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    l mito: Dioniso (Bacco)

Dioniso (Bacco per i Romani) è una delle divinità più complesse della mitologia greca; nel suo culto si fusero riti, miti e leggende sorte in tutte le regioni. Era una divinità benefica per gli uomini, essendo considerato il dio del vino e della viticoltura, e in senso più generale il dio che forniva alla natura gli umori che portavano a maturazione i frutti e le messi. Come dio della forza generatrice della natura, Dioniso era il protettore della natura che rinasce e muore, come i riti riguardanti i suoi frequenti viaggi stavano a simboleggiare.

Le feste dedicate a Bacco, chiamate Liberalia e celebrate alla fine di marzo ed in autunno, erano celebrazioni particolarmente festose, in cui si innalzavano canti e si recitavano versi. Esse erano equilibrate e non erano trasformate in orge come le feste dedicate a Dioniso greco. Quando però l'influenza di queste giunse a Roma, furono istituite altre cerimonie dette Baccanali, che per la loro licenziosità furono proibite. Erano una specie di carnevale furioso, in cui la plebe, ebbra di vino, correva per le strade con il volto imbrattato di mosto, lanciando ingiurie. Il carnevale dei nostri giorni è la sopravvivenza di queste celebrazioni a Bacco - Dioniso.

Nelle arti figurative le rappresentazioni di Bacco sono molteplici; era rappresentato ora sotto l'aspetto di un giovane nudo, fiorente di bellissimo aspetto, ora come in vecchio barbuto dall'espressione dolce e solenne. Talvolta aveva sulle spalle una pelle di capra o di leopardo e raffigurato con accanto una gazza, per simboleggiare la chiacchiera petulante degli ubriaconi.

L'aspetto biblico

Genesi 9:20-25 [...] Ora Noè cominciò come agricoltore e piantava una vigna. E beveva del vino e s'inebriò, e quindi si scoprì nel mezzo della sua tenda. Più tardi Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e andò a riferirlo fuori ai suoi due fratelli. Allora Sem e Iafet presero un mantello e se lo misero sulle spalle di entrambi ed entrarono camminando all'indietro. Così coprirono le nudità del loro padre, mentre le loro facce erano voltate, e non videro la nudità del loro padre. Infine Noè si svegliò dal suo vino e seppe ciò che gli aveva fatto suo figlio più giovane. Allora disse: "Maledetto sia Canaan. Divenga l'infimo schiavo dei suoi fratelli" [...].

Premessa

Il vino sin dall'antichità, sia il mito sia l'aspetto biblico lo dimostrano, ha sempre avuto un ruolo di prim'ordine in quelle che erano feste, celebrazioni, riti, ecc.: solo nelle cerimonie a carattere religioso/mitologico era usato puro in un calice di ametista che stava a simboleggiare la parsimonia, altrimenti era sempre mischiato all'acqua.

I valori dell'alcol

Per valore dionisiaco si intende quello attribuito alla preziosa bevanda destinata ad esaltare l'uomo sin dai tempi più antichi. Mitologicamente permette all'uomo di avvicinarsi al mondo delle emozioni vissuto normalmente come più forte di noi; l'alcol è spirito la cui ebbrezza permette di entrare nel mondo dello spirito (Feuertrunken = ubriachi di fuoco).

Il valore culturale è dato dal bisogno di appartenere ad un certo modello collettivo di valore o altrimenti nella ricerca del coraggio e della virilità.

Il valore sociologico invece, è dato dal rinforzo ottenuto da un’identità alternativa: la vita al bar.

Il valore compensativo è dato dalla presunzione di sentirsi più sicuri, dalla momentanea fuga dalla realtà al fine di avere una coscienza meno dolorosa, o dalla ricerca di una rappresentazione di energia emotiva che non si ha in condizioni normali.

I meccanismi psichici

L'alcol agisce (inibisce e seda) sui meccanismi di controllo dell'inibizione, dando così la breve illusione di essere nuovamente padroni di sé, di avere una sorta di potere. L'illusione è tale che si continua a bere per mantenere questo stato ed anche perché alla fine dell'ebbrezza aumentano i sensi di colpa, la vergogna, le frustrazioni, ecc.

L'alcol dà una risposta illusoria ad un bisogno reale dell'individuo.

L'errore simbolico sta nell'attribuire all'alcol un significato di potenza.

La malattia

Quando si parla di alcolismo bisogna distinguere due aspetti:

    alcolismo cronico semplice: malattia che consiste in una dipendenza dall'uso di alcol.

    psicosi alcolica: serie di disturbi conseguenti all'effetto di alcol sul SNC (a prescindere dalla quantità e senza essere necessariamente legate all’alcolismo)

Clinica dell'alcolismo cronico semplice

Si tratta prevalentemente di persone di sesso maschile di un'età compresa tra i 30 ed i 45 anni che sono ricoverati (sono rari gli episodi di ammissioni spontanee) per i disagi provocati a livello professionale, famigliare, sociale quando si trovano nello stato di ebbrezza.

La memoria è labile, vi sono difficoltà di attenzione e concentrazione, la coscienza è lucida ed il soggetto è orientato; appare disinvolto con un eloquio fluido, scorrevole, non molto ricco e ripetitivo. A volte invece, vi possono essere persone chiuse, poco comunicative ma con mimica e gestualità adeguate. L'atteggiamento globale del soggetto è almeno in apparenza collaborante (captatio benevolentia), l'ideazione è scorrevole ma le capacità astrattive non sono fervide con tendenza ad evitare contenuti del pensiero che si rivolgono a se stesso non assumendosi alcuna incombenza.

Il delirio di gelosia, è frequente, legato soprattutto all'incapacità delle funzioni sessuali (le cui cause vedremo in seguito), proiettate sul coniuge come l'unico responsabile di ciò.

La personalità

Sarà trattata di seguito la personalità di tipo nevrotico dell'alcolista cronico semplice (in seguito ACS) mentre quella psicopatica sarà trattata in seguito. L'ACS è solitamente, quando sobrio, un soggetto diligente, ubbidiente, sottomesso (l'ideale per un datore di lavoro) sia a livello professionale che familiare in quanto non è in grado di gestire la sua aggressività (la inibisce eccessivamente). Quando beve, diventa attaccabrighe, iroso e fa tutte quelle cose che quando è sobrio non farebbe (o non può fare in quanto frustrato); per accedere al suo mondo emotivo, deve bere e lo deve fare sempre entrando così in un circolo vizioso. La dipendenza genera regressione ed il soggetto è confrontato con una serie di problemi non gestibili.

Anche la moglie dell'alcolista è un personaggio particolare in quanto si assume dei compiti sostitutivi a carattere reale in un primo momento (il marito beve e non può fare determinate cose quando non è sobrio), e poi sempre più perversi al punto tale che l'ipotesi di separazione molte volte ventilata dai terapeuti, è quasi sempre rifiutata.

Descrizione somatica

Le descrizioni somatiche si effettuano dalla testa ai piedi, da destra verso sinistra.

Le congiuntive sono arrossate, la sclera è giallastra (sub-ittero), il naso e le guance presentano un arrossamento (colore rosso/violaceo) a farfalla con delle forme particolari (teleangiectasie), la bocca è in cattivo stato (beve molto e mangia poco) ed è frequente l'infiammazione delle gengive. L'alito ha un odore tipico (epatico), la lingua è patinata. A livello dell'esofago è frequente la presenza di varici esofagee (in seguito alla patologia epatica in quanto il sangue deve trovare dei percorsi alternativi verso il cuore attraverso i tre distretti possibili: vene esofagee, vene emorroidali, vene addominali che conferiscono all’addome la caratteristica forma detta caput medusae); frequenti sono le bronchiti croniche in quanto il soggetto facilmente si addormenta in stato di ebbrezza non riuscendo ad espellere tramite la tosse il muco prodotto. Il cuore può essere soggetto a miocarditi da alcol; il cardias, soprattutto nei bevitori di superalcolici, può presentare dei problemi; a livello dello stomaco è frequente il vomito mattutino. Il fegato presenta delle disfunzioni metaboliche solo nei grandi bevitori (steatosi epatica, cirrosi epatica) il che implica anche un'inefficienza nell'equilibrio ormonale (aumento degli ormoni femminili) con una serie di conseguenze: distribuzione del grasso e del pelo di tipo femminile, ginecomastia e problematiche a carattere sessuale (mancanza di erezione). L'ascite non frequente, è causata dal riversamento di liquidi nella cavità peritoneale a causa della disfunzione della quota proteica generata dalla diminuzione della pressione oncotica. Il pancreas (ghiandola esocrina ed endocrina) può avere problemi con la quota insulinica (diabete non grave) e con la quota pancreatica (pancreatite) la quale può dar luogo a fenomeni di autodigestione. L'intestino, può subire delle disfunzione peristaltiche che danno stipsi o diarrea; l'ano, come già indicato, può presentare emorroidi. La muscolatura è solitamente deficitaria e l'addome (non necessariamente ascitico) è solitamente gonfio.

Quadro neurologico

Nei grandi consumatori di alcol questi esercita un danno sul sistema nervoso periferico (SNP) con conseguente polineuropatia tossica alcolica. Si riscontrano:

    problemi nella stazione eretta e nella deambulazione

    tremore a scosse piccolo medie (testa, lingua, arti superiori)

    dolore muscolare crampiforme soprattutto agli arti inferiori

    riduzione delle masse muscolari

Diagnosi

Per la diagnosi, la prognosi e la terapia dell'alcolismo bisogna tenere ben presente la definizione di alcolismo cronico semplice. Si parla di alcolismo quando c'è dipendenza da alcol, quando vi sono modalità nel bere fino allo stato di ebbrezza, il bere sistematico durante l'arco della giornata senza raggiungere l'ebbrezza, il bevitore da week-end, il bevitore dipsomanico occasionale (qualche volta all'anno).

Terapia

La terapia dell'alcolismo cronico semplice non si può fondare solo sulla buona volontà del paziente. L’interruzione dell'uso di alcol, è possibile evitando così il ricovero. Non è necessaria l'ospedalizzazione in un ospedale psichiatrico ma il paziente può essere ricoverato in cure generali, in clinica, in case specializzate a patto che la struttura sia ben informata che il paziente interrompa l'uso di sostanze alcoliche.

La disintossicazione fisica dura alcuni giorni (5–10 gg) e ciò permette di avere un quadro di personalità chiaro.

Interventi: dato che l'alcol è un ansiolitico come primo intervento si somministrano al paziente degli ansiolitici o dei sedativi poco tossici (ad esempio Distraneurine ®[1]), prestando molta attenzione che i medicamenti dati al paziente non interferiscano con l'alcol soprattutto nelle prime ore dal ricovero. A volte si somministrano al paziente delle vitamine (solitamente del gruppo Bxx – Benerva ©, Becozym ©, Benexol ©, ecc.).

È basilare l'indagine somatica approfondita sul paziente.

Superato il momento di crisi (circa una settimana) si può elaborare un piano terapeutico ricercando i motivi per cui il paziente ha contratto la patologia; la ricerca si basa su l'indagine psicologica del paziente, sia nella famiglia sia nel lavoro. Questo tipo di ricerca può durare anche molto tempo, una volta che si hanno tutti i dati si formula il programma terapeutico.

Ipotesi uno

Con un soggetto con limitate capacità psichiche, sarà difficoltoso l'intervento psicologico.

Una volta a questi soggetti si attuava la terapia dei riflessi condizionati, cioè si somministrava al soggetto dell'apomorfina (agisce sul metabolismo dell'alcol e sui corpi chetonici, producendo così uno stato tossico) e poi si faceva bere, producendo così uno stato di malessere. Ogni volta che il soggetto sentiva l'odore dell'alcol o lo vedeva stava male, vomitando; attualmente questo tipo di terapia non si usa più. Oggi, con soggetti consapevoli e disponibili alla terapia che si effettua, ad esempio, si usa l'Antabus ® (disulfiram) per via orale o l'Esperal ® terapia intracutanea[2]. Il disulfiram blocca l’enzima aldeideidrogenasi che trasforma l’aldeide acetica in acido acetico. L’aldeide acetica è il metabolita primario dell’etanolo e l’aumento della sua concentrazione nel sangue causa una sindrome molto fastidiosa comprendente vomito sudorazione, rossore, mal di testa e vertigini. Gli alcolisti sono in genere poco collaboranti verso questo tipo di terapia e nei confronti dei terapeuti.

 Ipotesi due

Soggetti sufficientemente collaboranti ma con difficoltà di sospensione nell'assunzione di alcol.

La terapia più efficace con questi pazienti sono gli Alcolisti Anonimi (AA) in quanto all'interno del gruppo vi è solidarietà; tutti sono sullo stesso piano, cioè non vi è differenza tra terapeuta e paziente (in quanto non esistono terapeuti), non vi sono psichiatri all'interno del gruppo. In questo caso la solidarietà fa giustizia con l'equivoco della colpa (alcolismo = malattia): secondo gli AA anche i soggetti astemi presenti all’interno del gruppo sono malati. Il meccanismo che sta alla base del gruppo è comunitario rispetto ai problemi del soggetto. L'offerta psicologica è molto rilevante con riferimento di ordine religioso spirituale con lontana attinenza alla Croce Blu di origine protestante, in cui l'alcol è letto come errore simbolico.

La terapia che si attua con gli alcolisti è quella di dare un senso alla loro vita, il senso dell'esistere fa parte del programma terapeutico degli A.A., l'alcol è identificato come evento spirituale.

Alcolismo delle donne

L'alcolismo delle donne è molto differente da quello maschile, è solitario, clandestino e soprattutto socialmente riprovevole.

È sovente a carattere nevrotico, dovuto ad insuccessi, espressione di angosce, e talvolta dovuto a depressioni molto gravi. L'alcolismo nella donna è meno mascherato da razionalizzazioni.

 


[1] si tratta di una terapia a decrescere (6/8 cps/die iniziali)
[2] questo tipo di terapia non è attualmente più in uso a causa della pericolosità della stessa: alcuni alcolisti malgrado l’impianto intracutaneo continuavano a bere malgrado la reazione alcol-Antabus
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Psicopatologia dell'età evolutiva PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio P.   

 Appunti delle lezioni del prof. Lavizzari presso la SUPSI (DSAS - Lavoro Sociale)

PSICOPATOLOGIA DELL'ETà EVOLUTIVA

 I) Quando, per una causa qualsiasi, si determina uno squilibrio tra il progredire dell'età anagrafica e lo sviluppo dell'attività intellettiva, operativa o comportamentale, si possono usare due termini per indicare tale squilibrio:

  1. immaturità, se c'è un rallentamento globale dello sviluppo (qui si parla anche di disadattamento o disturbo della personalità);  
  2. insufficienza o deficit (intellettivo, motorio, sensoriale), se c'è un "blocco", prevalentemente di ordine biologico e neurologico.
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L'epilessia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

Introduzione

L'epilessia nell'antichità e nel medioevo era attribuita all'intervento di forze sovrannaturali, da cui il nome morbus sacer o demoniacus o deificus, oggi l'epilessia, che non è una malattia ma un quadro sintomatico, è distinta in primaria o funzionale, secondaria od organica, cui è da aggiungere l'epilessia psicomotoria o equivalente epilettico.

Qualsiasi essere umano dotato di un cervello sano è in grado di presentare una crisi epilettica. Su cento persone che abbiano presentato una o più crisi epilettiche, 49 solamente soffrono d’epilessia. Di queste 49 solo il 15-25% presentano dei problemi d’ordine psichiatrico.

Definizione:

Una crisi epilettica è costituita da manifestazioni cliniche ed è accompagnata da una scarica elettroencefalica.

Questa scarica è il funzionamento ipersincrono di una massa di neuroni corticali. La malattia è costituita da crisi ripetute, la ripetizione è il risultato di due fenomeni patologici distinti:

     La tendenza, cortico-sottocorticale del cervello a funzionare in modo unificato

    La disorganizzazione della complessità funzionale di una regione corticale, che giunge ad un funzionamento massiccio che può essere causata da un danno cerebrale.

 

L'epilettico è un soggetto la cui organizzazione psichica utilizza la ripetizione delle crisi nel suo modo di funzionare come scarica pulsionale.

Le cause congenite dell'epilessia

Le cause dell'epilessia possono essere:

    Criptogeniche o ereditarie: questo tipo corrisponde alla malattia epilettica, si pensa che siano coinvolti meccanismi biochimici del metabolismo dell'acido gamma aminobutirrico.

    Traumatismi cerebrali neonatali: uno dei traumi cerebrali più frequenti sono quelli da parto, dovuti all'estrazione del bambino con il forcipe o con la ventosa, questi provocano degli stati epilettici. I traumatismi possono provocare focolai epilettogeni in seguito al tessuto cicatriziale sostitutivo nel punto del trauma.

    Traumi cerebrali: possono essere causati da contusioni cerebrali ad esempio dopo un incidente

    Infezioni batteriche: l'effetto si vede solo dopo molto tempo

    Tumori: il tessuto neoplastico può provocare delle compressioni all'interno della scatola cranica

    Ictus: soprattutto negli anziani

    Malattia di Alzheimer, ecc.

CRISI

Esistono tre tipi di crisi:

1.   crisi di grande male: questa crisi avviene in modo brutale senza segni premonitori, il soggetto cade avanti, in stato di coma.

     Fase tonica: il corpo si contrae con uno spasmo tonico, il soggetto entra in apnea diventando cianotico. Gli arti superiori sono addotti e flessi nei loro segmenti, gli arti inferiori sono estesi e contratti, con i piedi in varismo e le dita flesse. Il volto diventa progressivamente cianotico, le pupille sono dilatate e tutti i riflessi oculari sono aboliti. Questa fase dura circa da 30-40 secondi.

     Fase clonica: la contrattura tetaniforme cede attraverso a una serie di decontrazioni ritmiche, che corrispondono alle convulsioni. In questa fase possiamo udire dei rumori respiratori, questi atti respiratori sono troppo superficiali per permettere all'ossigeno di arrivare ai polmoni. Questa fase dura circa da 20-30 secondi.

     Fase flaccida: in questa fase tutti i muscoli e gli sfinteri si rilassano, con possibili fenomeni di fuoriuscita sia di urina che dell’alvo, il respiro rumoroso a poco a poco si normalizza.

Dopo questa fase il soggetto passa dallo stato di coma a uno stato di sonno profondo, al risveglio non ricorderà niente dell'accaduto, sarà di malumore, avrà dolori muscolari e ossei, potrà essere un po' confuso.

Le aure

Con il termine aura (dal latino soffio) si intende l'esperienza vissuta all'esordio dell'attacco. Queste esperienze sono, a carattere allucinatorio, di tipo olfattivo, gustativo, uditivo, cenestetico e sono tipiche delle lesioni epilettogene dell'area temporale.

Complicanze nelle crisi di grande male:

Il ripetersi della crisi, le cosiddette crisi subentranti, (2-3 volte il giorno) può produrre complicanze tali da portare alla morte del soggetto: sono ricorrenti gli arresti respiratori, le fratture ossee che avvengono solitamente nella fase clonica. Dal punto di vista medicamentoso l'intervento è sempre rivolto alla sedazione del soggetto con terapie come Valium ® (Diazepam) e Rivotril ® (Clonazepam).

Stato di male epilettico

È un'urgenza terapeutica, in quanto le crisi si susseguono una dietro l'altra: il soggetto non riesce ad uscire da una crisi che rientra subito in un'altra. In questi casi si esegue un intervento farmacologico con Valium ® e Rivotril ® in modo alternato. Questo tipo di crisi si instaura molte volte perché è stata cambiata in modo brusco la terapia, o perché la malattia è ad uno stato molto aggravato.

 

2.   Crisi di piccolo male sono di due tipi:

    Assenze: hanno una durata da uno a 15 secondi, in questo caso si ha un'eclissi dello stato di coscienza, che si associa a qualche fenomeno muscolare appena accennato. Il soggetto si ferma se impegnato in qualche attività, tace se sta parlando. Il tono muscolare non si modifica o si modifica lievemente. Il respiro talvolta si sospende. Non si osservano convulsioni o disturbi del linguaggio, si può invece notare una sorta di brivido e qualche goccia di saliva che può uscire dalla bocca. La crisi si conclude bruscamente così come è iniziata ed il soggetto non ricorda niente dell'accaduto. In qualche varietà di assenza la sospensione della coscienza non è completa; il soggetto può continuare a svolgere delle azioni automatiche (camminare, gesti, ecolalie, ecc.).

    Crisi atoniche: forma più rara, il soggetto improvvisamente cade a terra, come se fosse morto, in uno stato di coma, la coscienza è assente, la muscolatura, a differenza della crisi di grande male è rilassata, con conseguente incontinenza sfinterica. Quando il soggetto esce dal coma entra in un sonno profondo: al suo risveglio non si ricorderà dell'accaduto, avrà dolori muscolari e ossei, e sarà di malumore.

 

3.   crisi parziali o crisi jacksoniane: forma focale o parziale di epilessia in cui lo stimolo è circoscritto a singole aree cerebrali; cioè la scarica ipersincrona interessa solo una porzione del SNC. In questo caso lo stato di coscienza è conservato. Lo stato parziale si può estendere in modo omolaterale in un primo momento, poi in un secondo momento potrà interessare tutto il corpo ed arrivare in fine a una crisi di grande male. Lo stato di coscienza è proporzionale all'estensione del fenomeno neurologico.

Gli equivalenti epilettici

Si tratta di una serie di fatti molto importanti, sia per la frequenza sia per il significato. A livello di EEG corrispondono a crisi epilettiche la cui durata è di pochi minuti. La crisi è costituita da una destrutturazione della coscienza, quasi una particolare esperienza di depersonalizzazione in cui si riscontrano una serie di affettivi, sensoriali, motori, mnemonici a volte mescolati a uno svolgimento strano e fluttuante a volte isolati e sospesi nel tempo, ma capaci di combinarsi in una specie di scenario. Quando la sintomatologia si limita al fenomeno equivalente, l'espressione clinica consiste in disturbi comportamentali con eclissi della coscienza. Se l'episodio è molto breve si parla di assenza temporale. I disturbi comportamentali sono molto variabili, possono andare da una semplice pantomima masticatoria, ad atti complessi e coordinati, ad esempio, cleptomania, dipsomania. Negli equivalenti epilettici la coscienza è sempre lucida.

Le psicosi epilettiche

1. stati crepuscolari:

2.   psicosi confuso-onirico:

 

    Stato crepuscolare: disturbo quantitativo della coscienza. In questo stato sono conservati gli atti automatici (ad esempio: guidare la macchina, camminare, mangiare, bere, ecc.), la consapevolezza dell'Io è eclissata. Il soggetto in questo stato è in grado di produrre cose, da semplici a complesse.   In questo stato si possono innestare esperienze di tipo allucinatorio, fantastico, onirico, che si congiungono con la realtà, in questo caso si ha una percezione molto particolare della realtà. Questo stato può produrre comportamenti bizzarri e insoliti, o drammatici e violenti con problematiche a livello legale.

     Durata: da poche ore fino a due giorni, dopo questo tempo il soggetto si risveglia senza ricordare nulla dell'accaduto (amnesia).

 

    Stato confuso onirico:

     Il delirio onirico costituisce lo stato più grave della destrutturazione della coscienza; la coscienza onirica, cioè quella che ci accompagna durante i nostri sogni va ovviamente considerata come un aspetto normale della vita quotidiana.

     La psicosi confuso-onirica è un sogno patologico ma non identico al sonno, esso dipende dalla disorganizzazione del campo della coscienza. Il soggetto non riesce più a stabilire un contatto con la realtà, non riconoscendo più le persone, gli oggetti, che fino a poco tempo prima gli erano noti, ed è disorientato nello spazio e nel tempo.

     Il soggetto è preda ad onirismo, confusione, agitazione psicomotoria e disorientamento. Lo stato confuso onirico è molto raro, in questo caso è molto importante l'anamnesi per distinguere questa manifestazione dal Bonhöffer.

     La durata di questo episodio è come nello stato crepuscolare (ore o giorni).

Struttura della personalità epilettica

Gli epilettici hanno un carattere ed un'affettività vischiosi, queste caratteristiche descrivono una grande insicurezza, sono persone molto perseveranti nel chiedere le cose, questa loro caratteristica produce nelle persone che li circondano repulsione. Sono persone irritabili, tendono ad agire d'impulso, cioè passano all'atto (acting out) senza pensare alle conseguenze che esso può produrre. Questi pazienti sono difficili da trattare, soprattutto dal punto di vista relazionale.

 

DIAGNOSI

La diagnosi di epilessia si basa su due elementi:

    Clinica: sono le manifestazioni della malattia, dal punto di vista di crisi epilettiche osservate.

    Strumentale: è la misurazione dell'attività elettroencefa­lica tramite l'EEG.

Quando la clinica e l'indagine strumentale sono discordanti quella che fa testo è la clinica.

L'intervento farmacologico dovrebbe essere introdotto solamente quando la clinica si è manifestata e non quando si rileva un elettroencefalogramma alterato.

PROGNOSI

La prognosi per l'epilessia è molto migliorata da quando si sono attuati degli interventi farmacologici mirati, bisogna in ogni modo distinguere lo stato epilettico, inguaribile, dalla malattia epilettica che può essere guarita.

L'intervento farmacologico è comunque molto lungo nel tempo (esistono centri specializzati), i farmaci devono essere somministrati ad orari fissi.

TERAPIA

Solo di tipo farmacologico

    Barbiturati: (desinenza in -al: Luminal ®, [Phenobarbital]) sono molto efficaci. Essendo degli ipnotici, anche se molto più studiati nel tempo, danno sonnolenza, sono anche molto tossici a livello cardiaco.

    Fenitoina (Antisacer ®, Phénytoïne ®, ecc.) hanno effetti collaterali sul midollo dando disturbi dell'emopoiesi. Si prescrivono esami ematici a scadenze regolari per il dosaggio del farmaco.

    Carbamazepina: Tegretol ® non si sa bene se sia veramente efficace per questa patologia; ha comunque un'azione a largo spettro. Si prescrivono esami ematici a scadenze regolari per il dosaggio del farmaco.

    Benzodiazepine: Valium ®, Rivotril ®, usate soprattutto nelle crisi acute; danno depressione respiratoria.

    Acido valproico: Depakin Chrono ® o Enteric ® [acido o sale dell’acido valproico] agisce sul metabolismo dell'acido gamma-aminobutirrico.

 

 
Oligofrenie PDF Stampa E-mail
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La definizione classica, che indica l'intelligenza come la capacità di risolvere i problemi, deriva dal bisogno di doverla quantificare o misurare come nei test. In una visione più complessiva si può indicare come la capacità d’integrazione e/o coordinazione per il raggiungimento di uno scopo in modo più rapido ed economico; è influenzata da molteplici aspetti come la dimensione genetica, l'apprendimento e l'ambiente stesso.

Ruolo del cervello

Intelligenza e cervello

Due opposte grandi concezioni si fronteggiano nel problema dei rapporti tra cervello ed intelligenza: la prima loca­lizza l'intelligenza in certe funzioni cerebrali (sede dell'attitudine intellettiva propriamente detta, oppure delle funzioni intellettive che la costituiscono), la se­conda attribuisce l'intelligenza al funzionamento globale del cervello e specialmente della corteccia cerebrale.

Lobo frontale ed intelligenza

Si tende a situare le funzioni psichiche superiori all'estremo dell'evoluzione filogenetica, e nelle regioni anteriori del telencefalo; ciò intendendole come attività categoriale ed adattativa, che integra al livello supe­riore tutta la strategia delle condotte così da poter risolvere problemi nuovi, oppure come attitudine in certo modo puramente operazionale alle prestazioni più diffi­cili.

Lo stato oligofrenico

L'oligofrenia si può definire come lo stato conseguente ad un arresto congenito o precoce dello sviluppo dell'intelli­genza.

    STATO: esito permanente

    MALATTIA: processo che ha un inizio, un'evoluzione ed un esito

    SINDROME: non se ne conosce la causa

 

Le oligofrenie hanno un interesse psichiatrico in quanto facilitano l'insorgenza di turbe psichiatriche. La misurazione e la diagnosi si effettuano secondo un criterio testistico, clinico, scolastico e d’integrazione sociale.

Caratteristica del debile sono i contenuti ideativi poveri:

    Ideazione lenta

    Ideazione perseverante

    Uso di stereotipi

    Difficoltà d’attenzione e concentrazione

    Affettività di tipo molto convenzionale

Cause

Le cause possono essere molteplici:

Fattori genetici di tipo non specifico (gene non individuato ma n’è dimostrato la trasmissione ereditaria), deficienze specifiche (geni recessivi o dominanti che si manifestano come nell’oligofrenia fenilpiruvica), fattori cromosomici (anomalie cro­mosomiche come nel mongolismo o trisomia 21).

Patologie prenatali con eziologia di tipo infettivo come la rosolia, la sifilide o di tipo parassitario come la toxoplasmosi; a carattere esotossico come l'alcolismo materno o intossica­zioni endogene risultanti dall'uremia, dal diabete, ecc. della madre e le incompatibilità ematiche come il fattore Rhesus. Traumatismi ostetrici, come l'uso inadeguato del forcipe che provoca traumatismi cranici, emorragie endocraniche, anos­sia neonatale causata dalla compressione del cordone ombeli­cale.

Patologie postnatali: tutte le malattie infettive che possono provocare un'encefalite od una meningoencefalite o le vaccina­zioni come quella del vaiolo che può provocare uno stato d’oligofrenia.

Cause provenienti dall'ambiente neonatale come fattori culturali, sociali (ad esempio il soggiorno in istituti) o fami­gliari possono essere considerati come elementi eziologici dell'oligofrenia.

Classificazione della deficienza mentale

Vecchia classificazione:

 

Debile

QI 50 - 85

Imbecille

QI 30 - 50

Idiota

QI inferiore a 30

 

Nuova classificazione:

 

Debilità lieve

QI 85 - 70

Debilità media

QI 70 - 60

Debilità profonda

QI 60 - 30

Deficienza profonda

QI inferiore a 30

 

Criteri di identificazione

 

Come ogni insufficienza dello sviluppo intellettuale, si può definire la debilità mentale in diversi modi che d'altronde si completano: un criterio psicometrico (test specifici), un criterio scolastico legato alla capacità di fornire prestazioni scolastiche ed un criterio sociale dove a cagione della condi­zione mentale il soggetto non è in grado di condurre una vita indipendente ed a raggiungere un'autonomia economica.

Criterio anamnestico

    Episodi prenatali 

    Parto

    Episodi postnatale (ricerca entro i primi due anni di tutto ciò che ha portato all'oligofrenia).

Stato psichico di un debile (lieve e medio)

Condizioni ipotetiche di un colloquio durante l’ammissione con un debile:

    E’ accompagnato

    La persona non è molto curata sia nell'abbigliamento sia nella persona (per questioni legate al suo stato di debilità e/o perché istituzionalizzate)

    L'atteggiamento è poco collaborante, spaventato e/o intimidito.

    La mimica e la gestualità hanno povertà espressiva

    L'eloquio è lento ed il contenuto povero

    La comprensione è difficoltosa

    L'attenzione è faticosa da mantenere e per periodi brevi

    La memoria è solitamente ben conservata

    La coscienza sufficientemente lucida

    L'orientamento nel tempo e nei rapporti interpersonali è ben presente, mentre per quanto riguarda quello nello spazio può presentare alcune difficoltà

    L'ideazione presenta incapacità astrattive, il pensiero è di tipo concretistico, perseverante e ripetitivo

    L'affettività può essere sana o disturbata; l'istinto d’autoconservazione è limitato.

    La sessualità presenta evidenti deficit: un debile non è in grado d’approcciare in modo adeguato e/o mantenere un rapporto a due per questo è sovente che abbia pratiche di tipo esibizionistico

    Le emozioni sono inadeguate allo stimolo

    I sentimenti sono categorizzati: buono - non buono; vi è un’incapacità di dare sfumature a questi

    Critica e giudizio sono presenti ma problematici in quanto legati all'intelligenza

Perché si studia la debilità?

L'alterazione patologica della personalità a causa delle reazioni ad esempio dell'ambiente familiare come rifiuto o iperprotettività, possono dar luogo a reazioni da parte dell'interessato nelle seguenti direzioni:

  Depressione

  Aggressività (reazione disforica)

  Iposviluppo

Modelli di sviluppo evolutivo di patologia della personalità

I debili hanno difficoltà di modificare il loro adattamento con l'ambiente nel quale vivono: è molto difficile pretendere di variare le abitudini di un debile in quanto, per paradossale che possa sembrare, il loro sviluppo evolutivo segue modelli d’iperadattamento.

Ipotizzare che un debile di media e lieve entità possa comprendere il motivo di un licenziamento, a causa di una situazione congiunturale avversa, è veramente difficile in quanto il suo modello d’iperadattamento ambientale - socio - lavorativo gli impedisce di sviluppare dei modelli di comprensione del fatto.

Modelli di sviluppo

I modelli di sviluppo di personalità che un debile può percorrere sono sostanzialmente tre:

 

    Nevrotico - ansioso - depressivo: per far accettare dall'ambiente esterno (famigliare e/o lavorativo) la propria condizione, un debile mette in atto meccanismi che comportano un'accettazione in toto delle varie situazioni: lavorare a testa bassa senza mai reclamare, ecc. con evidenti limiti delle capacità autopropositive. Questo conduce ad una compressione emozionale che può portare a fenomeni di carattere depressivo, ansioso, nevrotico.

    Reattivo - conflittuale (ordine psicopatico, caratteriale):

In contrapposizione al precedente le reazioni di un individuo debile di media entità, incapace di accettare delle frustrazioni, può sviluppare delle reazioni a carattere reattivo, conflittuale. L'atto d’aggressività è un'emozione di tipo difensivo atta a proteggere l'integrità dell'individuo e del suo territorio; non sfocia necessariamente sempre in un atto aggressivo. Gli atti pantoclastici sono fenomeni di distruzione fisica di tutto ciò che sta attorno al soggetto (acting out).

    Sviluppo paranoide

L'oligofrenico è confrontato con dei bisogni ai quali non riesce a rispondere perciò li proietta su qualcuno o su qualcosa. Le psicosi sono spesso caratterizzate da deliri che possono avere sviluppo paranoide o divenire vere e proprie schizofrenie di cui parleremo nei prossimi capitoli.

Il delirio si fonda su un meccanismo d’interpretazione; è un processo di difesa che permette alla persona di conservare una certa autostima in una situazione angosciosa.

Comprende: rimozione, proiezione, interpretazione (quando c'è interpretazione si parla di delirio).

Parallelamente a quanto sovraesposto, possono coesistere anche fenomeni legati all'epilessia, ricorrente e comune ad una gran parte d’oligofrenici.

In seguito allo stato di debilità, si possono sviluppare fenomeni d’alcolismo, tossicomanie come atto compensativo del proprio stato (patologie secondarie).

Approccio

Deve essere chiaro per un operatore sociale che non si cura la debilità ma le patologie d'innesto.

L'indagine si deve svolgere su due linee:

 

    Linea di strumentazione: utilizzando degli strumenti d’indagine appropriati, bisogna avere ben presente quello che sono le capacità residue di un individuo onde poter valutare gli eventuali miglioramenti o peggioramenti rispetto a quello che è il suo valore standard. L'indagine deve rivolgersi nel campo psichiatrico, fisico, sensoriale e sociale.

    Linea della patologia psichiatrica e/o clinica

 

In ogni pratica infermieristica è indispensabile avere un alleato nella cura: il paziente.

 

È evidente che le modo d’approccio con un debile devono seguire una prassi certamente diversa rispetto a quella in uso con un paziente psichiatrico tradizionale: l'intelligenza, a causa del suo stato, è limitata e quindi qualsiasi tipo di contatto verbale deve necessariamente avere dei contenuti a carattere concreto, privo d’astrazione e semplice: è da privilegiare il contatto fisico.

L'intervento infermieristico deve limitarsi alla risoluzione di problemi concreti e pratici: la patologia psichiatrica.

Debili profondi e deficienti profondi

È presente uno sviluppo poco strutturato della coscienza dell'Io, il linguaggio è approssimativo soprattutto nei debili profondi i quali si esprimono solitamente a monosillabi.

Il livello d’organizzazione è assente nei deficienti profondi i quali dipendono nella totalità dal personale che li circondano mentre, con i debili profondi è ottenibile all'interno di strutture specifiche una certa autonomia organizzativa intendendo con ciò, per evitare equivoci, la capacità di muoversi in modo autonomo ed utilizzare oggetti in modo primitivo.

Le reazioni di detti soggetti sono da considerarsi a carattere psicomotorio per questo è da preferirsi un linguaggio di relazione corporea.

 
La dissociazione PDF Stampa E-mail
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(Tratto da: Umberto Galimberti, DIZIONARIO DI PSICOLOGIA, Utet, Torino, 1992)

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FENOMENOLOGIA DELLA DISSOCIAZIONE. -Sul tema della continuità insiste anche R. D. Laing per il quale la dissociazione non è altro che un'accentuazione dell'insicurezza ontologica (v. INSICUREZZA) comune a tutti gli uomini per cui «anche in circostanze di vita ordinarie, un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, cosi che la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può mancargli la sensazione della continuità temporale; può fargli difetto il senso della propria coerenza o coesione personale. Si può sentire come impalpabile, e incapace di ritenere genuina, buona e di valore la stoffa di cui è fatto. Può sentire il suo lo parzialmente disgiunto dal suo corpo» (1959, p. 50). In ambito fenomenologico si è soliti distinguere una dissociazione isterica da una dissociazione schizofrenica, perché l'isterico si scinde a livello molare, mentre lo schizofrenico a livello molecolare.

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