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Scritto da Fabio Peloso   

Storia di un concorso.

Il Lavoro - OCST
Giornale Sindacato OCST
Verso la fine di febbraio dell’anno trascorso, compariva sul Foglio Ufficiale dello Stato del Cantone Ticino un concorso, della durata di un mese, relativo alla ricerca del nuovo direttore del CARL (Centro Abitativo Ricreativo e di Lavoro). Una pagina chiara ed esaustiva dove venivano indicati i compiti ed i requisiti per accedere a questa funzione. Ovviamente mi riconobbi nelle caratteristiche richieste e vi partecipai. Passano i mesi ed ecco, finalmente la lettera per la convocazione al colloquio. Personalmente le speranze di vincere il concorso erano molte ma le possibilità concrete poche, per una serie di motivi che in questa sede non ha senso esplicitare.

Vengo a sapere, direttamente da una delle persone presenti al mio colloquio valutativo, che a questo concorso avevamo partecipato in ventisei ma solo tredici, tra cui io, avevano le caratteristiche richieste.  Trascorre l’estate e verso la metà di settembre, ricevo una lettera nella quale, l’ufficio preposto, mi segnala che il concorso è stato annullato e la candidatura riconsiderata (desumo per obblighi legali) per il nuovo concorso, che appariva nuovamente sul Foglio Ufficiale, con le stesse caratteristiche del precedente ma solamente della durata di quattordici giorni. Le interpretazioni possono essere molteplici riguardo a questo bi-concorso, che casualmente avevo già subito per un’altra funzione alcuni anni fa, sempre in ambito OSC (Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale). Credo che tra i candidati del primo concorso poteva essere scelto il nuovo direttore ma, la riflessione personale che più mi sovviene, è che non so qual è il mio valore di mercato. Non si tratta di sapere se si è arrivati secondi, terzi o quant’altro, ma di sapere se le mie caratteristiche professionali, il mio curriculum vitae sono adatti per coprire un certo tipo di incarico.

Una collega di lavoro, mi ha illustrato una metodologia che si utilizza nel settore sociale di un comune della vicina Insubria, per valutare, e quindi scegliere, il personale. Il concorso prevede tre momenti valutativi dati dal curriculum formativo (diplomi, master, ecc.), dall’esperienza professionale (quantitativo e qualitativo) ed infine da un colloquio. La somma dei questi tre elementi, espressa in un punteggio finale, determina il criterio di assunzione. I primi due elementi sono ovviamente oggettivi (punteggi specifici secondo una tabella) mentre il terzo emerge, come somma di soggettività, della commissione valutante.  Sarà quindi difficile assumere una persona con poca esperienza ed un solo diploma, ma un ottimo colloquio (perché conosce qualcuno nella commissione, come esempio estremo) piuttosto di un’altra persona con un punteggio già alto prima del colloquio, valutato con un punteggio basso. Sta di fatto che alla fine i punteggi sono resi pubblici con validità di tre anni, in modo tale che, l’eventuale subentrante, è già determinato dalla classificazione e nuovi concorsi per posizioni professionali analoghe già definiti.

Mi domando se è così difficile effettuare metodologie di questo tipo, per assumere professionisti in un ambito, dove molti, in un’ottica di sistema complesso, sono gli elementi da considerare: lo Stato dovrebbe essere garante di uno stile di lavoro, per quanto concerne le metodologie di assunzione e fungere da esempio per selezionare personale capace di svolgere compiti così delicati. Non so se si tratta di clientelismo o superficialità nel non adottare questo stile di lavoro, peraltro semplice ed efficace, ma la disaffezione per le istituzioni da parte della popolazione, si rafforza indubitabilmente con questi forme operative, soprattutto in momenti storici come questi, dove si parla di ottimizzazione delle risorse e della necessità di una spiccata professionalità operativa.

 
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