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Citazione

Gianni Rodari
Gianni Rodari
 «Se  bambino scrive nel suo quaderno ’l’ago di Garda’, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo ‘ago’ importantissimo, segnato anche sulle carte d’Italia. La luna si rispecchierà sulla punta o sulla cruna? Si pungerà il naso ? (…) Un ‘libbro’ con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro pessimo ? »
Grammatica della fantasia, Torino Einaudi 1973

 Gianni Rodari è nacque ad Omegna, il 23 ottobre 1920 e morì il 14 aprile 1980.

 Opere

Il romanzo di Cipollino, Roma, ed. di Cultura sociale 1951

Favole al telefono, Torino, Einaudi 1960

Il libro degli errori, Torino, Einaudi, 1964

Grammatica della fantasia, Torino, Einaudi 1973

 Vita
Gianni Rodari nasce ad Omegna, sul lago d'Orta il 23 ottobre 1920. Rimane orfano molto presto: il padre muore di polmonite quando il piccolo Gianni ha 10 anni. In seguito a ciò, la madre preferisce tornare a vivere al paese natio, Gavirate, dove Gianni vivrà dal 1930 fino al 1947.

Gianni Rodari ha avuto un percorso scolastico particolare: inizia il ginnasio per poi passare alle Magistrali dove consegue il titolo di abilitazione all'età di 17 anni. A scuola, secondo accreditate testimonianze, Gianni si distingue per l'attenzione e la partecipazione ed è sempre il primo della classe. Già nel 1935 Rodari militava nell'Azione Cattolica. Dai verbali delle adunanze di Gavirate risultava che nel dicembre dello stesso anno svolgeva la funzione di presidente.  Nel 1937 iniziò un periodo di profondi cambiamenti, lasciò la presidenza dell'Azione Cattolica e da allora i rapporti con essa si allentarono molto. Dall'esperienza di cattolico militante (fu presidente dell'Azione Cattolica) aderisce all'ideologia comunista. Rodari aveva una gran curiosità intellettuale. Cominciò così a leggere le opere di Nietzsche, Stirner, Schopenhauer, Stalin, Lenin e Trotzkij; secondo quanto lui stesso ha poi affermato,  questo lo porterà a criticare il corporativismo e lo incuriosirà sul marxismo come concezione del mondo. Nel 1939 s’iscrive alla facoltà di Lingue presso l'Università Cattolica di Milano, ma dopo aver sostenuto alcuni esami abbandona i corsi senza riuscire a laurearsi.  Quando l'Italia entra in guerra, nel 1940, Rodari viene dichiarato "rivedibile" e quindi non richiamato alle armi. Nel 1941 vince il concorso per maestro e incomincia la sua carriera alle scuole elementari di Uboldo, come supplente. Data la guerra è un periodo molto duro: Gianni s’iscrive al Partito Fascista e accetta di lavorare nella Casa del Fascio, per sopravvivere e tirare avanti. Subito dopo la caduta del fascismo, Rodari si avvicina al Partito Comunista, al quale s’iscrive nel 1944, partecipando alle lotte della Resistenza. Una volta terminata la guerra, viene chiamato a dirigere il giornale "Ordine Nuovo". Nel 1947 diventa primo cronista del "Unità", poi capocronista ed infine inviato speciale.

Comincia a scrivere racconti per bambini e nel 1950 il Partito lo chiama a Roma a dirigere il settimanale per i piccoli "Il pioniere". In quegli anni pubblica Il libro delle filastrocche ed Il romanzo di Cipollino.

Nel 1953 sposa Maria Teresa Feretti, dalla quale avrà la figlia Paola.

Nel 1958 Gianni Rodari lavora a "Paese Sera" e, finalmente realizza quello che è il suo sogno di una vita: affiancare al lavoro di scrittore per l'infanzia quello di un giornalista politico non allineato.

Nel 1960 incomincia a pubblicare per Einaudi e la sua fama si diffonde in tutta Italia.

Nel 1970 vince il Premio Andersen, il più importante concorso per la letteratura dell'infanzia, che lo renderà famoso in tutto il mondo.

Fra gli anni 'sessanta e gli anni '70 si assiste ad un progressivo ripiegamento di Rodari  su se stesso, una sistemazioni di tutte le sue opere in volumi antologici, ma anche un certo allontanamento dal mondo dell'infanzia soprattutto con l'opera del tutto nuova Le novelle fatte a macchina, che in un cero senso sottende una sorta di poetica sistemazione organica delle sue idee, della costruzione di un testo liberamente inteso. La produzione rodariana cresce spesso all'interno dello spazio scolastico e trova lì un terreno fertile per sperimentazione e confronto. Il volume Nel pianeta della fantasia testimonia una volontà di dialogo, una crescita culturale.

La morte lo coglierà 10 anni dopo, il 14 aprile 1980, in seguito ad un intervento chirurgico.

Un po' come Pascoli, confuso per molto tempo con un poeta adatto solo ai bambini, Rodari può essere facilmente scambiato per uno scrittore banalmente semplice, scorrevole, che narra fiabe grottesche, inventa filastrocche da recitare a memoria a mo' di cantilena, compone commedie comiche da recitare per ridere, per giocare.Il suo stile penetra efficacemente nelle menti dei bambini e degli adulti, ma ovviamente in maniera diversa. Per i bambini è possibile abbracciare un intero universo fatto di logica, di buon senso, di democraticità, di eguaglianza sociale, di antirazzismo, di simpatia, … senza per questo dover utilizzare in modo consapevole la logica dell'apprendimento; nello stesso modo essi imparano a esprimersi in modo corretto sul piano grammaticale, perché è molto più semplice memorizzare una regola se associata ad una filastrocca divertente che non studiarla in modo arido e rigido a scuola.

Per gli adulti, la lezione di Rodari è quella impartita da un intellettuale la cui storia "si interseca con la storia politica dell'Italia democratica, con la storia letteraria maggiore, con la storia della nostra pedagogia attivistica, con la storia del giornalismo".  Sintomatica della personalità didattico - pedagogica di Rodari, è la sua prima composizione poetica, Susanna, che appare il 17 aprile 1949 nella rubrica "La domenica dei piccoli", che egli cura firmandosi Lino Picco, sul quotidiano l’"Unità".  Egli associa la poesia alla presenza materna. Questo rapporto adulto - bambino è un dato costante della sua produzione, che deve sottrarsi ad una comunicazione tradotta banalmente e aridamente in una "utile informazione" o in un "minaccioso avvertimento". Per arrivare ai bimbi, Rodari comprende che deve innanzitutto dialogare con i genitori, le cui ordinarie preoccupazioni (tasse , licenziamenti, bassi salari) possono giocare un ruolo negativo nel processo di sviluppo dei figli. Rodari fu sempre dalla parte dei perdenti, dei nullatenenti, degli emarginati, di coloro che, Arlecchino docet, hanno bisogno di un vestito nuovo, un vestito che può materializzarsi attraverso un gioco di fantasia, da una sapiente rimescolanza di colori.  Una delle caratteristiche della realtà rodariana, è il sentimento antiamericano, che troverà eco in alcune filastrocche come Stacci! Stracci!. L'attivismo e la creatività di Rodari dei primi anni cinquanta corrispondono alla ribellione del "militante comunista" impegnato in una battaglia civile contro i preconcetti, oscurantismi e ideologie pedagogicamente conservatrici, più che alla sua tenace idea di libertà, di creatività sconfinata, di celebrazione di allegorie facili ma profonde.

Pensiero

Il pensiero pedagogico di Rodari affonda le radici nella sua intensa esperienza di maestro e durante il periodo di insegnamento. Egli si oppose alla rigidità della scuola tradizionale, al grigiore delle aule e cercò di percorrere strade nuove stimolando la creatività dei bambini raccontando loro storie fantasiose che non poggiavano su basi reali o di buon senso. Rodari usava la tecnica del “binomio fantastico” che consisteva nell’associazione casuale di due termini e nella costruzione di una storia di raccordo tra loro.  Uno degli elementi che caratterizzò il pensiero di Rodari fu la giocosità dell’insegnamento. A questo proposito Rodari scrisse un libro dedicato agli errori di ortografia visti come potenzialità espressive e non come deprecabili peccati.

Nella prefazione de “Il libro degli errori” leggiamo : “Per molti anni mi sono occupato di errori di ortografia: prima da scolaro, poi da maestro, poi da fabbricante di giocattoli, se mi è permesso di chiamare con questo bel nome le mie precedenti raccolte di filastrocche e di favolette. Talune di quelle filastrocche, per l’appunto dedicate agli accenti sbagliati, ai “quori” malati, alle “zeta” abbandonate, sono state raccolte-troppo onore ! – perfino nelle grammatiche. Questo vuol dire, dopotutto, che l’idea di giocare con gli errori non era del tutto eretica. Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo. Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica. Ma io trovo che sarebbe un’energia troppo costosa. “ L’errore, dato da carenze o distrazioni può originare nuovi e divertenti percorsi fantastici. Rodari assegna un ruolo privilegiato alla fantasia e creatività come potenziale educativo    ( concetti espressi nella “Grammatica della fantasia”). Spesso Rodari leggeva i propri scritti ai ragazzi di una classe, attento a cogliere reazioni, commenti, suggerimenti, risate e tenendo conto di eventuali critiche o modifiche suggerite dai ragazzi stessi. Il bambino rodariano è degno di rispetto e deve poter esprimere le proprie idee. La libertà di espressione deve poggiare sull’autonomia nel costruire i valori basandosi anche sull’aspetto etico.

Rodari rifiuta l’educazione popolare delle piccole virtù sostenendo che i bambini devono essere stimolati con situazioni reali e grandi virtù.

 A questo proposito riportiamo una filastrocca di Rodari che, riferendosi alla favola di Esopo della formica e della cicala, esprime un atteggiamento critico:

 Alla formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.

In sole cinque righe Rodari ci fornisce uno spunto di riflessione.

La realtà per Gianni Rodari riveste una certa importanza e viene analizzata, trasformata, guardata da diverse angolazioni. Il bambino, posto di fronte alla realtà può sviluppare il senso critico. La scelta pedagogica compiuta da Rodari fu in antitesi con il clima dell’epoca e considerata come “pedagogia di rottura” (M. A. Ruggiero) volta a ribaltare i canoni esistenti della letteratura melensa per l’infanzia. Non dimentichiamo che negli anni ’50 il Pioniere diretto da Rodari veniva bruciato in piazza.  Durante il ’68 Rodari vive con partecipazione la rivolta degli studenti riconoscendogli il merito di aver messo in crisi una scuola di carattere autoritario. Rodari condivise e sostenne l’importanza del dialogo tra studenti e relative famiglie con le istituzioni scolastiche. Le riflessioni rodariane riecheggiano oggi nell’attuale legislazione scolastica italiana. Al paragrafo 2.2.1 della premessa ai “nuovi  programmi per la scuola elementare” si parla della creatività come potenziale educativo.

Influenze

Come abbiamo visto leggendo la biografia di Gianni Rodari egli ha militato prima nell’Azione Cattolica, nel Partito Fascista per poi abbracciare l’ideologia comunista (Movimento socialdemocratico, PCI ) italiana degli anni ’68 e successivi. Questa sua ultima ideologia lo ha portato a tenere in considerazione i ceti sociali considerati inferiori non escludendoli dalla realtà e senso critico che caratterizzò il suo operato.

Siti Web

www.giannirodari.it

www.bdp.it

www.didattica.uli.it

Glossario

Fantasia

Facoltà importantissima che pone l’uomo e il bambino nella condizione di difendersi dall’impoverimento della società industriale. La fantasia permette inoltre di mettere in luce le contraddizioni della nostra società lasciando intravedere una possibilità di miglioramento.

Fiaba

Strumento prezioso che nutriva nei bambini la capacità di immaginare, utilizzando le risorse della fantasia infantile senza distoglierlo dall’osservazione e riflessione sul reale.

Realtà

Per Rodari la quotidianità costituiva una sorta di ‘materia prima’ da trasformare, guardare da ogni angolazione, ridotta o esaltata in mille forme diverse.

Stimolazione

Rodari stimolava la capacità creativa dei bambini coinvolgendoli attivamente nella stesura di fiabe lasciando che i bambini suggerissero le loro impressioni o che dettassero il finale. Egli non rispondeva direttamente alle domande dei bambini ma li metteva in condizione di farlo.

 
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