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Danilo Dolci PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Nato a Sesana (Trieste) il 28.06.1924 e morto a Partinico (Sicilia-Palermo) il 30.12.1997

Danilo Dolci Biografia

Danilo Dolci nasce nel 1924 in provincia di Trieste e cresce in Lombardia. Nel dopoguerra partecipa all’esperienza di Nomadelfia e nel 1952 si trasferisce in un paesino chiamato Partinico in provincia di Palermo, una delle zone più povere della Sicilia, per avviarvi un’attività di intervento pedagogico e sociale finalizzato al riscatto delle classi popolari siciliane, ancora oppresse da difficoltà esterne al gruppo nel quale operava, come un sistema politico e sociale feudale, fortemente condizionato dalla mafia. Le problematiche non arrivavano però solamente da fuori, vi erano diverse difficoltà anche all’interno del gruppo come la mancata capacità di organizzarsi, la percezione dell’interesse collettivo, e dei diritti umano,…

“Come può pretendere – scrive Danilo – che gente ridotta per secoli o millenni poltiglia dolente, possa un mattino svegliarsi libera, capace di esprimersi creativamente,….?”

Dolci fondò una comunità dove mise a punto una strategia di denuncia e di lotta sui digiuni, sulla non violenza, sui scioperi, che coinvolsero centinaia di abitanti della zona.

Qui di seguito alcune delle iniziative principali operate da Dolci per smuovere la disastrosa situazione delle regioni siciliane:

Il 14 ottobre 1952 inizia il suo primo digiuno sul letto di un bambino siciliano morto di fame.

È animatore delle iniziative di riscatto sociale dei disoccupati e dei contadini.

Il 2 febbraio 1956 guida centinaia di disoccupati per le vie di Partinico per un clamoroso sciopero inteso ad attirare l’attenzione sulla disoccupazione siciliana.

Di seguito un altro sciopero raccoglierà tremila braccianti i quali solleciteranno la costruzione di una diga iniziandone i lavori.

Nel novembre del 1967 Dolci presiede un comitato che promuove la “Marcia dal Nord al Sud per il Vietnam e per la pace” e chiede al governo italiano di prendere le distanze dall’intervento militare statunitense nel Vietnam per proporre una soluzione pacifica.

Inoltre manifesta per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare (a quei tempi gli obbiettori finivano in carcere) e per la ricostruzione dei paesi terremotati devastasi dal sisma nel gennaio del 1968. 

La sua azione suscitò l’aperta ostilità delle forze politiche locali, ma anche l’interesse di centinai di volontari giunti in Sicilia da ogni parte del mondo che nel corso degli anni Cinquanta prestarono la loro collaborazione al progetto di sviluppo educativo di Dolci.

Per la sua attività Dolci ottenne il premio Levi nel 1958, il premio svedese Socrate nel 1970, il premio Gandhi nel 1989 e nel 1982 fu candidato al premio Nobel per la pace.

 Influenze

Come già citato nel testo Dolci si ispira a Socrate per la maieutica. Inoltre è tra i pochi intellettuali italiani a ispirarsi all’insegnamento di Gandhi e alla sua filosofia sulla “non violenza”.

 Pensiero

Dolci operava nella realtà ed la sua questione iniziale che lo ha spinto in quest’avventura è stata quella che è stata definita una prosecuzione della Resistenza di un gruppo umano lasciati ai margini dello sviluppo.

Lo stile di lavoro di Dolci è personalissimo. Acuto osservatore di uomini e cose, dotato di spiccato talento letterario, perché possa essere sempre più uomo. Egli è educatore senza imporre alcun credo, cercando di sviluppare le risorse nascosta di ciascuno. Mette ciascuno a suo agio perché dispone prima di tutto all‘ascolto: assume l‘atteggiamento non di chi ha qualcosa da insegnare, ma di chi ha qualcosa da imparare. È l‘atteggiamento della maieutica socratica, al quale espressamente si richiama.

 Dinanzi all‘ascolto, alla disponibilità piene e cordiale cadono le diffidenze, si rompono le scorze più dure; gli analfabeti, gli emarginati, gli handicappati si aprono, comunicano, scoprono di essere “qualcuno”, di avere qualcosa da dire e qualcosa da fare. Certamente lui, il maestro, ha il suo carisma, l’ascendente che gli deriva dal vivere la vita dei semplici con un più acuta consapevolezza riflessa: ma la crescita è effettivamente collettiva, opera di tutti. Il metodo di Danilo Dolci muove il coinvolgimento a tu per tu: non lascia zone d’ombra o di silenzio all’impegno o alla responsabilità, che non si limita all’istruzione o alla notizia, ma sollecita sempre l’esperienza diretta con le cose e con le persone.

 Come Danilo Dolci identificava ed interpretava le parole come “pace”, “guerra”, “violenza”, “non-violenza”, distinzione fra “potere e dominio”, distinzione tra “trasmettere e comunicare”.

 Pace: veniva identificata da Dolci come l’azione rivoluzionaria non violenta e vista come riflesso di problemi risolti. Problema significa proposta: chi litiga, chi fa una guerra è solito un nevrotico, la persona sana cerca di capire quale sia il problema; quando si fanno guerre vuol dire che non si conosce la situazione da affrontare: per questo motivo la pace viene ad essere il riflesso dei problemi risolti.

Violenza: fa sì che non si riesca a comunicare, che non si creino le condizioni per cui tutti si possa collaborare a vivere. Dolci sosteneva che tutto ciò che avviene nell’organismo è comunicazione, dunque un rapporto non violento. Quanto avviene in un organismo sano è essenzialmente non violento. Il rispetto dei tempi di maturazione (sviluppo fisico di un bambino per esempio) è un concetto insito nella non-violenza quindi concetto di rispetto per la vita.

Non-violenza: può essere esercitata anche quando ci sono dei conflitti, è proprio in questi casi che si rende più necessaria. Bisogna insegnare agli alunni che, quando c’è un conflitto, occorre saper vedere dal punto di vista dell’esperienza dell’altro e riuscire ad avere l’altro collaboratore. Dolci sosteneva che attraverso la comunicazione si impara ad essere non violenti e la comunicazione nasce quando il bambino è ancora embrione.

Potere e dominio: Danilo parla in proposito non di potere, ma di degenerazione, di patologia del potere, poiché per Danilo il potere è legittimo e s’identifica con l’esercizio della libertà positiva o libertà di…. Di logica degenerazione viene interpretato come “far da padrone assoluto tenendo persone o cose soggette alla propria autorità” l’indagine di Dolci sul dominio era rivolta alla presenza del dominio in educazione. Dolci apre una grande questione che è quella di riflettere sul problema dell’azione educativa che non sfugge ad una tendenza di repressione propria del dominio. È’ necessaria una nuova pratica dei rapporti (fra uomo e uomo, uomo e natura, uomo e donna) impossibile da realizzare senza il contributo di un’azione educativa.

Trasmettere e comunicare: la ricerca della distinzione di questi due termini aveva lo scopo di chiarire l’azione repressiva del trasmettere, come azione unilineare, unidirezionale, da trasmittente e ricevente, estranea alla circolarità interattiva del comunicare. La trasmissione reca in sé la presunta assolutezza del messaggio.

 Biografia

Animatore instancabile, Danilo Dolci, ha anche personalmente finanziato molte iniziative col suo lavoro letterario. Scrittore efficace, ha pubblicato molti libri, in prosa e in poesia, che sono stati tradotti e hanno avuto successo in molti paesi (apprezzato più all’estero che in Italia).

 Oltre a raccolte di poesie come:

 Voci dalla città di Dio, Società editrice italiana, 1951

Poesie, Canevini, 1956

Il limone lunare, Laterza, 1972

Poema umano, Einaudi, 1974

Creatura di creature, Feltrinelli, 1979

Palpitare di nessi, Armando, Roma, 1985

 

Ha pubblicato diverse opere, tra saggio e romanzo, volte particolarmente a denunciare le tragiche condizioni umane delle aree depresse dell’Italia meridionale:

 

Banditi a Partinico, Laterza, 1955

Inchiesta a Palermo, Einaudi, 1956

Spreco, Einaudi, 1960

Verso un mondo nuovo, Einaudi, 1964

Racconti siciliani, Einaudi, 1963/71/74

Chissà se i pesci piangono, Einaudi, 1973

Non esiste il silenzio, Einaudi, 1974

 

Fonti bibliografiche

Internet:

http://danilo1970.interfree.it


Ciascuno cresce solo se sognato  di Danilo Dolci 

C'è chi insegna

guidando gli altri come cavalli

passo per passo:

forse c'è chi si sente soddisfatto

così guidato.

 
C'è chi insegna lodando

quanto trova di buono e divertendo:

c'è pure chi si sente soddisfatto

essendo incoraggiato.

 
C'è pure chi educa, senza nascondere

l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni

sviluppo ma cercando

d'essere franco all'altro come a sé,

sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.
 

 Glossario

Maieutica e struttura maieutica

E’ un metodo di ricerca proprio della filosofia socratica consistente nel mettere in grado l’allievo di acquistare chiara coscienza delle conoscenze che si formano nella sua mente

La struttura maieutica è quella particolare organizzazione dell'apprendimento, che non ha al suo centro un corpo di verità pre-stabilite, trasmesse dalla cattedra o tratte da un manuale. Al centro di un’attività maieutica vi è un problema, che viene posto a tutti i presenti e su cui ciascuno è invitato a riflettere e a comunicare agli altri le sue riflessioni. Nel comunicare le proprie riflessione, ciascuno fa un dono a ciascun altro, è maieuta nei riguardi di ciascun altro. La struttura maieutica pone le condizioni per l’autoapprendimento aperto e permanente, per l’educazione alla ricerca, per un nuovo rapporto fra istruzione ed educazione

Nomadelfia

Comunità cristiana che accoglie in una grande “famiglia di famiglie”, ragazzi e ragazze rifiutati dalla società

Prosecuzione della Resistenza

Una Resistenza “senza sparare” cioè la liberazione, l’elevazione delle condizioni materiali e non, di vita di un gruppo emarginato e abbandonato dal resto del mondo

 

 

 

 
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