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Jerzy Grotowski
Jerzy Grotowski
  “...noi [Grotowski] cerchiamo di eliminare le resistenze del suo [dell'attore] organismo...Il risultato è l'annullamento dell'intervallo di tempo fra impulsi esteriori e le reazioni esteriori in modo tale che l'impulso sia già una reazione esterna”.   (da Per un teatro povero, Bulzoni Editore)

 Jerzy Grotowski è stato uno dei più grandi registi teatrali del Novecento. È lui che ha fatto l'ultima grande rivoluzione nel teatro: ha capito perché vale la pena di continuare a farlo, ha scoperto che c'è ancora bisogno di teatro nonostante sia arrivato il cinema.  I suoi spettacoli proponevano un rapporto diretto tra l'attore e lo spettatore, un rapporto senza mediazioni tecnologiche.  Ha dimostrato che per fare il teatro sono necessari solo l'attore e lo spettatore. La presenza di entrambi nello stesso tempo e nello stesso luogo è l'elemento che distingue il teatro. Il cinema o la televisione avvengono sempre in un altro tempo e in un altro spazio. Ecco perché vale ancora la pena di fare teatro: perché, nell'epoca della comunicazione mediatica, il teatro è uno dei pochissimi posti in cui bisogna esser fisicamente, e non è da poco.

Vita

Jerzy Grotowski è nato a Rzeszów, in Polonia, nel 1933. Ha creato i suoi spettacoli tra il 1959 e il 1968 con un gruppo di attori che lo ha seguito per tutto il percorso. Si trattava di Teatr Laboratorium e aveva sede in Polonia, prima a Opole, poi a Wroclaw. Oltre agli spettacoli il Teatr Laboratorium ha elaborato un metodo di allenamento per l'attore basato sull'esercizio fisico e sulla memoria. Questo metodo è l'ideale approfondimento di ricerche precedenti e, al contempo, l'invenzione di qualcosa di nuovo. È quanto di più tradizionale e quanto di più rivoluzionario si possa immaginare. Nel 1970 Grotowki ha abbandonato il teatro per dedicarsi alla ricerca di forme parateatrali. Nel 1985 ha fondato, a Pontedera, vicino a Pisa, un Workcenter in cui si è occupato di quello che lui stesso chiamava arte come veicolo. È morto a Pontedera il 14 gennaio 1999, quando non aveva ancora sessantasei anni, e una cosa è certa: chiunque faccia teatro oggi non può prescindere dalla sua lezione.

Opera

Per un teatro povero, Jerzy Grotowski, 1968

Secondo Grotowski, lo spirito del teatro del suo tempo si è notevolmente impoverito, in quanto si è cercato di introdurre tecniche proprie del cinematografo e della televisione, per produrre maggiore spettacolarità e attirare più pubblico. In realtà questa manovra si è rivelata un fallimento, perchè ha ridotto il teatro a mera brutta copia di altre due tipologie di spettacolo.

Grotowski propone perciò di eliminare tutti quegli elementi non necessari per creare il teatro, lasciando gli unici due basilari: l'attore e lo spettatore.

Lo spettatore è ovviamente un obbligo, perchè si può parlare di spettacolo solo se c'è qualcuno che guarda qualcosa (spettacolo, da spectare: guardare). Purtroppo, però, il regista non può lavorare sul pubblico, non può costruirlo a suo piacimento. L'unico elemento completamente nelle mani del regista è l'attore, ed è su di lui che Grotowski concentra i suoi sforzi.

Il teatro di Grotoswki è quindi un teatro povero, perchè privo di tutti quegli accessori tipici del teatro ricco: luci, trucco, scenografia, effetti sonori, costumi...Qualsiasi forma di spettacolarità viene creata solo ed esclusivamente dal corpo e dalla voce dell'attore.

Nel Teatro-Laboratorio gli attori vengono sottoposti ad un vero e proprio allenamento, per poter arrivare ad una perfetta padronanza del proprio corpo e della propria mente: l'attore deve riuscire ad esprimere completamente le proprie sensazioni, senza che alcun altro impulso si inserisca nel processo.

Senza analizzare troppo nel dettaglio le implicazioni quasi filosofiche delle teorie di Grotoswi (che mirava a plasmare l'uomo prima che l'attore), è interessante osservare le pure tecniche di allenamento e recitazione che, in maniera molto schematica ed essenziale, la Miuchi propone all'interno della compagnia Unicorno.

Per Grotoswi, il corpo dell'attore è uno strumento dal quale bisogna rimuovere qualsiasi blocco, sia fisico, sia mentale. Bisogna quindi procedere attraverso una via negativa: nel momento in cui si sperimenta una data posizione o un dato gesto, bisogna cercare di togliere, eliminare, sfrondare tutti quegli altri elementi gestuali che non rendono il gesto puro e diretto.  Grotowski allena gli attori alla respirazione, alla creazione di figure antropomorfe (a "gatto") e non (a "ponte"), per sciogliere il corpo, a saltare e a fare capriole, e così via. Uno degli esercizi consigliati dal regista è la fioritura ed appassimento del corpo: il corpo è un elemento vegetale, un fiore, oppure un albero, con rami e foglie, che deve muoversi di conseguenza. Questa stessa figura viene proposta dalla compagnia Unicorno, che rappresenta degli alberi spogli, e soprattutto dalla misteriosa Dea scarlatta, che è proprio un albero. La voce e la dizione, unita alla corretta respirazione, contribuiscono a creare suoni e rumori, senza alcun altro accessorio fonico esterno. Il viso è una delle parti del corpo maggiormente allenata, per poter creare con i muscoli facciali tutta una serie di espressioni, senza ricorrere a trucco o a maschere. Le fonti d'ispirazione di Grotowski sono state gli esercizi ritmici di Dullin, gli studi di Delsarte sulle reazioni, il metodo Stanislavskij, l'allenamento bio-meccanico di Mejerchol'd, le tecniche orientali, le proposte visionarie di Artaud: complessivamente, quindi, Grotowski si ispira a tutta una serie di registi, pensatori e innovatori per creare uno stile registico molto diverso da quello dei suoi contemporanei.

Lao Miuchi, grande conoscitrice del mondo del teatro, molto probabilmente ha riscoperto questo artista e ha ne ha proposto alcune tecniche anche nel suo manga. Non ci sono video dei suoi spettacoli, non si può comprare niente di lui (in libreria manca persino il suo libro), non ci sono traduzioni in italiano del Principe Costante e Apocalypsis cum figuris. Non c’è un merchandising Grotowski da far valere e fruttare. In questo la sua arte immensa si prende una rivincita, che data dalla fine degli anni sessanta, sul moderno, così impegnato a fingere di registrare per conservare, in realtà per vendere e consumare. La sua era un’arte sacra. Che rendeva giustizia insieme alla prima comunicazione umana, al bisogno di scoperta di sè nella dimensione mitica, aurorale (e per questo eccezionale) che da quando ci svegliamo l’oggi tende a cancellare.

Le cose che tutti devono sapere

  1. Per Grotowski vale ancora la pena fare teatro perché, nell’era della comunicazione mediatica, il teatro è uno dei pochissimi posti in cui bisogna esser fisicamente, e non è da poco.
  2. Grotowski elimina tutti quegli elementi non necessari per creare il teatro, lasciando gli unici due basilari: l’attore e lo spettatore.
  3. Per Grotowski il corpo dell’attore è uno strumento dal quale bisogna rimuovere ogni blocco, sia fisico, sia mentale.
 
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