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Pedagogika.it - Anno XXII - nr. 3 PDF Stampa E-mail
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  PEDAGOGIKA.IT

Anno XII- n° 3 – Luglio/Agosto/Settembre 2008

(DOSSIER ISTITUZIONI E DEMOCRAZIA)

«E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà,
tutti voi che amate il diritto alla felicità,
tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno,
è ora che parliate o maggioranza muta!
Prima che arrivino per voi»
(Primo Levi)

La rilettura di questo appello, datato ma fin troppo attuale, ci ha trovati impegnati a parlare di Istituzioni, Democrazia, Educazione e ci ha, ancora di più, motivato a dire e far dire, a parlare intorno a questi temi come imprescindibile esercizio di libertà, palestra e laboratorio della democrazia possibile e praticabile in tempi di revisione e revisionismo.
L'argomento - di non facile e lineare trattazione, se solo si fa lo sforzo di uscire dalla retorica – si presta, per sua natura, ad essere plastico e modificabile secondo personali convincimenti e ostaggio di letture partigiane, nel senso peggiore del termine.
Il dibattito è antico e il conflitto interpretativo può essere fatto risalire a Montesquieu, Machiavelli e, andando ancora più indietro, a Cicerone, al Socrate della platonica Repubblica, ad Erodoto che, nel suo celebre dialogo tra i capi persiani, ci consegna il senso profondo di una difficoltà, di una "empasse" in cui finiscono per incagliarsi i confronti che pretendano di pervenire a condivise e universali conclusioni in materia di forme di governo, di istituzioni statuali e del loro rapporto con l'autorità.
Nell'attuale contingenza storica e politica, interrogarsi su questi temi crediamo risponda ad una sorta di dovere civico per tutti e, in particolare, per chi, come noi, quotidianamente si cimenta, in ambito educativo, con una sorta di diffusa rarefazione dei concetti di istituzione, di autorità, di partecipazione, di senso di appartenenza condivisa.
Come uscire dalla trappola della nostalgia? E, quindi, come articolare il tema senza concludere che una volta si stava meglio? Qual'è la versione moderna dell'autorità? Come è legata la crisi delle istituzioni con la più volte dichiarata "morte del padre"? Come pensare questo tema rispetto ed all'interno delle istituzioni?
E poi, anche assumendo che si possa convenire su un sistema concettuale intorno alla Democrazia ed alle Istituzioni veramente nuovo e moderno – non grossolanamente "modernista" - è possibile insegnare alle nuove generazioni a "stare" nelle istituzioni? Si può insegnare la democrazia, si può educare alla legalità? Ha un senso sostenere che la democrazia comincia – o può ricominciare – da dovunque vogliano, o debbano, convivere due individualità, due persone, due generi?
A queste e ad altre domande vorremmo poter cominciare a rispondere o, quantomeno, a contribuire a definire i termini del problema, avendo coscienza del fatto che si tratta di una sfida faticosa ma desiderabile e, in ultima analisi, necessaria per "allontanare da noi", come dice Giuseppe De Rita, un'inclinazione al peggio, che oggi ci fa "rasentare l'ignominia intellettuale e un'insanabile noia".

IL SOMMARIO
Editoriale – Si può insegnare la democrazia? di Maria Piacente

Dossier – Istituzioni e democrazia

Imparare la democrazia 
Pensando e ripensando, non trovo altro fondamento della democrazia che questo: il rispetto di sé. La democrazia è, tra tutti, l'unico regime che si basa sulla mia dignità in questa sfera più ampia.
di Gustavo Zagrebelsky (Docente di Diritto costituzionale all'Università di Torino, Presidente emerito della Corte Costituzionale)

Una pedagogia politica per la democrazia 
La scuola italiana è una risorsa fondamentale su cui il Paese può contare per riavvicinare i cittadini alle istituzioni dando nuova linfa alla democrazia; essa rappresenta il cuore pulsante da cui può e deve partire un progetto educativo di ampio respiro.

di Fabrizio Manuel Sirignano (Ricercatore di Pedagogia generale e sociale, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli)

A scuola di cittadinanza 
La scuola diventa libera e democratica quando afferma il diritto di ciascuno di parlare e di essere ascoltato amichevolmente, e si realizza nel momento in cui ognuno, anche il più piccolo dei suoi ospiti, si sentirà sollecitato a narrare la propria storia come dotata di senso e valore per sé e per gli altri.
di Carmine Lazzarini (Pedagogista e ricercatore autobiografo)

Note sparse sul problema delle istituzioni

In Freud il funzionamento di un apparato istituzionale, dalla famiglia a realtà più complesse, suppone il rimando al padre, al suo ruolo e alla sua funzione, come a colui che sta alla base della sua fondazione. Comprendere il peso soggettivo e oggettivo che tale figura assume nel discorso sociale significa poter spiegare e interpretare il discorso sociale stesso nei suoi tratti portanti.
di Ambrogio Cozzi (Psicologo, psicoanalista)

Tra la crisi del padre e l'ombra della madre: (oltre) i limiti della democrazia

Di fronte alla crisi dell'ordine gerarchico patriarcale e al disordine emergente da un modello orizzontale maschile, emerge effettivamente la possibilità di riconoscere nuovamente il significato della relazione originaria con la madre e di farne un uso politico creativo.
di Marco Deriu (Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e di Sociologia della comunicazione all'Università di Parma, membro dell'Associazione Maschile Plurale)

Un'altra Storia. Intervista a Rita Borsellino

Siamo convinti che il cambiamento della politica possa avvenire solo attraverso un nuovo e responsabile protagonismo, attraverso processi partecipativi che rendano più fitto il tessuto sociale e lo arricchiscano di beni relazionali.
di Maria Piacente (Rita Borsellino è Presidente dell'Associazione Un'altra Storia)

Avere o Essere
A scuola nell'epoca del consumismo. Un progetto di educazione all'uso responsabile del denaro.
di Jole Garuti (Direttrice Centro Studi Saveria Antiochia OMICRON di Milano)

Vento di legalità
Il 9 maggio è stato il trentennale dell'omicidio di Peppino Impastato. Celebrare la sua memoria e la sua figura è stato il nobile pretesto che ha originato una scommessa un po' folle e un po' arrischiata: non una semplice traversata, o un viaggio anomalo, ma una vera e propria "carovana" per mare.
di Andrea Zummo (Membro di Libera Piemonte - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e dell'Associazione ACMOS)

Temi ed esperienze
Conseguenze identitarie della desaparición 
Nel 1978, si costituì l'Associazione Abuelas de Plaza de Mayo (Nonne di Piazza di Maggio), formata dalle madri dei desaparecidos, nonne dei bambini e delle bambine scomparsi. L'obiettivo principale delle Abuelas era quello di ritrovare i nipoti scomparsi e restituirli alle famiglie biologiche, naturale passaggio per il recupero della loro identità.
di Paola Giovanna Garbarini (Psicologa, collabora con il CESVIP Lombardia)

L'amore che non scordo. Storie di comuni maestre

Quattro realtà, quattro storie di maestre e un maestro, diversi per età e per impatto emotivo, l'immagine è comune: sono scuole, come ce ne sono tante, con i banchi a volte azzurri a volte marroni, con i cartelloni alle pareti, i bambini con le maglie delle squadre di calcio e i quaderni con i personaggi dei cartoni animati, ma è proprio in questa normalità che si trova lo speciale che c'è in ognuno di loro...
di Michela Brugali (Coordinatrice pedagogica Servizi minori Nerviano (MI), Stripes Cooperativa Sociale ONLUS

L'atelier come luogo di confine
L'atelier si configura come un processo di ricerca, in cui confluiscono pensieri, spazi, azioni, mondi vissuti e immaginari, potenzialità celate, sensorialità raffinate e micro-mondi impercettibili.
di Paola Virdis (Psicopedagogista)

Si può iniziare un corso di formazione con un pasticcino? 
Quello che ci muove in un laboratorio di arte-terapia è proprio la curiosità. Quella leggera "forma mentis" del bimbo che, spinto dalla voglia di conoscere, si avvicina alle cose con fare giocoso. Quell'atteggiamento "leggero ma non privo di profondità", che Calvino chiamerebbe "leggerezza della pensosità".
di Elisa Zappa, (designer ed arteterapeuta), Fernanda Lombardi (arteterapeuta ed artista), Davide Scheriani (psicologo, esperto in counselling)

Dal prendere in cura al prendersi in cura nel progetto pilota "Acanto"
Molti atti della vita dei soggetti con sofferenza psichica – ma non solo – sono vissuti come fossero posti gli uni accanto agli altri e la dimensione emotiva che accompagna tali eventi viene vissuta senza che sia posta in essere una qualche capacità di verbalizzazione di essa e di ricostruzione risignificante.
di Bruno Schettini (Docente di Pedagogia generale e sociale della Facoltà di Psicologia della Seconda Università di Napoli), Assunta Aiello (Psicologa)

Cultura
A due voci 
di Angelo Villa e Ambrogio Cozzi
Scelti per voi
a cura di Ambrogio Cozzi
Arrivati in redazione
In breve - La madre dei ragazzi. Uno spettacolo sulla vita e la lotta di Felicia Impastato 118
In Vista - ANEP -Associazione Nazionale Educatori Professionali 119

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