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Citazione “Ho subito 51 elettrochoc, durante uno dei quali sono stato dichiarato clinicamente morto e poi risuscitato e rigettato nel terrore del trattamento psicoanalitico … Dal più profondo della mia vita io continuo a fuggire la psicoanalisi, la fuggirò sempre come fuggirò qualunque tentativo per imprigionare la mia coscienza in precetti o formule, in un organizzazione verbale qualsiasi.” Nato a Marsiglia il 4 settembre del 1896 e morto a Ivry il 4 marzo del 1948 Opere “Viaggio nel paese dei Tarahumara” Anno pubblicazione 1937 “Correspondance avec Jacques Rivière” Anno pubblicazione 1927 Primo sconvolgente documento di autoanalisi dello scrittore e un appassionato esame del tragico conflitto tra la sua lucidità mentale e le sue proditorie debolezze del suo corpo “La révolution surréaliste” Anno pubblicazione del terzo numero 1925 - Questo scritto contiene le lettere da lui redatte e indirizzate al papa, al Dalai Lama, alle scuole buddiste, ai rettori delle università europee e ai primari dei manicomi. |
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“...noi [Grotowski] cerchiamo di eliminare le resistenze del suo [dell'attore] organismo...Il risultato è l'annullamento dell'intervallo di tempo fra impulsi esteriori e le reazioni esteriori in modo tale che l'impulso sia già una reazione esterna”. (da Per un teatro povero, Bulzoni Editore) Jerzy Grotowski è stato uno dei più grandi registi teatrali del Novecento. È lui che ha fatto l'ultima grande rivoluzione nel teatro: ha capito perché vale la pena di continuare a farlo, ha scoperto che c'è ancora bisogno di teatro nonostante sia arrivato il cinema. I suoi spettacoli proponevano un rapporto diretto tra l'attore e lo spettatore, un rapporto senza mediazioni tecnologiche. Ha dimostrato che per fare il teatro sono necessari solo l'attore e lo spettatore. La presenza di entrambi nello stesso tempo e nello stesso luogo è l'elemento che distingue il teatro. Il cinema o la televisione avvengono sempre in un altro tempo e in un altro spazio. Ecco perché vale ancora la pena di fare teatro: perché, nell'epoca della comunicazione mediatica, il teatro è uno dei pochissimi posti in cui bisogna esser fisicamente, e non è da poco. Vita Jerzy Grotowski è nato a Rzeszów, in Polonia, nel 1933. Ha creato i suoi spettacoli tra il 1959 e il 1968 con un gruppo di attori che lo ha seguito per tutto il percorso. Si trattava di Teatr Laboratorium e aveva sede in Polonia, prima a Opole, poi a Wroclaw. Oltre agli spettacoli il Teatr Laboratorium ha elaborato un metodo di allenamento per l'attore basato sull'esercizio fisico e sulla memoria. Questo metodo è l'ideale approfondimento di ricerche precedenti e, al contempo, l'invenzione di qualcosa di nuovo. È quanto di più tradizionale e quanto di più rivoluzionario si possa immaginare. Nel 1970 Grotowki ha abbandonato il teatro per dedicarsi alla ricerca di forme parateatrali. Nel 1985 ha fondato, a Pontedera, vicino a Pisa, un Workcenter in cui si è occupato di quello che lui stesso chiamava arte come veicolo. È morto a Pontedera il 14 gennaio 1999, quando non aveva ancora sessantasei anni, e una cosa è certa: chiunque faccia teatro oggi non può prescindere dalla sua lezione. Opera Per un teatro povero, Jerzy Grotowski, 1968 Secondo Grotowski, lo spirito del teatro del suo tempo si è notevolmente impoverito, in quanto si è cercato di introdurre tecniche proprie del cinematografo e della televisione, per produrre maggiore spettacolarità e attirare più pubblico. In realtà questa manovra si è rivelata un fallimento, perchè ha ridotto il teatro a mera brutta copia di altre due tipologie di spettacolo. Grotowski propone perciò di eliminare tutti quegli elementi non necessari per creare il teatro, lasciando gli unici due basilari: l'attore e lo spettatore. Lo spettatore è ovviamente un obbligo, perchè si può parlare di spettacolo solo se c'è qualcuno che guarda qualcosa (spettacolo, da spectare: guardare). Purtroppo, però, il regista non può lavorare sul pubblico, non può costruirlo a suo piacimento. L'unico elemento completamente nelle mani del regista è l'attore, ed è su di lui che Grotowski concentra i suoi sforzi. Il teatro di Grotoswki è quindi un teatro povero, perchè privo di tutti quegli accessori tipici del teatro ricco: luci, trucco, scenografia, effetti sonori, costumi...Qualsiasi forma di spettacolarità viene creata solo ed esclusivamente dal corpo e dalla voce dell'attore. Nel Teatro-Laboratorio gli attori vengono sottoposti ad un vero e proprio allenamento, per poter arrivare ad una perfetta padronanza del proprio corpo e della propria mente: l'attore deve riuscire ad esprimere completamente le proprie sensazioni, senza che alcun altro impulso si inserisca nel processo. Senza analizzare troppo nel dettaglio le implicazioni quasi filosofiche delle teorie di Grotoswi (che mirava a plasmare l'uomo prima che l'attore), è interessante osservare le pure tecniche di allenamento e recitazione che, in maniera molto schematica ed essenziale, la Miuchi propone all'interno della compagnia Unicorno. Per Grotoswi, il corpo dell'attore è uno strumento dal quale bisogna rimuovere qualsiasi blocco, sia fisico, sia mentale. Bisogna quindi procedere attraverso una via negativa: nel momento in cui si sperimenta una data posizione o un dato gesto, bisogna cercare di togliere, eliminare, sfrondare tutti quegli altri elementi gestuali che non rendono il gesto puro e diretto. Grotowski allena gli attori alla respirazione, alla creazione di figure antropomorfe (a "gatto") e non (a "ponte"), per sciogliere il corpo, a saltare e a fare capriole, e così via. Uno degli esercizi consigliati dal regista è la fioritura ed appassimento del corpo: il corpo è un elemento vegetale, un fiore, oppure un albero, con rami e foglie, che deve muoversi di conseguenza. Questa stessa figura viene proposta dalla compagnia Unicorno, che rappresenta degli alberi spogli, e soprattutto dalla misteriosa Dea scarlatta, che è proprio un albero. La voce e la dizione, unita alla corretta respirazione, contribuiscono a creare suoni e rumori, senza alcun altro accessorio fonico esterno. Il viso è una delle parti del corpo maggiormente allenata, per poter creare con i muscoli facciali tutta una serie di espressioni, senza ricorrere a trucco o a maschere. Le fonti d'ispirazione di Grotowski sono state gli esercizi ritmici di Dullin, gli studi di Delsarte sulle reazioni, il metodo Stanislavskij, l'allenamento bio-meccanico di Mejerchol'd, le tecniche orientali, le proposte visionarie di Artaud: complessivamente, quindi, Grotowski si ispira a tutta una serie di registi, pensatori e innovatori per creare uno stile registico molto diverso da quello dei suoi contemporanei. Lao Miuchi, grande conoscitrice del mondo del teatro, molto probabilmente ha riscoperto questo artista e ha ne ha proposto alcune tecniche anche nel suo manga. Non ci sono video dei suoi spettacoli, non si può comprare niente di lui (in libreria manca persino il suo libro), non ci sono traduzioni in italiano del Principe Costante e Apocalypsis cum figuris. Non c’è un merchandising Grotowski da far valere e fruttare. In questo la sua arte immensa si prende una rivincita, che data dalla fine degli anni sessanta, sul moderno, così impegnato a fingere di registrare per conservare, in realtà per vendere e consumare. La sua era un’arte sacra. Che rendeva giustizia insieme alla prima comunicazione umana, al bisogno di scoperta di sè nella dimensione mitica, aurorale (e per questo eccezionale) che da quando ci svegliamo l’oggi tende a cancellare. Le cose che tutti devono sapere - Per Grotowski vale ancora la pena fare teatro perché, nell’era della comunicazione mediatica, il teatro è uno dei pochissimi posti in cui bisogna esser fisicamente, e non è da poco.
- Grotowski elimina tutti quegli elementi non necessari per creare il teatro, lasciando gli unici due basilari: l’attore e lo spettatore.
- Per Grotowski il corpo dell’attore è uno strumento dal quale bisogna rimuovere ogni blocco, sia fisico, sia mentale.
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Citazione “ Un uomo sta seduto sul bordo di un abisso, le gambe penzoloni nel vuoto e lo sguardo rivolto verso il basso; la voragine che si apre davanti a lui è nera, fredda e buia; anche sforzando la vista non si arriva a vederne il fondo; l'uomo è perso nella contemplazione di questo nulla e non si riesce a distoglierlo dalla sua fissità.” Nato in Francia a La Garenne Paris nel marzo del 1924, tutt’ora in vita Opere Psichiatrie et psychothérapie institutionelle Ed. Payot, Paris, 1976 Le Collectif Ed. du Scarabée, Paris, 1986 Création et schizophrénie Ed. Gallilée, Paris, 1989 L’aliénation Ed. Gallilée, Paris, 1992 Onze heure du soir à La Borde Ed. Gallilé, Paris, 1995 |
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Citazione “Nei momenti in cui mi isolavo, sentivo sempre di più che solo un mondo mi era familiare:quello spirituale che vedevo in me. Con quel mondo potevo facilmente unirmi. Spesso mi dicevo, seguendo il corso dei miei pensieri, quanto mi fosse stato difficile, durante tutta la mia infanzia e la mia giovinezza, l’accesso al mondo esteriore mediante i sensi.” Da: “La mia vita”, 1925
Nato il 27 febbraio del 1861 a Kraljevica presso la frontiera austro-ungarica morto nel 1925 a Dornach in Svizzera. Opere Filosofia della libertà (1894) Arte dell’educazione (1919) Antroposofia (1924) La mia vita (1925) Vita La sua infanzia è trascorsa nella campana austriaca. All’età di 8 anni era già informato sul fatto che le cose e gli esseri viventi non venivano visti così come quelli che erano. Il padre riconosce le sue abilità e lo iscrive alla Realschule di Neustadt e successivamente all’università di Vienna. Da studente cura gli scritti scientifici di Goethe. Si laurea in filosofia a Vienna nel 1891. Dal 1890 al 1897 collabora all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar., infatti viene influenzato dalla filosofia della natura di Goethe che considera la natura “l’ornamento di dio”. Steiner non aveva preconcetti nei confronti della scienza ma gli pareva che la scienza dovesse essere liberata dal materialismo. Trasferitosi a Berlino, nel 1902 aderisce alla società Teosofica (conoscenza sapenziale del divino) di cui diviene segretario. Nel 1894 pubblica “la filosofia della libertà”. Ha scritto una trentina di opere e ha lasciato più di 6000 testi sulle sue conferenze. Il resto della sua vita lo dedica allo sviluppo di una scienza completa dello spirito a cui ha dato il nome di antroposofia servendosi dell’aiuto della scienza, delle arti (creatività, disegno,dramma,euritmia...), e della vita sana e naturale per la lotta soggettiva della libertà. Infatti muore nel 1925 a Dornach (svizzera) dove aveva fondato il Goetheanum, il cento delle sue attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia. Pensiero Nel 1913 si stacca dalla società teosofica per fondare quella antroposofica con sede a Dornach in Svizzera; si distinguono perché l’antroposofia da maggior rilievo alla natura e al destino dell’uomo. Steiner distingue l’uomo in sette principi: il corpo fisico, il corpo etereo, il corpo astrale, l’io, l’io spirituale, lo spirito vitale e l’uomo spirito. Dice che con la morte, il corpo fisico si dissolve mentre quello etereo e astrale accompagnano l’io nel sonno profondo. Steiner era convinto che con l’addestramento chiunque potesse sviluppare la facoltà di vedere l’altro regno dell’essere; per accedervi bisognava sviluppare la “visione interiore”, una sorta di visione extrasensoriale. Era un mondo mentale che ognuno portava dentro di sé. Questo doveva essere ricercato attraverso lo sviluppo delle facoltà artistiche e il vivere nella natura. I suoi insegnamenti raggiunsero gli angoli più remoti del mondo ai quali diede origine a delle vere e proprie scuole e “scienze applicate”: dalla pedagogia alla medicina, all’agricoltura all’economia,… Influenze - Teosofia
- Goethe
- Schiller
- Friedrich Nietzsche
- Kant
- HA INFLUENZATO: antroposofia, pedagogia, lavoro sociale, agricoltura,medicina,…
Associazioni, riviste, siti WEB Archivio di Rudolf Steiner:
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www.rudolfsteiner.it www.riflessioni.it/enciclopedia/antropos.htm www.bellia.com/steiner www.panteca.com/gea/o3indi/03_04.htm associazione GEA:
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gruppo medico antroposofico italiano, Milano A.M.O.S. Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri, Milano Glossario | Antroposofia | Dal greco “anthropos, uomo e “sophia”, saggezza. Fondata da Steiner nel 1913. Si tratta di riuscire ad avere una forte e più ampia coscienza interiore, grazie alla quale, l’uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi,mondo reale e mondo spirituale. | | Lo spirito umano | Lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene che portano in sé, in ogni reincarnazione, i frutti delle vite precedenti. È la legge del destino: metodi d’indagini spirituali che portano alla comprensione di sé stessi (sono le idee di reincarnazione, dello spirito e del karma). La dottrina distingue l’uomo in sette principi tra i quali il corpo fisico il corpo etereo e il corpo astrale;con la morte il corpo fisico si dissolve mentre il corpo etereo e quello astrale accompagnano l’io in un periodo di sonno profondo che precede una successiva incarnazione. Il ciclo delle rinascite dura fino a quando si raggiunge: “l’universale ritorno allo spirito puro”. | | Pedagogia steineriana | E’ una “figlia” dell’antroposofia che tratta l’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito. Mostra come una giusta comprensione delle leggi che governano il divenire del fanciullo e dell’adolescente deve per forza sfociare in una pedagogia completamente nuova. La sua pedagogia traccia ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. A colui che segue tale via con perseveranza i fanciulli stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare. | |
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Julian Beck e Judith Malina |
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Julian Beck e Judith Malina Citazione Per l’attore la rappresentazione è sempre un’esplorazione dei limiti. Questo è forse il motivo per cui l’attore sta dietro le quinte e trema, non per paura della massa senza volto del pubblico, ma per la sensazione di stare per entrare in un’arena, l’arena del sé. Lo spettacolo è interessante per lo spettatore solo se qualcosa viene superato. Questo deve fare l’attore, oppure lasciare intatta la sua inerzia. Esponenti di primo piano del panorama teatrale novecentesco, Judith Malina e Julian Beck sono i fondatori del Living Theatre. A partire dagli anni Cinquanta i due artisti statunitensi diffusero in tutto il mondo gli ideali pacifisti e libertari che ispiravano il loro teatro, allestendo spettacoli di grande spessore come The Connection (1959), The Brig (1963) e Paradise Now (1968). |
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Citazione “Dapprima si vede tutto completamente nero o completamente bianco, e poi arriva il momento, in cui si giace svegli la notte e ci si rompe il capo sulle gradazioni intermedie. È forse la crisi più pesante, che si deve affrontare nel lavoro sociale, il più profondo cambiamento, attraverso il quale si deve passare, quando dopo l’iniziale entusiasmo si perde la fede nella possibilità del cambiamento radicale; quando ci si deve rassegnare alle piccole prestazioni d’aiuto.”. Alice Salomon è nata a Berlino il 19 aprile 1872 e morta a New York il 30 agosto 1948 Opere Charakter ist Schicksal, Lebenserinnungen Beltz-Verlag, Weinheim/Basel, 1984 Raccolta autobiografica di ricordi. Frauenemanzipation und soziale Verantwortung, ausgewählte Schriften in drei Bänden, Vol. 1, 1896-1908 / Vol. 2, 1908-1918 / Vol. 3, 1919-1948 Hermann Luchterhand Verlag, Neuwied, Kriftel, 1997 / 2000 / in preparazione A cura di Adriane Feustel, raccolta di testi pubblicati da Alice Salomon Die Ausbildung zum sozialen Beruf Carl Heymann, Berlin, 1927 Soziale Diagnose Carl Heymann, Berlin, 1926 Rende evidente l’importanza della presa a carico sociale e pone le basi per una “Teoria dell’aiuto”. Vita Alice Salomon nasce a Berlino, da una famiglia di commercianti ebrei benestanti. Dal 1878 al 1887 frequenta una scuola femminile, seguendo anche corsi privati. Nella sua formazione si approfondisce in particolare le questioni sociopolitiche delle classi meno abbienti. |
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