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Tutto quello che non si dice sul terremoto |
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Scritto da CARLO SILINI
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Abruzzo Paolo Rimoldi della Catena della Solidarietà è appena rientrato dalle zone sinistrate «Entro quest’estate sarete tutti nelle case». Berlusconi dixit. Era il 16 di aprile e i destinatari del messaggio erano i sopravvissuti al sisma de L’Aquila, esploso dieci giorni prima lasciando sul terreno trecento morti e una scia di calcinacci e mattoni. Nel frattempo, il capo del Governo italiano ritocca la realizzazione della bella promessa verso un futuro un po’ più lontano. Ma non rinuncia a giocare la propria immagine politica sulla capacità italica di far fronte alla catastrofe. Sceglie infatti di spostare il vertice del G8 di luglio proprio in Abruzzo: un’occasione per mostrare la potenza ricostruttiva del proprio Paese, ma anche strette di mano e abbracci dei più potenti capi di Stato alla popolazione terremotata. Al di là della politica e dell’immagine pubblica del sisma dello scorso 6 aprile, qual è, oggi, la situazione della zona sinistrata? Solo chi lavora senza sosta da un mese e mezzo tra tendopoli e macerie è in grado di dirlo con cognizione di causa. C’è però un’altra categoria di persone «bene informate sui fatti»: i donatori, le persone, cioè, che rappresentano enti o Stati che intendono portare consistenti aiuti finanziari agli sfollati.Abbiamo intervistato uno di loro, Paolo Rimoldi, delegato della Svizzera italiana della Catena della Solidarietà e delegato per l’Abruzzo. Appena rientrato da l’Aquila ci ha raccontato uno scenario di cui sui media italiani non c’è traccia. |
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Scritto da Fabio P.
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 WEB Master Caro surfer, benvenuto nella Homepage di EducaWEB, un sito tra tanti, che vuole parlare del mondo sociosanitario ed educativo in modo serio ed impegnato, di chi crede, come me, in questo lavoro, sempre più complesso ed impegnativo.  EducaWEB.altervista.org nasce dall'esperienza maturata nel sito www.geocities.com/fabiopeloso (21mila visite sino a ottobre 2007) ad impronta infermieristico / psichiatrica, nato con il desiderio di raccogliere gli appunti redatti durante la mia formazione come infermiere in psichiatria. Se mi vuoi contattare con SKYPE il mio nominativo è fabio.peloso. Ora, a distanza di qualche anno, in seguito ad una formazione aggiuntiva come educatore sociale, ho pensato di mettere on-line pensieri, riflessioni ed appunti scolastici per creare un terreno di discussione ed approfondimento su tematiche molto ampie. Si tratta di un sito aperto a tutti coloro vorranno collaborare con pensieri, provocazioni e riflessioni su un mondo che non può rimanere ancora sommerso o confuso con termini vocazionali in uso nel XIX secolo. L'accesso come UTENTE REGISTRATO, permette la visione dei contenuti nella sezione DOWNLOAD. La PASSWORD generata dal sistema automaticamente, risulta sconosciuta all'AMMINISTRATORE del sito. É importante indicare una e-mail corretta: riceverete nella casella di posta elettronica un link al sito dove poter attivare l'accesso come utente registrato. Se perdete la password potete richiederla ed il sistema che ve ne invierà una nuova, anch'essa sconosciuta all'amministratore. Buona navigazione! SITO OTTIMIZZATO PER MOZILLA FIREFOX |
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Il ruolo del Responsabile Pratico negli Istituti Sociali ticinesi |
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Scritto da Fabio P.
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Il periodo storico che stiamo attraversando può, essere considerato, nella sua accezione negativa, straordinario. Flussi migratori, crisi industriali, crack finanziari e la globalizzazione hanno inciso in modo ineluttabile nella vita quotidiana. Il lavoro sociale di conseguenza, è diventato sempre più complesso ed oneroso, a causa di questi elementi multifattoriali, e l’ottimizzazione delle risorse, la riduzione dei costi sono un refrain oramai consueti con i quali fare i conti.
Malgrado ciò per poter intervenire in modo efficace è cruciale conoscere, e questo lo si può ottenere unicamente entrando in contatto con chi è portatore di queste difficoltà. Bisogna quindi sfidare i problemi con un approccio multidimensionale dove aspetti economici, filosofici, antropologici, sanitari, culturali e psicologici si intersecano, definendo situazioni complesse in uno sforzo conoscitivo. E' necessario dunque avere una comprensione della sofferenza per poterla trasporre su di un modello teorico -non rigido- al quale fare riferimento per poter intervenire in modo concreto. Questa riformulazione del lavoro sociale è in atto già da tempo, non solo nella realtà locale ed i modelli formativi universitari si stanno consolidando e la sostituzione delle licenze con bachelor e master nell'ambito del modello di Bologna, basato sulle competenze, conferiscono una nuova struttura alla formazione terziaria e ai diplomi universitari, permettendo confronti sul piano internazionale, ai quali anche la Svizzera non può sottrarsi. Finalmente il modello tricotomico del Sapere, Saper essere e Saper fare, si sta trasformando da elemento di scissione, dove l'elemento del Saper essere aveva un taglio quasi vocazionale a guisa religiosa, in un modello di integrazioni tra le parti. Risulta quindi d'importanza fondamentale che la scuola ed i luoghi di stage, possano colloquiare costruttivamente per permettere alla persona in formazione di acquisire la padronanza richiesta per le varie competenze necessarie alla professione. |
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Il lavoro sociale nel Cantone Ticino |
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Scritto da Fabio Peloso
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 Giornale Sindacato OCST Una riflessione alla luce delle nuove figure professionali
La realtà del lavoro sociale nel Canton Ticino, è sostanzialmente diversa da quella italiana, soprattutto a livello organizzativo, per molti ritenuta parcellizzata, con l’accezione negativa del termine. Le figure professionali che vi gravitano hanno ruoli e compiti ben definiti con poche aree grigie di sovrapposizione operativa. Per chi come me, ha nella propria “cassetta degli attrezzi” professionale un doppio ripiano, quello sanitario e quello educativo, la riflessione è doverosa. Con questo articolo vorrei parlare delle realtà sociosanitarie ticinesi e di come il modello interiorizzato, necessita una ri-discussione alla luce delle nuove realtà formative e delle nuove necessità operative. |
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La supervisione nel lavoro sociale |
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Scritto da Fabio P.
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La supervisione è un supporto professionale ed uno spazio di rielaborazione dei saperi degli operatori che esercitano professioni di aiuto e consiste in un processo di riflessione, apprendimento, valutazione e verifica che si sviluppa attraverso la relazione tra un professionista esperto e più operatori nel corso della loro attività professionale. Generalmente si rivolge a coloro che lavorano nel sociale, con lo scopo di sostenerli nella riflessione e nella valutazione dell'agire professionale in relazione ai casi ed alle attività professionali che essi realizzano.
Attraverso la descrizione di ciò che si fa e delle modalità con le quali si costruiscono interventi e relazioni con gli utenti, con i colleghi, con altri servizi, gli operatori hanno l'opportunità di riflettere sull'efficacia del proprio agire professionale, sulle scelte metodologiche adottate, sugli strumenti utilizzati e di effettuare un monitoraggio costante sulla qualità delle prestazioni erogate. |
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NEWS in breve |
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