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Descolarizzare la società PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

Scheda bibliografica del libro di Ivan Illich

DESCOLARIZZARE LA SOCIETÀ   (ed. Mondadori, Milano 1983)

1.

Il mero possesso di titoli di studio per accedere a qualcosa e' una discriminazione e va abolita (pag. 25); la discriminazione dovrebbe avvenire soltanto in base alle capacità e non al pedigree scolastico (pag. 136).

Il sistema scolastico non eguaglia le possibilità ma ne monopolizza la distribuzione (pag. 27) essendo considerato in tutto il mondo la sola istituzione preposta all'istruzione (pag. 21), senza tenere conto che la maggior parte di ciò che un individuo impara lo apprende fuori dalla scuola e spesso casualmente (pagg. 27 e 51).

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L'ossessione della salute perfetta PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivan Illich   

L'aumento delle cure genera nuove patologie

L'ossessione della salute perfetta

 

In un mondo impregnato dell'ideale strumentale della scienza, il sistema sanitario crea incessantemente nuovi bisogni terapeutici. E via via che l'offerta di sanità aumenta, la gente risponde adducendo più problemi, bisogni, malattie. Nei paesi sviluppati, dunque l'ossessione della salute perfetta è divenuta un fattore patogeno predominante. Ciascuno esige che il progresso ponga fine alle sofferenze del corpo, mantenga il più a lungo possibile la freschezza della gioventù e prolunghi la vita all'infinito. E' il rifiuto della vecchiaia, del dolore e della morte. Ma si dimentica che questo disgusto dell'arte di soffrire è la negazione stessa della condizione umana.

 

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Il concetto di educazione secondo M. Trombino PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Trombino   
Un percorso sul concetto di educazione

Dai modelli dell’antichità classica all’idea di una pedagogia scientifica nella società complessa

1. I modelli educativi dell’antichità.

L’educazione del cittadino all’interno della polis (Platone, Protagora, 318-329; Aristotele, Politica, VII, 17; VIII, 1-4)

Il concetto di educazione nella tradizione filosofica greca del periodo classico - Sofisti, Socrate, Platone, Aristotele - non può essere compreso se non nel contesto della polis: educare una persona significa per questi filosofi educare il cittadino. Le ragioni per cui è visto in maniera così stretta il legame tra l'uomo e il cittadino sono diverse da filosofo a filosofo; ma dietro le ragioni filosofiche è indubbio che su questo punto tutti subiscano l'influsso della concezione tipicamente greca dell'uomo, una concezione che non aveva eguali nelle culture dei popoli vicini e che i Greci sentivano fortemente come propria: l'uomo come portatore di una cultura che si esprime nella sua libertà individuale, resa possibile soltanto dalla vita nella libera comunità politica, la polis.

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Precarietà della vita e povertà transitorie PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

di Remo Siza [sociologo] (sunto a cura di Fabio Peloso)

 Le relazioni sono sempre meno stabili e questo elemento tende a divenire componente ineludibile della nostra quotidianità. Per alcuni, queste condizioni, moltiplicano le opportunità di autoaffermazione, dove sussistono gli spazi per migliorare il proprio status sociale.

Per una quota molto più estesa, invece, l’instabilità delle relazioni sociali, l’incertezza sul proprio futuro, raggiungono livelli intollerabili rappresentando un pericolo incombente. Questi dati sono rilevanti soprattutto su chi è inserito nei segmenti più bassi del mercato del lavoro e dispone di limitate abilità.

In una società dinamica chi è passivo si trova nei guai, afferma Sennet (1999).

Destini personali

I percorsi di vita dei singoli acquistano autonomia rispetto alle condizioni ed ai legami da cui provengono ed il destino collettivo diventa in primo luogo destino personale. E’ un destino fatalmente più vulnerabile dove non tutti sono capaci di individualizzare e di costruire un progetto per se stessi.

L’esistenza privata individualizzata si consegna ad una nuova dipendenza che evolve verso un sistema rischioso di sottoccupazione flessibile. La tanta auspicata individualizzazione, una sorta di baluardo della diversità ed unicità dell’individuo, si scontra con la disoccupazione di massa e con la crescita della precarietà. Si vengono così a creare situazioni totalmente dipendenti dal mercato del lavoro, ricongiungendosi alla precarietà delle relazioni familiari, delle reti parentali.

Il sommarsi di più precarietà, sta alla base di forme di povertà transitorie.

Il sistema di welfare tende a porre la sua attenzione sulle modalità di intervento nel mercato del lavoro, piuttosto che ad un’estensione dei sistemi di tutela o sulle azioni che ricostruiscano la solidarietà tra le persone ed il sostegno reciproco.

Non solo esclusione sociale

Sul finire degli anni Ottanta al termine povertà si sostituiva quelle di esclusione sociale spostando l’attenzione dalle responsabilità del singolo alle dinamiche sociali e sembrava un fenomeno irreversibile e strutturale.

Ora alla disoccupazione di massa si sostituiscono estesi inserimenti lavorativi precari che prevedono frequenti fuoriuscite, creando  l’esigenza di sistemi di re-inclusione sociale di diversa natura.

I due percorsi, quello della precarietà e quello dell’esclusione tendono a non intersecarsi; infatti tra le famiglie che soffrono in un determinato momento di condizioni di povertà, troviamo gruppi sociali molto diversi.

Alla povertà a lungo termine se ne affianca una a breve termine come esperienza di vita.

Si identificano cosi la povertà stabile che esprime il processo di esclusione sociale, e  la povertà occasionale, espressione invece di un modo più generale di vivere in presenza di una precarietà diffusa.

La “scoperta” di nuove forme di povertà deriva solamente dall’ampliarsi del modo di vedere il problema in una riflessione a più largo raggio sulla precarietà delle relazioni sociali.

Vi sono quindi forme di povertà non coinvolte in processi di esclusione sociale, ma nella precarietà del lavoro, gruppi sociali che non vivono ai margini della società ma che partecipano alla vita sociale seppure persista una costante insicurezza sulle condizioni di vita dove l’aspetto lavorativo li espone inevitabilmente a variazioni di reddito repentine.

Non si tratta di una rottura dei legami sociali prodotti dai processi di esclusione, piuttosto è la precarizzazione determina le dinamiche.

La durata della povertà

La durata della povertà evidenzia uno stato di deprivazione economica molto differente. La focalizzazione sul singolo porta a non vere la globalità e la mobilità del problema.

Metodologie di ricerca dinamiche, hanno evidenziato che spesso la povertà non è un processo stabile e ci si può aspettare che la maggioranza delle persone entrate in questa condizione, lo saranno solo per un breve periodo, ma una significativa minoranza rimarrà per un periodo più lungo (il 46% lascerà la povertà entro un anno mentre il 12% rimarrà povero per un massimo di 5 anni).

La mobilità economica favorisce il rientro in queste categorie in modo molto rapido

Esistono tre tipologie di povertà:

  • la povertà persistente: almeno 3 anni con famigli monoparentali, monogenitoriali, anziani, famiglie con capofamiglia senza occupazione, ecc.
  • la  povertà ricorrente  propria di famiglie che hanno periodi ripetuti di povertà separati da almeno un anno di non povertà
  • la povertà temporanea per un periodo di povertà consecutivo al massimo di due anni.

La dipendenza critica dal mercato del lavoro

Si ritiene erroneamente che la caduta nella povertà sia legata esclusivamente alla relazione assunta rispetto al sistema lavorativo dove in realtà sussistono elementi multifattoriali che coinvolgono tutto l’insieme: il sistema pubblico di protezione sociale, la famiglia di appartenenza e di origine che non svolgono la funzione di riequilibrio.

Le famiglie con particolari tipologie, rappresentano i gruppi sociali maggiormente esposti:

  • monogenitoriali con minori
  • persone che vivono sole
  • famiglie a basso reddito con ammalati cronici che vivono assieme
  • famiglie monoreddito con lavoro non stabile

Alcuni eventi critici rappresentano l’elemento scatenante per l’insorgere di dinamiche di povertà:

  • mercato del lavoro che coinvolge le persone che lavorano nel nucleo familiare (aumento o diminuzione sia del salario che delle persone che lavorano)
  • reddito non da lavoro riferito alla sua variazione (pensionamento come esempio tipico9
  • carattere demografico come il matrimonio o il divorzio
  • salute con particolare riferimento alla salute mentale

 

La situazione in Italia

I dati non sono così affidabili rispetto alla ricerca effettuata in quanto realizzata per altri fini.

Ricerche recenti hanno evidenziato che nel 1994, 60 persone si trovavano nella stessa condizione del precedente, 53 a distanza di due anni e 51 a distanza di tre anni.

Più recentemente un’analisi CEE ha indicato che circa 8 – 9 % dei non poveri l’anno precedente era entrato nella fascia di povertà.

In generale i dati rilevano una realtà profondamente diversa tra le varie città con un legame correlabile alle ristrettezze del mercato del lavoro.

Il welfare come transizione

Le famiglie entrano ed escono dalla povertà e solo una piccola parte vi rimane malgrado gli interventi del welfare.

Questo rappresenta una risorsa, un appiglio per superare le condizioni di difficoltà.

La teoria dell’underclass dove si ipotizzava che il welfare creasse dipendenza e passivizzi gli individui, è stata sgretolata da varie ricerche.

Si pensa ora ad un welfare to work, che non si limita ad erogare prestazioni ma ad aumentare ad accrescere le capacità del singolo.

Il welfare  non deve essere eliminato ma semplicemente riconfigurato per creare un sostegno alla persone creando così una situazione di attivazione al cambiamento e miglioramento della propria situazione.

 
Flessibilità e sicurezza PDF Stampa E-mail
Scritto da C. Marazzi   

Flessibilità e sicurezza

di Christian Marazzi[1]

I nuovi rischi: una sfida e un’occasione per il futuro della medicina del lavoro - Attualmente con "flessibilità" si definiscono quei cambiamenti, in termini di tipo di rapporto di lavoro, che sempre più caratterizzano la società postfordista. Nel mondo occidentale, dal lavoro salariato, tipico della società fordista, siamo passati ad una forma di lavoro cosiddetto "atipico", non tanto per il genere, ma per il rapporto contrattuale che esso prevede. Tipi di lavoro flessibile sono considerati quello part-time, a tempo determinato, interinale, il contratto di formazione lavoro, la collaborazione coordinata e continuativa (CoCoCo), il telelavoro, ecc. In Italia una stima ritenuta prudenziale evidenzia un numero di lavoratori atipici superiore a 3 milioni, pari a una quota del 23% degli occupati nell’industria e nei servizi privati.

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AH1N1 - YOUTUBE PDF Stampa E-mail
Scritto da Julian Alterini - trad. it Clara Ferii   

Documentario di "Julián Alterini" sottotitolato in italiano da"Clara Ferri" sui retroscena e le verità dell'Influenza AH1N1. 

 

 

 
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