“… fare tutto quello che si deve, per gli altri e per se stessi… Questa é la libertà che io voglio per il fanciullo, quella che egli deve imparare a conquistarsi.”
Nato a Ginevra il 30 agosto 1879, morto a Sallaz presso Losanna nel 1960
Opere
La scuola attiva
Giunti-Marzocco, Firenze, 1947
L’èducation dans la famille (1920)
Libération de l’homme (1943)
Vita
Ferrière, psicologo e pedagogista, viene da una famiglia protestante anziana di Ginevra. Fu fondatore nel 1899 e direttore del Bureau international des écoles nouvelles e professore all’istituto J.J Rousseau. Ferrière fu mediatore ed interprete delle diverse concezioni che avevano ispirato i movimenti delle scuole nuove presentandole in modo unitario mediante il termine di scuole attive, riprese de Pierre Bovet e che ebbe poi larga diffusione.
Considerava il bambino come essere attivo che ricostruisce le tappe dell’evoluzione dell’umanità, coincidendole con le leggi dello spirito e della ragione universale. Ferrière dà un significato sempre più religioso e nelle sue ultime fasi di vita da al suo pensiero un orientamento spirituale.
Pensiero
Nel pensiero di Ferriére prevaleva un atteggiamento eclettico che diventa un espressione metodologica di legittimazione dell’ispirazione pedagogica nel quale materia e spirito sono collocati in una costitutiva continuità dove emergevano spiritualità in tutti i suoi valori. Questo pensiero portò alla creazione di una scuola nuova (scuola attiva). La concezione di quest’ultima era di proporre la piena attivazione delle potenzialità del fanciullo (slancio finale e creatività) rispettandone le tendenze e promuovendone lo sviluppo psicofisico. Il metodo attivo permette la formazione libera della personalità facendo emergere le proprie abilità e l’orientamento professionale.
Influenze
Questo nuovo metodo segue da una parte i classici della pedagogia moderna che sono: Rousseau, Pestalozzi e Fröbel che danno importanza al gioco e al lavoro. Dall’altra parte ricorre ai dati della psicologia sperimentale basati sulla scuola su misura. Per la divulgazione del movimento della scuola attiva hanno collaborato: Montessori, Piaget, Dewey, Freinet, Decroly.
Istituzioni che tendono a promuovere nella pratica educativa la libertàe la spontaneità del soggetto educando. Lo scolaro non dice ma bensi fa qualche cosa che realmente serve all’appagamento di un bisogno individuale e sociale. Il lavoro è il risultato di sforzi collettivi dove il senso di responsabilità di ciascuno preparano il fanciullo alla vita.
Scuola che si basa su le nozioni di psicologia evolutiva adeguando programmi e lezioni alle esigenze di ogni fascia di età.
Puerocentrica
La scuola attiva si pone dal punto di vista del fanciullo e non dall’adulto
Autoeducazione
Il fanciullo educa se stesso e l’adulto porge l’aiuto necessario convogliando gli interessi esaltando le doti individuali e promuovendo attività diversificate
Johann Heinrich Pestalozzi
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Scritti
1781-1787, “Leonardo e Gertrude”, romanzo di quattro volumi, è un progetto di riforma sociale attraverso l’educazione. Doveva essere come il catechismo dei poveri.
1780, “Voglie di un solitario”, raccolta di riflessioni in forma di aforismi sull’educazione e sulla vita. È quasi in sintesi la sua concezione etico-sociale ed educativa.
1826, “Il canto del cigno”, autobiografia sulla fedeltà del suo credo pedagogico.
1801, “Come Gertrude istruisce i suoi figli”
Vita
(Nato nel 1746 Zurigo e morto nel 1827 Brugg). Educatore e pedagogista svizzero, di religione protestante (era molto religioso) ha avuto un ruolo importante nella riforma del sistema educativo figlio di un medico, il padre morì quando lui aveva 5 anni e fu educato dalla madre e dalla domestica Babeli che ricordò come modello, l’esperienza della vita in famiglia fu comunque felice e crebbe in un ambiente protettivo che gli procurò alcune difficoltà; una volta confrontato con i suoi coetanei aderì alla setta massonica degli illuminati e frequentò il circolo dei Patrioti e la Società Elvetica.
Nel 1775 iniziò la sua sperimentazione in ambito educativo aprendo una scuola per i figli delle famiglie povere vicino a Zurigo
Nel 1779 abbandonò il progetto della scuola per mancanza di fondi.
Trea il 1780 ed il 1800 formula proprie teorie pedagogiche e scrive le sue prime opere.
Nel 1798 fondò una scuola per orfani a Stans ma ;ésperimento fallì dopo pochi mesi.
Nel 1799 aprì una scuola a Burgdorf.
Nel 1805 si trasferì a Yverdon, la scuola era frequentata da allievi di tutta Europa (anche ricchi), per 20 anni funzionò come banco di prova per il sistema educativo pestalozziano vivendo la rivoluzione industriale alla quale aderì spiritualmente.
Nel 1792 gli venne conferita la cittadinanza francese per aver sostenuto i diritti del popolo elvetico. Pestalozzi aprí orfanotrofi, scuole professionali, istituti di assistenza e di educazione. Nel 1808 diventò presidente della Società svizzera per l’educazione (appena fondata).
Per decenni fu propagandista della cultura generale per tutte le persone, ha insegnato nelle scuole elementari, favorendo l’eliminazione dell’analfabetismo
Pensiero
Pestalozzi si preoccupava soprattutto dello stato di povertà e di abbandono in ci vivevano numerosi strati della popolazione. Il suo obbiettivo era sollevare le classi popolari da quelle misere condizioni perché avvenisse una rigenerazione sociale, rinnovando la vita politica e sociale nelle scuole Pestalozzi cercava di ricreare attorno ai poveri un ambiente familiare servendosi della sua presenza paterna.
A suo avviso era fondamentale era semplificare al massimo l’insegnamento in modo che ogni genitore lo potesse impartire al proprio figlio.
Pose le basi di una pedagogia dell’educazione popolare fondata sulla spontaneità antilibresca e sullo sviluppo del metodo intuitivo.
Mise l’accento sulla naturalità del metodo educativo, che comprende la positività della natura umana, della storia e della cultura.
Il Sistema educativo Pestalozziano: il bambino veniva guidato ad apprendere attraverso la pratica, l’osservazione e il naturale esercizio dei sensi.
L’ambiente educativo per eccellenza era rappresentato dalla famiglia, che assicura, grazie soprattutto alla presenza della madre, una formazione spontanea e naturale, con un’esaltazione dei valori spirituali presenti nell’anima popolare e della natura buona.
Fondamentale nell’educazione è lo sviluppo armonico e graduale delle tre facoltà del cuore, dell’arte e della mente.
Importante è l’analisi dell’educazione intellettuale, che deve seguire il metodo “intuitivo” o “oggettivo”.
L’obiettivo principale era adattare i metodi didattici alla naturale crescita del bambino, attraverso lo sviluppo armonioso di tutte le sue facoltà (mente, cuore e mano)
Pestalozzi ritenne importante l’individualità del bambino e la necessità che l’insegnante aiuti a sviluppare e non “trapianti” la conoscenza.
Secondo lui il popolo ha bisogno di una cultura adeguata “elementare”: la scuola deve riflettere il più possibile lo spirito dell’intimità familiare ed accolga l’esperienza del lavoro, così che esso diventi esercizio per la futura attività professionale.
Tre sono gli stati dell’umanità :
NATURA: l’uomo non è buono. Possiede una primitiva animalità, istinto, egoismo.
SOCIALE: misto di bene e di male dove l’istinto di adatta a certe situazioni perché illuminato dall’intelligenza.
MORALE: (strato più importante per l’educazione) l’uomo adopera l’intelligenza per dirigere la volontà secondo purezza di intenzione.
I principi di Pestalozzi:
L’educatore si prende soltanto cura che nessuna influenza spiacevole disturbi lo sviluppo del bambino. L’amore è l’unico fondamento che permette di far funzionare quelli che si istruiscono. Senza amore nessuno svilupperà le potenzialità e l’intelletto. L’importante è l’osservazione concreta diretta.
Influenze
Pestalozzi ha influito sulla moderna pedagogia a causa della sua attività di riforma del sistema educativo. Le idee scolastiche di Pestalozzi hanno influenzato il sistema scolastico elementare dei paesi occidentali – soprattutto nei confronti della formazione degli insegnanti.
Idee e metodologie influenzarono i sistemi scolastici di ogni continente.
Pestalozzi fu influenzato dagli scritti di Rousseau, applicò sperimentalmente la lezione di Rousseau, da Fiche (filosofo tedesco) che ha influito sull’elaborazione dello scritto: “mie ricerche sul processo della natura nello sviluppo dell’umanità” 1971 e da Immanuel Kant.
Glossario
Intuizione: è un metodo di insegnamento. L’intuizione è la conoscenza immediata e diretta di oggetti sensibili o intellettuali, così coinvolgendo la percezione, l’immaginazione e l’apprensione immediata di un’evidenza intellettuale, sempre basata sull’esperienza diretta che richiede una partecipazione personale. È quindi un procedimento che deve portare dalla percezione immediata sensibile dalla cosa, alla comprensione degli elementi essenziali che la compongono.
Esiste un’intuizione interna (cuore) e una esterna (mente-mano). Dall’intuizione la conoscenza procede alle idee per prevenire infine ai giudizi, cioè alla capacità di fare una valutazione critica. L’intuizione è una forza capace di rivolgere la mente al mondo per conoscerlo e per organizzarlo in modo unitario.
Tre sono gli elementi di questa intuizione: la forma, il numero, il nome (per capire un oggetto bisogna capire la quantità, la forma, la qualità e il nome). Questo, per Pestalozzi, è l’ABC dell’intuizione.
Forze naturali: intelletto/ mente, cuore/morale, arte/mano.
Queste tre forze devono essere sviluppate in sé e nel loro reciproco rapporto sin dalla loro prima manifestazione. Sono aspetti originali della personalità che devono essere educati.
MENTE: la forza dell’intelletto si manifesta nella forma della percezione sensibile o intuizione immediata. Questa forza ha un inizio con la vita del bambino che prende l’avvio dall’esperienza sensibile (intuizione).la forza dell’intelletto ha il potere di superare il cerchio ristretto in cui vorrebbe chiuderci la sensibilità, per raggiungere il significato reale delle cose.
CUORE: è legato all’intuizione interna, all’anima, perciò al bello, al bene, e a Dio. Il cuore, infatti, permette di sviluppare i sentimenti come, l’amore, la pietà, la fede religiosa. La forza del cuore di esprime nella fede e nell’amore, queste sono capaci di vincere il male.
MANO: l’educazione manuale è importante per le esigenze della vita pratica e professionale, l’educazione manuale permette il lavoro. La forza della mano o detta dell’arte si esprime in ogni forma del lavoro e di creatività umana. Questa forza viene attivata con le elementari attività del battere, spingere, portare, trascinare, gettare, torcere e bilanciare.
Queste tre forze sono favorite se già coltivate in famiglia, soprattutto con l’affetto della madre. Elementare: si dice di ciò che è ridotto alla semplicità. In riferimento alla scuola, designa il grado primario di essa. L’insegnamento elementare consiste nel rendere i fanciulli buoni osservatori e capaci di esprimere con un linguaggio appropriato ciò che hanno osservato. La scuola elementare di Pestalozzi può anche essere chiamata la scuola del popolo, questa deve riflettere lo spirito dell’intimità familiare ed accogliere l’esperienza del lavoro, così che esso diventi esercizio per la futura attività professionale. La scuola elementare lega il sapere astratto al vissuto d’esperienza dello scolaro. Lavoro: il lavoro permette all’uomo di esprimere quello che lui sa e quello che lui è, infatti, il lavoro è un momento di espressione e di affermazione della personalità sull’ambiente naturale, che supera la scuola libresca. La pedagogia del lavoro è una disciplina che si occupa della scuola e del lavoro. La scuola del lavoro deve preparare gli uomini ad inserirsi nel mondo produttivo. Una formazione del lavoro deve dare la possibilità di potersi stabilire senza beni, e solo grazie alle proprie forze, mettendosi in contatto con altre persone per poter diffondere e mantenere il proprio sapere, per poter migliorarele proprie circostanze.Il lavoro dovrebbe potersi conciliare con le esigenze dello spirito, perché si possa giungere a un miglioramento della società.
Joseph Beuys
Scritto da Administrator
“Ogni uomo é un’artista” Joseph Beuys, scultore.
Joseph Beuys nasce a Krefeld nel 1921 e Muore a Düsseldorf nel 1986.
Opere. Beuys non ha mai scritto nessun libro, ma esistono testimonianze in alcune raccolte dei suoi discorsi. Nel 1931 frequenta la Hindenburg-Oberschule di Kleve. L'interesse si indirizza più verso materie scientifiche che umanistiche. Entra a far parte della Hitler-Jugend, con la quale partecipa ad una grande marcia a Norimberga e ad un rogo di libri vietati nel cortile della scuola.
“Il surrealismo è puro automatismo psichico, col quale si tenta di esprimere, sia verbalmente, nello scrivere o qualsiasi altro modo, il vero funzionamento del pensiero; nell’assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, escludendo qualsiasi preoccupazione estetica o morale.” Manifeste surréaliste
« Tutto ci porta a credere che c’è un certo stato mentale dal quale vita e morte, il reale e l’immaginario, passato e futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, altezza e profondità non sono più percepiti come contradditori”. Secondo manifesto surrealista
Nato a Tinchebray nel 1896 e morto a Parigi nel 1966
Opere
Manifesto del surrealismo editore, anno pubblicazione 1924
Nadia (il titolo si riferisce al nome di una donna e l’inizio della parola Russa per “speranza”) editore, anno pubblicazione 1928
Le Champs Magnétiques primo testo redatto secondo il principio della “scrittura automatica”, apparso nel 1920 sulla rivista “Littérature”, da lui fondata un anno prima con Philippe Soupault e Louis Argon.
Vita
Nato a Tinchebray, André Breton trascorse la sua infanzia sulle coste Bretoni.
Studiò medicina psichiatrica a Parigi ma non ottenne mai la laurea.
Nel 1921 conobbe Freud a Vienna.
Durante la WWI prestò servizio nel reparto neurologico dell’ospedale militare di Nantes, dove cercò di servirsi dei metodi freudiani per psicoanalizzare i suoi pazienti. Conobbe Jacques Vaché (dadaista), di cui la strana personalità lo affascina. J. Vaché dichiarerà poi il non senso dell’arte e la futilità senza gioia di tutto per poi togliersi la vita nel 1919. La sua morte ferì profondamente Breton.
Nel 1916 si unisce al gruppo dadaista per poi allontanarsene sviluppando quel che poi chiamerà il “surrealismo”. Nel 1919 egli fonda con Philippe Soupault e Louis Argon la rivista “Littérature”.
Pubblica nel 1924 il suo “Manifeste du surréalisme”.
Negli anni ’30 pubblicò diverse collezioni di poemi.
Dal 1927 al ’35 fu membro del partito comunista francese, per poi allontanarsene perché in disaccordo con Stalin e Mosca. Resta comunque legato al marxismo.
Nel 1940, preoccupato, decide di lasciare la Francia per andare in America.
Nel 1938 fonda con Leon Trotsky (che incontrò in Messico) la Fédération de l’Art Revolutionneire Independant. Torna in Francia nel 1946 e si batte (invano) per ridonare al movimento surrealista il lustro che aveva prima della guerra.
Persegue una viva critica allo Stalinismo e s’impegna contro la guerra d’Algeria. Occupato dalla riedizione delle sue opere, s’interessa all’occultismo e ai giovani pittori che vanno a trovarlo.
Muore il 28 settembre 1966.
Pensiero
Il Surrealismo
Movimento artistico - letterario nato ufficialmente in Francia nel 1924 per opera di A. B. Vero e proprio movimento d’avanguardia che ebbe la sua massima espansione nel periodo fra le due guerre. E’ un’evoluzione del dadaismo ma a differenza di questo attribuisce all’arte un ruolo edificante suggerito dall’interiorità dell’uomo.
Elementi sostanziali del pensiero surrealista sono la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana e la volontà di esprimere, attraverso l’arte, le manifestazioni del subconscio: un rifiuto della logica umana e delle restrizioni della civiltà a favore di una totale libertà di espressione.
Il surrealismo rivaluta il sogno, l’irrazionalità, la follia, gli stati d’allucinazione, cogliendo l’essenza intima della realtà, oltre la realtà stessa per “succhiare” il midollo della vita.
Breton e i suoi colleghi credevano che la sorgente della libertà personale, sociale e politica giacesse nell’inconscio.
Influenze
Il dadaismo, corrente di pensiero da cui si sviluppa il surrealismo, ha come obiettivo primario l’abbattere tutte le restrizioni artistiche radicate da secoli.
In seguito alla separazione da tale corrente, i surrealisti trovarono esempi dell’esplorazione della mente nel lavoro di pittori quali Hieronymus Bosch e James Ensor, scrittori come Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Alfred Jarry, ma anche dai pensieri rivoluzionari di Karl Marx.
Nato in Giappone nel 1871 e morto in Giappone nel 1944
OPERE
“La geografia della vita umana”, 1903 “L’educazione creativa”
VITA Tsunesaburo Makiguchi, pedagogista, filosofo e direttore di scuola, nasce in Giappone nel 1871; ha vissuto un infanzia poverissima ed a causa di questa ha riscontrato notevoli difficoltà nel poter progredire negli studi; in gioventù partecipò ai primi circoli progressisti nel periodo prebellico.
Attorno al 1903 pubblicò il suo primo libro di educazione: “La geografia della vita umana”, scrisse altri libri per poi arrivare alla sua opera più significativa: “L’educazione creativa”.
Durante la sua carriera di direttore scolastico conosce Josei Toda, maestro di scuola elementare, che in futuro diverrà il suo più fedele discepolo. Nel 1928 Makiguchi e Toda si convertono al buddismo di Nichiren Daishoni (monaco vissuto nel 1200 che decise di riformare il buddismo), aderendo alla scuola Nichiren Shoshu. Dal loro proposito originario, promuovere una riforma dell’educazione scolastica che riuscisse a formare persone libere e realizzate, Makiguchi e Toda spostarono la loro attenzione sullo studio e la propagazione degli insegnamenti di Nichiren Daishoni. Diedero così vita, nel 1935, alla Soka Kyoku Gakkai (Società per la creazione dei valori).
Nel 1943 la polizia speciale addetta al “controllo del pensiero” cominciò a sorvegliare le riunioni dell’organizzazione di Makiguchi, infatti tutte le sue idee pedagogiche contrastavano con gli interessi governativi, che erano quelli di mobilitare le energie nazionali verso lo sforzo bellico (seconda guerra mondiale); il militarismo giapponese imponeva l’unificazione di tutte le religioni sotto l’egidia del culto scintoista dell’imperatore.
Mentre si trovava nella penisola giapponese di Izu, Makiguchi venne arrestato con l’accusa di aver violato la legge per la preservazione della pace e di non aver rispettato i santuari shinto; nello stesso giorno venne arrestato a Tokyo anche Josei Toda.
Dopo un implacabile interrogatorio senza il diritto di poter scegliersi un avvocato, Makiguchi venne rinchiuso in una minuscola cella munita solo di una stuoia. Consumato dal freddo e dalla denutrizione, morì il 18 novembre 1944 a 73 anni, dopo un anno e mezzo di prigionia.
PENSIERO:
Makiguchi ha sviluppato una proposta educativa basata sull’idea che la felicità fosse lo scopo principale dell’educazione; questo pensiero però era in forte contrasto con l’autoritarismo scolastico giapponese dell’epoca. Egli cercò di eleborare una filosofia di vita ed un’educazione che permettessero alle persone di essere felici e di sviluppare pienamente le potenzialità di ognuno.
Makiguchi sviluppò una sua teoria detta “Teoria del Valore”, attraverso la quale voleva trovare un criterio per definire il concetto stesso di valore e trovò tre paramentri fondamentali in ordine di importanza:
BENE
GUADAGNO
BELLEZZA
Egli sostituì con guadagno il concetto di verità di Kant, sostenendo che questo concetto non ha valore assoluto, ma è relativo al contesto culturale e temporale. Si pose una domanda fondamentale : “quel’è la cosa più importante per un essere umano?”, dedusse che la cosa più importante fosse la felicità, di conseguenza il bene. Il terzo paramento individuato è la bellezza, caratteristica che tutti gli esseri umani apprezzano.
Makiguchi si adoperò tutta la vita per plasmare verso il bene le menti dei suoi allievi; riteneva molto importante stimolare nei giovani il desiderio di imparare, non costringere ma favorire la creatività personale, mettendo sempre in relazione il sapere con la vita quotidiana.
INFLUENZE:
Makiguchi è stato influenzato dai pensieri di Immanuel Kant, grazie ai suoi scritti egli elaborò la Teoria del Valore. Un altro personaggio fondamentale fu il monaco vissuto nel 1200, Nichiren Daishonin, al quale si ispirò nel fondare la Soka Kyoiku Gakkai.
La scoperta del bambino, Milano, ed. Garzanti, 1950
Storia della pedagogia, ed. Laterza, 1997
Itinerari pedagogici del Novecento, R. Tassi, ed. Zanichelli
Vita
Maria Montessori è nata a Chiaravalle, Provincia di Ancona (Italia) il 31 agosto 1870 ed è morta a Noordwijk (Olanda, vicino al mare del Nord) il 6 maggio 1952. Nasce in una famiglia di alta borghesia e trascorre la sua infanzia ed adolescenza a Roma. Nella capitale decide di intraprendere gli studi scientifici per diventare ingegnere, ma questa strada era preclusa alle donne, le fu concesso di iscriversi alla facoltà di medicina e chirurgia grazie al suo spirito femminista e anticonformista. Si laureò nel 1896 con una tesi in psichiatria: fu la prima donna italiana a conseguire la laurea in medicina. Intorno al 1900 dopo esser stata nominata assistente, comincia un lavoro di ricerca presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma dove, oltre agli adulti malati di mente, trova dei bambini frenastenici. Questi bambini erano rinchiusi e trattati alla pari degli altri in uno stato di grave abbandono affettivo. Interessata vivamente ai problemi di carattere pedagogico e impiegando la sua energia e generosità,decide di approfondire gli studi nell’ambito delle scienze educative. Si laurea in filosofia, frequenta dei corsi di psicologia e pedagogia ed elabora un progetto sperimentale per promuovere l’educazione dei bambini anormali ispirandosi al modello “rousseauniano” ed ottenendo con l’aiuto di materiali adatti, risultati inaspettati. Con decisione si batte per i diritti dei bambini nei congressi di quegli anni e al tempo stesso comincia a studiare i fanciulli normodotati. Dall’8 al 15 settembre 1898 tiene il primo congresso a Torino sulla nuova cultura dell’handicap, “Il bambino ritrovato”. Il suo metodo educativo ottiene notevoli risultati e dimostra che gli strumenti della pedagogia speciale possono insegnare alla pedagogia normale. Diventa direttrice della Scuola Magistrale Ortofrenica, docente universitaria di igiene e antropologia e grazie ai successi riportati, prosegue le sue esperienze di metodologia educativa nel mondo dei bambini normali. Nel 1907, più precisamente il 6 gennaio, nel povero quartiere di San Lorenzo, aprì la prima Casa dei bambini, per bambini dai 3 ai 6 anni, dove applica i suoi principi sull’educazione del fanciullo normale. Per la prima volta, dopo l’apertura di questa Casa, vede la realtà del bambino che non trovandosi più mortificato e oppresso, presenta “caratteri psichici insospettati”. In molti accorsero a vedere bambini operosi e felici che non hanno bisogno di premi e di castighi per crescere; questa è una tappa importante nella storia del rinnovamento scolastico in senso autoeducativo e attivistico. Da allora le “Case dei bambini” si moltiplicano ed hanno subito un’enorme risonanza grazie a quello che rivelano: mutamenti positivi nel comportamento individuale, insospettato rispetto per gli altri e per le cose. Nel 1908 viene aperta la prima Casa dei bambini a Milano. La creazione della prima Casa dei bambini e la pubblicazione de “Il metodo della pedagogia scientifica” (1909), che in pochi anni viene tradotto in molte lingue, sono due eventi fondamentali dai quali prende origine la Società Amici del Metodo Montessori, movimento nel mondo fondato a Napoli nel 1918. Nel 1913 tiene in Umbria il primo corso per insegnanti, i corsi successivi diventano ben presto internazionali e contribuiscono a diffondere il suo lavoro e l’idea. L’entusiasmo era generale, ovunque grazie all’ambiente preparato e agli oggetti interessati, si ripeteva il miracolo della concentrazione, della quiete individuale, del livello assai elevato di socializzazione e di scambio. Come conseguenza di questo successo, viene invitata in numerosi Paesi, riconosciuta come colei che ha “liberato” il bambino, il suo metodo ha successo soprattutto all’estero. In America, Belgio, Spagna, Olanda, … un po’ ovunque si aprono scuole e corsi e si traducono i suoi libri. Nel 1924 viene fondata a Roma l’Opera Nazionale Montessori, che oltre a diffondere la conoscenza del metodo educativo, svolge attività di studio e ricerca. Legata a quest’opera, c’è il mensile “Vita dell’Infanzia” (prima si chiamava “Risveglio educativo”), che riporta attività e iniziative ed tuttora uno strumento al servizio degli insegnanti per migliorare la qualità del lavoro educativo. Il primo decennio del Fascismo è stato anche quello della pubblicazione delle più note opere di pedagogia religiosa (vedi bibliografia). Nel 1935 Hitler e Mussolini fanno chiudere le “Case dei bambini”. Nel clima accesso che ha preceduto la seconda Guerra Mondiale, decide di stabilirsi in un primo tempo in Spagna, dove nel 1936 dovrà fuggire e si rifugerà in Inghilterra e in seguito in Olanda ad Amsterdam. Da quest’ultima località continuerà la sua azione di ambasciatrice dl bambino “maestro di pace”. Allo scoppio della guerra si trova in India a tenere un corso, il primo in Asia. Resterà in India fino alla fine del conflitto. Viene fatta prigioniera, assieme a suo figlio dagli Inglesi, ma malgrado ciò, le è consentito continuare a lavorare ed insegnare. In India avrà l’opportunità di verificare ancora una volta che la realtà del bambino non conosce confini e differenze di nazionalità e fonderà una società internazionale. Alla fine del conflitto, torna in Europa dove viene accolta con onore ovunque. In Italia viene accolta solennemente in Parlamento. Essendo una donna che non ama l’esteriorità delle cose, dice con una punta di ironia che lei indica il bambino, la sua ricchezza interiore ma le persone non lo vedono, loro preferiscono guardare il dito di lei che indica, ammirarlo e dire che è bello. Nel 1950 riceve il premio Nobel per la Pace. E’ stata una donna vivace e di semplici modi, ben consapevole della portata rivoluzionaria della sua opera instancabile nel diffondere, incontrare, insegnare con quel modo vivo e penetrante. La sua genialità è stata proprio nel cogliere e nel valorizzare ciò che da sempre è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vede.
Metodo Il metodo messo a punto da Maria Montessori sottolinea l’importanza dello sviluppo delle capacità di iniziativa e della fiducia in sé, dando la possibilità al bambino di seguire i propri interessi entro certi limiti disciplinari definiti. Questi interessi vengono stimolati nel bambino con un’ampia gamma di materiali di crescente complessità. Quando il bambino ha acquisito un certo livello di competenza, è compito dell’insegnante guidarlo alle conoscenze del livello successivo, in modo da prevenire gli errori e l’acquisizione di abitudini scorrette. Dopo di che, il bambino è libero di apprendere da solo. E’ dimostrato che il metodo Montessori permette di imparare a leggere e a scrivere con più facilità e più velocemente.
Gli obiettivi del metodo sono tre: Attivare il bambino costruendogli un ambiente su misura, individualizzare l’attività del bambino utilizzando un materiale analitico che regoli l’acquisizione graduale di abilità senso-motorie e infine, socializzare il bambino impegnandolo in attività di cooperazione relative alla cura della casa. Nel metodo va sottolineato l’importante sviluppo dell’autoeducazione e dell’individuazione dell’insegnamento. Nella Casa dei bambini, il bambino ha la facoltà di muoversi, scegliere l’attività e l’occupazione preferita e di effettuare spontaneamente delle esperienze individuali, con l’uso di materiali didattici (sensoriali e motori, con riferimenti anche all’attività intellettuale vera e propria, liberamente scelti da lui, ma con funzione rigida e prestabilita) e nelle suggestioni dell’ambiente (costruito su misura per lui).
Realizzando questa atmosfera di libertà operosa, il metodo montessoriano ha mirato a promuovere, attraverso l’educazione innanzitutto sensoriale, il profondo sviluppo del bambino. In questo contesto, l’educatore si qualifica come un osservatore scientifico, esperto del mondo psichico infantile, che non interviene direttamente sul bambino, ma si limita a predisporre (nonché mediare e controllare) il materiale e l’ambiente adatto.
Influenze Maria Montessori è stata influenzata sicuramente dal contesto socio-politico in cui ha vissuto, le guerre mondiali. E’ stata anche influenzata da Jean-Jacques Rousseau. Lei dichiarava apertamente di essere l’erede di Itard e Séguin poiché furono i primi ad associare alla ricerca pedagogica degli obiettivi educativi, aventi lo scopo di migliorare lo sviluppo del soggetto.
Associazioni, riviste, siti WEB Opera Nazionale Montessori, con sede a Roma, è autrice del mensile “Vita dell’Infanzia” (prima si chiamava “Risveglio educativo”), che riporta le sue attività e iniziative.
Dottrina filosofica in base alla quale tutti i valori sono subordinati alle esigenze dell’azione e della sua riuscita. In pedagogia è fondato sulla concezione dell’attività spontanea del fanciullo come elemento educativo determinante.
Fonte: Enciclopedia di filosofia, ed. DeAgostini, 1996; Storia della pedagogia, ed. Laterza, 1997
Frenastenia:
Ogni insufficienza originaria di sviluppo mentale.
Fonte: Il nuovo Zingarelli, vocabolario della lingua italiana, ed. Zanichelli, 1992