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Benvenuto in EducaWEB
Scritto da Fabio P.   

Uno dei due è Fabio Peloso
Uno dei due è il WEB Master
Caro surfer, benvenuto nella Homepage di EducaWEB, un sito tra tanti, che vuole parlare del mondo sociosanitario ed educativo in modo serio ed impegnato, di chi crede, come me, in questo lavoro, sempre più complesso ed impegnativo.

EducaWEB.altervista.org nasce dall'esperienza maturata nel sito www.geocities.com/fabiopeloso (21mila visite sino a ottobre 2007 ed ora chiuso) ad impronta infermieristico / psichiatrica, nato con il desiderio di raccogliere gli appunti redatti durante la mia formazione come infermiere in psichiatria. 

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Ora, a distanza di qualche anno, in seguito ad una formazione aggiuntiva come educatore sociale, ho pensato di mettere on-line pensieri, riflessioni ed appunti scolastici per creare un terreno di discussione ed approfondimento su tematiche molto ampie. Si tratta di un sito aperto a tutti coloro vorranno collaborare con pensieri, provocazioni e riflessioni su un mondo che non può rimanere ancora sommerso o confuso con termini vocazionali in uso nel XIX secolo.

 

Le informazioni relative alla sezione psichiatrica riportate in questo sito hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. EducaWEB non dà consigli medici.

 

 SITO OTTIMIZZATO PER MOZILLA FIREFOX

Se mi vuoi contattare tramite e-mail: fabiopelosoCHIOCCIOLAyahooPUNTOcom o clicca sul badge di FACEBOOK inviandomi un messaggio privato. Grazie

 

 
DIPENDENZA DALLA TECNOLOGIA
Scritto da Dott.ssa Cristina Mastronardi   

 Dipendenza dalla tecnologia

L'evidenza clinica ci dimostra che, oltre alle vecchie dipendenze patologiche, oggi ne esistono di nuove: shopping compulsivo, gioco d'azzardo, dipendenza tecnologica, eccessivo esercizio fisico...

Ciò che rende difficile riconoscere le nuove dipendenze come tali è il fatto che siano associate ad attività socialmente accettabili, come navigare in Internet e spesso fondamentali per la crescita, come l'esercizio fisico. Mentre per le vecchie dipendenze, come la tossicodipendenza, i genitori e gli educatori si allarmavano non appena notavano qualche comportamento anomalo nei ragazzi, per le nuove dipendenze non accade la stessa cosa.

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La partecipazione come condizione per progettare un cambiamento organizzativo
Scritto da Administrator   
Il cambiamento non può essere imposto!

 don't buy this! … o meglio: in una moderna gestione del personale, il cambiamento non può essere imposto.

Tanto meno in un'organizzazione di un istituto sociale o socio-sanitario.

Generalmente, un cambiamento dovrebbe racchiudere sempre un consenso e un accordo fra tutti i soggetti o attori implicati, indipendentemente dalla loro posizione gerarchica.

Si tratta ricorrentemente di un accordo che va (andrebbe) poi rivisitato con una certa regolarità perché il consenso non si raggiunge mai una volta per sempre: quando si lavora in ambito sociosanitario le situazioni possono subire dei mutamenti, spesso in negativo rispetto al carico di lavoro, in quegli ambienti dove il turnover sia dell'utenza che del personale è molto lento.

Obbiettivi, metodi di lavoro, ruoli o funzioni non vanno contrattati solo nella fase iniziale del cambiamento, ma vanno periodicamente verificati e rinegoziati. Solo in questo modo è possibile produrre servizi di qualità con le tempistiche adeguate e consone ai rapidi cambiamenti che molte volte l'utenza ci impone. … ma quante volte vediamo nella pratica quotidiana il realizzarsi di ciò?

L'idea di modificare abbastanza radicalmente un servizio diventa un progetto realistico solo a condizione che diventi idea condivisa fra i diversi attori coinvolti.

L'approccio partecipativo, si distingue fondamentalmente da quello sinottico-razionale (cioè quello per obiettivi) per l’importanza che pone invece sulla dimensione processuale. Si considerano fondamentalmente i diversi punti di vista delle varie persone coinvolte (utente, educatori, figure dei servizi, famiglia, ecc.).

Questo permette di costruire un punto di vista ulteriore che tenga conto di tutti i punti di vista. Non bisogna vederlo in maniera riduttiva come un compromesso, ma piuttosto come un valore aggiunto.

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La Stimolazione Basale
Scritto da Dott.ssa Teresa Wysocka   
La Stimolazione Basale® è un approccio pedagogico.

Dott.ssa Teresa Wysocka
Dott.ssa Teresa Wysocka
 L’obbiettivo principale della Stimolazione Basale® è di promuovere lo sviluppo individuale delle persone con grave e gravissima disabilità.
Il termine “stimolazione” è da intendersi come modalità di promozione dello sviluppo della persona e non come atto di offrire uno stimolo.
Quanto al termine Basale è stato scelto per precisare che si tratta di un percorso elementare e fondamentale. Si desidera far  riscoprire alla persona disabile sensazioni e vissuti primari che ogni essere umano avverte fin dall’inizio del concepimento e che sperimenterà per tutta la vita.
Proprio perché si tratta di un concetto e non di una tecnica terapeutica definitivamente formulata, le riflessioni di questo approccio pedagogico vanno costantemente riconsiderate e riadattate alla singola realtà di ogni  persona disabile.
Al centro del pensiero pedagogico si trova l’Uomo con la Sua realtà psichica e fisica.
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Il ruolo del Responsabile Pratico negli Istituti Sociali ticinesi
Scritto da Fabio P.   

http://www.andrewlipson.com/escher/relativity.html Il periodo storico che stiamo attraversando può, essere considerato, nella sua accezione negativa, straordinario. Flussi migratori, crisi industriali, crack finanziari e la globalizzazione hanno inciso in modo ineluttabile nella vita quotidiana. Il lavoro sociale di conseguenza, è diventato sempre più complesso ed oneroso, a causa di questi elementi multifattoriali, e l’ottimizzazione delle risorse, la riduzione dei costi sono un refrain oramai consueti con i quali fare i conti.

Malgrado ciò per poter intervenire in modo efficace è cruciale conoscere, e questo lo si può ottenere unicamente entrando in contatto con chi è portatore di queste difficoltà. Bisogna quindi sfidare i problemi con un approccio multidimensionale dove aspetti economici, filosofici, antropologici, sanitari, culturali e psicologici si intersecano, definendo situazioni complesse in uno sforzo conoscitivo.

E' necessario dunque avere una comprensione della sofferenza per poterla trasporre su di un modello teorico -non rigido- al quale fare riferimento per poter intervenire in modo concreto.

Questa riformulazione del lavoro sociale è in atto già da tempo, non solo nella realtà locale ed i modelli formativi universitari si stanno consolidando e la sostituzione delle licenze con bachelor e master nell'ambito del modello di Bologna, basato sulle competenze, conferiscono una nuova struttura alla formazione terziaria e ai diplomi universitari, permettendo confronti sul piano internazionale, ai quali anche la Svizzera non può sottrarsi.
Finalmente il modello tricotomico del Sapere, Saper essere e Saper fare, si sta trasformando da elemento di scissione, dove l'elemento del Saper essere aveva un taglio quasi vocazionale a guisa religiosa, in un modello di integrazioni tra le parti.
Risulta quindi d'importanza fondamentale che la scuola ed i luoghi di stage, possano colloquiare costruttivamente per permettere alla persona in formazione di acquisire la padronanza richiesta per le varie competenze necessarie alla professione.
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Il razionale dell’uso razionale degli estro progestinici

Una seria riflessione del Dott. Alessandro Rossi, Direttore Scientifico del Centro Diagnostico Varesino e Consulting Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) OBV Mendrisio, CH. Scaricabile nella sezione DOWNLOAD

 

 

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