“ Un uomo sta seduto sul bordo di un abisso, le gambe penzoloni nel vuoto e lo sguardo rivolto verso il basso; la voragine che si apre davanti a lui è nera, fredda e buia; anche sforzando la vista non si arriva a vederne il fondo; l'uomo è perso nella contemplazione di questo nulla e non si riesce a distoglierlo dalla sua fissità.”
Nato in Francia a La Garenne Paris nel marzo del 1924, tutt’ora in vita
Opere
Psichiatrie et psychothérapie institutionelle Ed. Payot, Paris, 1976
Le Collectif Ed. du Scarabée, Paris, 1986
Création et schizophrénie Ed. Gallilée, Paris, 1989
L’aliénation Ed. Gallilée, Paris, 1992
Onze heure du soir à La Borde Ed. Gallilé, Paris, 1995
“Nei momenti in cui mi isolavo, sentivo sempre di più che solo un mondo mi era familiare:quello spirituale che vedevo in me. Con quel mondo potevo facilmente unirmi. Spesso mi dicevo, seguendo il corso dei miei pensieri, quanto mi fosse stato difficile, durante tutta la mia infanzia e la mia giovinezza, l’accesso al mondo esteriore mediante i sensi.”
Da: “La mia vita”, 1925
Nato il 27 febbraio del 1861 a Kraljevicapresso la frontiera austro-ungarica morto nel 1925 a Dornach in Svizzera.
Opere
Filosofia della libertà (1894)
Arte dell’educazione (1919)
Antroposofia (1924)
La mia vita (1925)
Vita
La sua infanzia è trascorsa nella campana austriaca. All’età di 8 anni era già informato sul fatto che le cose e gli esseri viventi non venivano visti così come quelli che erano. Il padre riconosce le sue abilità e lo iscrive alla Realschule di Neustadt e successivamente all’università di Vienna. Da studente cura gli scritti scientifici di Goethe. Si laurea in filosofiaa Vienna nel 1891. Dal 1890 al 1897 collabora all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar., infatti viene influenzato dalla filosofia della natura di Goethe che considera la natura “l’ornamento di dio”. Steiner non aveva preconcetti nei confronti della scienza ma gli pareva che la scienza dovesse essere liberata dal materialismo.
Trasferitosi a Berlino, nel 1902 aderisce alla società Teosofica (conoscenza sapenziale del divino) di cui diviene segretario.
Nel 1894 pubblica “la filosofia della libertà”. Ha scritto una trentina di opere e ha lasciato più di 6000 testi sulle sue conferenze. Il resto della sua vita lo dedica allo sviluppo di una scienza completa dello spirito a cui ha dato il nome di antroposofia servendosi dell’aiuto della scienza, delle arti (creatività, disegno,dramma,euritmia...), e della vita sana e naturale per la lotta soggettiva della libertà. Infatti muore nel 1925 a Dornach (svizzera) dove aveva fondato il Goetheanum, il cento delle sue attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia.
Pensiero
Nel 1913 si stacca dalla società teosofica per fondare quella antroposofica con sede a Dornach in Svizzera; si distinguono perché l’antroposofia da maggior rilievo alla natura e al destino dell’uomo. Steiner distingue l’uomo in sette principi: il corpo fisico, il corpo etereo, il corpo astrale, l’io, l’io spirituale, lo spirito vitale e l’uomo spirito. Dice che con la morte, il corpo fisico si dissolve mentre quello etereo e astrale accompagnano l’io nel sonno profondo. Steiner era convinto che con l’addestramento chiunque potesse sviluppare la facoltà di vedere l’altro regno dell’essere; per accedervi bisognava sviluppare la “visione interiore”, una sorta di visione extrasensoriale. Era un mondo mentale che ognuno portava dentro di sé. Questo doveva essere ricercato attraverso lo sviluppo delle facoltà artistiche e il vivere nella natura. I suoi insegnamenti raggiunsero gli angoli più remoti del mondo ai quali diede origine a delle vere e proprie scuole e “scienze applicate”: dalla pedagogia alla medicina, all’agricoltura all’economia,…
Influenze
Teosofia
Goethe
Schiller
Friedrich Nietzsche
Kant
HA INFLUENZATO: antroposofia, pedagogia, lavoro sociale, agricoltura,medicina,…
Associazioni, riviste, siti WEB
Archivio di Rudolf Steiner:
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associazione GEA:
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gruppo medico antroposofico italiano, Milano
A.M.O.S. Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri, Milano
Glossario
Antroposofia
Dal greco “anthropos, uomo e “sophia”, saggezza. Fondata da Steiner nel 1913. Si tratta di riuscire ad avere una forte e più ampia coscienza interiore, grazie alla quale, l’uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due mondi,mondo realee mondo spirituale.
Lo spirito umano
Lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene che portano in sé, in ognireincarnazione, i frutti delle vite precedenti. È la legge del destino: metodi d’indagini spirituali che portano alla comprensione di sé stessi (sono le idee di reincarnazione, dello spirito e del karma).
La dottrina distingue l’uomo in sette principi tra i quali il corpo fisico il corpo etereo e il corpo astrale;con la morte il corpo fisico si dissolve mentre il corpo etereo e quello astrale accompagnano l’io in un periodo di sonno profondo che precede una successiva incarnazione. Il ciclo delle rinascite dura fino a quando si raggiunge: “l’universale ritorno allo spirito puro”.
Pedagogia steineriana
E’ una “figlia” dell’antroposofia che tratta l’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito. Mostra come una giusta comprensione delle leggi che governano il divenire del fanciullo e dell’adolescente deve per forza sfociare in una pedagogia completamente nuova. La sua pedagogia traccia ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. A colui che segue tale via con perseveranza i fanciulli stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare.
Antonin Artaud
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Citazione
“Ho subito 51 elettrochoc, durante uno dei quali sono stato dichiarato clinicamente morto e poi risuscitato e rigettato nel terrore del trattamento psicoanalitico … Dal più profondo della mia vita io continuo a fuggire la psicoanalisi, la fuggirò sempre come fuggirò qualunque tentativo per imprigionare la mia coscienza in precetti o formule, in un organizzazione verbale qualsiasi.”
Nato a Marsiglia il 4 settembre del 1896 e morto a Ivry il 4 marzo del 1948
Opere
“Viaggio nel paese dei Tarahumara” Anno pubblicazione 1937
“Correspondance avec Jacques Rivière” Anno pubblicazione 1927
Primo sconvolgente documento di autoanalisi dello scrittore e un appassionato esame del tragico conflitto tra la sua lucidità mentale e le sue proditorie debolezze del suo corpo
“La révolution surréaliste” Anno pubblicazione del terzo numero 1925 - Questo scritto contiene le lettere da lui redatte e indirizzate al papa, al Dalai Lama, alle scuole buddiste, ai rettori delle università europee e ai primari dei manicomi.
“Tuttora l’istituto da lui fondato nel 1912 (Istituto di Scienze dell’educazione J. J. Rousseau a Ginevra) svolge una funzione d’avanguardia nella ricerca pedagogica e nella preparazione degli insegnamenti”
Opere
Psicologia del fanciullo e pedagogia sperimentale (1905)
C/E Giunti - G. Barbèra Universitaria 1968
La scuola su misura (1920)
La Nuova Italia, Firenze, 1972.
L’educazione funzionale (1931)
Vita Eduard Claparède nasce a Ginevra il 24 marzo 1873 e muore il 29 settembre 1940. Figlio di un pastore protestante (appassionato in particolare alla storia del protestantesimo); cresce in una famiglia protestante la quale influenzerà sostanzialmente il suo pensiero. Claparède ha un fratello intellettuale ed uno filantropo (appartenente al mondo operaio ginevrino). Claparède ebbe al suo attivo studi in scienze (Facoltà di Scienze di Lipsia nella quale frequentò un laboratorio di psicologia), neurologia e psicologia (Ginevra).
Egli fondò nel 1912 in collaborazione con altri due psicopedagogisti (Bovet, Ferriere) l’Istituto di Scienze dell’Educazione Jean Jaques Rousseau, specializzato in ricerche di psicologia dell’età evolutiva (dedicato al suo concittadino J.J. Rousseau). L’Istituto nacque per assicurare agli insegnanti la preparazione scientifica necessaria, al fine di poter praticare proficuamente la sperimentazione in campo educativo. Dal 1915 insegnò psicologia sperimentale all’Università di Ginevra, concentrando i suoi interessi sulla psicologia applicata all’educazione.
Pensiero
Una costante della concezione pedagogica di Claparède è il continuo richiamo scientifico e sperimentale alla ricerca psicologica e didattica. Egli era convinto che la positività di una azione educativa e didattica dipendesse dalla preparazione psicologica e dallo spirito scientifico degli educatori. Secondo Claparède va combattuta e superata la didattica delle scuole fondate essenzialmente su opinioni filosofiche ed etiche, dando agli insegnanti i metodi idonei per organizzare ed analizzare le esperienze, i fatti, i fenomeni e per attuare un insegnamento sperimentale individualizzato. Il suo metodo proposto per risolvere i problemi che si presentano all’educatore propone uno studio approfondito dei fatti attraverso:
Metodi di indagine o di ricerca.
Metodi di misurazione o quantificazione.
Metodi di interpretazione
I metodi di indagine o ricerca si dividono principalmente in due gruppi: generali e speciali.
Nei generali troviamo:
L’introspezione, cioè la descrizione da parte dei fanciulli dei fatti coscienza.
L’estrospezione, cioè l’analisi del comportamento e della produzione operativa del fanciullo.
L’osservazione e sperimentazione, può essere condotta all’insaputa del fanciullo.
Ricerca di laboratorio personale su singoli o gruppi.
Metodo genetico, osservazione dello sviluppo psichico del fanciullo.
Metodo patologico, osservazione della devianza.
Metodo comparativo, che si avvale della scienza statistica.
Metodi tecnici psicometrici, metodi di misurazione dell’intelligenza.
Analisi e sintesi, studio dei fattori che compongono la situazione complessa
Nei metodi speciali troviamo:
profili psicologici
tavole di centillaggio
psicodrammi
Secondo Claparède la misura è lo strumento essenziale della ricerca scientifica. Solo misurando due fenomeni in circostanze diverse, si può stabilire se esiste una certa relazione tra essi. La psicologia è la scienza che opera misurazioni, ci?o non tanto per il piacere di misurare ma piuttosto per analizzare.
I metodi di interpretazione proposti da Claparède si riferiscono ai processi psichici infantili, egli puntualizza alcuni aspetti della concezione funzionale della vita psichica. L’insegnante nel momento di interpretare il comportamento e l’attività dei fanciulli, deve tenere presente che esiste una differenza strutturale tra questo e l’adulto. Per suscitare nel ragazzo il bisogno della scuola, Claparède si avvale del bisogno di giocare che sfrutta come mediatore tra la vita dello scolaro ed il programma scolastico. L’obiettivo era quello di realizzare una scuola di vita nella quale si formavano attitudini sociali e comportamenti positivi di reciprocità Egli teorizzava che la scuola doveva assomigliare ad un laboratorio scientifico dove ognuno è impegnato a produrre la sua ricerca secondo un interesse collettivo ed uno di spirito di cooperazione.
Le tappe fondamentali del processo educativo della Scuola Attiva sono:
Il risvegliarsi di un bisogno, interesse, desiderio; ponendo lo scolaro nella situazione adatta a suscitare questo bisogno
Sviluppo dell’azione; con attività atte a soddisfare il bisogno del fanciullo
Apprendimento di conoscenze; attraverso il controllo dell’azione stessa, per condurla al fine che l’insegnante si era preposto
La scuola deve ispirarsi, secondo Claparède, ad una concezione funzionale dell’educazione e dell’insegnamento. Il fondamento dell’educazione funzionale prevede il fanciullo come centro dei programmi, dei metodi scolastici, quindi funzionale perchè in funzione dell’allievo, il più possibile individualizzata ma non individuale. Alla base dell’educazione deve esserci non il timore del castigo o il desiderio della ricompensa, ma l’interesse. L’educazione deve tendere a sviluppare funzioni intellettivee morali, più chea riempire le menti di cognizioni che rimangono morte senza riferimento alla vita: quindi la scuola deve essere un laboratorio più che un uditorio. L’insegnante non deve essere un onnisciente incaricato di riempire le menti di cognizioni ma deve il più possibile stimolare gli interessi ed adeguarsi alla personalità, ai bisogni, alle esigenze dell’allievo. Ciò implica la formazione soprattutto psicologica degli insegnanti di tutti i gradi scolastici. È necessario che la scuola tenga conto delle attitudini individuali; per questo accanto ad un programma comune ed obbligatorio per tutti con materie indispensabili, gli alunni devono scegliere un certo numero di materie che potranno approfondire mossi dal loro interesse. Infine un altro punto caratterizzante la concezione funzionale di Claparède è che era necessaria una revisione profonda del sistema di esami e della valutazione, quest’ultima deve essere fatta sulla base dei lavori individuali eseguiti durante l’anno scolastico.
La scuola su misura secondo Claparède deve soddisfare le esigenze del soggetto educando, attraverso processi apprenditivi talvolta anche individualizzati. Mentre nella scuola tradizionale gli studenti sono obbligati a seguire le stesse lezioni, gli stessi programmi materie e metodi d’insegnamento; nella scuola ideale o su misura, l’alunno può liberamente scegliere una serie di attività predisposte dall’insegnante, che stimolino il suo sviluppo intellettuale, sociale, morale, promovendo appieno la sua personalità (giusto uso della libertà).
Claparède propone una alternativa al sistema scolastico tradizionale fondata su quattro diversi modelli di organizzazione:
Le classi parallele ed omogenee: quando il numero degli alunni lo permette, si suddivide la classe in allievi brillanti e allievi lenti nell’apprendimento.
Le classi mobili o senza classi: permette di far seguire all’allievo lezioni di grado diversi, secondo le sue abilità nella specifica materia.
Le sezioni parallele: permette di scegliere l’indirizzo in base alla capacità individuale.
Il sistema delle opzioni: quello che risponde al massimo alla scuola su misura, sarà quello che permetterà ad ogni alunno di raggruppare, il più liberamente possibile, gli elementi favorevoli allo sviluppo delle sue attitudini speciali. Esso è applicabile soprattutto agli istituti superioni ed è basato sulla diminuzione delle ore settimanali (massimo 20 ore). La metà delle ore da destinare a materie comuni a tutti, l’altra a scelta dell’alunno con esercitazioni, e studi speciali.
L’immagine di scuola che ne esce, ha le tipiche caratteristiche di un “prodotto di laboratorio”, difficilmente applicabile anche al sistema scolastico del tempo, alla vita sociale ed al progetto educativo. Nonostante il grande impegno assunto da Claparède, quello che ci resta non è la proposta pedagogica concreta, ma l’abito mentale scientifico che deve accompagnare l’educatore della formazione.
Influenze Si rileva l’influenza che ebbe la confessione religiosa protestante sul pensiero di Claparède, in particolare la rettitudine morale come colei che dona senso alla vita. La sua psicologia s’ispira a una concezione biologica evoluzionistica (Darwinismo). La sua concezione biologica dell’uomo lo porta a focalizzare quello che sono i bisogni, gli istinti, l’interessi umani, attribuendo loro un punto di partenza per l’evoluzione dell’individuo. Claparède fu psicologo e pedagogista sperimentale, egli faceva capo alla Scuola Attiva, una corrente innovativa sulla ricerca nei metodi, nella didattica, avvalendosi della sperimentazione scientifica rivolgendosi a ceti sociali più vasti.
Tra i numerosi studiosi allievi di Claparède ritroviamo Jean Piaget. In seguito, Piaget gli successe nella direzione dell’Istituto delle Scienze e dell’Educazione dell’Università di Ginevra.
Glossario
Educazione funzionale
Nella pedagogia di Claparède, la stessa attività pedagogica deve essere funzionale al raggiungimento di un equilibrio tra le attitudini dell’educando e le esigenze, nonché i condizionamenti dell’ambiente
Scuola
laboratorio
Secondo Claparède, l’educazione deve tendere a sviluppare funzioni intellettive e morali, più che a riempire le menti di cognizioni che rimangono morte senza riferimento alla vita: quindi la scuola deve essere un laboratorio più che un uditorio
Le cose che tutti devono sapere
Claparède fondò l’istituto J. J. Rousseau a Ginevra, il quale svolge ancora oggi una funzione d’avanguardia nella ricerca pedagogica e nella preparazione degli insegnamenti.
La proposta pedagogica di Claparède ha influenzato in modo rilevante il movimento di rinnovamento scolastico che si richiama ai metodi attivi (a cavallo tra il XXI e XX sec.).
Secondo la dottrina di Claparède, nel bimbo deve essere stimolato l’interesse per le cose (come il gioco, in lui innato), si tratta di sfruttare questo interesse in modo funzionale agli scopi d’apprendimento che si sono prefissi.
{da "Rovesciare le istituzioni", di Ivan Illich, 1969-70}
Presentazione di Erich Fromm I testi contenuti in questo libro non hanno bisogno di alcuna presentazione, né, tantomeno, il loro autore. Se, tuttavia, Ivan Illich ha voluto invitarmi a scrivere l'introduzione del suo libro, e se io ho accettato con piacere, ciò dipende da un'unica ragione che è stata alla base di entrambi i nostri intendimenti: abbiamo pensato che questa può essere un'occasione utile per chiarire la natura di un comune atteggiamento e di una fede comune, per quanto alcuni dei nostri punti di vista differiscano tra loro, anche in modo considerevole. Del resto, le idee che lo stesso autore oggi esprime non sempre coincidono con quelle che egli manifestava al tempo in cui, in diverse occasioni ed in un arco di anni abbastanza ampio, scrisse i saggi contenuti in questo volume. Ma una cosa è quella che conta: Illich è sempre stato fedele a se stesso per quanto riguarda il nocciolo più autentico del suo approccio alla realtà ed è questo nocciolo che mi sento di condividere con lui.
“Noi non siamo psichiatri o artisti guaritori: non siamo venuti a guarire con l’arte, cioè a fare arte terapeutica che ci sembra pericolosamente equivoca, e nemmeno siamo venuti a creare noi l’opera d’arte, ne psicodrammi. Ma per unire la nostra azione allo sforzo che tutto l’ospedale sta sostenendo. Siamo qui per fare qualche cosa che va inventato giorno per giorno”.
Giuliano Scabia nasce il 18 luglio del 1935 a Padova (Italia).
Opere
“Padrone e servo” raccolta poetica (1964)
“Zip” - opera teatrale (1965)
“Manifesto del Nuovo Teatro” -esprime le sue idee di sperimentazione e cambiamento sulla pratica del teatro. (1966)
“Commedia armoniosa del cielo e dell’inferno” - premio Pirandello (1972)
“Il gorilla quadrumano” - opera letteraria (1974)
“Marco Cavallo” - esperienza di animazione in un ospedale psichiatrico di Trieste diretto da Basaglia. (1976).
Vita
Giuliano Scabia nasce il 18 luglio del 1935 a Padova (Italia).La sua vita professionale spazia vari campi, infatti è autore, romanziere, poeta drammaturgo, animatore e docente universitario.
Scabia si laurea in filosofia all’università di Padova con una tesi su Feuerbach, la cui filosofia era indirizzata verso un’apertura e una visione più concreta della realtà. Dal 1969 propone un nuovo modo di far teatro ed è uno dei maggiori promotori del “Nuovo Teatro”. Con questa nuova visione del teatro si vuole proporre un nuovo modo di essere e di sentirsi al mondo. L’innovativo progetto teatrale “Marco Cavallo”, ideato da Scabia, ha avuto inizio nel 1973 presso l’Ospedale Psichiatrico di Trieste, diretto da F. Basaglia. Con questo progetto si è potuta dare una nuova cittadinanza a chi è affetto da malattia mentale e fare emergere la “persona” al posto della “ malattia”. Ciò ha permesso di promuovere la progettualità e la spinta personale, la ricomparsa di un orizzonte futuro, di suscitare la capacità di desiderare, di tendere a qualche cosa e di agire autonomamente. Scabia inserisce il suo metodo di lavoro nell’insegnamento universitario, e nelle scuole elementari.Dal ’72 è docente di drammaturgia presso il DAMS di Bologna dove insegna tuttora nei corsi di laurea in Arti musica e Spettacolo.
Pensiero
La pedagogia di Scabia si basa sulla conoscenza e comprensione affettiva e questo comporta un coinvolgimento totale della persona e un confronto con ciò che ognuno possiede nella propria interiorità e vissuto personale. Scabia dà molta importanza alle capacità personali di ognuno e utilizza tutto ciò che può emergere dall’ individuo, come ad esempio posture, atteggiamenti e parole. Tutte queste caratteristiche vengono considerate grandi risorse per tutto il gruppo di lavoro e ci si serve di esse per apprendere e conoscere gli altri e se stessi andando oltre i programmi, i metodi e i testi puramente accademici e didattici. Secondo Scabia ognuno può assumere il ruolo di attore protagonista: lo studente come il malato.
Giuliano Scabia è uno dei protagonisti di alcune tra le esperienze teatrali più vive e rivoluzionarie degli ultimi tempi. Infatti si esprime tramite l’idea del teatro ciclico, dove uno stesso nucleo di personaggi è in continua evoluzione grazie alla pratica delteatro vagante. Quest’ultimo è un teatro che inserisce le esperienze personali vissute al di fuori del palcoscenico direttamente nelle rappresentazioni teatrali. Il teatro vagante è progettato al di fuori degli schemi e convenzioni tipiche del teatro tradizionale, infatti propone recitazioni in piccole comunità come ad esempio reparti ospedalieri o case private. I testi e gli spettacoli di Scabia non furono accettati ne dalla critica ne dai teatri stessi, anzi alcune sue opere furono censurate. Nel tipo di teatro proposto da Scabia la trama degli spettacoli viene costruita assieme al pubblico, per questo viene anche chiamato teatro partecipante. Esso richiede una messa in gioco, un coinvolgimento totale e un’abolizione di ogni etichetta da parte di tutti i partecipanti, e questo tipo di pensiero emerge molto nella sua opera “Marco Cavallo”. Il teatro diventa quindi uno strumento integrativo di relazioni sociali, crea rapporti con l’esterno e fa emergere le qualità individuali dell’uomo in quanto individuo, riuscendo a mettere in ombra la malattia.
Influenze
Negli anni ’70 la sua pedagogia viene introdotta nelle scuole elementari. Scabia infatti condivide le critiche rivolte al sistema educativo allora esistente mosse dal Movimento di Cooperazione Educativo.
Associazioni, riviste, siti WEB
www.muspe.unibo.it - Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna
Il testo è realizzato da tutta la comunità e ogni membro del gruppo trova lo spazio per fare emergere la propria identità personale e creativa.
Scrittura collettiva
Il contenuto del testo nasce grazie alla collaborazione e fantasia di tutti i partecipanti del gruppo.
Marco Cavallo
Un’idea di F. Basaglia portato avanti da Scabia, nasce nel ’73 e si conclude nel ’76 e tenta di creare un rapporto tra i pazienti dell’ Ospedale Psichiatrico e il mondo esterno.Questo testo è stato realizzato con la pratica della scrittura collettiva, cioè uno “scrivere insieme” giorno dopo giorno di pazienti, artisti e infermieri, tenendo conto dei diversi modi di essere, dell’individualità e della loro psicologia. Questo metodo di lavoro permette di annullare le distanze grazie ad una relazione di parità tra operatori, artisti e malati, creando quindi un rapporto di unicità. La scrittura collettiva non è fatta di sole parole ma diventa una dimensione espressiva nel disegnare, nel danzare e nel recitare. Nel laboratorio di animazione nasce quindi il personaggio di Marco Cavallo, un cavallo di cartapesta che alla fine del lavoro viene portato in giro per le strade di Trieste testimoniando il contatto tra pazienti e il mondo esterno