persone che “non parlano”. Da un proprio, imbarazzante, esempio dalla mia attività professionale posso raccontare, di aver sviluppato e creato una volta con un allievo una TC (dal mio punto di vista ho sempre ricevuto da lui delle chiare conferme per la scelta dei simboli) poi ho scoperto che la sua capacità di comprensione visiva non era sufficiente per potere utilizzare questa tabella. Oggi presumo, che lui non era in grado di distinguere visivamente i simboli, ma con una sorprendente sensibilità sulla mia modulazione vocale, lui ha reagito sui segnali non verbali che ho emesso in modo assolutamente non voluto e inconscio, e su essi ha fatto la scelta delle rappresentazioni simboliche.

 

È un equivoco molto comune la convinzione che le TC possono essere usate solo da persone che hanno una certa capacita motoria, che possono con le mani, i piedi, o un utensile d’aiuto, come un bastone fissato sulla fronte o un raggio di luce indicare i simboli desiderati. Per chi non può indicare da solo è molto utile il metodo del partner- scannings. Dietro questo concetto si nasconde un semplice metodo, nel quale il partner segnala sulla tabella comunicativa per “l’interlocutore non parlante”, richiede zona per zona, riga per riga, simbolo per simbolo, cosa intende. In pratica, nel caso di una tabella con un codice a colori funziona nel modo seguente; dapprima è richiesta la zona ( è nella zona rossa, blu, verde, gialla, ecc. ?), poi la riga ( è nella prima, seconda, terza, ecc. riga?), poi in quella riga è richiesto simbolo per simbolo. Premessa per il metodo del partner- scannings è un chiara reazione con un sì o un no da parte del utente della TC.  Purtroppo il metodo del partner- scannings non entra molto nel nostro modo di concepire la socializzazione comunicativa, gli outsider non lo capiscono o non lo usano. Due delle mie allieve, che sono molto veloci nella comunicazione con partner che conoscono, fanno sempre di nuovo la spiacevole esperienza che il loro modo particolare di comunicare è causa del fallimento per una conversazione con persone nuove.

Se è possibile si dovrebbe creare sulla TC una presentazione personale dell’utente e una spiegazione per l’uso per i potenziali partner comunicativi. Il testo potrebbe essere per esempio: “ Ciao, mi chiamo …. Non parlo, ma capisco bene quello che dici. Mi esprimo attraverso la mia tabella di comunicazione. Non posso indicare, per questo motivo ho bisogno il tuo aiuto. Per dire “sì” guardo sul lato destro della mia sedia a rotelle, per dire “no” sul lato sinistro. Quando ti voglio dire qualcosa guardo sulla mia TC. Per favore chiedimi in quel caso se il simbolo si trova nella zona rossa, gialla, verde o blu. Poi domandi in quale riga, e per finire i singoli simboli. Quando hai individuato il simbolo, verifica per favore se la mia comunicazione è composta di più simboli”.

Come si costruisce una Tabella di Comunicazione?

a.) Scelta del vocabolario

Se si decide sulla base di un’accurata verifica diagnostica di creare una TC, ci si pone la domanda: quale vocabolario deve contenere? Per creare un vocabolario adatto a una persona specifica bisogna raccogliere molte informazioni. Nel caso si voglia utilizzare dapprima una TC a tema, si deve scegliere un tema che è di grande interesse per il futuro utente della TC. Per esempio si può trovare il vocabolario tramite un’osservazione sistematica della situazione reale, che dovrà essere rappresentata sulla TC ( per es. gioco con le bambole, fare la spesa, mangiare). Un metodo per trovare una lista di parole per una TC generale potrebbe essere l’orientamento nei diversi locali dove avviene la comunicazione, dei luoghi nei quali si sofferma una persona ( come per es. nella casa genitoriale, nell’appartamento di amici stretti o parenti, a scuola, nella sede della società sportiva, in terapia, nel ritrovo per i giovani, ecc.). Poi all’interno di questi luoghi, si cercano delle persone di riferimento che descrivono, per un tempo prolungato, tutte le attività alle quali l’utente può partecipare, o che possono da lui essere osservate e quale sarebbe il vocabolario utile in questo contesto. Potrebbe essere utile creare delle categorie per il vocabolario, per es. dividere per persone, oggetti, attività, luoghi, attitudini, sentimenti, termini sociali, ecc.

Le liste che si ottengo in questo modo sono confrontate, messe assieme è ampliate con termini, e concetti che fanno parte della conoscenza, degli interessi personali e delle avversioni dell’utente che adopererà poi la tabella una volta ultimata. Nel caso ideale l’utente prende l’ultima decisione sulla composizione finale del vocabolario. Ma, molto frequentemente questo processo decisionale deve essere svolto dagli esperti in materia, perché l’utente non comprende inizialmente il senso della raccolta dei termini e concetti, solo l’uso attivo gli permetterà di imparare a capire che la TC può essere utile come mezzo comunicativo. Sconsiglio assolutamente di creare un vocabolario prendendo come base le liste contenute in “vocabolari secondo lo sviluppo pedagogico a dipendenza dell’età del bambino” (per esempio le 9 scale del vocabolario Makaton), senz’altro queste liste possono essere utili per un certo orientamento, ma non si può rinunciare a valutare quale contenuto è nell’interesse per il singolo individuo, perché il vocabolario “secondo lo sviluppo pedagogico” può essere molto differente da un bambino all’altro.

A dipendenza del bisogno e delle capacità dell’utente, la misura e la complessità della prima TC più essere molto differente. Una TC può essere costruita esclusivamente con 4-6 foto di persone importanti, ma la TC può anche rappresentare una scelta di giochi attrattivi o di alimenti o potrebbe contenere una grande scelta di simboli di diversi contesti. Se il livello cognitivo e comunicativo dell’utente lo permette, sarebbe auspicabile introdurre anche un vocabolario che dirige la comunicazione (ad esempio; “ non ho ancora terminato”, “capito in modo sbagliato”, 

“quasi giusto”, “continua a domandare”) e un vocabolario strategico (per esempio; “simile a“,  “ il contrario di” , “ parte di”), questi concetti aumentano l’effetto comunicativo di una TC.

Bisogna ricordarsi che la scelta del vocabolario dovrebbe contenere anche dei “concetti sociali” ( “hei, come va?”, “scusa!”, “auguri!”), ma anche le parolacce hanno una rilevante importanza nella comunicazione.

b.) Rappresentazione del vocabolario

Il vocabolario può essere rappresentato tramite foto (fatte personalmente o ritagliate da prospetti pubblicitari e riviste), ma di regola sono usati simboli grafici, pittogrammi. Esistono diverse raccolte di simboli (per esempio; PCS, Aladin, Löb, Touch’n Talk), queste semplificano la creazione di una TC e la rendono possibile anche a professionisti con poche doti pittoriche. Alcune raccolte hanno i simboli in diverse misure, altri simboli bisogna ingrandirli o ridurli, per adattarli alla portata visiva dell’utente. Il sistema di simboli più complesso è il sistema Bliss, questo sistema ha integrato le strutture grammaticali e le regole di combinazione. Informazioni approfondite sui simboli grafici si possono trovare tra altro, presso Franzkowiak (1994) e Kristen ( 1994).

Si può fare anche una TC con lettere, parole o frasi, o questi elementi possono servire per completare una TC, in caso che l’utente può sillabare solo alcune parole o leggere qualche parola intera o frase.

Per la creazione di una TC sono molto utili i programmi informatici, essi contengono una raccolta di simboli e permettono di creare delle TC sullo schermo per poi stamparle. Oltre i diversi programmi Bliss, sono da citare in questo contesto i software dei simboli di Aladin e il Boardmaker con i simboli PCS.

c.) L’organizzazione del vocabolario

La “chiave Filzgerald” serve spesso come organizzatore del vocabolario, significa che i simboli sono ordinati seguendo la struttura di una frase (soggettivi, verbi, caratteristiche/ sentimenti, oggetti).  Le singole categorie hanno un “codice colore” per rendere più facile l’orientamento, ogni categoria ha lo sfondo o il bordo di un colore diverso. Questo codice a colori è molto utile, quando si pratica il partner- scanning (vedi sopra).

L’organizzazione del vocabolario può avere anche altri criteri, come per esempio seguendo le capacita motorie o visive del utente della TC. Può essere utile di posizionare i simboli importanti in zone facilmente raggiungibili visivamente o a livello motorio. Come già per la scelta del vocabolario, anche la disposizione deve essere appropriata individualmente per il futuro utente della TC.

d.) Documentazione e aggiornamento

È auspicabile che sia fatta una fotocopia a colori di ogni TC, per avere subito a disposizione una sostituzione in caso di smarrimento dell’originale. Il vocabolario della TC deve essere regolarmente controllato e aggiornata per rimanere efficace come mezzo di comunicazione. La rappresentazione “ ho bisogno un nuovo simbolo” permette all’utente stesso di far notare che la tabella deve essere aggiornata.

 Osservazione finale

Tutti giorni lavorando con le mie due allieve, entrambe con una grave disartria, faccio l’esperienza di quanto sono utili le tabelle di comunicazione. Con l’ausilio delle loro possibilità fisiche e delle TC raccontano le loro avventure, loro pensieri e sentimenti, fanno domande e danno commenti, essere etichettate “non parlante” è semplicemente qualcosa di assurdo ma contemporaneamente si nota quanto questo modo di comunicare sia dipendente dal partner, della sua pazienza e della sua capacità di entrare in empatia. Tutti giorni faccio l’esperienza che le mie due allieve, con il loro modo di comunicare, non sono capite né dagli adulti, né dai bambini, di conseguenza cambiano il loro modo di porsi, le bambine vivaci che hanno voglia di comunicare si mutano in bambine passive, accantonate. Rimane la convinzione, a volte deprimente e volte piena di speranza, che il cambiamento delle possibilità di comunicare per una persona che “non parla” non dipende solo dal metodo della CAA, ma si svolge per la maggior parte nella testa dell’interlocutore (testo originale partner).

 

Referenze bibliografiche:

Braun; U.(1994): Besonderheiten der Gesprächsituationen beim Einsatz von Unterstützter Kommunikation. In Braun, U. (Hrsg.): Unterstützte Kommunikation. Düsseldorf, 46-49

Franzkowiak, Th. (1994): Verständigung mit grafischen Symbolen. In: Braun, U. (Hrsg.):

Unterstützte Kommunikation, Düsseldorf, 22-23

Kristen, U. (1994): Praxis Unterstützte Kommunikation, Düsseldorf Goosses, C.; Crain, Sh. (1986): Aumentative communication inter^vention resource. Birningham, Alabama

 

Contatto con l’autrice:

Dr. Ursula Braun

(docente scuola speciale)

Am Berge 7, 34454

D - Arolsen

 

Allegato

I disturbi della comunicazione

Data la complessità dei meccanismi che portano all’espressione verbale, anche i disturbi di questa sfera si declinano in molteplici sfumature, mantenendo però la grossolana distinzione iniziale. In sostanza ci sono alterazioni della voce oppure alterazioni della parola: le prime sono dovute a traumi locali, a livello delle corde vocali o della laringe, le seconde, invece, originano dai centri cerebrali deputati al controllo del linguaggio. Il classico abbassamento di voce si chiama disfonia e, in casi estremi, diventa afonia, cioè mancanza di voce. Quasi sempre è dovuto a un uso eccessivo della voce o a patologie infiammatorie; risolta la causa ritorna anche la voce. Le alterazioni del linguaggio, invece, sono definite con il termine afasia, cui corrispondono deficit neurologici più o meno gravi, ma raramente reversibili.

Disfonie

Le anomalie della voce sono caratterizzate da una modificazione dell’intensità e del timbro del segnale laringeo. L'alterazione del suono può essere causata semplicemente da un uso eccessivo della voce, oppure essere associata ad una malattia del tipo della laringite, oppure ancora essere provocata da paralisi delle corde vocali. In altri casi la presenza di neoformazioni o di modificazioni del tessuto mucoso cordale, quali noduli, polipi fibroangiomatosi, neoplasie, altera la dinamica del ciclo vibratorio cordale e genera insufficienza glottica, cioè una non perfetta adduzione dei bordi liberi delle corde vocali. Le infiammazioni più comuni sono causate da agenti: virali, batterici o fisici, come il freddo, i vapori irritanti, le polveri. La paralisi delle corde vocali può essere dovuta a lesione o infiammazione dei nervi deputati alla fonazione (IX, X, XI, XII) e può essere completa, incompleta, mono o bilaterale.

Afasia

Letteralmente è l’incapacità di parlare, tipica conseguenza di un ictus cerebrale che abbia colpito l’emisfero sinistro, dove hanno sede molti centri del linguaggio. Contrariamente a quanto si credeva, però, l’elaborazione del linguaggio non è circoscritta alle aree di Broca e Wernicke, ma si avvale anche della collaborazione incrociata di altri centri cerebrali. Per questo motivo è quasi impossibile stabilire, a priori, quali saranno le conseguenze di un danno (ictus, embolia, trombo, tumore, trauma) alla parte sinistra del cervello. Clinicamente le afasie si dividono in molti sottotipi, a seconda della funzione specifica che risulta compromessa, ma difficilmente questi deficit si presentano isolati.

Per chiarezza comunque, si distinguono:

  •           capacità di attribuire il giusto nome agli oggetti
  •           capacità di comprendere il significato di un discorso
  •           capacità di leggere un testo  
  •           comprensione di un testo scritto
  •           capacità di scrivere rispettando ortografia e grammatica
  •           capacità di ripetere esattamente le frasi ascoltate
  •           eloquio spontaneo, cioè capacità di formulare un discorso corretto e scorrevole
  •           fluidità verbale, il contrario della balbuzie

Disartria

È un’anomalia della voce, precisamente la difficoltà ad articolare ed emettere i suoni, ma è causata da una lesione cerebrale. In questo caso il deficit è puramente tecnico, i centri del linguaggio non sono stati colpiti, mentre sono rallentati, o paralizzati, i muscoli responsabili della fonazione. Ne deriva l’assenza di coordinazione motoria nei movimenti fini linguo-bucco-facciali, associata di frequente all'incoordinazione respiratoria. Le capacità di comprensione linguistica sono intatte ma si hanno grandi difficoltà, se non impossibilità, a parlare. Il problema può migliorare con i trattamenti logopedici  e pedagogici basati soprattutto sulla CAA.

 

 

Fonti: American Speech-Language-Hearing Association Dr. Melegari R. Otite media secretiva e sindrome disfonica. Fauci et al. Harrison’s Principles of Internal Medicine. McGraw Hill 14th Edition

 
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