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La definizione classica, che indica l'intelligenza come la capacità di risolvere i problemi, deriva dal bisogno di doverla quantificare o misurare come nei test. In una visione più complessiva si può indicare come la capacità d’integrazione e/o coordinazione per il raggiungimento di uno scopo in modo più rapido ed economico; è influenzata da molteplici aspetti come la dimensione genetica, l'apprendimento e l'ambiente stesso.

Ruolo del cervello

Intelligenza e cervello

Due opposte grandi concezioni si fronteggiano nel problema dei rapporti tra cervello ed intelligenza: la prima loca­lizza l'intelligenza in certe funzioni cerebrali (sede dell'attitudine intellettiva propriamente detta, oppure delle funzioni intellettive che la costituiscono), la se­conda attribuisce l'intelligenza al funzionamento globale del cervello e specialmente della corteccia cerebrale.

Lobo frontale ed intelligenza

Si tende a situare le funzioni psichiche superiori all'estremo dell'evoluzione filogenetica, e nelle regioni anteriori del telencefalo; ciò intendendole come attività categoriale ed adattativa, che integra al livello supe­riore tutta la strategia delle condotte così da poter risolvere problemi nuovi, oppure come attitudine in certo modo puramente operazionale alle prestazioni più diffi­cili.

Lo stato oligofrenico

L'oligofrenia si può definire come lo stato conseguente ad un arresto congenito o precoce dello sviluppo dell'intelli­genza.

    STATO: esito permanente

    MALATTIA: processo che ha un inizio, un'evoluzione ed un esito

    SINDROME: non se ne conosce la causa

 

Le oligofrenie hanno un interesse psichiatrico in quanto facilitano l'insorgenza di turbe psichiatriche. La misurazione e la diagnosi si effettuano secondo un criterio testistico, clinico, scolastico e d’integrazione sociale.

Caratteristica del debile sono i contenuti ideativi poveri:

    Ideazione lenta

    Ideazione perseverante

    Uso di stereotipi

    Difficoltà d’attenzione e concentrazione

    Affettività di tipo molto convenzionale

Cause

Le cause possono essere molteplici:

Fattori genetici di tipo non specifico (gene non individuato ma n’è dimostrato la trasmissione ereditaria), deficienze specifiche (geni recessivi o dominanti che si manifestano come nell’oligofrenia fenilpiruvica), fattori cromosomici (anomalie cro­mosomiche come nel mongolismo o trisomia 21).

Patologie prenatali con eziologia di tipo infettivo come la rosolia, la sifilide o di tipo parassitario come la toxoplasmosi; a carattere esotossico come l'alcolismo materno o intossica­zioni endogene risultanti dall'uremia, dal diabete, ecc. della madre e le incompatibilità ematiche come il fattore Rhesus. Traumatismi ostetrici, come l'uso inadeguato del forcipe che provoca traumatismi cranici, emorragie endocraniche, anos­sia neonatale causata dalla compressione del cordone ombeli­cale.

Patologie postnatali: tutte le malattie infettive che possono provocare un'encefalite od una meningoencefalite o le vaccina­zioni come quella del vaiolo che può provocare uno stato d’oligofrenia.

Cause provenienti dall'ambiente neonatale come fattori culturali, sociali (ad esempio il soggiorno in istituti) o fami­gliari possono essere considerati come elementi eziologici dell'oligofrenia.

Classificazione della deficienza mentale

Vecchia classificazione:

 

Debile

QI 50 - 85

Imbecille

QI 30 - 50

Idiota

QI inferiore a 30

 

Nuova classificazione:

 

Debilità lieve

QI 85 - 70

Debilità media

QI 70 - 60

Debilità profonda

QI 60 - 30

Deficienza profonda

QI inferiore a 30

 

Criteri di identificazione

 

Come ogni insufficienza dello sviluppo intellettuale, si può definire la debilità mentale in diversi modi che d'altronde si completano: un criterio psicometrico (test specifici), un criterio scolastico legato alla capacità di fornire prestazioni scolastiche ed un criterio sociale dove a cagione della condi­zione mentale il soggetto non è in grado di condurre una vita indipendente ed a raggiungere un'autonomia economica.

Criterio anamnestico

    Episodi prenatali 

    Parto

    Episodi postnatale (ricerca entro i primi due anni di tutto ciò che ha portato all'oligofrenia).

Stato psichico di un debile (lieve e medio)

Condizioni ipotetiche di un colloquio durante l’ammissione con un debile:

    E’ accompagnato

    La persona non è molto curata sia nell'abbigliamento sia nella persona (per questioni legate al suo stato di debilità e/o perché istituzionalizzate)

    L'atteggiamento è poco collaborante, spaventato e/o intimidito.

    La mimica e la gestualità hanno povertà espressiva

    L'eloquio è lento ed il contenuto povero

    La comprensione è difficoltosa

    L'attenzione è faticosa da mantenere e per periodi brevi

    La memoria è solitamente ben conservata

    La coscienza sufficientemente lucida

    L'orientamento nel tempo e nei rapporti interpersonali è ben presente, mentre per quanto riguarda quello nello spazio può presentare alcune difficoltà

    L'ideazione presenta incapacità astrattive, il pensiero è di tipo concretistico, perseverante e ripetitivo

    L'affettività può essere sana o disturbata; l'istinto d’autoconservazione è limitato.

    La sessualità presenta evidenti deficit: un debile non è in grado d’approcciare in modo adeguato e/o mantenere un rapporto a due per questo è sovente che abbia pratiche di tipo esibizionistico

    Le emozioni sono inadeguate allo stimolo

    I sentimenti sono categorizzati: buono - non buono; vi è un’incapacità di dare sfumature a questi

    Critica e giudizio sono presenti ma problematici in quanto legati all'intelligenza

Perché si studia la debilità?

L'alterazione patologica della personalità a causa delle reazioni ad esempio dell'ambiente familiare come rifiuto o iperprotettività, possono dar luogo a reazioni da parte dell'interessato nelle seguenti direzioni:

  Depressione

  Aggressività (reazione disforica)

  Iposviluppo

Modelli di sviluppo evolutivo di patologia della personalità

I debili hanno difficoltà di modificare il loro adattamento con l'ambiente nel quale vivono: è molto difficile pretendere di variare le abitudini di un debile in quanto, per paradossale che possa sembrare, il loro sviluppo evolutivo segue modelli d’iperadattamento.

Ipotizzare che un debile di media e lieve entità possa comprendere il motivo di un licenziamento, a causa di una situazione congiunturale avversa, è veramente difficile in quanto il suo modello d’iperadattamento ambientale - socio - lavorativo gli impedisce di sviluppare dei modelli di comprensione del fatto.

Modelli di sviluppo

I modelli di sviluppo di personalità che un debile può percorrere sono sostanzialmente tre:

 

    Nevrotico - ansioso - depressivo: per far accettare dall'ambiente esterno (famigliare e/o lavorativo) la propria condizione, un debile mette in atto meccanismi che comportano un'accettazione in toto delle varie situazioni: lavorare a testa bassa senza mai reclamare, ecc. con evidenti limiti delle capacità autopropositive. Questo conduce ad una compressione emozionale che può portare a fenomeni di carattere depressivo, ansioso, nevrotico.

    Reattivo - conflittuale (ordine psicopatico, caratteriale):

In contrapposizione al precedente le reazioni di un individuo debile di media entità, incapace di accettare delle frustrazioni, può sviluppare delle reazioni a carattere reattivo, conflittuale. L'atto d’aggressività è un'emozione di tipo difensivo atta a proteggere l'integrità dell'individuo e del suo territorio; non sfocia necessariamente sempre in un atto aggressivo. Gli atti pantoclastici sono fenomeni di distruzione fisica di tutto ciò che sta attorno al soggetto (acting out).

    Sviluppo paranoide

L'oligofrenico è confrontato con dei bisogni ai quali non riesce a rispondere perciò li proietta su qualcuno o su qualcosa. Le psicosi sono spesso caratterizzate da deliri che possono avere sviluppo paranoide o divenire vere e proprie schizofrenie di cui parleremo nei prossimi capitoli.

Il delirio si fonda su un meccanismo d’interpretazione; è un processo di difesa che permette alla persona di conservare una certa autostima in una situazione angosciosa.

Comprende: rimozione, proiezione, interpretazione (quando c'è interpretazione si parla di delirio).

Parallelamente a quanto sovraesposto, possono coesistere anche fenomeni legati all'epilessia, ricorrente e comune ad una gran parte d’oligofrenici.

In seguito allo stato di debilità, si possono sviluppare fenomeni d’alcolismo, tossicomanie come atto compensativo del proprio stato (patologie secondarie).

Approccio

Deve essere chiaro per un operatore sociale che non si cura la debilità ma le patologie d'innesto.

L'indagine si deve svolgere su due linee:

 

    Linea di strumentazione: utilizzando degli strumenti d’indagine appropriati, bisogna avere ben presente quello che sono le capacità residue di un individuo onde poter valutare gli eventuali miglioramenti o peggioramenti rispetto a quello che è il suo valore standard. L'indagine deve rivolgersi nel campo psichiatrico, fisico, sensoriale e sociale.

    Linea della patologia psichiatrica e/o clinica

 

In ogni pratica infermieristica è indispensabile avere un alleato nella cura: il paziente.

 

È evidente che le modo d’approccio con un debile devono seguire una prassi certamente diversa rispetto a quella in uso con un paziente psichiatrico tradizionale: l'intelligenza, a causa del suo stato, è limitata e quindi qualsiasi tipo di contatto verbale deve necessariamente avere dei contenuti a carattere concreto, privo d’astrazione e semplice: è da privilegiare il contatto fisico.

L'intervento infermieristico deve limitarsi alla risoluzione di problemi concreti e pratici: la patologia psichiatrica.

Debili profondi e deficienti profondi

È presente uno sviluppo poco strutturato della coscienza dell'Io, il linguaggio è approssimativo soprattutto nei debili profondi i quali si esprimono solitamente a monosillabi.

Il livello d’organizzazione è assente nei deficienti profondi i quali dipendono nella totalità dal personale che li circondano mentre, con i debili profondi è ottenibile all'interno di strutture specifiche una certa autonomia organizzativa intendendo con ciò, per evitare equivoci, la capacità di muoversi in modo autonomo ed utilizzare oggetti in modo primitivo.

Le reazioni di detti soggetti sono da considerarsi a carattere psicomotorio per questo è da preferirsi un linguaggio di relazione corporea.

 
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