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Lettera aperta a un apprendista stregone PDF Stampa E-mail
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Aldo Carotenuto

Aldo Carotenuto
Aldo Carotenuto
Con questo singolare libro, Carotenuto intende rivolgersi a tutti gli "apprendisti stregoni", ossia a coloro che hanno deciso di occuparsi della psiche e in particolare della Psicologia del Profondo. L'autore si interroga sulle ragioni che possono indurre un giovane a compiere una scelta di questo tipo e osserva che si tratta di un vero e proprio "bisogno", antico, precocissimo, non un'offesa o una violenza, ma qualcosa che è stato "negato", magari durante l'infanzia. Una privazione di questo tipo, agli albori della vita, è la violenza più devastante; una lacuna, un vuoto, un "non-evento" che ha lasciato una traccia indelebile in quella personalità ancora in via di formazione. Ma per definire questa traccia indelebile, Carotenuito non impiega il termine "cicatrice", bensì quello di "ferita", proprio per sottolineare l'impossibilità di richiudere una volta per tutte certe antiche lacerazioni. E la ferita di cui parla l'autore, è ancora aperta, non rimarginata; è una "feritoia", un minuscolo varco che consente all'Apprendista Stregone di affacciarsi sul proprio mondo interiore così da scrutare e indagare la parte più misteriosa e segreta di se stesso, la parte 'sommersa'. Inoltre Carotenuto osserva che la scelta di diventare esperti della psiche nasconde l'intento di curare questo disagio psichico curando i disagi psichici degli altri; ma l'autore sottolinea anche di non augurarsi mai la guarigione, perché se davvero la "ferita-feritoia" dell'Apprendista Stregone dovvesse richiudersi, a quel punto non gli resterebbe che cambiare mestiere.

“…Sicchè la tua scelta è proprio tua; nasce da un tuo bisogno, antico, precocissimo. Non un’offesa o una violenza, ma qualcosa che ti è stato negato-che agli albori della vita è la violenza più devastante; una lacuna, un vuoto, la mancanza di un elemento essenziale nella tua dieta affettiva…Insomma un non-evento della tua personale preistoria, che però ha lasciato una traccia indelebile nella tua personalità allora in formazione. Non una cicatrice, ma una ferita ancora aperta, non rimarginata. Ma tu sai, caro il mio Apprendista Stregone, che a proposito di quella ferita io mi servo volentieri di un gioco di parole, peraltro assolutamente legittimo sul piano etimologico: è una “ferita”, ed è una “feritoia”, un minuscolo varco che ti consente di tenere d’occhio il tuo mondo interiore, di scrutare ed indagare la parte più misteriosa e segreta di te stesso, la parte “sommersa”…quello che ti aspetti dalla professione che hai scelto somiglia in maniera impressionante a quello che si aspetteranno i tuoi futuri pazienti da te…In realtà quello che inconsapevolmente ci chiedono è di essere aiutati a crescere. Che poi è esattamente quello che ti aspetti anche tu dalla professione che hai deciso di abbracciare per chiudere finalmente quel famoso conto aperto in età precocissima…Ma attenzione io ho parlato di “crescere” e non di “guarire”. Non augurarti la guarigione. Perché se davvero la tua ferita-feritoia dovesse richiudersi, a quel punto non ti resterebbe che cambiare mestiere…”

Da: “Lettera aperta a un apprendista stregone” di Aldo Carotenuto

 
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