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 Premessa

PIl termine nevrosi (impoverimento di ordine nervoso) fu preso in prestito dalla metà dell’800: questa comprendeva la neurastenia (o nevrastenia), che significa mancanza di energia e l’esaurimento nervoso (accezione di tipo popolare). Si pensava che ogni malattia psichica fosse correlata ad una patologia di un'area specifica del cervello. Il quadro era molto vago, e solo verso la fine dell’800 Freud incominciò ad organizzare una comprensione eziopatogenetica delle nevrosi; il primo studio fu sull’isteria malattia già nota da tempo.

I primi psicopatologi che si occuparono delle nevrosi furono Janet e Charcot. Fu quest’ultimo che diede una descrizione ed un significato preciso al termine isteria che, seppur introdotto da Ippocrate l’accezione del termine era assai ampia.

È una malattia dovuta a cause psicogene che produce uno stato di sofferenza importante (es. diminuzione delle capacità lavorative) e durature con perdita delle capacità operative sia nel soggetto che ne è affetto, che nelle persone che gli stanno attorno: è una malattia che produce una grossa quantità di sofferenza familiare.

Il modello freudiano proposto è puramente teorico, quello che noi vedremo é un quadro clinico che spesso non concorda con la pratica che troviamo nella realtà, e che si presenta solitamente in forma mista. Il modello freudiano (seconda topica freudiana) parte da un’ipotesi della psiche, che risulta centrata su una funzione principale che è l’Io ed un’altra area importante che è l’inconscio del quale non siamo consapevoli. In un corretto funzionamento queste due aree sono in continuo scambio (omeostasi della coscienza dell’Io): è uno scambio qualificato, preciso e selettivo (ad esempio la città contenuta dalla muraglia che seleziona il passaggio). Questo scambio é il luogo dove si verificano le alterazioni che originano le nevrosi.

Alcuni meccanismi non sono distinguibili tra loro: il problema è che l’utilizzo sistematico da parte di alcuni individui di meccanismi di tipo nevrotico li classifica in questa area. L’altra area di confine è tra quella nevrotica e quella psicotica denominata border line o area marginale, termine introdotto da psicanalisti. Questo significato è sorto in quanto vi sono dei soggetti che pur avendo una struttura nevrotica si riscontra in loro episodi tipicamente psicotici.

I meccanismi di difesa dell’Io

I meccanismi di difesa dell’Io sono dei meccanismi presenti in tutti noi, sono una funzione psicologica, (sono le guardie della città) che sono in parte coscienti ed in parte incoscienti. Ogni meccanismo di difesa è tipico di una categorie di nevrosi: lo spostamento, è relativo alla nevrosi fobica, la formazione reattiva è tipica della nevrosi ossessiva, la conversione invece è relativa all’isteria. Le nevrosi d’ansia invece comprendono la nevrastenia e la nevrosi ipocondriaca.

Meccanismo di difesa della rimozione:

Ogni cosa alla quale non siamo attenti è rimossa, questo avviene come un meccanismo fisiologico necessario per lasciare posto ad una nuova informazione; è un meccanismo costante e continuo la cui funzione avviene in modo selettivo e automatico dove alcuni contenuti hanno un carattere conscio mentre altri rimangono sempre inconsci.

I contenuti psichici hanno una loro valenza energetica; secondo questa valenza sarà più o meno possibile rimuoverli. La rimozione è un fenomeno per cui i contenuti della coscienza, vengono gettati fuori dalla coscienza stessa ma possono in un soggetto sano essere recuperati e riutilizzati.

Un contenuto psichico viene rimosso quando non ci serve più, o quando non è coerente con l’orientamento che l’Io possiede; i nostri contenuti psichici scompaiono da un lato ma possono ricomparire da un’altra parte.

L’inconscio confonde, contamina, mette tutto insieme; la coscienza distingue, separa, ha una funzione di discernimento, di distinzione. I nostri rifiuti (contenuti psichici) quando vengono gettati si mischiano nella pattumiera dando origine all’immondizia: la contaminazione è un dato oggettivo che soggettivamente viene interpretato come sporcizia. L’attività specifica della coscienza è quella di distinguere i contenuti psichici.

Psicopatologia della rimozione

Ogni volta che un contenuto psichico con un certo valore energetico viene eliminato insieme a quelli che non hanno un valore energetico, si realizza una rimozione psicopatologica. Ogni cosa che non è compatibile con la struttura primaria della coscienza viene rimossa (pregiudizi sentimentali come l’omosessualità, il desiderio di ammazzare i genitori, ecc.). Per comprendere sostanzialmente qual è la nostra area rimossa bisogna pensare a tutto quello che ci fa vergognare, viceversa per l’area ideale sarà tutto quello del quale siamo orgogliosi.

Il nevrotico è colui che rimuove i contenuti psichici con una carica energetica importante perché non li ritiene compatibili con la propria coscienza.

La differenza fondamentale è che un soggetto sano prima o poi si accorge dei contenuti che ha eliminato e va a recuperarli, il nevrotico questo non lo farà mai. Se si rimuove un contenuto con un elevato valore energetico (quantità di libido), questo produce un’attivazione inconscia; l’inconscio attivato per mantenere rimosso il contenuto ha bisogno di una grande quantità di energia.

Il soggetto si troverà a spendere un’enorme quantità di energia per evitare che il contenuto non torni a galla. Lo psicotico rimuove i contenuti psichici e non può più reintegrarli, dal momento che avesse questa capacità non sarebbe psicotico ma verrebbe considerato nevrotico: la sua struttura dell’Io, come contenitore é troppo fragile.

Meccanismo di difesa dell’ansia

L’ansia è una forma di energia che descrive la posizione che assume la coscienza rispetto ad un movimento inconscio che quanto tale teme. L’ansia è un modo costante di esistere della coscienza, è una costante disposizione agli avvenimenti, è uno stato neutro psicologico, non psicopatologico.

Quando il rapporto tra coscienza ed inconscio è inadeguato (è cattivo, di sfiducia) si crea uno stato d’ansia psicopatologico. L’ansia nevrotica possiamo definirla come un’attesa al peggio: l’Io è in allarme a causa di un inconscio sempre attivo.

Nello psicotico è percepita come ansia in un primo momento fino a che il contenuto inconscio attivato si presenta: a questo punto l’ansia scompare (non ci sono più le mura della città).

L’ansia sta prima del meccanismo di difesa, più che un sistema difensivo rappresenta una reazione, questa descrive l’esistenza di un soggetto.

Nel nevrotico la crisi acuta di ansia si definisce panico; è uno stato psicologico dove il soggetto si sente prossimo ad un rischio imminente di morte. Il panico descrive una paura di un movimento inconscio che rischia di sopraffare l’Io; si presenta come un episodio acuto.

Modalità di organizzazione dell’ansia

Meccanismo di difesa della proiezione

Attribuire a qualcosa o a qualcuno un contenuto inconscio. È un contenuto cosciente rimosso e proiettato in un altro oggetto, persona o situazione. Attribuzione di una nostra qualità a qualcun altro: ad esempio se mia moglie era un angelo prima del matrimonio e dopo un anno non lo è più, significa che questa è stata una mia proiezione.

Noi proiettiamo in continuazione ma non ce ne rendiamo conto, ed interpretarlo può farci del male. Le proiezioni derivano da qualcosa che è stato cosciente.

Consideriamo ad esempio il nero: su di lui proiettiamo tutto quello che pensiamo, la notte che fa paura, il buio, le tenebre, ecc.

Esiste comunemente la capacità di riconoscere le proprie proiezioni ad un determinato momento della vita: anche per una persona senza conoscenze psicologiche.

Nel soggetto sano c’è la possibilità di integrare le proiezioni e riconoscere quello che è estraneo a sé stesso, (è un meccanismo proiettivo di apprendimento, senza proiezione non ci sarebbe l’apprendimento). Le persone con minore capacità proiettano maggiormente ad esempio i bambini assicurano che la maestra sa tutto; noi lo facciamo ad esempio con l’insegnante al quale attribuiamo la conoscenza è ovviamente una proiezione che verrà meno quando avremo assimilato e compreso, non più in una visione scolastica ma professionale, la materia stessa.

Il soggetto nevrotico non integra le proiezioni, si difende molto da questo come qualcosa di incompatibile con la sua coscienza.

Lo psicotico ha una mancanza di capacità d’integrazione delle proiezioni e se lo facesse questo lo scinderebbe, spaccandolo: lo psicotico interpreta ed allora delira.

Meccanismo di difesa dello spostamento

Per descrivere il meccanismo di difesa dello spostamento è necessario tornare alla rimozione, questo deriva da qualcosa che non è cosciente e che non lo è mai stato. Quando un elemento viene rimosso la sua qualità originaria cambia stato. Un contenuto psichico rimosso si esprime sotto altre vesti rispetto al contenuto che è stato originariamente rimosso. Ad esempio se la mia ex-moglie ha una Fiat Uno rossa, ogni volta che vedo una Fiat Uno rossa per strada sto male, questo è uno spostamento associo cioè l'autovettura con una condizione che è stata destabilizzante.

Teoria dei complessi

L’area complessuale è un’insieme di elementi che rappresentano un'esperienza: sono un modo di rappresentazione dell’inconscio. L’energia si sposta nei diversi elementi del complesso (che immaginiamo come pattumiera) dove non è più possibile riconoscere i singoli elementi (tutto è mischiato nella pattumiera dove non viene più differenziato). Può avvenire che lo spostamento avvenga su altri oggetti che non sono del complesso (questo non ha una connessione complessuale ma ha una connessione logica) a questo punto abbiamo uno spostamento secondo un’attinenza simbolica quale elemento rimosso.

Quando un soggetto ha paura di qualcosa si cercherà la causa in un complesso o in un elemento simbolico (nel caso complessuale: paura delle macchine rosse).

Meccanismo di difesa della conversione

La psiche affettiva si esprime con metafore corporee; frasi come “mi spezzi il cuore, sei la luce dei miei occhi, è pane per i miei denti, mi fai rabbrividire” sono l’evidente espressione come noi, comunemente utilizziamo queste metafore. La conversione, al posto della metafora corporea come suindicato, si esprime in modo corporeo: il corpo è la metafora della psiche.

Questo sta alla base dell’isteria di conversione, è simile allo spostamento con la differenza che il conflitto o l’angoscia rimossa non si spostano all’esterno ma convergono sul proprio corpo o su una parte di esso (organo o apparato). Il conflitto psichico quando non può essere rappresentato in concetti puramente psichici, trova una rappresentazione a livello somatico. Il modo iniziale di esprimere dei contenuti avviene su un piano fisico come ad esempio il bambino che non vuole andare a scuola perché non sopporta gli amici o perché non ha svolto i compiti, dirà alla madre che soffre di mal di pancia, un male reale; questo fenomeno è una conversione, ed è normale in una fase evolutiva. Avviene comunque in modo transitorio, ed è qualcosa di funzionale. Questo capita anche a noi solo che al giorno d’oggi la nostra espressione corporea è molto inibita, in altre culture, primitive, è ancora in vigore. È nevrotico quando il soggetto che avrebbe la possibilità di esprimere le cose dal lato psichico, le esprime regredendo in modo arcaico. Si tratta in pratica di un trasferimento sul piano della funzionalità corporea di un conflitto della sfera psichica e può manifestarsi ad esempio con cecità, paralisi, svenimento, ecc. Può essere anche un meccanismo psicotico quando il livello di regressione è elevato e nascono degli automatismi (a volte la coscienza è obnubilata e il corpo è spezzato).  L’esempio della gravidanza isterica indica che il parto psichico, nel senso che il soggetto ha la difficoltà di esprimere qualcosa di nuovo si converte nell’ambito corporeo (è una modificazione del comportamento del corpo ma non del soma).

Differenza con il disturbo ipocondriaco

Questo esprime l’angoscia di essere ammalato senza rappresentazioni ma sotto forma di angoscia, questo avviene quando l’evento psichico è così arcaico e poco organizzato che non viene consapevolizzato e si traduce come un evento corporeo. L’ipocondriaco legge le cenestesie normali in modo negativo.

Differenza con il disturbo psicosomatico

Questo è un disturbo psichico originario, che non viene a galla alla psiche ma si manifesta sul piano del corpo. È un conflitto molto arcaico e rimosso, si manifesta come un deficit funzionale ed in seguito come un deficit somatico. È tutt’altro che banale anche se l’accezione psicosomatico viene usata in modo eccessivo. Le conversioni di un soggetto sano, a seconda delle emozioni vi sarà un linguaggio corporeo che andrà d’accordo con le stesse. Le metafore del corpo sono un’espressione emotiva. Lo psicotico perde l’uso emotivo del corpo nello stupore catatonico il corpo diventa dominante, non c’è più correlazione tra psiche e corpo, nel nevrotico l’emozioni sono un campo di passaggio dell’energia dal corpo alla psiche.

 

  • Isteria di conversione: alterazione funzionale e non organica

  • Disturbo psicosomatico: alterazione funzionale ed organica

  • Disturbo ipocondriaco: lettura errata della funzionalità senza danni organici

 

Formazione reattiva

È la risposta tipica delle nevrosi ossessive che consiste nello strutturarsi in modo automatico di un comportamento che risponde in modo compensatorio ad un certo tipo d’angoscia:

pulire ossessivamente: comportamento di difesa che si organizza spontaneamente in un soggetto per difesa dallo sporco

aspetto legato alla sessualità: i genitali sono vicino alle cloache

È quindi un modello automatico che si sviluppa come simmetrico ed opposto del elemento angosciante.

Rito

Solitamente ci fa paura qualcosa o qualcuno che non conosciamo e che quindi ci può fare del male; è un evento emotivo che mette in subbuglio l’equilibrio dell’Io per cui l’incontro è mediato da riti. I riti (ritus: lat. cerimonia religiosa, usanza, via, strada ben fatta) servono ad accostarci all’oggetto ritenuto potente e a difenderci da lui. Man mano che l’oggetto è considerato meno potente si utilizzano i riti sempre meno fino alla loro scomparsa.

Ad esempio fare il segno della croce davanti ad un funerale è un comportamento che si struttura automaticamente in risposta ad una certa angoscia di morte. Il rito è un atto contro un pericolo, ha un significato esorcistico. Quelle popolazioni che hanno minor conoscenza sono quelle che hanno maggior bisogno dei riti. Il problema è che quando si è di fronte a qualcosa che fa paura si ha bisogno di trovare una via per scacciare l’angoscia (ad esempio pregare, leggere l’oroscopo, ecc.). Ad esempio darsi la mano è un rito, fa vedere che non hai un arma o che non puoi dare un pugno. I riti hanno un carattere autonomo, si inventano da soli. Il rito è un modo che si produce automaticamente e che consente all’uomo di entrare in contatto con elementi psichici inconsci, potenti e dunque temibili. Il battesimo è dare vita (infatti, si da un nome), gli auguri sono quelli che predicevano il futuro guardando il volo degli uccelli (previsione per un buon futuro).

Prima si fanno i riti e poi si generano i miti; i miti si basano sul primo avvenimento rituale. Il rito si sovrastruttura su un elemento inconscio largamente potente (gli Dei greci ad esempio) sono delle cose che fanno un po’ paura all’Io. Il rito è un modo per entrare in contatto progressivamente con un evento psichicamente sentito come troppo potente dalla coscienza. Il non entrare in contatto rappresenta una minaccia che se ci dominasse diventerebbe distruttiva, ad esempio nel caso dell’esercito (che deve essere ordinato, organizzato, perfetto nei suoi movimenti) serve per esorcizzare l’aggressività.

Il rito nevrotico

Il rito nevrotico è diverso da un rito sano, il nevrotico evita il contatto con quella cosa da esorcizzare (esorcismo significa in greco: giuro che no), pone un muro. È un rito fallimentare che ha come obiettivo la difesa del soggetto da questo evento che crea paura ma che allo stesso tempo è molto attraente. È un sistema di distanziarsi dall’oggetto che necessita di riti sempre più potenti per mantenere questa distanza. Nello psicotico questi si presentano sotto forma di stereotipie e manierismi.

  • Rito sano: collettivo e di avvicinamento

  • Rito nevrotico: del singolo e di allontanamento

Negazione

Lo si trova nei soggetti psicotici o nei bambini, è in pratica la mutilazione di un area di coscienza. Certe aree di coscienza possono diventare talmente incompatibili che vengono mutilate. Questo capita quando ci si imbatte in situazioni in esperienze improvvisamente estranee alla nostra coscienza, le si negano con l’evidenza * ad esempio non è possibile !!!* questo perché la coscienza non riesce ad accettarle, è un meccanismo molto immediato. Raro nei soggetti normali o nevrotici perché richiede un’assenza di critica.

Sublimazione

Questo avviene quando un problema corporeo lo si trasforma in un problema spirituale (ad esempio voglio rubare l’uva ma non ci riesco ... e penso che non ne valga la pena perché è acerba). La sublimazione è un concetto d’energia che viene sublimata dalla sessualità per investirla in altri campi (Freud).Ogni volta che spostiamo l’energia dalla materia allo spirito o viceversa (in modo improprio) utilizziamo il termine di sublimazione. Un significato analogo lo contiene il termine razionalizzare che è lo spostamento da un campo affettivo - emotivo ad un campo razionale. La sublimazione è un tentativo di risolvere un bisogno corporeo (sesso, fame, ecc.) sul piano psichico; ad un certo punto il problema psichico si presenta comunque. Può presentarsi anche l’opposto, cioè un bisogno spirituale che viene tradotto sul piano fisico (ad esempio mangiare tanto ...). Il soggetto si rende conto qual è l’oggetto reale del problema, il nevrotico invece rimane sempre lì e drammatizza il tutto. Lo psicotico invece ha una confusione sui piani (crede che un problema corporeo sia un problema psichico e viceversa).

Clinica delle nevrosi

Quadri generali

Le turbe della sessualità secondo Sigmund Freud sono i fondamenti per le nevrosi; ciò in epoca attuale non è sempre vero. La sfera della sessualità nell’ambito delle nevrosi, è quasi sempre disturbata, le turbe più frequenti sono quelle legate alla potenza: l’impotenza per l’uomo e la frigidità per le donne.

Prima del cristianesimo non era rilevante quale fosse l’oggetto del piacere: Cesare aveva rapporti etero - omosessuali e non per questo veniva considerato omosessuale. Il desiderio deve essere soddisfatto con l’oggetto del desiderio l’oggetto specifico va collegato con il desiderio specifico. Quando parliamo di sessualità normale o anormale ci rifacciamo a dei modelli specifici che nel nostro caso sono quelli dettati dal Cristianesimo il responsabile (nel bene e nel male) dei nostri modelli sessuali usuali. La sessualità normale possiamo considerarla un evento che riguarda un individuo, una coppia o più persone in rapporto al piacere sessuale che avvia il consenso dell’interessato/i e che non procuri dei danni oggettivi.

Fisiologia dell’erezione

A livello fisiologico l’erezione avviene per una dilatazione dei corpi cavernosi ed il relativo afflusso di sangue, prodotta da una scarica di acetilcolina (parasimpatico ® vasodilatazione) che inibisce l’adrenalina; in un secondo momento interviene l’adrenalina (simpatico ® vasocostrizione) che impedisce il reflusso di sangue dai corpi cavernosi. Nel caso di una scarica adrenergica l’erezione viene inibita (ad esempio quando si ha paura). La potenza è compatibile con l’aggressività ma non con la paura; una femmina è compatibile con la sessualità e con la paura ma non con l’aggressività, perché ciò fa paura al maschio e dunque non sarebbe compatibile con la sua aggressività (provocherebbe una scarica adrenergica). Dunque l’impotenza può derivare da una paura delle donne, che può essere specifica (in una coppia) o per tutte le donne (indipendentemente dal partner).  La vagina, in parole povere, è un buco nero, da lì esce l’urina, il sangue del mestruo, i bambini ma soprattutto quando si introduce il pene (eretto) lo si estrae floscio ed a qualcuno ciò può fare paura.

Impotenza

Incapacità di avere un’erezione sufficiente per una penetrazione.

Di tipo organica: da medicamenti, da patologie endocrine, di origine vascolare, nei diabetici (non tutti).

Eiaculazione precoce

È un fenomeno assai frequente il cui termine indica che l’eiaculazione accade prima del tempo desiderato; il problema reale è che l’accordo deve avvenire tra i partner di un ipotetico rapporto ideale: è un’angoscia di prestazione.

Questo è anche un modo di rispondere che qualcosa non va (se uno deve sempre darsi da fare per soddisfare l’altro, la cosa non può andare avanti così per molto). L’eiaculazione precoce è una sorta di prepotenza (potenza che viene prima in modo rapido ed effimero), se uno deve essere troppo potente per soddisfare il partner diventa prepotenza; i prepotenti che troviamo per strada sono spesso degli eiaculatori precoci o degli impotenti. Spesso l’eiaculatore precoce lo è con una donna e non con un’altra, può esserlo con colei che lo carica di questa responsabilità.

 

LA PREPOTENZA È LA VIOLENZA DELL’AGGRESSIVITÀ

La dimensione archetipica dell’aggressività è l’uomo

LA PASSIVITÀ È LA VIOLENZA DELL’ACCOGLIENZA

La dimensione archetipica dell’accoglienza è la donna


Masturbazione

Procurarsi un orgasmo da sé (questo può essere un gioco della coppia), tutte le volte che si ricorre alla masturbazione per l’assenza di un partner non lo si può considerare patologico. Spesso non è mai abbandonato anche nelle coppie funzionali, anche perché non tutte le fantasie vengono appagate nel rapporto coppia. È patologico quando viene utilizzata in sostituzione di un rapporto sessuale all’interno della coppia realmente agibile.

Frigidità

È l’incapacità di raggiungere l’orgasmo da parte di una donna dovunque, comunque e con chiunque. Una donna può essere incapace di raggiungere l’orgasmo se sente una difficoltà ad affidarsi al suo partner o a qualunque in generale, in questo caso si parla di anorgasmia. Diventa un grosso problema per una donna affidarsi ad una determinata situazione o evento che può legarla per un lungo periodo (matrimonio con dei figli che possono legarla per molti anni). È necessaria una grossa capacità di scelta a livello emotivo. La donna respinge una sua natura di femmina con la frigidità; è anorgasmica anche nella masturbazione.

Dispareunia

Consiste nella contrattura della muscolatura perivaginale dove la penetrazione è dolorosa o impossibile, dovuto ad una opposizione alla penetrazione, questa può essere occasionale o costante. Spesso è un disturbo che accompagna la frigidità, vi è un chiaro rifiuto alla penetrazione, in modo attivo. Un altro modo di esprimere il non esserci emotivo è la mancanza dell’orgasmo.

Perversioni

Secondo Freud non si manifestano solo nelle nevrosi, ma possono presentarsi anche in altre patologie. Il termine perversione è inteso nella concezione freudiana, come qualcosa che oggi non possiamo più guardare con gli stessi occhi. I veri perversi sono psicotici o psicopatici.

Omosessualità

Le amicizie prepuberali come l’amica del cuore nelle femmine ed il gruppo di amici o l’amico con il quale condividere determinate esperienze, ha una connotazione di solidarietà; a volte il rinforzo omosessuale è più forte. Normalmente gli uomini hanno esperienze in comune come quello di fumare insieme, andare a prostitute o masturbarsi collettivamente: ciò è da considerarsi sostanzialmente un’omosessualità latente. Infatti, quando uno del gruppo si trova una ragazza, si fa la fidanzata, viene additato come traditore. Se queste esperienze si realizzano in un periodo dopo i vent’anni, l’individuo ha la necessità di passare all’atto sessuale vero e proprio: per dei dodicenni è sufficiente andare al cinema dell’oratorio o fare la gara di chi orina più lontano, mentre per un giovane adulto l’omosessualità latente va esplicitata e quindi rischia di cessare la sua latenza.

Per definizione è l’atto sessuale compiuto con un partner dello stesso sesso. Le prime catalogazioni per quanto riguarda la sessualità partono dall’era giudaico - cristiana, e hanno rappresentato un atto punibile fino a pochi anni fa. Attualmente l'omosessualità è molto più permessa, tollerata, ed evidente che una volta; vi sono delle epoche che cambiando i miti, questo si verifica in seguito un cambiamento delle tendenze a catalogare qualcosa come patologico. Come possiamo vedere oggi l’omosessualità è più permessa in modo particolare quella femminile; fa meno scandalo perché la modalità di relazione non subisce cambiamenti per quanto riguarda il comportamento della donna, contrariamente agli uomini dove vi è uno dei due partner che assume un carattere effemminato. È anche interessante vedere come l’atteggiamento maschile (omosex) nel contatto mantiene molto di più le distanze rispetto alle modalità che utilizza una donna (omosex), che è molto più favorevole al contatto dello stesso sesso. I rapporti sessuali consentiti nella coppia, e che non comportano danni reali non sono perversioni. Le vere perversioni oggi si riducono ad alcuni casi patologici che però fanno parte delle psicosi, le perversioni sono tali quando c’è una coazione.

Pedofilia

Questa non è per forza una perversione, se non esiste una coazione, e se la persona prova piacere con questa scelta; è un altro conto che questa sia perseguibile legalmente.

Zoofilia

In luoghi isolati questa può essere una regola, dove la persona non ha contatti con altri della propria specie; anche in questo caso diventa una perversione se vi è una coazione. Se si vuole uccidere la sessualità basta darle delle regole, quanto più è libera più è ricca, dunque gradevole, stimolante ecc. (almeno sul piano fantastico, film, ecc.). La sessualità ha delle regole proprie: ad esempio non fare del male al partner, la sessualità sana spesso è alimentata da una enorme fantasia, se vi sono degli atti coercitivi questa acquisisce un carattere perverso; un’attivazione fantastica non è dunque una perversione fino a che non sia fatto in modo coercitivo

Disturbi dell’aggressività

È una delle caratteristiche di alcune specie animali, soprattutto quelli stanziali, dalle quali anche l’uomo ne fa parte, è la funzione della difesa del territorio (nell’uomo ad esempio, combattere per la patria). Tutto ciò che sento radicalmente mio è il mio territorio e qui posso trovare tutto quello che mi serve per vivere, questo è un comportamento essenziale per la vita dell’animale. Per territorio intendiamo essenzialmente un contesto di tipo emotivo. Man mano che un animale ha una organizzazione del tipo sociale (in branco) perde quella dell’aggressività. Una delle grandi coazioni contemporanee è il sacrificio dell’aggressività; è una grossa pulsione pesantemente turbata dalla nostra cultura, viene sottratta sul piano reale per poi fornirla in modo fantastico (film, giornali, ecc.). Si manifesta in modo impersonale cioè é presente per tutti noi. Questa nasce quando il proprio spazio psichico e fisico viene invaso o minacciato da qualcosa o da qualcuno. Bisogna lasciar andare la nostra aggressività, è un modo di esprimere la nostra relazione verso l’altro. Quando è diretta verso noi stessi è un danno (non ci si può difendere dalla propria aggressività ad esempio ulcera, infarto, ecc.). Le turbe dell’aggressività si presentano di solito nei nevrotici accompagnata dalle turbe della sessualità. Il nevrotico non è capace di gestire la propria aggressività e la rende evidente con meccanismi come il malumore, le continue lamentele; vi è anche un’aggressività indiretta di tipo peggiorativo: “Ah, vai in vacanza in India ... hai visto che c’è stato un monsone proprio dove devi andare? ...”.

Formazione reattiva

Qui vi è un'aggressività deviata dall’oggetto originario, vi è una repressione dell’aggressività nei confronti di una persona per manifestarla in seguito su un’altra persona (ad esempio se io mi arrabbio con il capo non posso aggredirlo perché proietto su di lui un potere, dunque lo temo; con il suo potere potrebbe licenziarmi allora me la prendo con la moglie, l’amica ecc., ma lei è qualcuno che amo e così la ferisco, ma ferisco anche a me).

L’aggressività ha bisogno d’essere ritualizzata (non posso mandare il capo a quel paese perché non è ritualizzato), in genere si ritualizza l’aggressività di fronte a qualcosa o qualcuno più potente di noi, (due lupi che si battono seguono un certo rituale, il maschio adulto non aggredisce mai i cuccioli o le femmine).

Identificazione proiettiva

Si verifica quando l’Io è in presenza di un interlocutore che sente come pericoloso e allora diventa identico a lui (ad esempio i bimbi che trattano i peluche nello stesso modo che genitori si comportano con loro; se non riesco a battere il mio capo me lo faccio amico), l’aggressione mancata impedisce ogni relazione (se si acconsente tutto quello che dice il proprio superiore, diventa un monologo perché parla solo lui). È patologica quando la grandezza psichica non giustifica l’identificazione proiettiva (es. i leccaculo). Gli psicotici si identificano realmente con persone ad esempio Napoleone, e ciò è maledettamente pericoloso. L’identificazione proiettiva si sviluppa particolarmente in psicoterapia quando il paziente si identifica con il terapeuta.

Fuga

Questo è un modello sano non nevrotico, dipende dal tipo di proiezione che si fa sull’altro: se io scappo da un gatto perché penso che è un leone, sono io che proietto sul gatto una qualità non sua, dunque scappo dalla mia proiezione e dalla mia aggressività. Questo può essere basato su dei modelli alterati (ad esempio se nella relazione madre-bambino dove la madre è presente in modo esagerato ed il papà diventa cattivo). Le unghie servono per graffiare, dunque se mi mangio le unghie reprimo la mia aggressività (onicofagia). Per il nevrotico l’aggressività è un elemento cattivo, da reprimere; se penso che la mamma è una stronza poi mi sento in colpa. Vi è un modello materno che condanna il sentimento aggressivo del padre, mentre il compito del padre è quello di proiettare la propria aggressività sul figlio per farla crescere in lui, così quando diventerà grande sarà più forte del padre. L’aggressività ha bisogno per essere integrata da una mediazione positiva (quella della madre). È molto facile che l’aggressività venga mal appresa o implicata da sentimenti negativi; è molto difficile capire che un individuo ha un’aggressività nevrotica perché è una forma estremamente diffusa. Una delle forme per esprimere l’aggressività nevrotica è il malumore, la tristezza, le lamentele, il brontolio, il muso, ecc.

Ironia e sarcasmo

Si riscontrano quando il messaggio cognitivo è diverso dal modulo affettivo che si utilizza; consiste nell’affermare il contrario di ciò che intendiamo comunicare all’altro, al quale risparmiamo di doverci contraddire facendogli capire con l’inflessione della voce, i gesti o, quando si tratta di cose scritte, piccole spie stilistiche, che noi stessi intendiamo affermare il contrario di ciò che diciamo. L’ironia può essere usata solo quando il nostro interlocutore è preparato ad udire il contrario, di modo che non manchi in lui l’inclinazione a contraddire.

Sono quindi delle tipiche modalità nevrotiche, è possibile notare in loro anche una lettura peggiorativa (ad esempio “Mamma ho preso 5½ all’esame!” ... “Ma come? non hai preso sei?”)

[PS: inSvizzera il voto massimo è 6!] 

Disturbi dell’energia

Psicastenia

Come già illustrato nell’introduzione il termine nevrastenia o più comunemente esaurimento nervoso era usato sin dall’800 ed indicava una debolezza dei nervi. L’accezione attuale, cioè psicastenia, è riferita all’ambito psichico.

Quando si parla di volontà, ci si riferisce ad una quota libidica disponibile alla coscienza; per un bambino di quattro anni, ad esempio il gioco può durare delle ore, questo accade in quanto l’oggetto è investito di energia proiettata dal bimbo in modo tale che questo si attiva. Ben diverso sarebbe pensare di fargli svolgere un lavoro di tipo scolastico per un tempo prolungato. La libido non è cosciente e lo vediamo quando abbiamo degli interessi nei confronti di qualcuno e non in qualcun altro: in realtà proiettiamo una nostra qualità; solo attraverso le emozioni questo giunge alla coscienza. L’ipotesi biologica ci indica che meccanismi dismetabolici che non funzionano bene non producono più energia: il concetto di nevrosi attuali, utilizzato da Sigmund Freud, che ha una connotazione più nell’ambito nevrastenico, è il modello ancor oggi più utilizzato. I vari farmaci ricostituenti e le vitamine elargite dai medici, si basano su questo concetto: in realtà vi è un inceppo durante il passaggio dal mondo corporeo interno a quello emotivo. Se accade qualcosa che produce un’emozione questo ci fornisce energia psichica, l’emozione è un ponte tra psiche e corpo. Anche se le esperienze emotive consumano energia, ne forniscono in modo positivo (dopo un rapporto sessuale ci sentiamo carichi d’energia, anche se per riuscirci ne abbiamo spesa altrettanto o forse di più). I nevrotici consumano tutta l’energia che hanno a disposizione per combattere le proprie emozioni: spendono la poca energia a loro disposizione (volontà) per eliminare la fonte di energia (la parte inconscia) a loro disposizione. Immaginiamo che il mondo occidentale utilizzi le poche scorte di petrolio per intraprendere una guerra nei confronti dei paesi produttori di petrolio: cosa potrà mai accadere? Non c’è energia psichica senza esperienza emotiva (se nessuno ci vuole bene dopo un po’ ci deprimiamo). In pratica i nevrotici utilizzano la propria energia per difendersi da quello che è la fonte dell’energia psichica, da questo nasce l’astenia.

Sintomatologia

Il psicastenico è in una costante situazione di manco energetico, di stanchezza, pesantezza, spossatezza, affaticabilità, ogni piccola cosa che fa gli costa uno sforzo enorme, non ha più interessi, se potesse rimarrebbe sempre a letto, è inappetente, non riesce a dormire ecc. Nelle nevrosi vi sono importanti disturbi della sfera emotiva (difficoltà tra l’Io cosciente e il mondo emotivo - istintivo). Possono rilevarsi anche sintomi di carattere ipocondriaco.

Disturbi del sonno

Non è un’insonnia ma è una resistenza al sonno (se io passo tutto il giorno a rimuovere delle cose al momento che mi viene il sonno non posso abbassare la guardia perché le cose che ho rimosso ritornerebbero). I nevrotici si addormentano di solito verso al mattino, questi disturbi non si curano con ipnotici ma con ansiolitici.

Nevrosi infantili

Esistono anche dei segni sintomatici di nevrosi infantili nei soggetti adulti:

Balbuzie: aumentano nelle situazioni di disagio e ansia

Onicofagia: impulso a mangiarsi le unghie; frequente nei bambini ma riscontrabile anche nell'adulto, l'onicofagia è una via per scaricare dell'ansia con sotteso simbolismo aggressivo o autodistruttivo, non disgiunto da un aspetto rituale che, paradossalmente svolge una funzione rassicurante.

Pavor nocturnus: angoscia che insorge durante la notte, frequente nei bambini che si risvegliano ad occhi spalancati in preda al panico; solitamente, dopo una breve rassicurazione c'è una ripresa del sonno tranquillo ed al risveglio una totale amnesia dell'accaduto, inoltre non è un sintomo isolato ma si accompagna ad altri disturbi quali l'enuresi, irrequietezza motoria, reazioni ansiose solitamente dovute a conflitti con l'ambiente familiare e la conseguente incapacità di affrontare la situazione.

Enuresi: perdita involontaria ed incontrollata di urine dopo il quarto anno, età soglia per l'autoregolazione dello sfintere urinario. Escluse le cause organiche le ragioni vanno ricercate nell'ambito psicogeno negativo dell'ambiente circostante che induce il soggetto ad atteggiamenti di protesta e di negativismo. 

Nosografia delle nevrosi

Freud ha identificato due gruppi di nevrosi

  • Nevrosi attuale

  • Nevrosi d’ansia dove l’ansia si è mantenuta tale e non si è incanalata in un meccanismo di difesa.

Nevrosi d’ansia: nevrosi d’angoscia, nevrosi ipocondriaca, nevrastenia, depressione nevrotica (vedi il capitolo specifico).

Nevrosi da transfert

L’ansia si è incanalata in un sistema di difesa. Derivazione di una nevrosi d’ansia.

Clinica delle nevrosi d’ansia

Personalità: soggetto caratteristico, è in continuo stato d’allarme. Vi è una diffidenza basale tra la coscienza e la natura stessa dell’individuo. Paura dell’ignoto e del nuovo dove il soggetto deve rassicurarsi in continuazione. L’atteggiamento del soggetto affetto da nevrosi d’ansia è una difficoltà ad accettare tutto quello che non conosce. Chi non è ansioso non ha difficoltà ad accettare le nuove esperienze. Chi soffre di nevrosi d’ansia è di solito una persona conservatrice; ha una tendenza a leggere negativamente tutto ciò che lo circonda ed in questa lettura negativa si rileva anche una grossa aggressività. Questo tipo di individuo autolimita la propria esistenza in modo molto marcato.

Arriva il momento che si verifica una crisi acuta d’angoscia (ad esempio presentimento di morte improvvisa), dove il soggetto si sente bloccare il fiato, vi è una oppressione retrosternale, la persona si sente morire, vi possono essere svenimenti, ecc. Questo evento può portare la persona al Pronto Soccorso, ma i sintomi possono scomparire da soli o semplicemente con una fiala di Valium © (Diazepam). A quanto pare questo episodio risponde ad un’attesa dello stesso, fino che sopraggiunge ed allora è l’avvenimento della crisi d’angoscia stesso che convincerà il soggetto che quello che tanto aspettava è arrivato, dunque da quel momento in poi vivrà con l’angoscia dell’arrivo di un’altra crisi d’angoscia. La paura, per eccellenza nel nevrotico è la paura della morte; questa descrive una sopraffazione dell’Io da parte di tutto ciò che lo turba. Il problema è come l’Io vive tutto ciò che lo turba, che non è l’Io.

L’angoscia di morte è un sentimento specifico; tutto quello che è inconscio è causa d’angoscia perché tutto quello che non conosco è cattivo e negativo. Pan deriva dal greco tutto, dio della natura, panico è possessione. Come sintomi somatici possiamo trovare dispnea, tachicardia, sudorazione, ipertensione, rossore, pallore, crisi adrenalinica, il tutto risponde ad una reazione alla paura (dove ci si prepara ad un attacco).

Evoluzione della malattia

Se non è trattata molto rapidamente cronicizza, sia per l’irresponsabilità del paziente che del medico curante. Non è una patologia grave ma spesso è mal curata, perché mal capita; quando il paziente arriva al Pronto Soccorso viene fatta una serie d’esami, convincendo il paziente che si tratta di una patologia somatica (chiaramente i risultati delle analisi danno esito negativo) negando così ogni problema ed ignorando l’aspetto psichiatrico.

Sintomi associati: depressione, nevrosi fobica, isteria, ipocondria.

Diagnosi specifica: si effettua in presenza di crisi d’angoscia che il paziente racconta in modo specifico.

Terapia

Psicoterapia, dove in momenti acuti si usano psicofarmaci ma non benzodiazepine, in ogni modo vengono usati solo in caso d’emergenza, sono utili anche i neurolettici (Fluanxol ©, Melleril ©) questi si possono usare più a lungo sempre se sono associati ad una psicoterapia.

Nevrosi d’ansia ipocondriaca

È una forma di nevrosi attuale, si trova soprattutto in alcune aree della popolazione, ricorrente negli anziani secondo il modello culturale ed in quelle persone che hanno una scarsa dimestichezza con il proprio lato psichico, emotivo, sentimentale e che esprimono i disagi piuttosto sul lato somatico;

Nel soggetto con ansia ipocondriaca c’è una sensazione che il corpo si rompa, come nella sintomatologia dell’angoscia dove vi è la paura di avere dei problemi di fisici (cardiopatie, tumori, ecc.). La nevrosi d’ansia ipocondriaca è una lettura della cenestesia in modo ansioso, dove vi è una angoscia d’avere una malattia corporea.

Turbe ipocondriache c’è ne sono sempre nelle nevrosi d’ansia, ad esempio negli anziani c’è effettivamente una lettura del proprio corpo che perde di capacità, queste persone possono avvertire questi limiti fisici con grande angoscia.

Possiamo trovare che in alcuni soggetti vi è una nevrosi d’organo, cioè una lettura sbagliata della cenestesia per certi organi (o apparati) specifici ad esempio tumori, patologie cardiache, ecc.

Molto spesso la nevrosi d’ansia è accompagnata da una sindrome depressiva; c’è un’altra forma che viene poco diagnosticata che è la forma nevrastenica, questa è caratterizzata da una psicastenia (difetto energetico). Queste persone sono poco capaci di tollerare, le incombenze della vita quotidiana, dal punto di vista soggettivo tutto per loro è molto faticoso spendono gran parte o tutta l'energia in questo meccanismo di lamento. L’ipocondriaco sente come una minaccia tutti gli incarichi che si profilano, e reagisce violentemente protestando contro questi.

Volontà: quota di libido che appartiene alla coscienza, questa è energia psichica (è assurdo chiedere a queste persone volontà di guarire quando questo è il punto malato).

L’energia libidica è illimitata. L’energia libidica cosciente può durare dalle 10 alle 20 ore dopo di che è necessaria una ricarica (bisogna riposare per riprendere energie!).

Diagnosi: è importante una lunga osservazione per stilare una diagnosi specifica

Prognosi: è una malattia seria che può avere una buona prognosi se ben curata. Necessita di una lunga terapia e provoca una lunga sofferenza non solo nel soggetto malato ma anche a tutti quelli che gli stanno vicino.

Terapia: non bisogna mai dare ansiolitici in modo illimitato, al massimo per qualche settimana o come uso episodico, anche in questi casi si daranno degli ansiolitici di emivita breve (6-7 ore) [vedere danni da terapia ansiolitica]. Per trattamenti farmacologici più lunghi si possono usare piccole dosi di neurolettici o antidepressivi. La terapia farmacologica è solo un supporto fino all’inizio di una terapia psicologica, e di terapie psicologiche ve ne sono tante che danno buoni risultati. 

Nevrosi fobica

È una nevrosi da transfert dove l’ansia viene canalizzata mediante il meccanismo di difesa dello spostamento; l’energia iniziale collegata all’oggetto angoscioso si sposta su un altro oggetto: vi può essere una relazione simbolica o complessuale fra gli oggetti.

Personalità: il soggetto vive costantemente sulla difensiva, ha paura di tutto soprattutto di ciò che non conosce (nessuna nuova, buona nuova), non tollera il confronto, desidera tanto che ci fosse qualcun altro al suo posto, quando dà la mano, contemporaneamente la ritira. Teme tutto ed organizza la sua vita su questo atteggiamento. È sempre in condizione di allarme e la fuga è un elemento ricorrente: è l’antiesplorativo per eccellenza .

Esistono delle madri che insegnano ai bambini che bisogna avere paura di tutto o che fanno tutto per i figli evitando loro ogni confronto, annullando così ogni incentivo di un naturale bisogno esplorativo. In particolare l’interesse per il sesso che così facendo viene inibito. Paura (phobos) e desiderio (eros) nascono insieme, ma quest'ultimo dovrebbe essere un po’ più grande della paura per riuscire così a progredire: nel nevrotico è l'opposto.

Si sviluppa una personalità che riesce ad avere paura di tutto persino della propria esistenza. Questa struttura diventa una nevrosi fobica quando identifica degli oggetti che fanno paura (oggetti fobici): entra dunque in atto il meccanismo dello spostamento. A questo punto si mettono in funzione delle condotte controfobiche verso i medesimi oggetti, condotte di rassicurazione, di evitamento, di sfida. Gli oggetti fobici possono aumentare con il tempo fino ad arrivare ad avere paura di tutto.

Le fobie più diffuse:

Paura degli spazi aperti (agorafobia): l'ansia che insorge quando si tratta di uscire di casa da soli può essere lieve o giungere a vere e proprie crisi di panico che possono portare a svenimenti, sensazioni di vertigine e talvolta anche ad una perdita del controllo sfinterico.

Paura degli spazi chiusi (claustrofobia): paura dei luoghi chiusi o troppo affollati, come ascensori, gallerie, scompartimenti dei treni, cabine telefoniche e simili, dove in alcuni casi prevale la sensazione di soffocamento e oppressione, in altri quella di essere rinchiusi o imprigionati. La claustrofobia e le reazioni ad esse associate rimandano filogeneticamente alle risposte di terrore degli animali posti in una situazione in cui non hanno la possibilità di fuga.

Paura dell’autostrada: è un percorso dove non si può ritornare in dietro (il tempo passa), quello che si è fatto è fatto ed è irreversibile; chi può tornare indietro è l’adolescente, capace di fantasticare.

Paura delle gallerie: la galleria può rappresentare il canale del parto, dunque vi è una paura della nascita, anche questa è irreversibile; sul piano simbolico indica la difficoltà di cambiamento, di un passaggio. È un cambiamento da una situazione ad un'altra. La nostra coscienza è in grado di percepire la realtà in base alle misure spazio tempo. C’è un’evoluzione della coscienza umana in base al bisogno; man mano che aumenta la rappresentazione di sviluppo che si ha di sé si cerca più spazio (scoperta dell’America, viaggi spaziali, ecc.) .

Paura degli animali con tante zampe (ad esempio ragno [aracnofobia]): reazione fobica di repulsione nei confronti dei ragni, più diffusa tra le donne perché, secondo la psicanalisi, questa fobia è legata alla paura della distruttività materna che la donna può inconsciamente avvertire dentro di sé e trasporre nella realtà esterna, indirizzandola ad un oggetto sostitutivo che nella fattispecie è il ragno.

Paura dei topi: sono delle organizzazioni di specie che da sempre si sono associate a quelle organizzazioni umane, queste si nascondono nei sottofondi, nelle fogne, penetrano ovunque, sono dei portatori di malattie, stanno tra quello che noi rimuoviamo, e noi rimuoviamo gli istinti (sesso, morte, ecc.).

Paura dei serpenti: il serpente è un animale che non si può addomesticare; simbolicamente rappresenta l’istinto puro dove ad uno stimolo c’è una risposta.

Paura dello sporco (rupofobia): fobia per lo sporco, che innesca un meccanismo ossessivo che costringe il soggetto ad affaccendarsi in continue pulizie. Secondo la psicoanalisi la rupofobia può nascondere un inconfessato rifiuto della sessualità, dello sperma, delle mestruazioni, della gravidanza che il soggetto vive in modo conflittuale.

Diagnosi

La diagnosi si effettua sul tipo di condotte controfobiche, non sulle fobie che possono essere:

  • Condotte di evitamento (modello comunemente più usato).

  • Condotte di rassicurazione (quando l'oggetto non è evitabile).

  • Condotte di sfida.

 

1)   Condotte di evitamento: sono quelle più massicciamente usate: si evita l’oggetto che fa paura. La persona si confronta sempre di meno con l’oggetto fobico (questo è l’esito di una nevrosi non trattata), gli oggetti diventano sempre più numerosi (fino ad esempio, di non potere più uscire di casa). All’inizio di una nevrosi si eseguono delle operazioni per mascherare questo oggetti. Con il tempo la persona organizza la sua vita su una condotta di evitamento rendendola sempre più complicata.

2)   Condotte di rassicurazione: qui la presenza di una persona basta a ridurre la paura nel confronto di un oggetto fobico. La condotta di rassicurazione può essere realizzata anche da persone non necessariamente potenti: anche la presenza di un neonato può essere sufficiente; anche le cose, ad esempio gli amuleti che sono il simbolo di potenza per eccellenza, possono essere utilizzati.

3)   Condotta di sfida: (rara) questa capita quando la persona esasperata per la sua angoscia e non potendo ricorrere ad una condotta di evitamento o di rassicurazione, affronta l’oggetto fobico in modo impulsivo (ad esempio attraversare una piazza di corsa), in questo tipo di condotta l’individuo può riscontrare dei grossi problemi (ad esempio va finire sotto una macchina).

 

Un caso particolare è la fobia d’impulsione (nevrosi fobica) dove l’oggetto fobico è più che altro una situazione dove la persona è tentata da un impulso aggressivo (chi ha paura dei coltelli, la paura reale è quella di ammazzarsi o di ammazzare qualcuno). Se il soggetto ha una pulsione e adotta una condotta di sfida può accadere qualcosa di grave. 

Diagnosi, prognosi e terapia

La diagnosi  semplice (la nevrosi fobica pura non è frequente), ma possono essere complicate da sintomi d’ansia ossessivi. La diagnosi si esegue sulle condotte controfobiche, la cui personalità fobica è molto evidente. Quando vi è una organizzazione di evitamento, rassicurazione o sfida, la diagnosi sarà nevrosi fobica, quando vi è una organizzazione di rituali la diagnosi sarà una nevrosi d’ansia.

Prognosi: è sostanzialmente buona.

Terapia: non è difficile da curare, solo che il soggetto può avere paura d’essere curato: ha la tendenza di fuggire anche dalla malattia stessa. Per quanto riguarda la terapia psicologica vi sono diversi tipi d’approccio e tutti possono risultare efficaci. Nella terapia farmacologica si usano gli ansiolitici che sono efficaci nelle crisi d’angoscia; il medicamento può cronicizzare lo stato: è come un circolo vizioso che non risolve il problema ma solo lo attenua momentaneamente. Con il tempo gli oggetti fobici possono allargarsi fino a raggiungere un livello di vita pessimo. Spesso questo tipo di pazienti vengono maltrattati dalla medicina generale con il rischio di cronicizzazione.

Un caso particolare sono le  nevrosi fobico - ossessive dove le condotte di evitamento non sono quelle summenzionate (evitamento, rassicurazione e sfida) ma dei rituali veri e propri.

Nevrosi isterica

Viene detta anche isteria di conversione, è una grande malattia con una storia molto antica ed è molto complessa. Ha una connotazione etica negativa, soffre di una serie d’imputazioni mediche, dove oggi c’è ancora chi la considera come qualcosa di poco morale.

Il termine isteria (gr. hystéra = utero) deriva dalla concezione ippocratica (descritta da Ippocrate come le diverse posizioni che assume l’utero); è una malattia che veniva considerata esclusivamente femminile (il che non è vero) ed ha a che fare con l’utero in termini simbolici nel senso dell'aspetto emotivo. L'accezione isteria sta avendo come uso comune, tanto quanto i termini idiota ed imbecille, dandole come significato di non malattia, cosa palesemente non vera.

La personalità: questo tipo di personalità nasce in un soggetto che si sviluppa aderendo ad una immagine ideale dell’Io e che non rispetta un reale sentimento dell’Io. Questo capita se il soggetto cresce in un ambiente dove per essere amato deve corrispondere a un certo modello, che finisce per adottarlo, non essendo più quello che si sente di essere. Il soggetto isterico rifiuta la natura, rinvia costantemente delle immagini di amabilità, per ottenere un consenso: "... puoi essere amato (se vuoi sopravvivere) solo se sei così". Quando una persona si trova in un ambiente di questo tipo, finisce per identificarsi con il modello che gli viene imposto per riuscire ad essere amato; si instaura quindi un meccanismo di falsificazione delle proprie emozioni sino alla legittimazione di un comportamento in modo automatico. Esistono nel soggetto dei germi basali per questa doppia personalità. Nel soggetto si inizia a costruire un'identità di sé falsificata, c’è uno sviluppo di un falso sé, un’identità falsa che inganna il soggetto stesso.

La persona confrontata precocemente con una richiesta di falsificazione, finisce per identificarsi con questo modello (non simula, il simulante finge con l’obbiettivo di avere un certo vantaggio, l'isterico no!). La personalità isterica si sviluppa sulla base di un'autofalsificazione e la risultante è che vive in un allarme costante: il rappresentarsi per quello che non si è costa una fatica enorme. L’isterico produce una risposta affettiva (ad esempio rifiuto), quando una persona è particolarmente falsa, questo lo costringe ad aumentare la sua rappresentazione di fronte ad un rifiuto intensifica la rappresentazione positiva di sé. C'è comunque una tendenza al racconto di bugie sino alla personalizzazione di storie anche vere con ritocchi ed aggiunte sino all'invenzione di storie (pseudologia fantastica).

Il dissenso ostile ed un consenso affascinante produce un autoconsenso della rappresentazione dell’isterico. Se si prova irritazione nel confronto di un paziente isterico, è la nostra d’isteria che proiettiamo su di lui (bisogna guardare la propria isteria). Nell’isterico c’è un bisogno di consenso pubblico, ha un atteggiamento di prima donna, non accetta che ci siano altri più isterici di lui. È irritante quando c’è da discutere qualcosa di serio perché dice delle cose che non c’entrano niente con il discorso; ed ecco che quando la cosa non funziona più convertono sul corpo il conflitto intrapsichico. Non sono facili da riconoscere i sintomi isterici da quelli realmente somatici: ad esempio se non riesce più a camminare e non lo può dire, perché il contesto non lo permette, allora il corpo esprime una paralisi psichica.

Il corpo: (per comprendere l’isteria dal punto di vista somatico) una parte del linguaggio verbale parte dalle metafore corporee (solo che l’isterico invece di verbalizzarle le esprime con il corpo). Il corpo é la grande metafora della psiche. In culture meno deformate della nostra il linguaggio corporeo è più ricco di quello nostro (ad esempio un turco a Zurigo verrà diagnosticato come isterico).

I meccanismi di difesa nell’isterico sono parziali. Un elemento importante è quello che il paziente isterico deve negare una parte del suo mondo istintivo perché non può essere riconosciuto con il suo atteggiamento. Il corpo non mente, il conflitto psichico si converte sul piano corporeo (tramite meccanismo di conversione; ad esempio febbre, cecità, paralisi) questi non sono disturbi funzionali, ne somatici ma è l'espressione di una angoscia.

Sintomatologia

I.   Le crisi isteriche: è un episodio acuto, con una durata limitata (da alcuni minuti ad alcuni giorni), con un’alterazione più o meno importante dello stato di coscienza; ne consegue che le crisi isteriche (quelle più marcate) possono essere prossime a delle crisi psicotiche che non a quelle nevrotiche.

A.   Grande crisi di Charcot: quadro clinico classico, dove il paziente produce un grosso stato di agitazione psicomotoria (simile alle crisi di grande male) con una durata di ½ - 1 ora, senza distinzione tra fase tonica e clonica. Il contesto in cui avviene ha una certa teatralità (quella ad esempio della donna che si fa passare come posseduta dal demonio). Lo stato di coscienza è crepuscolare, poi amnesico; queste crisi non sono più così frequenti. È difficile non vederla come una possessione diabolica, somiglia molto ad una psicosi.

B.   Sindrome di Ganser: (rara, ma può capitare), è una vera patologia del tipo psicotico, si sviluppa in situazione di disagio molto marcato (ad esempio in carcere o la paura di una carcerazione). Bisogna immaginarla come una rappresentazione di dar fuori di matto (chi non ha delle conoscenza psichiatriche, che finge di essere matto, che viene identificato con il senso comune) non è una finzione è un’isteria. La coscienza è alterata (stato crepuscolare), quando uno non c’è la fa più esplode con una patologia folle. Questa è caratterizzata da manifestazioni molto clamorose sul piano mimico e affettivo, vi è anche una marcata bizzarria.

C.   Attacco d’iperventilazione: è quello più frequente, c’è una accelerazione della respirazione, dove aumenta lo scambio gassoso con perdita di CO2 (ipocapnia) e dunque si va verso una basicità, a questo punto avviene una contrattura muscolare generalizzata di tipo tetanica (tetania), si blocca la respirazione, riprendendo la produzione di CO2, quindi il paziente riprende naturalmente a respirare (non vi è un disturbo dello stato della coscienza). È inutile la respirazione nel sacchetto e soprattutto poco pedagogica.

D.   Lipotimia: svenimento isterico, è una uscita di scena, dove il paziente si trova in un contesto insopportabile; vi è chiaramente amnesia.

E.   Amnesie isteriche: episodi di amnesia che possono riguardare periodi della vita o determinati eventi selezionati o un evento appena accaduto. Sono legati a ricordi o rappresentazioni talmente brutali da dover essere rimossi. Raramente hanno una lunga durata.

F.   Stati secondi o personalità multipla: si verificano laddove tutta la personalità reale o un insieme di elementi, vengono rimossi perché incompatibili con la rappresentazione di sé. I pazienti assumono una sorta di personalità che possiede il corpo della persona (dove una personalità è inconscia dell’esistenza dell’altra), questa è tipica dei medium. È presente un’alterazione dello stato di coscienza (la persona va in trance), di quella parte della persona che normalmente è cosciente. Amnesia.

 

2)   Le sindromi funzionali persistenti: sono le classiche manifestazioni isteriche: ad esempio le paralisi che sono una delle grandi manifestazioni sintomatiche di questo gruppo. Corrispondono ad una rappresentazione psichica: se il paziente non può più camminare sopraggiunge la paralisi; se il paziente non può più sentire una determinata cosa, allora avviene la sordità (ad esempio la mamma che non ne può più di sentire il suo bimbo piangere diventa sorda).

In pratica non c’è più il riconoscimento del livello di tolleranza ed il corpo si incarica di avvertirci in termini isterici. Spesso non è facile distinguere una paralisi isterica da una neurologica, mentre in quella isterica vi sono segni di funzionalità (ad esempio la persona che non ha conoscenze a livello medico non rappresenta una emiparesi ma può dire che non riesce più a muovere le mani; se la persona ha un po’ di conoscenze sul campo la cosa può diventare molto credibile). Queste possono durare minuti, ore e più raramente giorni.

Vi possono essere: paralisi segmentarie più o meno estese; paralisi sensoriali (cecità, sordità, mancanza del gusto o dell’olfatto);

sindromi viscerali: è un capitolo indefinito dei sintomi isterici: a tutti noi può capitare ad esempio prima di un esame di avere la diarrea. Il paziente può esprimere repulsione ad esempio non può deglutire quella cosa con conseguente vomito, o può avere un nodo allo stomaco, ecc. Tipico delle sindromi viscerali sono il bolo isterico: un nodo in gola che non va ne su ne giù, non riesce più a deglutire ne tantomeno a respirare. Gravidanza isterica: evento non infrequente con elementi sintomatici simili alla gravidanza, a partire dall'amenorrea;

algie isteriche: panalgie (dolore diffuso per tutto il corpo), sindromi precise, contratture, bruciore, tachicardia;

Anestesie isteriche: panestesie, sindromi ben precise, ecc.

Diagnosi: è relativamente chiara e si fa sulla base della struttura della personalità. Se si osserva un quadro di struttura con i sintomi possiamo fare la diagnosi d’isteria; se si riscontra un quadro di struttura senza i sintomi si fa la diagnosi di struttura isterica.

Attenzione  Spesso la diagnosi viene mal posta perché il terapeuta non è del tutto neutrale. Un’isteria coinvolge e produce un contagio affettivo, se l’osservatore è capace di utilizzare questa sensazione che l'isterico provoca in lui, per fare la diagnosi non ci saranno problemi, altrimenti può provocare una sensazione di repulsione o di seduzione. La cosa più difficile da gestire come operatori è la nostra affettività nei confronti di un isterico: può essere un affetto seduttivo o repulsivo. Se ci lasciamo convincere ed acconsentiamo gli atteggiamenti del paziente, questo può alimentare la sua patologia.

L’atteggiamento efficace è quello di segnalare contemporaneamente ad un isterico qual è il comportamento sbagliato e ricondurlo su quello adeguato. Bisogna identificarlo positivamente dove lui non si sente apprezzato e rimproverare quegli atteggiamenti isterici principali: è dunque necessario giocare sul transfert.

Terapia: è difficile, bisogna rendersi conto che in alcuni casi assume il carattere di una psicosi dissociativa. Possono presentarsi diverse personalità (non c’è tanta differenza tra schizofrenia e psicosi dissociativa).

La malattia può iniziare come una isteria ed evolvere come una schizofrenia. L’intervento psicoterapeutico (molto importante) richiede un grande investimento sul paziente, ed il terapeuta deve resistere alle tendenze manipolatorie che fanno parte del quadro della malattia.

Il processo fondamentale per la guarigione del paziente è il riconoscimento dell’autentica personalità del paziente. Anche gli interventi farmacologici possono essere inclusi, non si devono somministrare degli antidepressivi perché possono aumentare la patologia isterica, si può far ricorso a dei sedativi per la loro sofferenza soggettiva (neurolettici a bassi dosaggi, non usare ansiolitici).

Quando la malattia è curata bene, la prognosi è buona, salvo nei casi estremi dove la patologia sembra più una psicosi.  L'errore terapeutico a livello farmacologico più frequente, è la somministrazione di antidepressivi che ne accentuano la patologia: l'intervento è di natura sedativa per ridurre l'energia che il paziente utilizza per alimentare la sua patologia (Melleril ®)

Il quadro depressivo viene assunto dal momento che nella psicoterapia il paziente deve abbandonare questo quadro che si era creato per assumere quello che realmente è, e che ha abbandonato e trascurato per anni. Nella psicoterapia si fa vedere al paziente che cosa è, e che cosa sta rappresentando (ciò che è e ciò che vorrebbe essere). L'accettazione della sua struttura veritiera, molto distante da quella ideale, utilizzata sinora, comporta ad un'esperienza depressiva che può richiedere un soccorso farmacologico. Diverso è l'intervento terapeutico nel caso di un Ganser dove l'utilizzo di neurolettici è imperativo. 

Nevrosi ossessive

Fa parte della nosografia come dal punto di vista della patologia in se, più come una psicosi che come una nevrosi.

Meccanismo di difesa: è il meccanismo della formazione reattiva, definita modalità rituale. È lo sviluppo di un modo di funzionamento che è reattivo (opposto) a ciò che l’ha provocata (ad esempio il leone che attacca una gazzella, c’è un attacco e una fuga, sono reattivi, uno è opposto all’altro). È un meccanismo di difesa di formazione reattiva rispetto ad un input (funziona per il leone e la gazzella ma se le due cose attacco e fuga fanno parte di un solo individuo, è qui che si presenta il problema).

Il classico modello di funzionamento di fronte ad una situazione dura (di prepotenza) è che ci sia una reazione di cedevolezza, accoglienza. Di fronte ad un certo evento si produce qualcosa di contrario nel tentativo di renderlo quanto meno possibile, prepotente e pericoloso. È il meccanismo di base sulla quale si sviluppano quelle azioni che si chiamano rituali.

La personalità ossessiva è definita da una parola greca: anancastica che significa necessità obbligata; normalmente esiste un rapporto di interscambio funzionale con l'area istintiva, ma nella personalità anancastica ciò avviene attraverso un filtro di regole di comportamenti precostituiti. Sono persone assenti, o vissute come tali, che burocratizzano la propria esistenza e quella altrui: sul piano affettivo - emotivo sono fredde e regolamentano ogni loro azione e scambio emozionale. Sono una grande sventura, molto simili alla struttura paranoide. Nell'area professionale le strutture anancastiche trovano impiego nella Polizia, ambienti fiscali, ecc. Vi sarà un'altra parte dell'ordine trasgressivo che si manifesterà come ad esempio in episodi di cleptomania (il giudice preciso e regolamentato che ruberà al supermarket), di esibizionismo.

Si verifica che alla coscienza di questa persona si impone l'evento ossessivo che può essere anche una banalità: es. dover contare le piastrelle di una stanza da bagno, fare la somma dei numeri delle targhe per vedere se fa pari o dispari. Questi eventi segnano il passaggio tra una struttura ossessiva ed una nevrosi ossessiva.

Il rituale non viene organizzato in modo cosciente ma si sviluppa in modo autonomo.

Schematizzando:

struttura anancastica butta tutto fuori dalla coscienza

queste manifestazioni esterne rientrano

vi è una lotta con quello che è rientrato tramite rituali

Il rituale si produce da sé secondo il meccanismo della formazione reattiva fino all'escalation conflittuale che assorbe tutta l'energia assunta da questo automatismo: non è dissimile dalla psicosi. Nello psicotico l'elemento invasivo spacca la coscienza abbassando la sofferenza individuale ma nel nevrotico ossessivo l'elemento invasivo non spacca la coscienza aumentando la sofferenza individuale; ne consegue che il soggetto può: suicidarsi, diventare psicotico (schizofrenia paranoide) oppure continuare a vivere (ma è vita?) così. È frequente la psicastenia.

Una variante di questa patologia è la nevrosi fobica ossessiva: qui il soggetto invece di sviluppare delle condotte di evitamento, sviluppa una serie di rituali ossessivi, come risposta alle fobie. Questa è una via di mezzo fra le due patologie, anche dal punto di vista prognostico.

Diagnosi: l’osservazione diretta è molto importante per la diagnosi, di solito non presenta grandi problemi: si osserva una struttura ossessiva.

Prognosi: è abbastanza grave, questa dipende dalla psicastenia del paziente, quanto più è psicastenico tanto più grave è la prognosi dovuta alle difficoltà che implica per l’instaurarsi di una psicoterapia; generalmente è incurabile.

Terapia: una terapia psicologica si può stabilire a dipendenza dell’energia che possiede il paziente, non esistono terapie farmacologiche valide. Spesso sono usati gli antidepressivi (es. Anafranil ®) ma il loro uso è pressoché inutile. La psicoterapia può servire solo nei casi meno gravi, comunque non esistono per il momento terapie efficaci. In stadi avanzati della psicoterapia possono subentrare i suicidi di bilancio.

 
Introduzione PDF Stampa E-mail
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La psicopatologia speciale ha il compito di studiare i casi mentre la psichiatria clinica ne studia l'origine (eziologia), l'evoluzione, l'esito e la terapia dei quadri clinici.

I concetti di sano e patologico si basano su criteri come la norma che non considera, in quanto troppo vasto, gli individui anormali nel senso generale del significato, la sofferenza soggettiva è un altro criterio tuttavia non soddisfacente in quanto non tiene in considerazione dei fatti oggettivamente produttori di sofferenza. Infine bisogna considerare il valore cioè l'orientamento della persona verso uno sviluppo o verso la distruzione; un comportamento può avere uno sviluppo non normale, ma non per questo patologico. Il criterio di valore considera quindi l'evoluzione dei comportamenti, tenendo conto dei significati. Sullo sviluppo di un comportamento si può intervenire modificandolo presupponendo una scelta di tipo scientifico filosofico per questo esiste un orientamento finalizzato nel sistema biologico: la dimensione volta ad un fine si contrappone a quella causa­le.

Il sentimento di realtà permette di distinguere quella che è la realtà e la fantasia: nel malato di mente è alterato questo concetto. Uscire da un sentimento di realtà, pensare qualcosa d’irreale, significa delirare (e non solo uscire da quello che è la norma); fare un solco (lira) non significa solo fare un confine normativo, ma stabilire cos'è la realtà. È necessario distinguere con sicurezza qual è la realtà e quale la devianza, senza estremismi in osservanza dei criteri di norma e valore, per operare correttamente.

 
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Storia del concetto di schizofrenia

La storia della psichiatria inizia con Pinel, con la rivoluzione francese e con la liberazione dei pazzi dalle prigioni della Salpêtrière e della Bicêtre. Prima di questo periodo la follia –che era considerata una colpa od una possessione del maligno- e delinquenza comune, condividevano le stesse celle delle prigioni.

Inizia quindi con il positivismo francese, una nuova era per la concezione medica in ambito psichiatrico: la ricerca dei quadri clinici nosografici, una raggruppamento cioè delle malattie secondo costanti sintomatiche o somiglianze.

Bisogna aspettare quasi un secolo (seconda metà dell’800) per osservare un tipo di approccio fenomenologico nelle malattie psichiatriche alla ricerca dei quadri cosiddetti eziopatologici. L’ipotesi era che ogni malattia della psiche corrispondeva alla malattia di un’area specifica del cervello in quanto ogni zona era deputata ad una funzione specifica.

Vengono quindi inizialmente distinti due quadri nosografici denominati catatonia  ed ebefrenia.

La CATATONIA fu descritta da un medico tedesco Kahlbaum, come una malattia caratterizzata da un blocco sostanzialmente totale delle capacità motorie, con tono muscolare molto accentuato per cui i soggetti colpiti potevano assumere e mantenere determinate posizioni per molto tempo, con conseguenti deformazioni anchilo­santi.

L'EBEFRENIA fu descritta da Hecker significa follia, demenza giovanile che sopraggiunge tra i 15-16 anni caratterizzata da un at­teggiamento fatuo della mimica (sorriso cheto, fatuo) e dall'anda­mento di indementimento.

Nella seconda metà dell'800 Kräpelin descrisse una terza forma di malattia: la forma PARANOIDE, ma soprattutto eb­be l'intuizione geniale, in un periodo dove si classifi­cano le malattie secondo i diversi tipi di sintomi, che queste tre manifestazioni pur così diverse sul piano sin­tomatico, avessero delle caratteristiche in comune, per cui le raggruppa in un'unica patologia che chiama DEMENZA PRECOX.

Le caratteristiche in comune sono:

insorgenza precoce 18-25 anni

l'evoluzione demenziale

Tutte le tre forme possono manifestarsi in un unico soggetto una dopo l'altra, non contemporaneamente (es. prima avverrà un episodio ebefrenico, poi catatonico, poi paranoide).

 
D.:  Come mai una malattia unica genera sintomi così diversi?

 
Kräpelin ipotizza l'esistenza di un agente patogeno sconosciuto che poteva colpire diverse aree cerebrali, originando così diversi tipi di sintomi a seconda dell'area colpita, poi man mano che la malattia avanza si produce un deterioramento progressivo fino alla demenza.

D.:  Cosa deriva dalla concezione kräpeliniana?

 
Ne deriva tutto un modo di fare psichiatria, cioè:

1) I pazienti colpiti di demenza precox sono povere persone non responsabili di quello che dicono e fanno e vanno perciò ospitati, custoditi nell'asilo psichiatrico (asilo = concezione ottocentesca dell'ospedale psichiatrico).

2) Le cose che dice e fa uno schizofrenico non hanno significato psicologico perché sono solo indotte da una lesione cerebrale, quindi, mancano le basi teoriche per un approccio psicologico alla malattia schizofrenica.

3) Nel tentativo di capire in che cosa consistesse il danno patologico cerebrale dato dall'agente patologico sconosciuto si conservano i cervelli degli schizofrenici per indagare in modo anatomo-fisiologico dove era localizzata e di che entità fosse la lesione cerebrale.

 La concezione di Kräpelin trova opposizioni, in quanto si vide che non tutti avevano un'evoluzione demenziale, vi erano guarigioni spontanee in circa il 5% dei casi e che ogni utente aveva un destino prognostico diverso a seconda dell'approccio terapeutico: migliore se la terapia era lavorativa, peggiore se la era terapia di tipo assistenziale.

Si fece quindi strada la concezione olistica del cervello (in contrapposizione a quella topografica che affermava che ogni area cerebrale aveva una sua funzione specifica) e che indicava che il cervello funzionava nel suo insieme e non come somma delle funzioni delle singole parti. Si arrivò dunque a Bleuler (psichiatra svizzero) che coniò nel 1912 il termine di schizofrenia = scisma, divisione.

Secondo Bleuler (il cui merito fu quello di fornire un modello concettuale di passaggio tra il modulo organicistico e quello psicodinamico), la schizofrenia non è dovuta al fatto che un agente patogeno colpisce una determinata area cerebrale producendo sintomi diversi a seconda dell'area colpita, ma esiste un agente patogeno sconosciuto che agisce su un meccanismo metabolico di base che interessa tutto il SNC, producendo una lesione basale dell'intero psichismo del soggetto, lesione basale che si esprime in quello che egli chiama il sintomo psicopatologico fondamentale negativo, perché non si può descrivere, è ipotetico, detto DISSOCIAZIONE (= turba della capacità di associare i contenuti psichici). Ne consegue che tutto lo psichismo è viziato all'origine da questo sintomo, è dunque alterato nel suo modo di esprimersi, ed egli, questo lo definisce AUTISMO. Quindi la lesione, il danno, è di tipo metabolico (e non topografico) dell'intero SNC per cui l'intera psiche è alterata. 

Esempio per capire il collegamento tra dissociazione e autismo.

Se ho un grande specchio e prendo un agente patogeno sconosciuto (es. un oggetto contundente) e lo tiro contro lo specchio, questo si rompe. Io non posso vedere la rottura (la dissociazione), ma il suo risultato: i mille pezzi, cocci, frammenti. La psiche schizofrenica è una psiche dove un certo elemento ha prodotto una rottura, cioè una perdita della capacità di coesione, di associazione, per cui i vari pezzi della psiche vagano in giro da soli, quindi la dissociazione induce tutta una sintomatologia che Bleuler chiama autismo.

Si può dire che l'autismo e la dissociazione sono due aspetti, facce della stessa cosa, è come dire: la rottura produce i cocci, ma i cocci significano rottura.

Dalla concezione di Bleuler risulta che: 

  1. La psiche del paziente è ferita in modo grave, mortale, è alterata, viziata alla base da questo disturbo o agente patogeno sconosciuto.

  2. I pezzi della psiche dissociati non sono dei pezzi senza significato (non sono un nonsenso) e come tali si può tentare di capirli e rimetterli assieme, quindi Bleuler apre la strada ad un'esplorazione psico-dinamica.

Dopo Bleuler che è stato una pietra miliare, si sviluppa un altro modello concettuale. In Svizzera vi era una grossa scuola Esistenzialista (i cui capostipiti erano Minkowski e Binswanger) che concepì la psiche come la capacità o meno di aderire alla propria realtà, cioè la capacità di esserci (da sein = esserci) o di non esserci (in quale modo ciascuno sceglie di vivere o di non vivere). La concezione fondamentale dell'esistenzialismo psichiatrico è l'essere qui!: loro lo schizofrenico è colui che decide, che sceglie di non esserci.

Per Bleuler lo schizofrenico è uno che prima si dissocia e poi va in pezzi.

Per gli esistenzialisti uno che non ama i propri pezzi e si dissocia come conseguenza.

Per gli esistenzialisti l'AUTISMO significa separarsi da ciò che è vivo, vitale per chiudersi in una sorta di vuoto interiore, è dunque il sintomo psicologico fondamentale positivo, la dissociazione segue dopo conseguentemente. La concezione di AUTISMO degli esistenzialisti diventa quella prevalente e dominante, così che il termine autistico assume il significato di persona che non è più in contatto con la sua esistenza reale.

La psicoanalisi classica freudiana arrivò un po' tardi a dare una sua interpretazione della malattia schizofrenica, in quanto era basata sull'esperienza clinica pratica.

Secondo la concezione freudiana la psiche è costituita da una psiche cosciente e una psiche incosciente; la distinzione tra le due aree è permessa da una funzione dell'Io il cui compito è quello di organizzare gli scambi come se fosse una membrana: l'Io quindi come discriminante o come collegamento. L’Io deve avere come risorsa principale, una permeabilità selettiva tra funzioni, per mantenere sempre costante l'equilibrio interno. Più l’Io è buono, più seleziona bene lo scambio tra conscio e inconscio. Meno l'Io è buono, tanto più si irrigidisce la separazione e può accadere che:

a) tutto il materiale esterno (i contenuti psichici), entrino dentro spaccando la struttura o

b) tutto il materiale interno esca fuori annullando, smontando la struttura.

Questo è dovuto ad una fragilità strutturale dell'Io da ricercarsi nella relazione madre-bambino.

La dissociazione è una spaccatura, una frammentazione della coscienza in cui l’Io non è più la funzione centrale della coscienza e vi è un miscuglio tra contenuti consci ed inconsci che entrano ed escono senza più essere filtrati dall'Io, per cui ne consegue una debolezza strutturale di base dell’Io.

Per Jung la dissociazione è dovuta all'attivazione di contenuti inconsci molto profondi, arcaici, primitivi e potenti, cioè che non vengono quasi mai in contatto con la coscienza, ma quando riemergono, invadono e spaccano, frantumano la coscienza. Questi contenuti inconsci sono detti ARCHETIPI, non appartengono solo alla storia individuale di un unico soggetto ma sono preindividuali, cioè appartengono alla storia di tutta l'umanità, ad un inconscio collettivo, ad una psiche oggettiva o arcaica.

 ARCHETIPO: è l'ipotesi che esista una struttura psichica che preforma le immagini.

 Per Arieti Silvano lo schizofrenico per un probabile fattore dismetabolico (biochimico), cerca un adattamento sul piano più primitivo, arcaico; o meglio la schizofrenia è una progressiva e continua regressione teleologica (= finalizzata) che lo porta ad una regressione sia sul piano del pensiero: es.: pensiero alogico - simbolico o ancora più primitivo alogico - magico, sia sul piano dell'affettività che sul piano del corpo, nel tentativo di trovare un nuovo equilibrio, adattamento più primitivo, arcaico (magari della specie precedente) che nella filogenesi funziona bene.

Gli atteggiamenti arcaici sono scritti nella psiche oggettiva cioè di tutta l'umanità.

Gli archetipi sono degli dei, si impongono, non si scelgono.

Quando una figura è estremamente potente sia in positivo che in negativo, diventa un archetipo.

L'esempio dell'uomo primitivo è un esempio di tipo archetipico, non storico, così come quello dello schizofrenico.

Esempio di archetipo: la malattia = complesso di rappresentazioni affettive molto potenti. L'Ospedale è una raffigurazione, un archetipo di malattia.

Eziologia della schizofrenia

La schizofrenia ha una diffusione nel mondo, in circa l'1% della popolazione in modo costante. Si ipotizza che esista un pool generico che produrrebbe una predisposizione metabolica, cioè turbe a livello dei neurotrasmettitori sinaptici (nella produzione, immagazzinamento e liberazione di dopamina) che favorirebbe l'insorgere della schizofrenia. La madre, con il suo comportamento, può indurre nel bambino emozioni che provocano modifiche a livello dei neurotrasmettitori che potrebbero favorire l'insorgere della schizofrenia. La schizofrenia è una malattia che deriva da una serie di fattori concomitanti.

Sul piano genetico non si è trovato lo schizococco, probabilmente quello che è trasmissibile è la possibilità di ammalarsi (cioè non si trasmette la malattia ma la sua morbilità psichiatrica).

È possibile che la turba della dopamina abbia a che fare con il complesso dell’Io che si sviluppa, nelle sue strutture di base, in modo precoce, nei primi due anni di vita nella relazione con la madre. L’Io del bambino si sviluppa correttamente se la madre dimostra piacere ad avere il bambino e gli trasmette questo piacere ad averlo. Se questa esperienza basale sarà positiva, allora vi sarà fusione con la madre e potrà inserire il processo di Super Io (indotto un po' anche dal padre, che riprende la sua donna). Non è possibile una buona separazione se non vi è stata una buona fusione. Nella coppia madre-bambino tipica della schizofrenia non vi è una reale separazione in quanto non vi è mai stata reale fusione affettiva.

Quando un bambino riceve una testimonianza di amore ambivalente (amore e odio), egli non sa mai se è amabile o no, avrà un dubbio contraddittorio e si esprimerà con questa doppia scissione e avrà difficoltà ad amare.

I disturbi emergono soprattutto nell'adolescenza in quanto non potrà più essere protetto dalla forte emozione che lui vive all'interno e si aprirà la crisi psicotica.

Non si conosce il modello corretto di comprensione della schizofrenia, che è la risultante di più fattori: GENETICI, BIOCHIMICI, RELAZIONALI con la madre.

Clinica

Abbiamo quattro forme di schizofrenia che si classificano secondo la gravità:

  1. EBEFRENIA la più grave

  2. CATATONIA è così particolare che alcuni autori la considerano come una malattia a sé stante

  3. la schizofrenia PARANOIDE che è la più ricca di sintomi

  4. la schizofrenia SIMPLEX

 

Nota: descriveremo la schizofrenia paranoide perché è quella più ricca di sintomi, mentre per la 1), 2) e 4) descriveremo solo le caratteristiche. In realtà vi sono forme miste, cioè la ebefro-catatonica.

Schizofrenia paranoide

Abbiamo due tipi d’esordio: a) graduale, lento progressivo in molti mesi o un anno, tra i 16-25 anni e b) l'esordio acuto

a) Nell'esordio lento e progressivo si nota una progressiva trasformazione della personalità del soggetto. Egli inizia ad estraniarsi dal gruppo, dalla famiglia, dagli amici e progressivamente anche sul piano sociale.

Anche le comunicazioni divengono scarse (chiusura in sé stesso). Inizia a mostrare un disinteresse per le attività abituali e del rendimento scolastico e/o professionale e parallelamente inizia a sviluppare interessi strani, insoliti, esoterici (filosofici, magici, religiosi, mistici) che in realtà non approfondisce mai veramente e che vive in modo individuale non comunicandolo agli altri.

Si assiste dunque ad una progressiva estraniazione dal mondo reale smette di lavorare, di andare a scuola, risulta socialmente assente.

Matura una particolare modalità di percezione della realtà detta dereistica (delirante), dove un oggetto è l'oggetto stesso, ma è anche qualcos'altro; vale a dire la realtà è caricata di misteriosi significati, è un'esperienza angosciante ma anche d’estrema potenza (in quanto lui crede d’essere l'unico a vivere queste cose), in seguito l'angoscia dereistica diventa sempre maggiore finché si apre lo scompenso acuto.

b) L'esordio ACUTO si sviluppa in un periodo che va da pochi giorni ad alcune settimane, o meglio, nelle settimane precedenti il soggetto è particolarmente inquieto, con grosse preoccupazioni d’ordine lavorativo, sociale, religioso che lo angosciano. È un soggetto dunque confrontato con un conflitto emotivo intenso violento, che porta ad essere insonne, poi improvvisamente entra in uno stadio d’eccitazione motoria e si apre all'esperienza dereistica in modo intenso, violento, angosciante e cade nell'insight (scompenso) psicotico acuto (psicosi acuta dissociativa).

Prognosi: in genere più lo scompenso è acuto e rapido più la prognosi è benigna.

Clinica

All'osservazione psichiatrica arriva accompagnato spesso da qualcuno; se arriva da solo non soffre di coscienza di malattia e viene per chiedere qualcosa (es.: protezione)

Mimica e gestualità è discorde, strano, bizzarro, rispetto alla tematica affettiva espressa in quel momento per questo vi è discordanza affettiva; si possono avere stereotipi e manierismi

L'eloquio è particolare: il soggetto può passare dal mutismo catatonico a fiumi di parole senza senso (logorrea), quindi può essere frammentario, disarticolato. Vi sono perfino pazienti che fanno 2-3 voci perciò c'è un po' di tutto. L'impressione generale che si percepisce è di stranezza, incomprensibilità

Lo stato di coscienza è spesso integro anche se non è sempre facile da valutare vista la situazione acuta; a volte è difficile riconoscere i parametri spazio-temporali (se è molto delirante, fatica a riconoscere gli spazi e le persone)

L'attenzione: molto difficile e bizzarra; si concentra solo su argomenti particolari

La memoria: è di solito conservata ma a volte è difficile da valutare

A livello d’ideazione: si osservano turbe del PENSIERO che sono l'elemento specifico della schizofrenia paranoide. 

Le TURBE del PENSIERO si distinguono in:

  • Turbe formali: che è la DISSOCIAZIONE ideativa

  • Turbe del contenuto: che è il DELIRIO

 Turbe formali del pensiero

La DISSOCIAZIONE ideativa è un fenomeno che non si può descrivere fenomenologicamente!

Il paziente presenta un pensiero che ha come caratteristica dei barrages, o inceppi, in altre parole s’interrompe improvvisamente e poi,    dopo un intervallo, riprende la conversazione cambiando tema per questo non si capisce più dove va il discorso; non è così evidente e necessita di una buon’attitudine ed un buon allenamento.

Se la dissociazione (la disgregazione) peggiora ogni periodo è diverso dall'altro.

Se peggiora ancora lo stesso periodo (frase) sarà alternato nell'analisi logica, cioè nella successione del soggetto, verbo e complemento, perciò ne risulta un'insalata di parole. Se peggiora ancora utilizza le parole caricandole di un significato diverso, può arrivare fino a spezzare le parole e combinare le varie parti con altre parti di parole o crearne nuove (neologismi). Da tutto ciò risulta un discorso dissociato, incomprensibile.

  •  Dissociazione: (Bleuler) turba della struttura dell’Io

  •  Associazione: capacità di coesione dell’Io

 
Domanda: perché succede questo?

Perché l'evento affettivo rimosso, incompatibile con la coscienza, quando si fa vivo, frammenta quelle strutture di pensiero con le quali l'evento affettivo ha a che fare (emotivo, istintivo) spaccando la struttura di pensiero che è la struttura LOGICA (secondo Aristotele) le cui leggi sono:

 
Principio di causa: che descrive il nesso, la correlazione logica tra un oggetto e l'altro. Se c'è una cosa, c'è stato qualcosa che l'ha provocata.

Principio d’identità: quello, è quello che è, non può essere un altro (che non è rispettato nelle fiabe e nei sogni)

Principio di non-contraddizione: quella cosa è quella e non è un'altra.

 

 Da una recente ricerca pare che per i destrimani la parte destra del cervello sia la sede del pensiero alogico mentre quella sinistra quella del pensiero logico; inoltre emergeva anche che negli uomini i due emisferi erano marcatamente separati mentre nelle donne erano maggiormente integrati. Durante il sonno, il cervello destro prevale dando luoghi ai sogni con la loro struttura alogica.

 

Nel pensiero dissociato dello schizofrenico queste leggi non esistono più per cui il pensiero diviene alogico. Sembra che già nell'homo sapiens vi fosse un pensiero logico e alogico; il pensiero logico è quello che si è sviluppato di più nella storia. Nell'Antica Grecia i due tipi di pensiero convivevano come ad esempio il pensiero alogico nella mitologia. La storiografia egizia privilegiava come valore il pensiero alogico: anche il pensiero liturgico è alogico.

Il pensiero ALOGICO dello schizofrenico può essere alogico - simbolico o alogico - magico se la regressione è più pronunciata e arcaica. Il pensiero simbolico è un pensiero sintetico (cioè non descrive ma sintetizza) che esprime significati affettivi attraverso immagini o parole che contengono un significato cognitivo ma soprattutto affettivo. Il pensiero simbolico non è comunque mai completamente traducibile in una serie di parole, ha comunque perlomeno il pregio di esprimere le sue emozioni (la sua affettività); di solito nello schizofrenico vi è un ipersimbolismo privato che ha cioè significato solo per lui.

Un livello ancora più profondo e arcaico di pensiero alogico è quello magico dove la parola è identica all'oggetto:

Esempi:

  • La parola d'onore dove una cosa detta è vera
  • Della fata che dice la formula magica e compare l'oggetto
  • Pensi a quella persona e dopo un attimo essa arriva
  • L’ostia consacrata è il corpo di Cristo

Se nel pensiero alogico - simbolico c'è corrispondenza tra parola e immagine nel pensiero alogico - magico c'è corrispondenza tra parola e oggetto, quindi in origine, la parola è atto. In generale si può sostenere che nel pensiero alogico - simbolico - magico dello schizofrenico le parole perdono il loro significato semantico e acquistano significato simbolico, cioè si arricchiscono d’esperienze emotive e s’indeboliscono d’esperienze comunicative.

Turbe del contenuto del pensiero: il delirio

La psiche è normalmente un fenomeno unitario; se per un attimo prescindessimo da ciò che è la sua gestione unitaria, questo scenario diventa un gran teatro dove tutto può accadere. La presentazione di elementi isolati tra loro, è tipica del paziente allucinato; alcuni contenuti psichici si presentano in modo autonomo come visioni, voci, ecc. cosa che normalmente accade nei nostri sogni.

Delirare (de = fuori, lira = solco) significa uscire fuori dal solco tracciato nella terra cioè esimersi dalla realtà comune. Ogni pensiero che non è coerente con la realtà è un delirio: se una cosa è vera o falsa e decisa dall'affettività, il delirio è un errore di sentimento.

Nel soggetto psicotico il sentimento di realtà è alterato, quindi delira, il delirio è dunque un errore mostruoso di giudizio che non si lascia correggere né dall'esperienza né dalla critica, ma che lui vive come realtà assoluta.

Il delirio si sviluppa così:

Se io rimuovo un oggetto energeticamente carico, quindi potente in quanto incompatibile con la coscienza perché giudicato temibile, pericoloso o cattivo, quest’oggetto, presto o tardi riemergerà, riaffiorando a livello della coscienza che si spacca e si frantuma e dunque si dissocia. Ne consegue che per evitare questo la coscienza deve tenere continuamente rimosso l'oggetto; un metodo per fare ciò è proiettarlo su un'altra persona (il portatore di proiezione) che è caricato di una qualità che in verità non è sua. Il portatore di proiezione acquisisce delle caratteristiche diventando quindi:

Significativo e dunque non è più una persona qualunque

  • Potente

  • Pericoloso e persecutore ma non necessariamente minaccioso (es. delirio sessuale) perché il contenuto rimosso tende a ritornare indietro.

 

Per distanziare ulteriormente il contenuto pericoloso (carico di energia) dal soggetto, lo psicotico fa poi un'interpretazione.

 
Es. di interpretazione: sei maledettamente pericoloso per me, allora mi spiego la cosa affermando che mi vuoi avvelenare cioè il soggetto interpreta il fatto per cercare di gestire la propria angoscia.

Vi sono deliri che possono sembrare veri ed altri palesemente irreali. Il grado di organizzazione logica di un delirio dipende dal grado di dissociazione.

 

Meccanismo di sviluppo del delirio

  • Rimozione dell’oggetto pericoloso

  • Proiezione su qualcuno

  • Interpretazione come ultimo atto di difesa

 

Esistono due tipi di contenuti deliranti:

Immediatamente percepibili come deliri (es. io sono Napoleone Bonaparte)

Non immediatamente percepibili come deliri e che in apparenza potrebbero anche essere verosimili come ad esempio per il delirio di gelosia dell'alcolista; ma è solo con un'indagine più approfondita che ci si accorge che non vi sono fondamenti reali.

Dal punto di vista descrittivo i deliri dello schizofrenico sono deliri frammentati, poco organizzati e strutturati, e non sistematizzati. È nella paranoia e nella parafrenia che lo sono.

 
I contenuti più frequenti del delirio sono:

 
 Di persecuzione. Es.: "Sono inseguito da uno cattivo [...] quello mi guarda male" è in realtà la paura dello psicotico che la cosa cattiva o pericolosa che il soggetto ha proiettato sull'altro possa ritornare indietro e rientrare in lui.

 Di riferimento. Es.: "I giornali, la radio, la TV, le persone parlano (male) di me". Lo schizofrenico proietta su tante persone, il nevrotico solo su una persona o oggetto specifico (compensazione di un atteggiamento autistico: “Tanto meno m’interesso del mondo, tanto più il mondo parla di me!”).

 Di grandezza che sono tipici della crisi di mania.

 Di indegnità, di impoverimento, di colpa, di espiazione, di rovina tipici della depressione psicotica (endogena).

 Di trasformazione corporea dove il corpo s’ingrandisce o si rimpicciolisce, dove il cuore è di metallo o di gesso, ecc.,

Di depersonalizzazione, dove il soggetto s’identifica sovente in Dio o nel Diavolo.

 Di possessione. Es.: "Sono una statua ...", cioè sono posseduto dal sentimento di essere paralizzato.

 In teoria ogni delirio è possibile.

 Molto spesso lo schizofrenico proietta parti scisse dell’Io (es.: tu mi rubi il fegato o altro es. perché mi guardi così) su uno o su un altro o meglio un pezzo qui, un pezzo là e questo nella dinamica dell'équipe, analizzando il fenomeno in un'ottica terapeutica, potrebbe scinderla. Di solito all'interno dell'équipe, sui più duri lo schizofrenico proietta le parti cattive (paterne), sui più molli proietta le parti buone positive (materne).

Non a caso si è portatore di proiezione (questo vale soprattutto per il nevrotico), se uno si comporta sistematicamente in una certo modo sarà portatore di una data proiezione.

Allucinazioni: sono percezioni senza oggetto prive di sensazioni. Normalmente c'è l'oggetto, e tramite l'organo di senso la sensazione dell'oggetto è trasmessa al cervello che la percepisce, per cui la percezione è l'integrazione centrale di una sensazione e rappresenta la lettura corticale della percezione o appercezione. Nelle allucinazioni la percezione non corrisponde alla sensazione. Le allucinazioni emergono a causa della debolezza strutturale dell’Io, cioè sono elementi psichici che non essendo più contenuti nella struttura dell’Io acquisiscono una dignità di elementi a sé stanti, si autonomizzano cioè un certo elemento psichico si fa immagine, diventa voce. In generale le allucinazioni sono uditive e, con una certa frequenza, anche cenestetiche. I contenuti sono di ogni genere, vi sono anche allucinazioni particolari come l'eco del pensiero (è come se il soggetto fosse derubato della capacità di pensare per cui ne segue l'angoscia). Nella schizofrenia paranoide solitamente sono di tipo uditivo, mentre nella fase acuta si estende nell’ambito visivo e cenestetico.

Turbe dell'affettività

Sono il nucleo centrale della schizofrenia.

Spiegare modo logico cos’è l’affettività risulta assai difficoltoso: si può definire comunque come una funzione relazionale che un soggetto ha nel confronto di altri e viceversa; è difficile differenziare l’affettività del singolo nel contesto gruppale e/o sociale in cui si trova, in quanto ognuno è soggetto ed oggetto contemporaneamente. La causa fondamentale della persecuzione nel confronto degli schizofrenici è appunto da ricercarsi in quest’ambito in quanto l’affettività è dissenziente rispetto alla collettività, per cui sono considerati estranei e pericolosi.

Il bambino sviluppa la propria struttura dell’Io secondo la sua struttura cromosomica e nella relazione precoce (nei primi due anni circa di vita per quello che riguarda le strutture portanti), con la madre. Vi è quindi un sabotaggio di base da parte della madre per una serie di motivi: aborto (ed il problema non si pone, il bambino non nascerà!), collocazione del bimbo in altri luoghi: il bambino non ha chiaramente motivi per sabotare la dualità con la madre. Nello schizofrenico il turbamento di base è la turba dell’Io (che è la struttura centrale della coscienza, è la forza di coesione affettiva) L’Io dello schizofrenico non è più capace di organizzare, accogliere, gestire del materiale affettivo troppo caricato ed intenso. Già nell'infanzia cerca di evitare emozioni intense (es.: evita l'aggressività dei o coi suoi compagni e l'affettività di tipo erotico). Molto spesso lo scompenso psicotico si apre quando è lui a vivere in modo intenso e violento le sue emozioni (riattivazione del mondo affettivo - pulsionale tipico dell'adolescenza). Il dramma dello schizofrenico è che ogni volta che si accosta ad elementi affettivi corre il pericolo di frammentarsi, dissociarsi. Egli non può esimersi dall'ascoltare i suoi sentimenti e le sue emozioni, è continuamente attratto da ciò che è vivo e vitale per lui e per gli altri, ma è costantemente ferito da quest’esperienza che lui desidera ma teme, per cui nasce l'angoscia. È dunque ambivalente, cioè vive i suoi comportamenti affettivi in modo contraddittorio: è invaso da torrenti affettivi ma non li vive mai veramente perché temuti.

I sintomi fondamentali dell’affettività in un soggetto schizofrenico sono i seguenti:

  • Autismo
  • Ambivalenza
  • Bizzarria
  • Autismo

Distinzione storica dell'autismo.

La prima definizione di autismo la propone Bleuler affermando che a causa della dissociazione (che è la turba della capacità di associare i contenuti psichici), indotta dall'agente patogeno sconosciuto, l'intero psichismo del soggetto è viziato all'origine, alterato nel suo modo di esprimersi. La seconda concezione di autismo, che è una descrizione sintomatica, è quella degli esistenzialisti, secondo i quali l'autismo è il sintomo psicopatologico fondamentale positivo dal quale poi conseguentemente si genera la dissociazione (ma prima non ama i propri pezzi e poi si dissocia). Per loro l'autismo è il separarsi da ciò che è vivo e vitale per chiudersi, ritirarsi nel proprio vuoto interiore.

È un atteggiamento iperdifensivo in quanto il soggetto è impaurito e minacciato dagli investimenti affettivi esterni, cioè mette una grossa barriera tra sé e le esperienze affettive esterne con persone e/o oggetti.

  • Manifestazioni sintomatiche:

  • Non è interessato alla comunicazione verbale

  • Non investe in nessuna comunicazione affettiva

  • Estraniazione dal sentire affettivo comune

La domanda si pone sulla base della nostra percezione affettiva del suo comportamento; si percepisce una sensazione di disagio, di impotenza, di imbarazzo, di estraneità, di incoerenza e lontananza affettiva da noi: i vecchi infermieri dicevano: ”Questo mi puzza di schizofrenico!”.

Ambivalenza

L'Ambivalenza è la costante di base della schizofrenia, è il principio fondamentale, è la base della paralisi affettiva. È la sostanziale incapacità di fare scelte affettive, che solitamente sono delegate a chi si occupa di lui e di viverle coerentemente in quanto è continuamente attratto da due polarità: amore non amore, vivere o non vivere, desiderare o temere, sperimentare o rinunciare, ecc. Questo dubbio contraddittorio crea un profondo disagio ed angoscia per cui la sua affettività è impacciata, lenta, incoerente, assurda e contraddittoria.

È di solito la risultante di una relazione madre-bambino patologica, dove la madre gli testimonia dei messaggi affettivi contrastanti: ti amo ma ti odio, per cui il bambino sviluppa una struttura dell’Io che contiene un elemento ambivalente del tipo: "Io ci sono ma chissà se ho diritto di esserci, se sono amabile o non amabile, desiderabile o non desiderabile". Questo genera l'angoscia dello schizofrenico che è quella di non sapere mai se può vivere o non vivere, esserci o non esserci, egli è dunque sempre combattuto tra il bisogno e il desiderio di vivere la sua affettività e l'angoscia di dissociarsi quando la vive, in questo caso tenta di eliminare la sua vita affettiva. L'affettività che non trova i suoi canali naturali di sbocco, invade il pensiero, il quale per essere funzionale deve essere sufficientemente deemozionalizzato, da ciò consegue che lo schizofrenico investe sovente in oggetti inerti o negli spazi.

Bizzarria

Comportamenti affettivi che, visti da un osservatore esterno, appaiono strani, inattendibili che sorgono comunque in uno schizofrenico che ha la necessità di esprimere la sua affettività. Il paziente schizofrenico può "sentire" questo suo disastro affettivo al punto tale di portarlo ad un lucido ed imprevedibile suicidio.

Il paziente schizofrenico è così messo a disagio dalla sua affettività che cerca di negarla, ma dato che non si può negarla o rimuoverla totalmente (altrimenti sarebbe morto), quando emerge si esprime in modo strano. In teoria qualsiasi modo è possibile. Può, ad esempio, esprimerla in modo autistico, è in ogni modo una persona completamente inattendibile dal punto di vista dell'espressione dell'affettività: es. una volta è presente, gentile, disponibile, carino, e poco dopo è come se non ti avesse mai visto, freddo, distaccato, ti accusa ed inveisce.

Lo psicofarmaco riduce l'energia sia positiva sia negativa, ed occorre tempo affinché il paziente possa ricomporsi.

ATTIVITÀ PSICOMOTORIA:

Che cos'è il corpo?

È il segnale di un'esistenza individuale: quando uno è morto si afferma che non c'è più in quanto non percepiamo più il suo corpo; non sappiamo quindi percepirci senza corpo. C'è da chiedersi allora se esiste una psiche senza corpo; noi non abbiamo nessun’esperienza che può essere extracorporea. Il nostro corpo è il portatore di proiezione del nostro IO, dell'immagine dell’Io, non l'immagine del corpo. Il corpo, che ciascuno di noi immagina è diverso da ciò che è realmente, l'immagine che uno ha di sé è tendenzialmente più bella e più idealizzata del reale. Di solito è proposta un'immagine del corpo giovane, bella ed atletica cui poca gente in realtà corrisponde.

Dato che il corpo è la grand’entità affettiva per questo, è il portatore di proiezione dell’Io, se l’Io si spezza anche il corpo si spezza. Si osservano negli schizofrenici esperienze angoscianti di trasformazione corporea dove il corpo s’ingrandisce, si rimpicciolisce, si gonfia, si sgonfia, si deforma, il cuore si sposta, il cervello è di gesso, le mani di vetro. Tutte le esperienze di scissione, di dissociazione dell’Io sono rappresentate sul piano corporeo, cioè lo schizofrenico esprime i suoi sintomi allucinatori - deliranti sul suo corpo. Nella fase acuta il paziente sosterrà che gli hanno rubato il cervello che significa che non è più padrone del proprio pensiero, che i suoi visceri sono diventati di vetro che significa che la sua capacità emotiva si è bloccata.

Lo schizofrenico con il tempo perde la capacità di rapporto con il proprio corpo, cioè non se n’occupa più. Non ha mai freddo o caldo, può provocarsi mutilazioni anche orribili senza percepire il dolore o affermando che il dolore non è suo: spesso cammina solo con le gambe senza muovere le braccia in modo sincrono, ingurgita cibi senza assaporarne il gusto.

Lo schizofrenico, perdendo l'uso del proprio corpo, non ha più la delimitazione precisa del proprio confine quindi modifica la percezione spaziale, cioè definisce uno spazio attorno al proprio corpo più grande del normale.

Quanto più si è padroni del proprio corpo, tanto è più facile gestire le intrusioni spaziali. Tanto meno si è capaci di gestire il proprio corpo, tanto più è necessario difenderci dalle intrusioni spaziali. Per questo, quando si viola uno spazio di un catatonico bisogna segnalarlo perché lui potrebbe reagire in modo violento in quanto non accetta che ci si avvicini troppo. Nella catalessia ad esempio si verifica un blocco della corporeità sia dal punto di vista osseo e locomotorio che dal punto viscerale: nel furore catatonico (l’estremo opposto!) sia ha un’agitazione estremamente violenta contro di tutto ed eventualmente anche di tipo autoaggressivo.

Il tempo per gli schizofrenici è molto alterato: cinque minuti gli possono sembrare cinque giorni o viceversa.

Lo schizofrenico ha una consapevolezza dello spazio diversa dalla nostra: deve sempre occupare gli stessi posti, lo stesso tavolo, la stessa sedia, fare gli stessi percorsi, vestirsi nello stesso modo. Si può far riapprendere la dimensione corporea tramite un approccio somatico (in quanto la parola è palesemente poco corporea). La tecnica più utilizzata è il maternage che consiste in una serie di comportamenti tramite i quali si gestisce la regressione, come in un bambino piccolo, in altre parole lo si lava, lo si pettina, lo si veste, ecc., assumendo una funzione materna.

Una tecnica usata è il packing (dall'inglese imballaggio), dove tramite delle lenzuola si avvolge il corpo al fine di ricompattare l’entità psicofisica del paziente che ha la sensazione di essere spezzettato; un’altra procedura è quella di fare il bagno per poterlo circondare di qualcosa che possa dare la sensazione del suo reale spazio corporeo. 

EVOLUZIONE DELLA MALATTIA

L'evoluzione della malattia si ha nel passaggio dalla forma acuta a quella subacuta (meno grave):

Sul piano del pensiero si può avere la doppia contabilità cioè il paziente presenta deliri e dissociazione quando tocca solo certe aree psichiche, mentre negli altri aspetti è coerente con la realtà.

Sul piano affettivo con il trascorrere del tempo le bizzarrie sono più contenute, prevale l'autismo (quello che accade fuori lo ritualizza molto), il soggetto si estrania sempre di più.

Sul piano psicomotorio il soggetto finisce per perdere l'attitudine ad usare il proprio corpo in modo affettivo, perde una serie di concomitanze ritmiche, tralasciando l'uso del proprio corpo come principio di piacere: quando mangia si riempie, cammina solo con le gambe perdendo l'uso sincronico delle braccia per cui vi è perdita di collegamento con il proprio corpo come espressione della sua ricchezza psichica. 

FORME CLINICHE

Dalla più grave alla meno grave:

  • Ebefrenia che significa schizofrenia giovanile

  • Catatonia di cui gli autori moderni la vorrebbe classificare a sé

  • Schizofrenia paranoide è quella sinora descritta

  • Schizofrenia simplex

EBEFRENIA

Demenza generale con massimo grado di evolutività grave per cui la prognosi è molto negativa.

Caratteristiche:

Evolutività grave

Destrutturazione del pensiero con dissociazione molto elevata da cui deriva una grossa difficoltà ad organizzare il pensiero: non esistono aree sane. Il modo di pensare è frammentario ed invaso da elementi deliranti. Risulta bizzarro, assurdo, incomprensibile. Non si tratta di deliri sistematici ma di un po' di tutto. Per i bisogni elementari il pensiero non è alterato. Un ebefrenico delira su tutto in modo elementare quando cerca di organizzare la realtà. Vi è parallelamente una grossa turba affettiva; vi sono episodi drammatici di aggressività o di una totale indifferenza ad eventi normalmente vissuti come intensi. Vi è fatuità (con un'espressione che non sa di niente per cui vi è un vuoto affettivo espresso mimicamente. È incapace di contatti affettivi significativi. La bizzarria dei comportamenti così come l'indifferenza per tutto ciò che succede fuori è massima. Sul piano motorio vi è deterioramento della capacità di occuparsi di sé (a livello dell'alimentazione, abbigliamento) per cui si muove in modo disordinato; l’intervento è il più difficile sia dal punto vista psicoterapico che farmacologico per cui le azioni terapeutiche sono solitamente di tipo sintomatico. Il decorso è cronico. Non ha consapevolezza della malattia ed abbandona molto in fretta il confronto con questa.

CATATONIA

È una forma particolare di schizofrenia.

Descrive essenzialmente una sintomatologia prevalentemente sul piano corporeo, soffrendo delle stesse turbe del pensiero (dissociato, allucinato, delirante) del paziente con schizofrenia paranoide, ha un atteggiamento di distanza da chiunque, si tratta di un autismo assoluto rispetto alla realtà oggettiva. Si annulla affettivamente rendendosi inesistente; ciò non significa che non "sente", ecc. ma è comunque una sua risposta alla sua angoscia relazionale. Ha un tono muscolare molto teso. Si rinchiude in uno spazio privato dove non parla, a volte è completamente muto, per cui manifesta tutta la sua angoscia sul piano corporeo. Es.: aggressività all'invasione del suo spazio.

Spesso lo stato del corpo si passivizza ulteriormente per cui diviene un burattino di legno a cui si può far assumere qualunque posizione (flessibilità cerea), più spesso però si ha immobilità rigida e vi è dunque una difficoltà di relazione. Questo stato di inerzia corporea può interessare i visceri il che comporta una paralisi del loro funzionamento (catalessi): l’interessato non mangia più, può perdere il controllo sfinterico ed può insorgere una febbre di tipo centrale che porta alla morte. Al contrario può emergere un furore catatonico con agitazione psicomotoria dove distrugge tutto ciò che lo circonda, per ritornare poi in uno stato di inerzia e passività totale. Negli stati estremi lo stato di coscienza è alterato.

La catatonia acuta può evolvere in catatonia cronica, dove questi sintomi si indeboliscono un po'. Stabilisce dei tempi e degli spazi estremamente rigidi (stessa passeggiata, posizione, atti in modo ripetitivo). Difficoltà esterna nella comunicazione verbale e corporea non tocca mai, non si lascia mai toccare in quanto ha paura delle comunicazioni affettive per cui organizza una distanza affettiva molto marcata.

Il catatonismo è una manifestazione di catatonia cronica, dove si nota distanza, ripetitività, perdita di interesse per il proprio corpo e quello degli altri e a livello verbale si riscontra un’estrema povertà. È la conseguenza di una lunga degenza ospedaliera. La catatonia ha un'evolutività molto elevata.

Schizofrenia paranoide

(È stata il riferimento durante la descrizione della schizofrenia per cui l’argomento non viene sviluppato ulteriormente). Ha un’evoluzione discretamente favorevole; i contenuti ideativi sono ricchi e rivolti in modo specifico agli elementi deliranti. La diagnosi si base sui contenuti deliranti specifici di alcuni deliri non necessariamente molto organizzati. La patologia affettiva è meno grave rispetto alla patologia ideativa.

Schizofrenia simplex

Malattia piuttosto frequente ma difficile da diagnosticare perché povera di sintomi. Il paziente con schizofrenia simplex, arrivato all'età di 17-25 anni, in modo inaspettato lascia la vita sociale, affettiva, famigliare progressiva­mente per perdita di interesse.

Vi è un rapido deterioramento delle sue capacità senza capire il motivo e senza sofferenza soggettiva. Compaiono bizzarrie. Nell'ambito urbano possono diventare clochard, prostitute, gregari della delinquenza, passano da un modo all'altro nelle modalità di vita e frequentemente hanno guai con la giustizia. Se la situazione sociale è più composta, ordinata, diventano gli scemi del villaggio (un po' derisi, un po' temuti). Di solito arrivano frequentemente all'osservazione psichiatrica perché muore la madre (scompenso sociale) o arrivano d'inverno perché dormono al freddo: il deterioramento è soprattutto di natura sociale più che psichica; anche se non sono in grado di mantenere una relazione significativa. A volte, in loro irrompe una dissociazione delirate per cui arrivano all'osservazione psichiatrica. Sono soggetti che non cambiano mai il loro status psichico neanche con una terapia farmacologica per cui vi è scarsa evolutività. Se si riesce ad inserirli nell'ambiente sociale adeguato, che li contiene, possono avere un’esistenza vivibile.

Ansia dello psicotico

L'ansia è un fenomeno energetico che descrive un rapporto tra l’Io e il mondo inconscio. Il problema è che tipo di relazione c'è tra i due. Es.: l'esame ci mette in ansia perché si crede (o si ha la consapevolezza) di sapere poco: l'ansia è una minaccia dell’Io inquietato. Nello psicotico il movimento inconscio è talmente potente che l’Io è subito sopraffatto per cui l'ansia è enorme; in seguito vi è invasione per cui a questo punto l'ansia scompare, è solo se si ricomporrà un minimo di IO autonomo che l'ansia viene di nuovo percepita (se non c'è più l'Io non c'è più ansia).

Schizofrenia cronica difettuale

Tutti i casi sinora illustrati evolvono nella schizofrenia cronica difettuale. Avviene in parole povere un processo di massificazione; il paziente schizofrenico perde una sua ricchezza originaria interiore, la capacità di progettarsi, l’identità personale, la propria personalità ed i contenuti affettivi. Accetta un modello di vita autistico, che è anche contribuito in parte dalla terapia farmacologica: vi è una scarsa comunicazione ambientale, un comportamento sociale adattato (ad esempio a livello istituzionale), una perdita del proprio funzionamento psichico, ideativo ed affettivo; si riscontra in parole povere un comportamento catatoniforme.

È frequente la presenza in questi soggetti della doppia contabilità, vale a dire che sussiste contemporaneamente un’amministrazione psichica capace di affrontare le normali incombenze della vita quotidiana (es. l’aspetto riabilitativo non pone problemi), ed un’altra patologica con un’organizzazione delirante.

Vi è anche un autismo marcato con difficoltà di contatto e d’organizzazione tra i terapeuti ed i pazienti con difficoltà spazio – temporale, che pone non pochi problemi nell’approccio terapeutico. Le bizzarrie invece diminuiscono in seguito ad un adattamento ambientale con somiglianza, come già indicato, a catatonici non gravi.

L’aspetto motorio non presenta fenomeni di tipo acuto ma una diminuzione dell’interesse a riguardo la cura del corpo: per questo si lava poco e va conseguentemente stimolato. Il corpo diventa uno strumento grezzo di cui il paziente si serve: il suo corpo ha perso quella ricchezza originaria, è come un paio di scarpe o troppo strette o troppo larghe. Vi è una disarmonia posturale senza l’individuazione di alterazioni neurologiche. 

DIAGNOSI della schizofrenia in generale

La diagnosi è difficile. Esistono svariate nosografie ed i criteri diagnostici sono diversi a seconda della cultura e delle scuole psichiatriche.

Cultura anglosassone che tende ad una descrizione sintomatica per cui è una diagnosi molto frequente, cioè se appare un sintomo o un episodio acuto di tipo schizofrenico ne deriva una diagnosi di schizofrenia.

Cultura mittel europea cui appartiene la cultura psichiatrica svizzera: la diagnosi è sufficientemente delimitata ma aperta a patologie che in quella latino americana sono escluse in quanto vi è un uso più marcato delle diagnosi differenziali.

Cultura latino-americana che è più sistematica e la diagnosi è molto specifica. 

Noi consideriamo due elementi per stilare la diagnosi di schizofrenia, rimarcando che il DSM-III-R non è da considerarsi un buon referente in quanto tende a creare una massificazione diagnostica, tutti quei casi dove congiuntamente troveremo: 

  • La dissociazione globale della personalità (non necessariamente allucinazioni, deliri).

  • L'evolutività: non basta un episodio acuto ma ne sono necessari molti per cui necessita almeno un anno di osservazione per diagnosticare una schizofrenia. 

Non considereremo schizofrenia:

La malattia con deliri sistematici cronici dove non vi è dissociazione.

Dobbiamo rilevare un'evolutività (solitamente non basta un episodio), può bastare un episodio se alla dimissione si è visto che evolve verso una cronicità per cui si accentua l'importanza per la medicina legale.

 
Esempio 1 Bouffées deliranti della durata di alcuni giorni presentano sintomi uguali a quelli schizofrenici che poi si risolvono spontaneamente ed accadono una o due volte nella vita: non avendo un’evolutività non la considereremo schizofrenia.

Esempio 2 Psicosi deliranti croniche (che saranno descritte più avanti) che comprendono la paranoia e la parafrenia dove si rileva un corpo delirante che rimane stabile e non si cura con alcuna terapia anche farmacologica: non avendo un’evolutività non la considereremo schizofrenia.

PROGNOSI

È molto difficile: ogni schizofrenia può avere qualsiasi tipo di evoluzione (il 5% guarisce da solo, anche casi gravissimi, al contrario casi banali possono avere decorsi maligni).

PUÒ ACCADERE DI TUTTO!!! 

Evoluzione: tre modalità fondamentali

Modo cronico da acuto rapidamente a cronico (es. ebefrenia)

Modo fasico (episodi acuti con reminiscenze); pazienti che presentano un episodio acuto ogni certo numero di anni e sono curati in ospedale in modo consapevole del fatto sino alla dimissione. In realtà tra un episodio e l’altro vi è sempre un seppur lieve decadimento.

Modo cronico - fasico; sono sostanzialmente gli episodi più frequenti: ad un episodio acuto, nel quale non è sviluppata una coscienza critica, il paziente è dimesso e ritorna in ospedale dopo un po’ di tempo con modalità più incisive delle precedenti. Il problema è sostanzialmente la frequenza tra un episodio e l’altro con conseguente incidenza sulla qualità di vita.

TERAPIA DELLE SCHIZOFRENIE

Il criterio di approccio è di tipo multifocale in quanto la schizofrenia è la risultante di concause, di una serie di elementi concomitanti.

A seconda delle diverse culture quest’approccio può essere:

  • Farmacologico

  • Psico - organico

  • Sistemico - sociale

  • Misto

La terapia della schizofrenia è a carico dei servizi pubblici in quanto solo loro possono offrire approcci multifocali.

Terapia farmacologica

Nella fase acuta occorre il ricovero immediato, con la mobilitazione del maggior numero di risorse possibili e deve essere risolto nel modo più rapido possibile per prevenire l’insight psicotico a livello dell’evoluzione dell’angoscia: tanto più dura, tanto più la prognosi è negativa. L'approccio in questa fase è di tipo farmacologico. Di solito si usa un’associazione di due tipi di farmaci con classe farmacologica diversa per potenziare l'effetto.

Ad azione sedativa della classe delle fenotiazine (Nozinan ®, Largactil ®, Phenergan ® [in realtà quest'ultimo è un antistaminico di cui si sfrutta la sinergia con i due precedenti farmaci]), con effetto antipsicotico.

Ad azione antipsicotica della classe dei butirrofenoni (Haldol ®).

Vi è poi una terza classe particolare di farmaci che sono usati da soli (come monoterapia) che contengono un atomo di zolfo, che derivano dal tioxantene: sono il Clopixol ®, il Fluanxol ®, il Truxal ® (una volta si chiamava Taractan ®). Essi hanno sia un effetto sia sedativo sia antipsicotico.

Nota: non si usano ansiolitici con gli psicotici.

La quantità, la qualità ed il dosaggio, dei farmaci è calcolato in funzione oltre che al peso individuale, anche dalla quantità d’agitazione e d’angoscia che il soggetto presenta, nel senso che il dosaggio deve essere sufficiente per affievolire l'angoscia ma non per annullare ogni capacità psichica: il paziente deve essere trattabile sul piano psicologico e deve accedere al massimo delle sue capacità espressive tramite la relazione con il gruppo curante e con i vari oggetti mediatori proponibili (es. il materiale dell'ergoterapia). Lo scopo della farmacoterapia non è dunque stroncare tutti i sintomi!

Nella fase subacuta si corregge il dosaggio farmacologico, soprattutto per quelli a carattere sedativo. La terapia farmacologica deve permettere al paziente di esprimere la sua creatività, in altre parole rendere comprensibile il materiale simbolico che l'utente esprime con mezzi d’ordine grafico (disegni con matite colorate, pennelli, collage, creta, ecc.). Questo serve al paziente per esprimere e ordinare i suoi contenuti psichici, per avere un buon contenitore. L'attività artistica è a scopo espressivo e non produttivo; gli oggetti che il paziente schizofrenico produce hanno un significato di contenimento delle sue espressioni a livello simbolico, che a volte possono essere anche distruttive. L'importante è offrirgli del materiale sufficientemente differenziato e semplice per dare forma ai suoi contenuti psichici.

Approccio corporeo

Dato che il corpo è il portatore di proiezione dell’Io, intervenendo su di esso s’interviene sull'Io. Occuparsi finemente del corpo in modo tenero e raffinato di uno schizofrenico può favorire l'opera di ricostruzione, di ricomposizione della psiche. Con l'approccio corporeo si può fare sia del bene, come del male, dipende molto dal modo d’intervento. Le tecniche primitive sono il maternage: fare il bagno, i massaggi, ecc. L'infermiere ha sovente contatti corporei con l'utente, il medico no.

La schizofrenia acuta e subacuta evolve verso la guarigione quando l'utente diviene completamente critico rispetto a quello che c'è stato senza residui di ordine magico. A questo punto si può gradualmente sospendere il trattamento farmacologico, è comunque molto importante che prosegua con il supporto psicologico. È comunque possibile che il paziente acceda nuovamente ad episodi psicotici.

In caso di guarigione parziale (evoluzione schizofrenica negativa) una parte della psiche non è più reintegrata e si apre una doppia contabilità: reale - schizofrenica.

Con il passare del tempo questa doppia contabilità si allarga verso la parte psicotica, il paziente diviene cronico e a questo punto è legittimo continuare il trattamento farmacologico solitamente con depôt (es. Haldol Decanoas ®, Clopixol Depôt ®, ecc.) utilizzano dosaggi e medicamenti adeguati per diminuire al massimo gli effetti collaterali.

L'intervento di ordine sociale permette di mantenere una struttura dell’Io a carattere sociale che ha un valore contenitivo dell'emotività. I principi della riabilitazione spiegano come si riesce a vivere in un ambiente sociale (es.: gestire medicamenti, soldi, cercare un appartamento, fare la spesa, prendere il treno ecc.), per favorire il reinserimento progressivo nel tessuto sociale di provenienza. Spesso questo avviene in collaborazione con la famiglia con approccio di ordine sistemico.

Tra le altre terapie è utile quella con elettrochoc in caso di catatonia che non recede con i farmaci. Spesso è ancora l'unico mezzo per ottenere miglioramenti.

Psicosi deliranti croniche

L’accezione sta ad indicare due quadri clinici abbastanza diffusi ed interpretati spesso, a torto, come quadri schizofrenici e confusi con la schizofrenia cronica difettuale:

  • PARANOIA

  • PARAFRENIA

La paranoia è abbastanza rara nella sua forma pura e comunque è un quadro sempre sorprendente. Si tratta di persone intelligenti, molto volitive, spesso di un certo grado culturale e di successo sociale. Quello che li caratterizza dal punto di vista di struttura della personalità è la durezza e la severità che non lascia spazio agli altri: sono persone molto rigide ed autocentranti. Sono soggetti difficili dal punto di vista di relazione affettiva: sono spesso poco appagati di come il mondo risponde loro nella collocazione affettiva.

Attorno ai 35-40 anni si trovano ad essere portatori di un’invenzione (es. macchina del moto perpetuo) che coinvolge anche un numero elevato di persone e di consensi pubblici. Ad un certo punto questo consenso viene meno ed il soggetto si convince che questo fenomeno sia dovuto al fatto che "gli vogliono portare via il brevetto" ed incomincia a querelare e denunciare tutti.

Nei soggetti femminili è piuttosto imperniato sull’aspetto sessuale: "... io sono l’amante di Re Baldovino ... ma non bisogna farlo sapere in giro."

Consiglio: non entrare mai in una logica paranoica e paranoide (neanche quella dei colleghi).

La parafrenia è una patologia assai discussa e denominata anche psicosi delirante cronica: è una malattia non infrequente che si sviluppa nelle persone nell’età matura, che vivono da sole ma anche in coppie che vivono isolate. Queste persone si sentono oggetto di azioni persecutorie: es. "il vicino sbatte il tappeto sul balcone proprio quando mangio o qualcuno mi fa i dispetti nella cassetta della posta". Alla lunga questo insieme delirante diventa più marcato che trasforma i dispetti dei vicini in azioni pericolose: es. "il vicino usa il gas per avvelenarmi o mette una polvere per farmi venire una malattia".

All’osservazione psichiatrica arriva in quanto il soggetto coinvolge anche la polizia per verificare l’ennesimo avvelenamento da parte del vicino.

I parafrenici non sono persone curabili; non è infrequente il suicidio come risposta estrema a queste persecuzioni anche nel caso di coppie che sviluppano questa patologia.

 

 
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Psicopatia

Le psicopatie rinchiudono in sé anche il termine di caratteropatie, che generalmente si presentano insieme. Sono degli stati e non delle malattie, non fanno parte del campo degli interventi psichiatrici; tuttavia da sempre sono considerati dalla psichiatria in seguito alle problematiche di ordine forense indotte. Le psicopatie implicano una serie di comportamenti trasgressivi delle regole sociali.

Raramente gli interessati vengono ricoverati in ospedale psichiatrico se non si innesta una psicopatologia secondaria (alcolismo, tossicomania, ecc.).

Sulla genesi e la problematica originaria si è discusso per lungo tempo e veniva considerata frutto di una patologia cerebrale di derivazione epilettica, dovuta alle frequenti alterazioni dell’EEG, motivo per il quale è sempre stata trattata con una terapia anticonvulsiva, anche in assenza di crisi; uno dei collegamenti principali che si faceva era quello del carattere epilettico che si manifestava anche nelle psicopatie, termine attualmente non più in uso.

Psicologia: il nucleo fondamentale risiede in un disturbo affettivo. La provenienza del soggetto a livello di nucleo familiare è fondamentale: si riscontra un'assenza di rete affettiva, manca un referente affettivo che abbia una certa stabilità, la madre può essere prostituta, il padre etilista, il fratello tossicodipendente o delinquente, ecc. In realtà non è indispensabile la presenza di una famiglia come quella suindicata; è sufficiente ad esempio una situazione di separazione o di delega (perché si tratta di una famiglia in carriera), da parte dei genitori a cose come i giochi o a persone non continuamente presenti, che acquisiscono il significato di sostituto affettivo, per indurre condizioni psicopatiche nel bambino.

L'importanza di un oggetto amabile stabile, nel senso di elemento proiettivo, è fondamentale perché permette di introiettare queste caratteristiche: la stabilità affettiva porta ad un'inerzia che consente di assorbire il mondo pulsionale e quindi la trasformazione in scelte comportamentali organizzate. Quello che accade tragicamente ad una struttura psicopatica è la povertà di capacità trasformativa, è la mancanza di trasformare da un livello istintuale - pulsionale ad un livello affettivo per cui la risposta è conseguentemente un agito (acting out). Lo sviluppo affettivo si realizza grazie alla capacità di sopportare delle frustrazioni. Lo psicopatico è un soggetto che non sa che cos'è una vita affettiva godibile: le emozioni in lui non esistono, sono pulsioni quindi agiti.

Clinica:

Gli elementi caratteristici si notano molto precocemente in un soggetto psicopatico: già a livello di infanzia. La famiglia di provenienza dello psicopatico, se così la si può definire, ha una struttura psicopatica: è piuttosto un'aggregazione sociale che altro.

La medesima cosa avviene anche nei bimbi istituzionalizzati precocemente. Si tratta quindi di un bambino che non ha limiti a livello di aggressività, non ha una distinzione tra oggetti propri e quelli altrui, non ha una stasi spaziale, è irrequieto: nessun gioco od azione possono tranquillizzarlo.

Si osserva una precocità sessuale (e non solo!), tipica di un'età più avanzata. Essendo alterata la funzione affettiva, il soggetto psicopatico ha una difficoltà di apprendimento sin dalla tenera età in quanto presuppone una capacità di sopportare le frustrazioni.

È ricorrente che diventi in una scolaresca il capro espiatorio, in quanto la precocità in vari ambiti porta ad uno sconvolgimento dell'ambiente scolastico stesso: piccola delinquenza, tossicodipendenza, precocità sessuale, ecc.

Arrivato all'età matura, lo psicopatico si inventa il quotidiano: può diventare il gregario di una delinquenza organizzata, diventare una prostituta oggi non infrequente anche a livello maschile.

Si innestano patologie secondarie come la tossicodipendenza, alcolmanie che contribuiscono ad amplificare lo stato psicopatico; un evento molto frequente è che si producono degli accidenti dell'ordine suicidale: morte per overdose, morte per AIDS, ecc.

Vi è una capacità di percezione in questi soggetti su quello che accade a loro, comprendono per un tempo troppo breve per poi ripartire per il loro percorso patologico.

In casi meno estremi, paradossalmente opposti, in una famiglia in carriera ad esempio, vi possono essere i presupposti per una struttura psicopatica.

L'ambiente tipico per uno psicopatico è quello dell'uniforme, o dell'ambiente uniformato dove vi è uno statuto di organizzazione dell'aggressività: infermieri, psichiatri, forze dell'ordine ...

Vi sono individui che, in seguito a patologie di ordine psichico, solitamente nell'ambito nevrotico, si trovano in una posizione di vantaggio secondario, dove ad esempio,  l'istituzionalizzazione crea una situazione di beneficio come poter mangiare, dormire, non lavorare.  Si trovano a mimare una patologia di ordine nevrotico: sanno tutto sulla loro malattia, conoscono tutti i tipi di psicanalisi e sono stati in molti ospedali si tratta di psicopatici pseudo nevrotici.

Vi sono invece patologie a livello di turba della personalità dell'ordine psicopatico, che virano in un ambito psicotico.

Diagnosi

È abbastanza semplice nelle forme letterarie; in realtà implica una serie di difficoltà per quanto riguarda le diagnosi differenziali. L'elemento fondamentale è il rapporto tra la sofferenza ed il  vantaggio secondario

psicopatico pseudo nevrotico

> vantaggio secondario

< grado di sofferenza

nevrosi

> grado di sofferenza

< vantaggio secondario

 Viraggio di turbe della personalità di ordine psicopatico in un ambito psicotico

Prognosi

La psicopatia non è una malattia bensì uno stato; da adulti le cose non si modificano più. Con i bambini si può lavorare invece in modo efficace: famiglie affidatarie, adozioni, ecc. rappresentano ambienti che hanno un certo spessore affettivo. Si tratta in realtà di un'azione preventiva.

Terapia

Non esistono terapie! Si possono proporre dei contenitori che dare una certa stabilità; un'organizzazione comportamentale è una valida soluzione che impedisce comunque di far acquisire al soggetto psicopatico un'esperienza.

Alcuni diventano infermieri psichiatrici ....

 

 
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Nosografia

È stata individuata come una patologia da qualche decennio, fino a poco tempo fa si confondeva con un’altra malattia, il morbo di Simmonds, o cachessia ipofisaria, dove il paziente è soggetto a notevole dimagrimento, al punto di apparire scheletrico, come fosse ridotto a pelle e ossa.

L’anoressia mentale è una malattia di ordine psicotico, non nevrotico: è una turba del sentimento corporeo. Bisogna distinguerla dalle altre anoressie che accompagnano certe patologie (ad esempio inappetenza del depresso).L’anoressia mentale ha un quadro ben delineato e molto complesso. Per comprenderla bisogna fare una sorta di amplificazione psicologica: si tratta di un quadro di malattia che è in rapporto con la relazione madre - figlia

  • Mater, matrix, materia: hanno la medesima radice linguistica che significa:  dare corpo a  ...

  • PIETAS: attitudine istintiva di compassione a ciò che è sofferente, tipico della struttura psicologica femminile.

  • Il corpo sta alla psiche come la materia sta all'energia

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Psicopatologia dell’età involutiva PDF Stampa E-mail
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 Psicopatologia dell’età involutiva

L’età involutiva corrisponde ad un periodo della vita, arbitrariamente indicato dai 65 anni in poi, che riguarda l’ultima tappa della vita, il cui inizio reale é difficile da determinare; dal punto di vista somatico inizia attorno ai 20 anni. L’età involutiva fisiologica normale viene chiamata senescenza.

  • La senescenza è un processo di invecchiamento naturale.

  • La senilità è un processo patologico intrinseco alla senescenza.

La senescenza

La senescenza non è un processo patologico, anche se può essere sgradevole, ma è inserito nel patrimonio genetico dell’individuo e nel genotipo il termine fisiologico si aggira attorno ai 120/130 anni, ma l’età media reale è attorno agli 80 anni con un vantaggio per le donne di circa 6-7 anni, fenomeno legato ai processi ormonali. Il fenomeno fondamentale della vecchiaia è un cambiamento metabolico, dove il processo catabolico prende il sopravvento su quello anabolico con evidenti conseguenze.

Il SNC è il più esposto (le cellule nervose non si replicano) ed è destinato a decadere a partire dai due anni di vita (processo che può venire accelerato dall’uso di sostanze tossiche, alcool, droghe ecc.). Questo può anche essere danneggiato seriamente dall’apparato cardiocircolatorio: i maschi sono più esposti.

A livello socio antropologico si constata un prolungamento naturale della specie (almeno alle nostre latitudini) che comporta una perdita della selezione naturale della specie; per questo motivo si ha un incremento di un determinato tipo di malattie come ad esempio la malattia di Alzheimer (che è sempre esistita).

In corrispondenza dell'età senescente si attuano due aspetti: la cessazione dell'attività lavorativa ed il disfacimento della struttura familiare come il matrimonio dei figli e la vedovanza (soprattutto per le donne).

Le capacità di adattamento richieste dal mondo esterno sono più elevate rispetto alle reali capacità dell'anziano stesso: l'età involutiva non è una patologia ma un terreno fertile per l'insorgenza di esse.

In un periodo storico dove vengono premiate cose dell'ordine esterno, come la produzione ed il consumo, l'anziano si trova in un contesto di adattamento ad un mondo interiore (la saggezza dei vecchi!) piuttosto che esteriore.

Psicopatologia della senescenza

Comprende patologie:

  • dell’ordine psicotico

  • dell’ordine nevrotico

  • dell’ordine delle demenze (psicotico)

 

Psicotico: si distingue la melanconia e la melanconia dell'età involutiva nella quale è più ricorrente agitazione psicomotoria e la sindrome di Cotard dove il paziente è convinto di dover vivere eternamente per poter espiare in parte le sue colpe, oppure di dover disporre di una colpa così grande da dover ingombrare l'universo, o infine di essere privato di qualche suo organo o dell'intero suo corpo.

Se si osservano delle psicosi di tipo schizofrenico sono in realtà i preludi di sindromi demenziali.

Le psicosi deliranti croniche, tra le quali prevale la parafrenia, sono più frequenti in questo periodo della vita.

Nevrotico: è un gruppo importante sia per la diffusione che per la sofferenza che produce (di solito si presentano nella fase iniziale della senescenza), si possono distinguere in diversi tipi.

sono la continuità delle patologie esistenti in precedenza, e vi possono essere dei casi che si manifestano nell’età senile, che prima non erano così chiare e

scompensi nevrotici che si verificano in due modalità quella maschile e quella femminile

Premessa

Vi sono patologie dell'ordine depressivo - ansioso che hanno a che fare con una storia molto lunga che emerge in termini conclamati in corrispondenza di pensionamenti o della disgregazione familiare. La tanto desiderata libertà per fare ciò che si vuole, non doversi alzare presto per recarsi al lavoro e la possibilità di coltivare i propri hobbies in realtà crea un disagio enorme.

Anche i conflitti intrafamiliari, peraltro sempre esistiti ma sottaciuti o emersi occasionalmente, hanno la possibilità di riemergere in quanto la presenza del soggetto in casa è superiore.

Se poi vi sono associate patologie dell'ordine fisiologico, queste contribuiscono in modo più elevato. Si nota, anche in modo molto evidente, una mancanza o carenza di ordine psichico che viene riversata nell'ambito ipocondriaco: la stitichezza è il simbolo per antonomasia.

Emergono difficoltà sia a livello farmacologico (le benzodiazepine inducono effetti paradossali mentre gli antidepressivi creano confusione) che a livello psicoterapico non dimenticando il costo dell'operazione e l'impegno del terapeuta.

Ambito maschile

Si tratta solitamente di un uomo oltre i 65 anni di età in su, socio culturalmente abbastanza semplice. All'osservazione psichiatrica si reca su sollecitazione del medico curante; se ha una moglie è lei che parla e che presenta il caso. Arriva da un iter ospedaliero di cure generali per malesseri di ordine somatico. Ha delle capacità psichiche elementari ben conservate con qualche problema, peraltro non sempre presente, della memoria di fissazione. L'ideazione è tipica con un'impronta tipicamente di delusione: è una tematica di bilancio; i meccanismi di autostima sono cessati: le persone che alimentavano i rapporti con lui, che erano di tipo solitamente lavorativo, sono cessate, il suo pensionamento lo ha deprivato di elementi valorizzanti.

È un soggetto che ha perso l'attitudine di esplorazione interna: non ha un linguaggio dei sentimenti; è solitamente un brontolone arrabbiato con tutti e per tutto con contenuti di sentimento di incapacità ed impotenza che risulta essere a carattere oggettivo.

Vi è una condizione di ansia basale con messaggi di tipo ipocondriaco ed il tono dell'umore è francamente depresso. La sfera istintivo - erotica è spesso perturbata con difficoltà oggettive: la vedovanza, la presenza in una casa per anziani e/o problematiche fisiologiche (es. di tipo prostatico).A livello sessuale sussistono problemi, se ad esempio è inserito in una casa per anziani, in quanto l'ambiente non permette una vita di coppia o l'instaurarsi di legami di tipo affettivo - erotico.

L'istinto di autoconservazione presenta un livello di disistima correlato con elementi di bilancio che possono portare ad un suicidio anche a livello di coppia se questi vivono isolati.

Le emozioni sono ancora presenti come sentimenti ma sono assorbite progressivamente da un unico sentimento di amarezza e di delusione dalla vita.

Ambito femminile

Nelle donne la cosa è un po' diversa in quanto la percezione del proprio mondo interno è più elevata. Alcuni ruoli, come quello della casalinga peraltro sempre presente anche in quelle donne che lavorano, permettono di mantenere la propria identità ed un ruolo ben definito.

La disgregazione familiare e la perdita di ruolo non è così rapida come nell'uomo.

Si deve rilevare che nella donna vi è meno difficoltà ad esprimere la propria sofferenza in questo ambito: i contenuti sono più diretti. Diranno apertamente che il loro problema è legato ad aspetti come la vedovanza o l'uscita di casa di un figlio (per il matrimonio ad esempio).

L'abbassamento del tono dell'umore è rilevante e il rischio di suicidio è elevato. La sfera istintiva - emotiva è spesso alterata ma in minor misura rispetto che nell'uomo: vi è una maggior cura della propria persona.

Sul piano psicomotorio non vi sono turbe rilevanti. La sessualità è meno intensa che nell'uomo in quanto è legata in modo circolare al ciclo mestruale, ed alla quota ormonale, che è ovviamente scomparsa rispetto agli uomini dove la produzione ormonale è sempre presente.

Diagnosi

La diagnosi è relativamente semplice se non vi sono pregresse patologie psichiatriche.

Terapia

Non esistono interventi farmacologici miracolosi; la terapia antidepressiva può creare confusione mentre quella con benzodiazepine può indurre effetti paradossali. L'approccio psicoterapico è difficoltoso sia per il paziente che per il terapeuta.

Demenze

Indebolimento delle facoltà mentali dovuto alla morte di un numero rilevante di cellule della corteccia celebrale che non sono più in grado di consentire al soggetto di elaborare i dati della sua esperienza in modo utile da svolgere le attività della vita quotidiana.

A livello di quadro clinico le modalità di esordio sono molto variabili e difficili da diagnosticare; solo in fase avanzata si possono evidenziare:

disturbi della memoria dove il paziente oltre a non acquisire nuove informazioni, dimentica i fatti recenti conservando parte di quelli passati che spesso rivive come attuali portando come conseguenza a continue ripetizioni.

disturbi dell'azione dove si osservano difficoltà nell'orientamento spazio-temporale e nel riconoscimento e nell'utilizzo degli oggetti (aprassia).

disturbi dell'attenzione, del giudizio e della previsione con comportamenti inadeguati e talvolta pericolosi.

disturbi del linguaggio con impoverimento del vocabolario e comparsa di afasia la perdita cioè più o meno completa della capacità di servirsi dei simboli della propria lingua senza alcuna lesione dell'apparato fonatorio e uditivo.

disturbi dell'umore dove il paziente è consapevole del proprio decadimento mentale per cui subentrano disturbi a sfondo depressivo accompagnati da una sorta di inquietudine solitamente indotta dall'ambiente circostante (solitamente in ambito ospedaliero e/o simili) che, temendo azioni inconsulte, aumenta i controlli.

Classificazione

Si è soliti distinguere:

la demenza senile che si manifesta attorno ai 70 anni rilevando a livello clinico un'atrofia corticale diffusa e livello fenomenico disturbi mnestici, episodi confusionali, comportamenti pericolosi, idee depressive o persecutorie, turbe dell'affettività, disorientamento spazio-temporale, momenti d'apatia alternati con stati d'ansia; la terapia è solamente sintomatica. In questo quadro rientra anche la presbiofrenia di Wernicke.

la demenza presenile che compare tra i 50 e i 60 anni nelle seguenti forme:

la malattia di Alzheimer suddivisa in tre stadi dove nel primo compaiono deficit intellettivi della demenza ma l'affettività resta inalterata, il secondo stadio si sviluppano le sindromi tipiche della malattia, come afasia, alessia, agrafia, agnosia, logoclonia, bisogno di movimento e di ripetizioni di azioni a vuoto. Le condizioni si aggravano sino al sopraggiungere del terzo stadio dove si osserva un impoverimento intellettivo totale e ad una perdita completa delle funzioni simboliche; la morte sopraggiunge in un periodo che va dai quattro ai sei anni.

la malattia di Pick dove i segni premonitori sono l'apatia, l'indifferenza, la liberazione degli istinti, l'impulsività, la regressione a livello orale che si manifesta con ghiottoneria e tendenza a portare alla bocca oggetti commestibili e non. Col progredire della malattia si giunge al mutismo ed alla completa passività, incontinenza sfinterica, cachessia ed infine alla morte.

la malattia di Creutzfeldt - Jakob, una forma di demenza determinata da un virus che pare abbia un legame con gli ovini, la cui azione ha un percorso patogeno lento.

Altre forme di demenza:

demenza alcolica come aggravamento della sindrome di Korsakov caratterizzata da un deterioramento della memoria e delle facoltà intellettive, da un'instabilità emotiva, da un degrado del comportamento e della cure di sé.

demenza arteriosclerotica che si manifesta dopo i 60 anni con lesioni multiple dei tessuti cerebrali di origine vascolare denominata anche sindrome psicorganica (POS) favorita da intossicazioni croniche, da squilibri metabolici e da grandi tensioni nella vita passata del soggetto. La malattia insorge con sintomatologia di tipo depressivo accompagnata talvolta con spunti deliranti; si riscontrano insonnia, irritabilità, deficit della memoria degli avvenimenti recenti, pensiero puerile, disorientamento spazio-temporale, disforia.

demenza epilettica dovuta alla degenerazione delle cellule nervose in seguito alle alterazioni circolatorie durante gli episodi convulsivi con una frequenza del 5% tra i pazienti epilettici.

Diagnosi: sostanzialmente semplice

Prognosi: infausta

Terapia: senza terapia o comunque sintomatologica.

 
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